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16 maggio 2011
PITTORI VIGEZZINI OGGI

Nello stupendo scenario della Valle Vigezzo, per antonomasia la Vallle dei Pittori, continuano a mantenere viva una tradizione artistica che ha avuto il massimo splendore con la Scuola di Belle Arti Rossetti-Valentini di Santa Maria Maggiore (VB). Una loro mostra è stata allestita nel 2008 a “La Fabbrica” di Villadossola (curata dall’Assessorato alla Cultura del Comune e presentata dal vicesindaco Marcello Perugini)con quadri di Verdiano Quigliati, Marino Bonzani, Salvatorino Casula, Giampiero Cattini, Vanni Calì, Carletto Giorgis, Anita Hofer, Carlo Mattei, Giovanni Mellerio, Gian Piero Pirinoli e Valentino Santin. Per l’occasione, la rivista di cultura e arte “ControCorrente” pubblicò un numero speciale a loro dedicato, con testi di Gianni Pre e Luca Ciurleo.

La Valle Vigezzo, senza la prestigiosa “Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini” di Santa Maria Maggiore (VB), non potrebbe vantarsi di annoverare, tra i suoi personaggi, artisti di fama nazionale, quali Enrico Cavalli, Carlo Fornara e Giovanni Battista Ciolina. Tuttavia, la Valle dei pittori ha avuto un fecondo periodo artistico per l’incrociarsi di precise circostanze. Innanzitutto, gli ottimi affrescatori e pittori di maniera che ha avuto nel Settecento, creatisi sugli insegnamenti, tramandati di padre in figlio, di quegli artisti che erano stati chiamati un po’ da ogni parte d’Italia, tra i secoli XV e XVI, a decorare e ad abbellire le chiese della Valle.
Erano così sorte alcune scuole, come quella dei Simonis e dei Sotta, in cui si formarono numerosi artisti.
Molti di essi, per mantenere la famiglia, erano costretti a svernare, dipingendo soprattutto ritratti, in paesi stranieri, venendo a contatto con culture diverse che inevitabilmente assimilavano, riportandone poi in patria gli aspetti più significativi. Tra questi troviamo Gian Maria Rossetti Valentini (1796-1878), che emigrato in Francia si perfezionò nelle Accademie locali, ricoprendone in seguito con onore alcune cattedre di disegno. Al suo rientro in Vigezzo, aprì a proprie spese una scuola di pittura, dandole il suo nome, che raccolse attorno a sé numerosi allievi. Nel 1881 fu chiamato dalla Francia, dove stava nel frattempo operando, Carlo Giuseppe Cavalli (1823-1892) per insegnare alla “Rossetti Valentini”. Fu aiutato in tale incarico dal figlio Enrico (1849-1919) che aveva frequentato l’Accademia di Belle Arti di Lione e che era venuto a contatto con pittori come Monticelli, Guichard, Ravier e aveva assimilato alcune grandi correnti della pittura allora dominante (la scuola di Delacroix e di Fontainbleau), per cui diventò lui il vero maestro della schiera di allievi che frequentava la Scuola.
Nessun seme che cada nella sabbia dà frutti. Infatti, gli insegnamenti del Cavalli trovarono terreno fertile in Fornara, Ciolina, Rastellini, Peretti Junior, i Giorgis e in numerosi altri. Al grande apporto che questi pittori (naturalmente, unito a quello di altri che tuttavia non ne uguagliarono la fama) diedero al mondo delle arti figurative, aggiungiamo solo alcuni nomi di pittori scomparsi negli ultimi anni: Siro Polini, Alfredo Acetosi, Antonio Gennari, Aldo Dresti, Michele Fiora e di recente Verdiano Quigliati e Carletto Giorgis.
Di certo è che si sta chiudendo un periodo fecondo e avvincente della Scuola Vigezzina che, tuttavia, con vicissitudini alterne e periodi di transizioni, continua a sopravvivere.
 
Tra i numerosi artisti che ancora oggi tengono alto il nome della Valle Vigezzo, comunemente definita la Valle dei Pittori, vogliamo parlare di undici di loro, che appartengono al “Gruppo Pittori Vigezzini Oggi” e che esposero a “La Fabbrica” di Villadossola (VB) nel 2008, in una mostra allestita dal Comune, a cura dell’Assessorato alla Cultura e presentata dal vicesindaco Marcello Perugini. Per l’occasione, la rivista di cultura e arte “ControCorrente” pubblicò un numero speciale a loro dedicato, con testi del redattore Luca Ciurleo, giornalista e conduttore radio-televisivo, e del direttore Gianni Pre che ha messo in rilievo come <<questi artisti fanno del paesaggio – sulla scia di maestri quali Cavalli, Fornara, Ciolina e i Giorgis – il loro specifico medium espressivo. È la natura la fonte irradiante delle loro vivide e suggestive composizioni, peculiarmente realizzate en plein air>>.
