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DIARI
28 ottobre 2013
La morte di Antonio Lista, una grave perdita per la cultura e il giornalismo nell’Ossola


Nella notte di sabato 27 ottobre, dopo una inesorabile malattia, è deceduto a Domodossola Antonio Lista.

 

Classe 1942 ha insegnato per 40 anni lingue e letterature classiche in licei privati prima e di Stato poi. Convinto dell'importanza della cultura, s’impegna nel promuovere eventi sul territorio collaborando sempre a costo zero con Enti e Associazioni. Ha alle sue spalle un curriculum ampio di cose fatte. A richiesta tiene anche conferenze su argomenti di varia umanità. Ha collaborato e collabora con i mass media del territorio (giornali, riviste, TV, radio). Non si considera un tuttologo e quando accetta un incarico cerca di portarlo a termine nel modo migliore possibile. Sulle presenze agli eventi ha questa convinzione: non è importante quante persone assistono alla "cosa" è importante che i presenti se ne vadano soddisfatti e contenti”.

 

Lo vogliamo ricordare così – non solo per l’amicizia che ci legava – utilizzando il materiale degli interventi (compresa la ‘presentazione’ personale sopra riportata) realizzati in occasione della serata-convegno in commemorazione del centenario della nascita del Prof. Gianfranco Contini che il blog “pqlascintilla” aveva organizzato alla Fabbrica di Villadossola il 27 aprile 2012  e dove il prof. Antonio Lista figurava fra i relatori insieme al prof. Raffaele Fattalini (per accedere ai servizi di preparazione e annuncio dell’incontro si può cliccare qui: http://pqlascintilla.ilcannocchiale.it/2012/04/13/il_prof_gianfranco_contini_e_l.html )

 

E’ una grave perdita per il mondo scolastico, culturale e giornalistico dell’Ossola e le esequie del 29.10 nella Chiesa rosminiana del monte Calvario (alle cui pendici risiedeva vicino al medesimo illustre filologo, nella cui villa di San Chirico il nonno di Antonio aveva fatto il giardiniere), rinnovano il tributo di affetto e di stima da sempre riservato allo scomparso, che lascia la moglie Elena e i figli Feliciano e Giuseppe.

 

Di seguito riportiamo dunque l’esaustivo e appassionato intervento che Antonio Lista svolse quella sera a Villadossola per omaggiare uno fra i suoi più ammirati conterranei.

Giorgio Quaglia

Giuseppe Possa


Contini: la vittoria dell'intelligenza

Il Prof. Gianfranco Contini compirebbe in questo 2012 cento anni, cento anni spesi bene .

 

Forse Contini è lo scrittore, filologo, critico letterario ,intellettuale militante del quale è più difficile parlare per illustrarne la poliedrica figura, anche perché Contini non è di facile approccio, non è di facile lettura. Se qualcuno dicesse che il prof. Gianfranco Contini è il cittadino ossolano più illustre nel campo delle lettere, stenterebbe a trovare un oppositore anche perché Contini è il più famoso filologo europeo a detta di tanti colleghi, egregi professori di università, dove di solito non si è teneri con i “concorrenti”.

 

Il problema non è quindi l’asseverare questa definizione, quanto il tentare di fare capire il perché o meglio i perché della grandezza del nostro professore. Praticamente tutti i testi letterari in uso nelle scuole riportano con dovizia testi, interventi di Contini ma una rapida indagine fra gli studenti (oserei dire anche fra i docenti di lettere) darebbe dei deludenti risultati e una piccola percentuale risponderebbe di conoscere, anche superficialmente, Contini. Gianluigi Beccaria definisce Contini il più grande scrittore del 900 al di là dei suoi meriti di critico letterario.

 

Contini è un grande sia  perché ha percorso nel campo della critica vie mai prima percorse da altri ; ha cercato di spiegare, di interpretare uno scrittore servendosi di quello che lo stesso scrittore ha prodotto in testi coevi, in testi precedenti, nelle correzione dei testi (le famose varianti), giocando con i testi, usando tracciati diacronici e sincronici in modo scientifico; sia perché non ha voluto certezze, ponendosi nessun limite, da ricercatore instancabile:

 

“ Io non ho mai posto confini al mio lavoro; non so cosa farò domani; uno che lo sapesse lo guarderei con sospetto “ .

 

Noi sappiamo che uno scrittore, quando scrive, di solito lo fa per farsi capire, per trasmettere un qualche cosa pur sapendo che ci sono contenuti che fanno parte del suo particolare modo di sentire che attiene a quella parte segreta del nostro cuore nota solo a noi stessi. Contini, uno su mille ce la fa, è riuscito a stupire gli stessi scrittori da lui acutamente recensiti tanto che ha confidato: “ Di solito l’autore da me recensito trovava delle sorte di scoperte, perché cose che uno credeva di sapere soltanto lui, nel suo foro interiore, ecco, le trovava,invece, squadernate in pubblico “ .

