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18 giugno 2011
LUCIANO LUTRING: LA PITTURA DEL SOLISTA DEL MITRA

Oggi Lutring fa il pittore e lo scrittore. Ha esposto in numerose mostre, collettive e personali, ricevendo molti premi e riconoscimenti.

<<Avverto nei tuoi quadri non l’immediatezza di una virtuosa estemporaneità descrittiva, ma l’ideale della comunicazione universale, la traduzione della sofferenza, la vocazione profonda per l’avventura artistica. Non c’è bisogno di un lungo discorso per chiarire il tuo itinerario di pittore che, ricambiando con l’amore la sventura, elegge l’arte a ragione stessa della vita. E la tua vita di carcerato risveglia distanze, aperture, echi di mirifiche visibilità: il tutto contenuto nelle piccole dimensioni di un quadro>>. Così scriveva il poeta Alfonso Gatto nel 1976 a Luciano Lutring, “il solista del mitra” che aveva smesso di scappare e alla Smith & Wessen aveva sostituito il pennello. E’, appunto, attraverso la pittura che egli ha ottenuto un pieno riscatto umano e sociale, per le malefatte e per la storia di bandito, descritte anche nei suoi libri di memoria editi da Agar, “Una storia da dimenticare” e “Catene spezzate”. In essi sono narrati gli innumerevoli colpi che ha compiuto in banche, uffici postali, negozi di lusso e gioiellerie, ma anche i momenti felici, i drammi, le sofferenze del suo burrascoso passato e degli anni trascorsi in carcere.

 

Graziato in Francia e in Italia dai rispettivi presidenti della Repubblica, Pompidou e Leone, per meriti artistici (oltre che per buona condotta), ha trovato una dimensione alla sua esistenza scrivendo e dipingendo.

 

Quasi duecento premi a livello nazionale e internazionale, otto riconoscimenti accademici e numerose benemerenze (molte per le sue opere di beneficenza) lo consacrano ormai nel mondo dell’arte. E’ praticamente impossibile credere che questo stesso uomo, artefice d’innumerevoli furti e rapine, fosse il più ricercato bandito (che comunque non ha mai ucciso nessuno) degli anni Cinquanta e Sessanta.

 

<<Debbo ringraziare>>, sostiene Lutring <<il dottore del carcere e il Giudice di Sorveglianza francesi che mi permisero prima di scrivere, poi di dipingere, altrimenti sarei impazzito. Chiesi pennelli e colori al Ministero di Grazia e Giustizia che per qualche mese mi furono rifiutati, per timore che mi avvelenassi con gli acidi contenuti nelle tempere. Io allora usai dentifrici, lucidi delle scarpe, zafferano, tintura di iodio e altri elementi. Quando in seguito mi fu concessa l’attrezzatura necessaria, tutti capirono che mi stavo trasformando nel “solista del pennello”, tant’è che Alfonso Gatto, impetrando per la mia grazia, scriveva: chi cade e fa della sua vita un sacrificio d’amore per l’arte, ha il diritto di parlare dello spessore della sua croce attraverso la pittura>>.

 

Nel 1976, un anno prima di uscire dal carcere, il poeta Alfredo Bonazzi (anche lui graziato e nel frattempo divenuto libraio e gallerista) gli organizzò a Verona un’esposizione di opere che attirò l’attenzione non solo del mondo artistico e della stampa, ma anche di quello politico. Lutring ottenne una “licenza premio” per partecipare all’inaugurazione, dove fu letteralmente assalito da fotografi, cameraman, giornalisti e ricorda: <<Siccome i giornali avevano ampiamente pubblicizzato la mia presenza, l’esposizione si aprì con un “tutto già venduto”. Lasciai il ricavato in beneficenza ad una comunità locale gestita da un prete>>.

 

L’anno dopo assaporò finalmente la libertà e oggi il famoso “Solista del mitra”, mite, estroverso e gentile, dai lineamenti zigani, vive a Massino Visconti con panorama sul Lago Maggiore, dove sono andato a trovarlo e ho potuto ammirare i suoi numerosi quadri appesi alle pareti di casa o accatastati in vari angoli dell’abitazione. 

 

Lutring possiede una buona mano d’artista, che si è formata sulla perfetta falsificazione di documenti e poi nel carcere francese compilando mappe, carte geografiche, unitamente ad altri lavori panoramici di zone particolari, commissionatigli dalla direzione penitenziaria. Durante il tempo libero - nel chiuso della sua cella, trasformata in un piccolo atelier - ha in seguito affinato la pittura, con risorse tecniche della tradizione e l’anima sensibile dell’artigiano, impegnandosi a fondo e regalando alcuni quadri ai dottori, alle assistenti sociali, al capo delle guardie e al direttore, che furono proprio i suoi primi ammiratori.

