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letteratura
19 giugno 2013
"Poesie tornate - e nate - dall'inferno" di Primo Sommacal


Pubblicare, ad oltre sessant’anni, il proprio primo libro per giunta di poesie, scegliendo fra l’altro la forma dell’e-book, non è cosa comune e facile. Qui nell’Ossola lo ha voluto con caparbietà fare – riuscendovi – l’amico Primo Sommacal coronando un desiderio portatosi dentro per molti anni, mentre la vita gli stava riservando (a volte con vicende non del tutto legate all’avversa casualità) periodi di dolore, solitudine e sofferenze anche fisiche, peraltro ancora presenti.

Anche il titolo del volumetto “Poesie tornate – e nate – dall’inferno” sono una conferma di questo “calvario” esistenziale che, insieme alle ‘normali’ scelte famigliari compiute dopo la prima gioventù, ha allontanato Primo dalla pratica dei versi limitando e bloccando così lo sviluppo di una ‘vena’ che avrebbe potuto forse produrre risultati ancor più significativi degli attuali, pur completati da qualche più recente tentativo di “ripresa”.

In questa ottica, anche la stessa decisione e la concreta realizzazione del libro  

( che è scaricabile dalle Edizioni Mnamon anche cliccando su questo link

http://www.mnamon.it/poesia/poesie-nate-e-rinate-dall-inferno/flypage.tpl.html )

potrebbero essere uno stimolo per l’autore affinché riesca davvero a riprendere (in qualità e quantità) una “strada poetica” originale e intensa, purtroppo interrotta e che di seguito viene illustrata e spiegata nella prefazione e postfazione all’e-book svolte da Giuseppe Possa e Giorgio Quaglia.


La poesia come ‘riscatto’

Alcune di queste poesie sono state scritte da Primo Sommacal negli anni Settanta, altre invece, dopo un lungo salto temporale, di recente. Il titolo è emblematico,  come se egli volesse fondere in un unico spartito la sua brutale visione planetaria, così da travolgersi e soffocarsi in una spirale demoniaca, che sfugge dalle sue stesse mani.

L’autore ossolano ha vissuto una travagliata e sofferta esistenza, ma è riuscito, attraverso i versi, a trovare una continua linfa nel profondo del suo animo e a rinnovarla nell’aspirazione di un riscatto intellettuale e materiale dell’uomo, che aveva già manifestato in una lontana lirica dedicata all’amico Giorgio Quaglia:

<<… la bava dell’osso spolpato/ inumidisce la sapienza/ e basta/ un indice ben educato/ per voltare pagina>>. Sommacal, infatti, “in un cencioso desiderio di rivalsa”  e nonostante le sue disavventure, ora grida: <<Bevo/ e sogno di poter amare ancora./ Bevo/ e spero ancora che mi amino>>.

Troviamo quindi, nel libro, i sogni di una mente, forse utopista un tempo, che è rimasta candida e realista, nonostante la dolorosa esperienza umana e che, attraverso l’amore e il sesso, vuole riscattarsi dalle proprie pene interiori, con una decisa presa di coscienza della sua condizione esistenziale e sociale, per liberarsene definitivamente: <<Mi rifocillo un po’ con la speranza>>.

Se l’amore e il sesso da giovane, pure “nell’ora più buia della notte” e in “una marcia speranza”, facevano “scricchiolare le tenebre del cuore”, oggi, l’affetto di una donna – più o meno immaginaria – “anche se non ha il cuore libero” diventa, più che un’illusione, un bisogno: << Continuerò ad amarti/ fino a quando mi consoleranno i brividi/ delle tue carezze>>.

C’è da chiedersi, leggendo alcuni componimenti giovanili di Primo, se non abbia poi, nel prosieguo della vita, gettato alle ortiche il suo talento. Basti scorrere “Epigrafe”, dedicata alla strage di Piazza Fontana, che definisce “Assassinio di Stato”, per rendersi conto di quanto vado affermando. Egli poteva essere una singolare figura di vate per “vocazione”, che dà voce all’uomo contemporaneo, nella lotta contro una “civiltà di terriccio-melma”, ma probabilmente non è riuscito a trovare alcuna risposta al suo chiedersi: <<Ma che senso ha piangere di gioia/ se poi queste lacrime ci affogano>>? E così, quello sfogo ultimo, <<Bevo/ e chiamatemi pure alcolista./ Bevo senza alibi>>, non vuole essere un pretesto per auto assolversi, bensì la chiara presa di coscienza di aver dissipato i propri valori e i propri sentimenti.