 

Passiamo a cose, si fa per dire, minimali: sapeva leggere e scrivere a tre anni, conosceva dieci lingue straniere, compreso l’ebraico (sarà un caso ma il figlio maggiore Riccardo è docente di Ebraico alla università di Napoli), conosceva migliaia di versi a memoria e amava declamare specialmente le opere di Dante, alle cui opere, cosiddette di appendice, Il Fiore e il Detto d’Amore, Contini diede sicura paternità con argomentazioni inoppugnabili fondandole su un ordine di ragioni non tanto esterne quanto interne, trovando un gruppo di corrispondenze tra queste due opere e la maggiore produzione dantesca e mettendo così d’accordo i più grandi studiosi e filologi (Parodi, Mazzoni) tanto che l’attribuzione a Dante delle due opere, un tempo discussa, viene ora generalmente accettata.

 

Proviamo a fare degli esempi senza troppa accademia con cose più conosciute anche a livello popolare .

 

Ha difeso la priorità temporale delle Laudes creaturarum o canticum fratri solis (pag. 4) rispetto al contrasto di Cielo d’Alcamo di cui vede antenati nei salmi 148,149,150 e nel libro di Daniele ( i tre fanciulli nella fornace) e si chiede il valore dei PER se causale o d’agente,   Laudato sii mi Signore per sora nostra luna vale a dire devi essere lodato perché ci hai dato la luna o devi essere lodato dalla luna (lectio difficilior).

 

Su nullo homo ene dignu te mentovare, trova tre antecedenti :

 

Decalogo di Mosè, non sum dignus vocari filius tuus;

 

Esodo, non assumes nomen Domini tui on vanum;

 

Deuteronomio,   Non usurpabis nomen Domini Dei tui frustra.

 

Commenti dei canti XXX inferno   XXVII purgatorio    XXVIII paradiso.

 

Sonetto tanto gentil e tanto onesta pare    (pag 21 un’idea di Dante): non è pare che vale sembrare ma appare evidente, si manifesta nella sua evidenza.

 

E par che de la sua labia si mova: vien da dire labia uguale a labbra invece sempre esaminando testi coevi e altro dimostra essere labia uguale a volto aspetto fisionomia totale.

 

Immaginiamo che si sia perso l’originale del suo famoso tema della gita scolastica in Valle Antrona, e che si trovono riportate due varianti … “Si profilava il Saas timidamente NERVOSO      oppure NEVOSO “ Leggiamo alcune cose di Contini e certo poi sceglierete che la versione di Contini era Nervoso sia perché più incisivo sia perché lectio difficilior lectio probabilior (l’interpretazione più ostica è la più probabile) .

 

Lo studio delle varianti è stata la grande intuizione del filologo che andava a trovare conferme auscultando i testi degli autori, sfogliandone le minute, prendendo anche in considerazione quelli che Benedetto Croce definiva scartafacci. Contini ha scoperto o vi ha contribuito a scoprire scrittori e poeti (Gadda, Montale, Pasolini, Pizzuto), ha portato alla luce scrittori della scapigliatura piemontese come Faldella, Cagna, Tarchetti, affermandone l’autonomia da quella lombarda. Ha saputo parlare di lingua (metalinguismo) usando un linguaggio da grande scrittore, piegando le parole al suo pensiero di critico militante.

 

Come fosse stato un critico musicale esaminava la partitura linguistica di un testo, scoprendone tutti i tasti toccati, superando la critica di indirizzo idealistica del Croce e andando oltre la intuizione lirica, sempre del Croce, per arrivare a considerare tutto il testo come se fosse una sinfonia , quindi con tutte le parti funzionali l’una all’altra per afferire all’esito finale. Infine fu giudice severissimo e certe sue esclusioni di autori del 900 dal novero dei narratori illustri, creò un mare di diatribe e alcuni scrittori non lo salutarono neanche più.

 

Wikipedia possiamo trovare tutto o quasi su Contini e allora desidero solo ripercorrere a volo il suo percorso di vita.

 

Nasce a Domodossola dal padre Riccardo, ferroviere svizzero, e dalla madre Maria Cernuscoli patrizia di Lodi e viene chiamato Gianfranco in ricordo del fratellino scomparso nel 1908. Studia nelle scuole rosminiane ed è forse più eccellente in matematica e fisica che in lettere; ecco perché al suo professore di materie scientifiche non piacque la scelta del nostro di iscriversi a Lettere. Conseguì la maturità classica l’11 luglio del 1929 ed erano esami durissimi, partirono in 40 in prima media , rimasero in 20 in terza classico con 5 promossi subito, 6 a settembre e 9 riprovati.

