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3 novembre 2010
UGO PAVESI: “I COLORI DELLA MIA TERRA”

I suoi quadri di grande formato sono stati esposti a “La Fabbrica” di Villadossola (VB) nel 2010, presentati dall'assessore Marcello Perugini, dallo storico dell'arte Gianfranco Bianchetti, dal professor Raffaele Fattalini e dal critico Giuseppe Possa
                   
VILLADOSSOLA
- Pittore impressionista, Ugo Pavesi si è dedicato negli ultimi anni a dipingere quadri di grandi dimensioni, fino a tre metri per due. Questi “quadroni” raffiguranti scorci e vedute della provincia del Verbano Cusio Ossola sono stati esposti nel 2010, durante il periodo natalizio, a “La Fabbrica” di Villadossola, a cura del Comune. L'Assessore alla Cultura, Marcello Perugini afferma: <<Abbiamo voluto dare il giusto merito a uno degli artisti illustri, nostro concittadino, che grazie ai suoi importanti lavori sa mettere in rilievo il nostro paesaggio che egli arricchisce di colori vivi e calda poesia>>.
Abbiamo allora posto un paio di domande al maestro Pavesi, affinché c’illustri quel suo straordinario percorso, mai affrontato, in questi formati e con così numerose opere, da altri artisti della Provincia.
Pavesi, qual era il titolo della mostra?
<< “I colori della mia terra, attraverso le mie sensazioni”. Ho cercato di dipingere i luoghi più caratteristici di tutta la Provincia: paesaggi delle valli e dei laghi, dall’alta Val Formazza al Veglia e al Devero; dal Monte Rosa al lago d’Orta visto dal monte Mesma e il lago Maggiore da Villa Giulia di Pallanza; poi le valli Anzasca, Vigezzo, Antrona e Bognanco; qualche nevicata, in particolare quella della Noga, con sfondo il piano di Villadossola, ma anche tanti altri panorami del Verbano, del Cusio e dell’Ossola>>.
Con che spirito ha affrontato un lavoro così impegnativo?
<<Ho cercato di trasmettere l’amore per la mia terra, attraverso le sensazioni che provo e che ho provato in quarant’anni di pittura. Come ha scritto il critico di Torino, Antonio Oberto: “Non è difficile incontrarlo nelle valli ossolane o sulle rive lacustri, intento a dipingere dal vero, con l’ausilio di quelle emozioni che gli sorgono dal suo intriso lirismo”. Ecco, io sono sempre rimasto fedele a questa grande passione per la natura raffigurata dal vivo>>.
Ugo Pavesi ha dato alle stampe una corposa monografia che ne ripercorre la pluriennale attività artistica. Con quella mostra a “La Fabbica” i visitatori hanno potuto constatare quanto egli sia valido nell’eseguire opere anche di ampio formato e nell’impaginarle con perfetta prospettiva, dando pure, con giusta distribuzione delle masse e con la graduazione dei toni, grande importanza agli sfondi paesaggistici.

 

UGO PAVESI: UN PAESAGGISTA A COLLOQUIO CON LA NATURA

 