Questi pittori, uniti da una linea specifica di scelta, pur nella diversità delle tecniche e degli stili, continuano a essere specificatamente figurativi, dando prevalenza al paesaggio, ma non mancano, nelle loro composizioni, i ritratti, le nature morte o alcuni momenti di vita alpina e sociale.
Ammirando le opere di costoro, si respira l’atmosfera frizzante della Valle Vigezzo, con i suoi paesi, le sue montagne, i suoi scorci, dove aleggia qualcosa che s’impregna di un passato glorioso. Non esprimeranno o proporranno novità tecniche ed estetiche, ma essi continuano, coerentemente, nel linguaggio poetico di coloro che li hanno preceduti.
Di ciascuno di essi - che pur accomunando in un’unica sintesi artistica inevitabili diversità di tendenze e di valori, rappresentano parte della pittura locale - tracciamo alcune note di commento.
 
Verdiano Quigliati ha dipinto quadri divisionisti con quell’impeto e quei colori caldi e pastosi, ben disposti e accostati sulla tela a piccole pennellate. Autentici capolavori d’armonia sono alcuni sottoboschi autunnali, con cromie arancio-fuoco, il cui turbinio di fogliame, se isolato, dà quasi l’impressione di un astratto. Stupende anche le opere impressioniste, autentiche e sentite: tele che ha conservato gelosamente per sè, con paesaggi vigezzini, milanesi o della Francia, molte delle quali riproducono magari solo atmosfere piacevoli o particolari di vedute. Sta preparando una mostra dei quadri di Venezia. Una città lagunare immersa in un’atmosfera diversa: egli parte, infatti, da monumenti e scorci poco noti, esaltandone gli angoli nascosti, valorizzandoli con una straordinaria capacità tecnica stilistica. Si è addentrato nelle calli e nei canali, dove le barche sembrano galleggiare in una sinfonia di sfumature accostate. I soggetti più conosciuti li ha inseriti sullo sfondo, cercando per il primo piano un particolare qualsiasi: un pozzo, una statua un elemento architettonico.
Marino Bonzani dipinge con segno semplice, ma efficace, con colori in sintonia all’impaginazione tradizionale. I paesaggi spontanei sono aperti e pacati, freschi di vitalità. Nelle sue composizioni, probabilmente, agisce con lentezza tranquilla, controllata da un occhio interiore che oltre ai particolari realistici, tende a interpretare le vedute e gli scorci raffigurati. Tali dipinti sono piacevoli per la loro armoniosa sintesi, che appunto travalica la scansione meccanica e descrittiva degli elementi raffigurati, in favore di una vibrante dimensione emozionale, la quale sa cogliere le varie trasformazioni della natura. E’ quando il suo pennello cerca un tocco di atmosfera delicata e fantastica, tra il naïf e il classico, che egli riesce a infondere il calore inventivo e immediato dell’autenticità, con il gusto di raccontare ciò che lo circonda. Riesce anche a rappresentare con umanità e poesia le caratteristiche tipiche di personaggi locali, come gli spazzacamini o gli alpigiani al lavoro.
Salvatorino Casula è considerato il poeta della luce che sa esprimersi con estro ed emozione. Egli sa colmare gli spazi richiamando paesaggi della sua terra, intrisi dei colori così come si trovano nella natura. L’artista propone anche baite, visioni di boschi, lo snodarsi di sentieri e ruscelli, cogliendo gli scorci di bellezza montana con cromie calde e vibranti. Attraverso tonalità accentuate, egli propone prospettive e atmosfere tipicamente alpine, risaltate anche dall’uso delle sabbie, che alle opere portano una specie di movimento dinamico e pure un coinvolgimento intimo dell’animo. E’ soprattutto la sua tavolozza a trasmettere sensazioni e vibrazioni che rivelano immagini sintetizzate della sua interessante ricerca, la quale prosegue con buoni risultati e insolita vena creativa. Ne sortiscono composizioni, dal piglio fresco e dalla finezza contemplativa, frutto di scelte personali: quali la stesura dei piani per sintesi, la ricerca tonale, la contenutezza volumetrica, dentro soggetti aperti e sereni.