Sono, però, convinto che sarà la poesia il suo riscatto, perché va segnalato, in un giudizio d’insieme, che Sommacal non ha perso l’abilità tecnica; lo stile sciolto e musicale, anche negli ultimi contenuti intimistici; né la versificazione fluida, sovente abbellita da aculei di terminologia digitale-informatica.

Bisogna, quindi, incoraggiare Primo affinché non perda la fiducia nelle risorse più elementari della vita e ci faccia risentire la sua voce lirica forte e delicata, perché quando il lettore si accosta alla buona poesia, non può che sentire uno stimolo vivificante di piacevoli emozioni.

Giuseppe Possa

Il legame ideale con Pier Paolo Pasolini

Quando, due giorni dopo l’uccisione di Pier Paolo Pasolini, uno sparuto gruppetto di giovani della Val d’Ossola si riunì per decidere il nome del circolo culturale che un po’ di tempo prima avevano deciso di costituire, chi fra loro non ebbe alcuna esitazione ad accogliere subito la proposta di intestarlo allo “scrittore corsaro” fu proprio l’amico Primo Sommacal.

Nella tristezza di quel periodo, fra l’altro “in un’Italia impazzita compromessa irrespirabile sporca e perduta”, fu una piccola ‘gioia’ poter iniziare la nostra battaglia provinciale per una cultura diversa e più popolare innalzando la “bandiera insanguinata” di un Poeta come Pasolini e Primo partecipò con passione a tutte le fasi di tale azione che portò anche alla nascita e alla diffusione de “la Scintilla”, bollettino di informazione del Circolo (distribuito in modo gratuito davanti alle scuole e alle fabbriche del territorio) su cui lasciò alcune sue originali “tracce” letterarie.

La sua passione per i componimenti poetici nacque proprio con la conoscenza delle opere di Pasolini (e di altri “poèts maudits” come Rimbaud e Verlaine, fra la ‘categoria’ dei quali però il grande filologo Gianfranco Contini ci inviterà con lettera a non inserire l’Autore di Casarsa – proprio da lui scoperto – perché “tanto posseduto da una voglia vorace di gioia” ) e si forgiò nelle animate e polemiche discussioni che caratterizzarono gli incontri settimanali del Circolo, fra chi intendeva l’arte e la cultura (quindi la Poesia) quale strumento essenziale di lotta e trasformazione socio-politica (erano di ‘moda’ i futuristi russi guidati da Majakovskij o le odi di Brecht) e chi invece prediligeva l’espressione e la composizione ‘pure’, senza “ideologia”, fine a sé stesse (come nei versi dei ‘francesi’).

Con la testa nelle finalità ideali dei primi, il sentimento e i propositi formali di Sommacal si richiamavano però ai secondi e penso che l’insieme della sua ‘produzione’ rientri così in tale riferimento ‘stilistico’, sia dal punto di vista dei contenuti, sia riguardo alla metrica molto libera. Del resto, anche in tale ottica deve essere vista l’influenza-spinta iniziale di Pasolini, un autore che (al di là delle acute osservazioni del Prof. Contini) rappresenta una perfetta commistione di entrambe le “correnti”, se così le si può definire.

Considerata anche la limitatezza quantitativa dei componimenti di Primo Sommacal, non so se abbia ragione Giuseppe Possa quando nella prefazione parla di “un talento buttato alle ortiche” dopo l’exploit giovanile e in seguito alle vicissitudine della vita (quasi con un rimando alle vicende e alla situazione medesime sempre di Arthur Rimbaud). Certo è che la Poesia, finiti il Circolo e la sua attività e andate “disperse” anche le persone e le loro amicizie ognuno nei ‘meandri’ della propria esistenza, da un certo periodo in poi non ha più potuto rappresentare quel forte richiamo emotivo che aveva impregnato i pensieri e le azioni.

Credo sia stato e sia – come per altri di noi – un rammarico forte, anche se ciò non ha comportato del tutto la fine, la “rottura” del legame ideale con Pier Paolo Pasolini e i suoi straordinari ‘messaggi’ poetici e umani. Anche la decisione di raccogliere e pubblicare questo  intenso e originale libretto (che, non a caso, parla anche di “amore” o di qualcosa di simile a ciò che si definisce tale) lo dimostra e chissà se dallo stesso non rinasca in Primo la volontà di riprendere davvero quel “percorso” interrotto tanto tempo fa.

 

Giorgio Quaglia

 

 


 




permalink | inviato da pqlascintilla il 19/6/2013 alle 9:28 | Versione per la stampa
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