 

Sono i paesaggi - osservando i suoi quadri, in particolare quelli marini e lacustri - ad attirare la mia attenzione. Essi paiono avvolti nella luce del sole e possiedono una carica di vitalità e l’incanto pulito del bello sprigionato dalla natura. Le sue vedute, arricchite da un palpito di poesia, sono rese con atmosfere serene, accoglienti, quasi idilliache, portando alla ribalta il silenzio magico di luoghi stupendi, dall’architettura ancora a misura d’uomo e dell’ambiente.

 

Ci sono pure angoli e scorci caratteristici di Parigi o della vecchia Milano (dov’è nato nel 1937) con il duomo sotto una neve eterea, le case, i cortili, le ringhiere o i Navigli soffusi nella nebbia. Il tutto nel fascino della memoria: la sua città pare, infatti, recuperata dalla fantasia e dalla sensibilità di un pennello dimentico della civiltà dei computer.

 

Altre opere di Lutring offrono sollecitazioni emotive differenti: molte possiedono un tocco romantico, soprattutto quando rappresentano figure femminili, colte non solo nella loro bellezza esteriore, ma anche nella parte più intima e segreta, nei desideri languidi, sensuali. I colori di queste tele sono tenui, sfumati, distesi con delicatezza e arricchiti da uno spiccato senso scenografico. Altrove, in composizioni più articolate e complesse, luci e ombre scolpiscono con drammaticità forme e personaggi, dentro i quali spesso si ritrovano le quotidiani vicissitudini di un’umanità che faticosamente vive alla giornata. Alcune raffigurazioni di un Cristo martoriato, infine, sono forse tra i lavori più personali e sentiti dell’autore, nati sicuramente in un momento di suo dramma esistenziale. Egli è riuscito qui a far trasferire sul volto del Nazareno, non una sofferenza espressionista, ma un pathos dolente nella speranza: lo stesso che accompagna Luciano Lutring, da quando si è lasciato alle spalle il suo passato. Questo, grazie alla fede e alla pittura che, come egli sostiene, lo hanno aiutato a trovare la luce.

 

Giuseppe Possa


BREVI NOTE BIOGRAFICHE

Luciano Lutring, nato a Milano nel 1937, è oggi un uomo tranquillo: vive, scrivendo e dipingendo, a Massino Visconti

 

I genitori volevano fare di lui un violinista, ma ben presto mostra la sua natura ribelle, l’amore per le donne affascinanti e per la bella vita. Attratto dal mondo della malavita, inizia con piccoli furti e a vent’anni, praticamente per caso, compie la sua prima rapina. In seguito, mette a segno un numero elevato di colpi in banche, uffici postali, negozi di lusso e gioiellerie, in Italia e in Francia. Diventa uno dei personaggi più noti della cronaca nera tra gli anni Cinquanta e Sessanta, tant’è che i giornalisti ne seguono le imprese, le fughe rocambolesche e gli amori appassionati, definendolo “il solista del mitra” (il soprannome gli fu cucito addosso quando venne arrestato a Milano con l’arma nascosta nella custodia di un violino). Nel 1965 è ferito, arrestato e imprigionato a Parigi. Sconta 12 anni di carcere, durante i quali inizia a scrivere e dipingere. Graziato dal presidente francese Georges Pompidou, è estradato in Italia, dove dopo un periodo di internamento nel carcere di Brescia, nel 1977 è graziato anche dal presidente della repubblica italiana Giovanni Leone. Sposato e separato due volte (ha due gemelle, Natascia e Katiuscia; il figlio Mirko, nato da una precedente relazione, è morto appena dodicenne in un tragico incidente).

 

Oggi Lutring fa il pittore e lo scrittore. Ha esposto in numerose mostre, collettive e personali, ricevendo molti premi e riconoscimenti. Ha pubblicato da Longanesi <<Il solista del mitra>> (1966), <<L’assassino non sciopera>> (1966); dall’editore Agar: <<Una storia da dimenticare>> (2004); <<Catene spezzate>> (2006); <<Come due gocce d’acqua>> (2007), <<L’amore che uccide>> (2008), <<L’anello mancante>> (2011).

 

In Francia aveva dato alle stampe “Lo Zingaro”, una sua prima autobiografia dalla quale fu liberamente tratto un film, dove Lutring è interpretato da Alain Delon. Nel 1966 con la regia di Carlo Lizzani esce il film basato sulla sua storia dal titolo “Svegliati e uccidi”, interpretato da Robert Hoffman, Lisa Gastoni e Gian Maria Volontè.

 

<<Songs of Luciano>> è una sua raccolta di canzoni, ballate e poesie scritte di suo pugno.

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