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CULTURA
10 luglio 2009
L’anima coi calzoni di bambino
Sulle acque calme del Toce * galleggia
la mia anima malinconica e sfatta:
ah! Come vaneggia il cuore e brucia
i pensieri il tempo che in questi
prati di verde spento, sugli alberi
tozzi e scorticati, fra i cespugli
spinosi e mesti, affascinò senza
ritegno la mia fanciullezza!

Dove con gli amici si mosse furtiva
la carezza a scoprire per la prima
volta il sesso sconosciuto dalla mano
e dal desiderio e per la conoscenza di quel
dio strano – ormai inutilmente bestemmiato –
iniziò il nostro serio ragionare: solo
qui riconosco la mia esistenza (che
tuttavia adesso rifiuto perché odio)!

Voglio parlare, si! Anche se oggi
il bosco mi considera un intruso e le rive
del fiume disprezzano il progresso…

Questa natura, solo lei! fu la vera
passione prima che il mondo chiudo
degli adulti non accolse - per ucciderla –
la mia precocità; più nessuna tensione,
o forse il vecchio ideale diventato
rabbia, riuscì a farmi innamorare
tanto e alla mia ingenua verità
dare la forza per combattere il male.

Il sole così caldo e atteso, canto
i morroni alle piccole bocche assetate,
le lucertole schiacciate e i ramarri con la loro
paurosa eleganza, i nidi rotti e gli implumi
merli rubati, gli scherzi alle rane e lo stupore
per il martin pescatore, i ciuffi spaventati
delle upupe, l’intelligenza della capinera, il verso
doloroso della stregazza,
il giungere mite della sera…

La mia mente non l’ha perso
lo sento ancora il senso di quella
gioia, il luminoso attaccamento!

Guardo il fiume rimasto limpido
dove la mia anima veste i calzoni
di bambino e sento di lasciarla là
contro il mondo assassino che la vuole
vittima, a perdere il tormento
della scelta, scoprendo l’assurdo
dramma: a togliere la libertà
a rendere una vita vana, furono
fiducia e speranza nell’umanità.

Intorno si espande il mio sollievo:
svuotato di ogni pena lascio il posto
antico che anelo e sulle acque la grande
illusione, l’acuto dolore, il perduto
ideale; ma cos’è questo fremito
nel cuore?, l’improvviso e famigliare
male che gli occhi accesi d’un pastorello
(smarriti sull’auto che passa) mi fanno provare?

L’anima, ahi! m’insegue, è già di nuovo
in me, innalza i miti del tempo: ecco!
si diventa vecchi e muore la speranza.

Giorgio Quaglia - 1976

* Il fiume Toce nasce in alta Val Formazza e forma le famose
cascate della Frua (del Toce) le più alte d’Europa. Dopo aver
attraversato tutta la Val d’Ossola, confluisce nel Lago Maggiore.




permalink | inviato da pqlascintilla il 10/7/2009 alle 12:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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