Giampiero Cattini presenta nelle sue tele, con particolari soluzioni di colori (l’azzurro del cielo, il bianco della neve, il verde dei pascoli e dei boschi), una ricerca in simbiosi con la natura e l’uomo, avvicinandosi all’autentica essenza dell’ambiente alpino. Le sue tele racchiudono visioni di lirici incanti, scaturiti da una profonda passione per il creato, che racchiude in sé stupore e meraviglia. Egli dà trasparenza alle catene dei monti che si stagliano sullo sfondo con realismo schietto e impressionistico. Pittura semplice, tenue, ma efficace che crea atmosfere piacevoli, colte tra le montagne di Vigezzo. Egli guarda all’ambiente che lo circonda con l’attenzione di chi ama la pittura all’aria aperta, con l’esigenza di una pennellata fluida e spontanea. Nelle sue tele non c’è solo l’amore per le valli ossolane, ma anche l’intimo pathos verso la natura, nelle sue molteplici espressioni e variazioni. Tale concezione la troviamo specialmente negli squarci paesaggistici e nelle architetture locali.
Calì (Alberto Vanni) dipinge immagini fresche, avvolte da una natura poetica e da un senso emozionale del colore. La sua pittura appare spontanea, magari a prima vista può sembrare nïve, ma ha un proprio fascino, con linee semplici e toni vivi, con la sensibilità di un occhio pulito e di un cuore caldo. Sostanzialmente è un romantico: dipinge paesaggi semplici e affascinanti, ma anche scorci di città in architetture complesse: quadri che lasciano intravedere il tocco magico della poesia. Ponendosi di fronte a essi si nota il variare delle occasioni, ma resta immutato il sentimento nell’orchestrare la grande sinfonia della montagna, offerta come consolazione al grigiore della vita cittadina e frenetica. Immagini aperte, pronte a carpire bellezze e a svelare gli incanti improvvisi di un pittore candido, dalle radici popolari, da cui traspare il suo mondo rurale di potenza evocativa. Chi appende nella propria casa un suo quadro desidera accogliere, tra le pareti domestiche, paesaggi caldi e distensivi.
Carletto Giorgis è un pittore di spirito ardente, impulsivo e immediato che, fino a quando le forze glielo hanno permesso, si è immerso nella natura anche più selvaggia, da dove ha colto, in assoluta tranquillità, per poi documentarlo sulle tele, il fascino delle vallate, delle chiese e dei paesi ossolani. Stupendi sono i suoi “esterni”, a volte appena maculati di neve, dove si percepisce un rapporto atavico tra l’uomo e l’ambiente natale o come in certi angoli nascosti delle tante frazioni del posto, colti in una solitudine quasi metafisica o magica, che lascia lo spirito di chi li guarda in sospensione tra spazio e tempo. Nelle sue tele campeggiano montagne appuntite verso cieli azzurri o turbolenti, baite spesso sgretolate dal tempo e dall’incuria, con accanto vetusti pini che si elevano taciti verso orizzonti diafani, e poi pareti rocciose, boschi, prati silenziosi, acque spumeggianti di torrenti. Il tutto colto con quei colori vivi, che assumono la forza di un lirismo impregnato di luce intensa.
Anita Hofer di origine tedesca, pur già disegnando fin da ragazza, è quando si stabilisce in Vigezzo, attratta dalla sua storia e dai suoi paesaggi suggestivi, che si dedica alla pittura. Una pittura semplice e genuina che si esprime in forme piacevoli e che ritrae paesaggi, ma soprattutto nature morte in uno stile piacevole e dai colori intensi. Ella imprime valore alle trasparenze, ai riflessi, con cromie nordiche, specie quando inanella le catene dei monti, che si stagliano sullo sfondo con insolita schietta e tormentata trasfigurazione. E’ attratta anche dai soggetti floreali (i fiori si dispongono affastellati o liberi, piegati o abbandonati, reali o inventati) e dalle nature morte, fresche nell’impaginazione e nella cromia. Molte di quest’ultime mettono in evidenza oggetti di utilizzo consueto, ma che sembrano modulati sulle tele per raccontarci della loro umile storia di tutti i giorni. Un’arte, la sua, pregna di quei sentimenti che scandiscono e disvelano le trame del suo vissuto e dell’ambiente in cui vive.
Carlo Mattei è pittore, scultore e affreschista che traduce in immagini, ricche di effetti cromatici, i soggetti classici, ma con originalità propria. In scultura ha modellato statue, intagli, pannelli, bassorilievi, in legno o altri materiali: opere tutte che, senza bisogno di enfasi esornativa, recano storie religiose o mestieri e tradizioni locali. La sua pittura è densa, sobria e si esprime con tele dipinte spesso di getto, con animo spontaneamente impressionista. Certe ampie vedute - a volte con la vista di bestiame al pascolo nell’idilliaca carezza del verde dei prati e dei boschi, o con baite fiancheggiate da pastorelle o contadini ripresi nelle loro attività giornaliere - possiedono uno slancio poetico catartico che ci fa ritrovare, fra le montagne, quella pace e quella tranquillità che la frenetica vita moderna, di fatto, ci impedisce di assaporare. Queste sue opere confermano la propria rigorosa linea creativa-figurativa nell’alveo del solido e schietto naturalismo vigezzino, dove la luce è protagonista nel contatto profondo del pittore con le cose che vede e lo circondano.
