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letteratura
23 aprile 2012
Un 25 aprile con il Prof. Gianfranco Contini

 

 La serata-incontro organizzata dal nostro blog in occasione del centenario della nascita del Prof. Gianfranco Contini, nell'ambito del XV salone del libro alla "Fabbrica" di Villadossola, di cui abbiamo parlato nel post precedente
 
 
è a ridosso della commemorazione del 25 Aprile, "festa" della Liberazione dell'Italia dal nazi-fascismo; ora, considerato che l'esimio filologo - legato al territorio ossolano per nascita, affetti, lavoro ed esistenza fino alla fine - partecipò in modo diretto all'espressione più straordinaria ed esaltante della Resistenza, ossia la Repubblica partigiana (occupandosi in particolare di educazione e scuola), abbiamo scelto di riprodurre una parte di un suo interessante intervento su quell'esperienza. 
Si tratta infatti dell'articolo apparso il 21 Marzo 1945 su "Il Dovere" di Bellinzona in Svizzera dove si era rifugiata gran parte della popolazione ossolana dopo i famosi "quaranta giorni" di autogoverno libero. In esso, fra l'altro, il "politico" Contini (legato al Partito d'Azione), esorta proprio i suoi  "colleghi" italiani a prepararsi "al futuro di un mondo moderno che sarà degli extrapolitici" (come giudica appunto l'agire della popolazione ossolana); non immaginando certo il dominio invece assoluto della politica e dei partiti nei decenni a venire (dopo Liberazione) ma al tempo stesso con drammatica premonizione evidenziandone l'estrema negatività e di riflesso i guasti.
Nel contempo, considerato che l'iniziativa proposta alcuni mesi fa dall'account "pqlascintilla" su You Tube, di riprodurre sei spezzoni del film tv "Quaranta giornidi libertà" (di Luciano Codignola, con la regia di Leandro Castellani), ha riscosso un buon interesse con quasi tre mila visioni, ne riproduciamo qui il link di accesso:

 
Riportiamo infine anche i link di richiamo ai servizi del blog che hanno fatto da corollario ai filmati, riguardanti alcuni personaggi legati alla Resistenza e ai "Quaranta giorni di libertà" stesso come Cino Moscatelli, Elsa Oliva, Licino Oddicini, Gisella Floreanini, Anna Identici e Stefano Sattaflores:
 
 
Giorgio Quaglia            Giuseppe Possa
 
 Ancora dei fatti dell'Ossola (appunti di un testimone)
 
... La vita civile ebbe nell’Ossola liberata due caratteri fondamentali, che riscontreremo l’uno nel contegno della popolazione, l’altro nell’esperimento di governo democratico. Il delirio che percorse le valli il 10 settembre (1944), l’aspetto animato, imbandierato e festoso che le vie di Domodossola ritennero per tutto il mese, sono le prove minime che vorremmo recare, anche nei riguardi di una popolazione riservatissima, scarsamente dedita all’entusiasmo e dalle tradizioni politiche più che modeste. Il fatto importante è, invece, che questa popolazione abbia collaborato unanimamente con un’amministrazione per cui aveva rispetto e fiducia, che ogni famiglia si sia “compromessa” senza riserve accettando incarichi o arruolando i figli nelle file partigiane. In città si sentiva dire che “su in Comune” sedeva finalmente gente onesta e disinteressata; e sulla soglia degli uffici più delicati la folla ingombrava gli angusti corridoi, senza soverchia burocrazia di anticamere e orari. Perciò è fuor di dubbio che la popolazione dell’Ossola “mancò di prudenza”; che, col nemico alle porte, si condusse come in tempo normale e di pace, senza tenere innanzi all’immaginazione lo spettro perenne del suo ritorno; che non prese precauzioni per salvaguardare almeno i sui beni. Così, quando la situazione militare precipitò, i compromessi, cioè migliaia di persone, una frazione fortissima degli ossolani, esularono; con la prospettiva inevitabile della paglia invernale nelle baracche, delle quarantene dietro il filo spinato, dignitosissimi, senza troppo lamento della roba perduta, della normalità smarrita, esularono: un plebiscito di rottura col nemico che ha un significato politico incalcolabile. L’avversario, trovata la città deserta, le saracinesche abbassate, accusò il colpo; e non incontrando quasi più nessuno su cui potersi sfogare (lasciando stare le proprietà), nemmeno merce da lavori coatti, dovette lanciare proclami di formale quanto comica magnanimità per forza maggiore. In tutto questo, certo, gli ossolani non si condussero secondo il leggendario figurino dell’italiano furbo, dall’astuzia millenaria con un non-si-sa-mai sempre in serbo; quel figurino machiavellico inattuale e criminoso che abbandoniamo volentieri agli esteri stranieri sul tipo di Stendhal, e che intanto hanno incominciato gli ossolani a distruggere, sulla frontiera più settentrionale della patria. Diciamo di più: gli ossolani non si sono comportati da “politici”; ma il futuro non appartiene ormai più agli specialisti della politica, agitazione o combinazione che sia; e il politico che non si renda conto che il mondo moderno sarà degli extrapolitici, è un cattivo anacronistico politico
 
Gianfranco Contini 








 
(Dal n°4 “Il Dovere”, Bellinzona 21.3.1945, ripubblicato su “Domodossola entra nella storia” 1995, Grossi Editore)
 
L'altro link con i servizi pubblicati sul blog e riguardante il Prof. Gianfranco Contini:
 

http://pqlascintilla.ilcannocchiale.it/2012/04/13/il_prof_gianfranco_contini_e_l.html




permalink | inviato da pqlascintilla il 23/4/2012 alle 19:5 | Versione per la stampa
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