Passano le stagioni, ma da anni Ugo Pavesi le trascorre dipingendo all'aperto, cercando le giornate più limpide, aspettando le prime ore dell'alba o quelle del tramonto.
Pittore di grande spontaneità, con cavalletto e colori, esce di buon'ora a scegliere il luogo a lui più caro per rappresentarlo sulla tela. Quello che ritrae, con meticolosità e diligenza, è un mondo silenzioso, fatto di montagne, di sentieri, di alberi, di cieli tersi o nuvolosi, dove le baite parlano di fatiche e l'uomo se ne sta defilato. I paesaggi sono soprattutto quelli delle valli ossolane: è qui, infatti, il mondo di Pavesi, il quale, tuttavia, non disdegna di raffigurare anche la natura morta, la figura in genere e il ritratto, che campisce in modo personale e con eccellenti risultati. Alcuni volti di personaggi significativi delle nostre vallate possiedono, nei suoi quadri, forza espressiva e toni raffinati, insieme alla profonda emozione che sprigionano, pur nella forma classica dell'impostazione. Anche nelle nature morte, egli riesce, con oggetti, frutti fiori o altro, a rinnovare il gusto per le cose locali, proprio attraverso una diversa disposizione prospettica e cromatica.
In Ossola, ma anche nel Verbano e nel Cusio, dunque, Pavesi prosegue la propria vocazione per l'impressionismo, in una perfetta simbiosi con i paesaggi che raffigura attraverso pennellate decise. Chi conosce queste zone alpine, dalle bellezze naturali, non ha difficoltà ad entrare in contatto con il mondo poetico del nostro artista.
Sebbene i suoi soggetti ritraggano spesso gli stessi scorci, le medesime vedute - con le alpi all'orizzonte, il Monte Rosa in particolare - ogni quadro è diverso dai precedenti. Il segno è ben definito e importante nella risoluzione di talune atmosfere pittoriche, inoltre, l'autore lo utilizza con meticolosa attenzione ai particolari. Il colore è steso con attenzione e regala un effetto dinamico, vibrante. Potremmo affermare che la sua lettura quotidiana dell'ambiente circostante, pur nella tradizionale classicità ossolana, ha qualcosa che richiama ad un ordine sostenuto da una cultura sana, d'altri tempi.
La natura delle nostre montagne, i componenti tipici della vita alpina, i caratteristici alpeggi, sono, pertanto, le principali tematiche del "vero" che il nostro pittore trasmette nelle sue opere, riprese con quell'armonia che si fa reale e propria emozione lirica.
UNA VITA "EN PLAIN AIR" - Ugo Pavesi è nato a Villadossola nel 1941. Fin da ragazzo coltiva la poesia e il disegno, ma purtroppo, rimasto presto orfano di padre, è costretto dagli eventi a impegnarsi subito nel lavoro e a dedicarsi alla famiglia. Tuttavia, trova il tempo per le buone letture e per partecipare a un corso professionale. La passione per la pittura, però, gli rode dentro come un tarlo; così, da autodidatta, si dedica alla matita e ai colori, iscrivendosi a una scuola per corrispondenza sulle arti grafiche. In seguito frequenta lezioni serali di disegno e più tardi di pittura. All'inizio è stato incoraggiato e seguito dal maestro e amico Rino Stringara, con il quale si è spesso accompagnato in lunghe sedute all'aperto, apprendendo gli importanti segreti della pittura. Maturato pittoricamente e libero dalle incombenze del lavoro, finalmente può assecondare il suo sogno: realizzare a tempo pieno l'esigenza di dedicarsi solo all'arte. E questa doveva essere veramente una ragione di vita, dal momento che l'ha conservata intatta per lunghi anni.
Rimasto fedele alla tradizione, ha però saputo rinnovarsi con un'immediatezza figurativa di grande impatto visivo. Le diverse località che hanno offerto spunti alla sua pittura, sono rese con un'immagine serena, accogliente, poetica. I suoi quadri sono immediati, freschi di lucentezza, avvolti in un delicato lirismo: egli si sofferma, in particolare, sulle montagne in lontananza, sovrastate da cieli cristallini, oppure su ampi spazi, le cui vedute sono solari, con quei colori tutti ossolani, che sembrano sprigionati da un tocco improvviso, morbido e luminoso. Basta inerpicarsi per i sentieri delle nostre valli, guardare le baite che s'incontrano negli alpeggi, osservare là dove il cielo si congiunge con le montagne e come d'incanto ci troviamo di fronte ad una tela di Pavesi e la sensazione è di godere delle stesse inquadrature, luci e dettagli armonici.
Pavesi è stato premiato in numerosi concorsi nazionali e internazionali; si sono interessati alla sua opera, su giornali e riviste, alcuni noti critici. Ha esposto in diverse località dell'Ossola, oltre che a Piacenza, Salsomaggiore, Firenze, Torino, Novara, Verona, ecc. Qualche anno fa ha partecipato a due importanti collettive di pittori ossolani a Chicago e New York. Nel 2000 il Comune di Villadossola ha stampato una sua opera in alcune copie che ha donato a personalità importanti dell'Ossola. Nel 2002 è stato invitato con i più rappresentativi pittori della montagna a esporre a Como in una mostra nazionale, organizzata dal Club Alpino Italiano.
Al suo artista "di nascita", il Comune di Villadossola, con il patrocinio della regione Piemonte e della provincia del Verbano Cusio Ossola, gli aveva già dedicato una mostra speciale divulgando per l’occasione un inserto apparso su "Oscellana", a cura di Gianfranco Bianchetti, che della rivista è il direttore.
I COLORI DEL PAESAGGIO - Si capisce, osservando le sue numerose tele, che egli, oltre i grandi soggetti, sa risaltare anche i piccoli angoli di paesi e frazioni, di scorci silenziosi, che coglie con piglio contemplativo, con perfetti accostamenti. Tutto è descritto con sensibilità ed è questo timbro appena elegiaco che rende ancora più suadente la sua pittura. I suoi colori, i suoi tocchi lievi, sprigionano piacevoli emozioni e sembrano quasi "improvvisi" musicali, che rendono il senso d'ariosità dei paesaggi. Si ha così l'impressione di una grande vitalità del colore-luce, che si traduce in un'orchestrazione tipicamente sinfonica. Alla fine l'opera appare perfettamente "costruita" e le strutture formali restano precise e lievi, come se volessero sottrarre le cose all'implacabile corrosione del tempo, con la vivezza delle cromie e la freschezza del sentimento che le pervade.
Dunque, un appassionato ed efficace paesaggista, dai colori puliti, dai toni caldi, dai ritmi sinuosi, che danno la sensazione della facilità espressiva con cui esegue le proprie composizioni. Tutte dipinte nella nostra migliore tradizione, con quel senso trepido della natura, dove, per esempio, un torrente fluisce nervoso, con la sua acqua tersa, tra i massi e a fianco un'erta, la quale sale tra larici che paiono sbattere i rami in un cielo autunnale. Egli non si limita ad una semplice riproduzione dei panorami, anzi li arricchisce di un fervido e vibrante lirismo che li pervade, animandoli di un palpito di vita.
Ultimamente, poi, Pavesi si è rinnovato nel taglio interpretativo, come in talune visioni colte dall'alto o in certi soggetti d'interni, che finiscono per gettare uno sguardo sul paesaggio circostante, attraverso finestre o porte aperte. In alcuni dipinti, soprattutto in quelli di grande formato, si ha l'impressione di entrare nel quadro. Mi dicevano alcuni amici milanesi, venuti in Ossola e facendo con me visita all'artista: <<Noi affitteremmo volentieri una stanza con una finestra che si apre su un paesaggio di Ugo Pavesi>>. Ed è vero, perchè alcune sue tele del Monte Rosa avrebbero lasciato meravigliati anche i mecenati del Rinascimento, che sicuramente lo avrebbero invitato alla loro corte. Dico questo, perché quando, come in Ugo Pavesi, l'arte è autentica, non ha né età, né tempo.
Forse, è proprio grazie a bravi pittori come Ugo Pavesi, se l'arte paesaggistica e figurativa è ancora fortemente apprezzata.

Giuseppe Possa


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permalink | inviato da pqlascintilla il 3/11/2010 alle 15:58 | Versione per la stampa
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