Giovanni Mellerio dipinge, con una moderna interpretazione, la tradizione coloristica della sua valle ed è stato uno dei primi a sentire l’esigenza di un paesaggio nuovo, con differenti emozioni formali e cromatiche, tradotte in genuine e suggestive rappresentazioni. In ciò lo ha aiutato anche il suo soggiorno in Francia, dove ha dipinto quadri impressionisti dalle sensazioni insolite e dagli scorci originali, con effetti d’ampia luminosità, d’affascinante resa atmosferica. Non si limita a raffigurare i paesaggi della sua terra, e sempre riesce a esprimerli con colori freschi e limpidi, riprendendoli in tutte le luci e nel variare delle stagioni. A volte gli bastano dei cespugli, degli sterpi, dei viluppi di particelle, dei ciuffi d’erba folti e arruffati, per costruire un quadro, in una visione della natura spogliata di ogni romanticismo, ma con la freschezza di un tocco lieve, rapido, vibrante, che rende l’idea del movimento e dà l’impressione di un colore-luce poetico nella materica stesura. Possiede un ottimo equilibrio delle forme e la spazialità geometrica delle prospettive.
Gian Piero Pirinoli fissa sulle tele gli splendidi paesaggi che egli può ammirare affacciandosi alle finestre di casa. I paesi lungo le strade carrozzabili o le frazioni abbarbicate sui pendii, gli alpeggi contornati dai boschi, le baite che sanno d’ataviche fatiche, diventano i soggetti preferiti di quadri sempre diversi e cromaticamente uniformi. Pertanto, questi scorci di un vivido diario vissuto col cuore si trasformano in testimonianze figurative di luoghi che, forse, il tempo e l’incuria dell’uomo lentamente annulleranno. Proprio per questo il suo è un canto soffuso al fascino delle bellezze naturali e un invito a conservarle per le future generazioni, risvegliando dentro di noi un senso di pace e di serenità. Pervasi da questa crepuscolare atmosfera sentiamo penetrare nel nostro animo un’aria primaverile di profumi di montagna. L’autore manifesta quella vitalità che sa creare un’autentica stagione umana, in un mondo che pare aver smarrito l’essenza primordiale del vivere in mezzo alla natura.
Valentino Santin sia nelle vedute paesaggistiche che nelle rappresentazioni metafisiche od oniriche, riesce sempre a cogliere la scintilla dell’indagine e della riflessione che lo porta a raffigurare in chiave più attuale la tradizione locale. Nelle sue opere c’è lo splendore vivace dei colori, una chiarezza d’impianto che rendono le sue composizioni suggestive e con un fascino di entusiasmo alpino, perchè l’autore riesce a trasmetterne, con viva e con armoniosa sintesi, i valori atmosferici che travalicano la scansione meccanica e descrittiva degli elementi dipinti, in favore di una vibrante dimensione emozionale. Le sue opere racchiudono soggetti diversi e paesaggi nel variare delle stagioni, quasi tracciati da tocchi incantati e magici, con una visione d’insieme vibrante, energica, dai toni penetranti e dai colori ricchi di suggestione. Egli oltre ai paesaggi, non solo montani ma anche lacustri, dipinge pure quadri dai soggetti rivolti alle problematiche umane, agli eventi e alle situazioni di vita sofferta.
 
Come possiamo concludere questa rapida carrellata? Per esempio, con una considerazione: che oggi si vive una crisi, sia a livello locale che nazionale e internazionale, non solo economico-finanziaria, ma anche morale e dei valori. In parte anche perchè la nostra società pare giunta a un punto morto. E’ quindi necessario fermarsi un attimo, riscoprire la natura, come fanno questi pittori che continuano a tenere viva una tradizione che affonda le radici nella storia stessa della valle. Riprendiamoci, almeno per un attimo, quel piacere arcaico di un singolare rapporto umano con l’ambiente che ci circonda.
Lungo i sentieri degli alpeggi, tra i boschi, saltando ruscelli e attraversando pascoli, inventiamoci una nuova coscienza ecologica e un modo di vivere più umano che spesso abbiamo dimenticato. Così guardando le generazioni passate, che duramente faticavano, che nulla sprecavano e nulla deturpavano, abbandoniamoci alla magia dei luoghi “en plein air”, mutevoli secondo la stagione e ammirando una natura non ancora deturpata prepariamoci ad andare avanti con spirito rinnovato. Anche per questo continua a esistere l’arte vigezzina.
 
Giuseppe Possa
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