 

Ospite del collegio Ghisleri, si laurea a Pavia in lettere ( filologia romanza), si perfeziona a Torino e Parigi. Vince il concorso per l’insegnamento nei licei e rientra in Italia per una breve docenza di lettere al Liceo Classico di Perugia. Ottiene incarichi prestigiosi in Italia collaborando con l’Accademia della Crusca e l’Università di Pisa da cui fu allontanato nel 1932 per il suo rifiuto di iscriversi al partito fascista. Nel 1938 ebbe la cattedra di filologia romanza nella Friburgo svizzera. Rientra definitivamente in Italia nel 1953 per insegnare a Firenze prima e alla normale di Pisa poi dove chiuse la sua carriera di docente universitario. Nel 1954 al Forum linguisitico di Alpabach in Austria tiene un seminario frequentato tra le altre da Margaret Piller studentessa dell’università di Tubinga. Colpo di fulmine e l’anno dopo matrimonio coronato dalla nascita prima di Riccardo, professore di lingue semitiche all’Università di Napoli e poi di Roberto, Kustos (curatore) della pittura italiana dei secoli XVI-XVIII presso la Gemaeldegalerie di Berlino. I due figli abitano attualmente a Roma e a Berlino ma quando possono tornano nella casa avita custodita da persona di fiducia che bada anche al giardino che nonna e mamma curavano personalmente. Contini rientra stabilmente a Domodossola nel 1985 nella sua villa a San Quirico, sua dimora dopo le sue abitazioni in via Trabucchi (ex via Cavallotti: Montale chiamava Contini Trabucco dalla sua abitazione), in via Bognanco 28 e in via Vagna 4. Dopo il 1987 non fece più nessuna pubblica apparizione. Muore nel 1990. La famiglia non desiderava diffondere la notizia ma una nota dell’Ansa fece sì che tutti i giornali nazionali ed esteri riportassero il giorno dopo la notizia della scomparsa con grandi servizi sulle pagine culturali (3 febbraio 1990). Però i funerali furono privatissimi, solo familiari, amici e personalità della cultura (Gianandrea Gavazzeni, Giorgio Orelli, Luduvica Ripa di Meana, Gianluigi Beccaria, Silvio D’Arco, Carlo Carena, tanto per ricordarne alcune) nella chiesetta di San Quirico davanti alla sua abitazione.Messa in gregoriano officiata e cantata dal padre rosminiano Franco Giovannini. Sulle note del Libera me Domine la bara usciva dalla chiesa per essere tumulato nel cimitero monumentale di Domodossola accanto al padre Riccardo (1950), al fratellino Gianfranco scomparso bambino (1908), alla madre nobildonna Maria Cernuscoli (1981), cimitero dove ora riposa dal 2005 anche l’amata moglie Margaret Piller.

 

Il nostro professore alla notizia che l’Ossola si era autonomamente liberata (1944) si precipita a Domodossola per vivere l’esperienza unica di quei giorni. L’evento in un’Italia in gran parte sotto il dominio tedesco sarà tale da attirare l’attenzione del mondo. Infatti Contini scriveva: “ Il nome di Domodossola era un timbro sui passaporti dell’Orient Express e ora vi accadono gli avvenimenti che si studiano a scuola. Ma Domodossola non è soltanto una parola simbolo, è anche un fatto politico. La maturità di un popolo non si misura fuori dagli atti: la coscienza politica non è una virtualità in deposito di privilegiati, essa si attua soltanto nell’azione” .

 

Durante la Repubblica dell’Ossola, Contini collabora nella commissione didattica con Bonfantini, Calcaterra e don Cabalà alla riforma della scuola e propone: “ l’opera didattica non può dare frutto senza disciplina e metodo severo. Tutti gli operatori della scuola sono invitati a liberare l’insegnamento da ogni forma di mistificazione in modo che esso possa condurre all’autoeducazione “. Contini era già allora convinto europeista e scriveva: “Ecco perché la parole federalismo, regionalismo, autonomia sono piene di un’attrattiva a cui si può dare corso ma con la necessaria prudenza: fino al punto che dietro l’autonomia non sorga il pericoloso fantasma del separatismo”.

 

Ancora una citazione che stante i tempi in cui viviamo assume una grande carica profetica, scriveva infatti per elogiare il comportamento del popolo ossolano durante la gloriosa repubblica: “Gli ossolani non si condussero secondo il leggendario figurino dell’italiano furbo… Diciamo di più: gli ossolani non si sono comportati da politici; ma il futuro non appartiene ormai più agli specialisti della politica , agitazione e combinazione che sia . E’ il politico che non si rende conto che il mondo moderno sarà degli extrapolitici, è un cattivo anacronismo politico “

 

Ancora una profezia che invita i partiti a maggiore serietà ; la si ricava da sole 24 ore di domenica 1 aprile 2012 in cui viene pubblicata una lettera inedita del 28 dicembre 1945: “Insomma trovo che sempre meno il gioco dei partiti può assorbire le esigenze spirituali degli italiani, dei giovani italiani “.

 

La stagione di libertà finirà in breve e Contini riparerà in Svizzera.

 

Abbiamo detto che Contini fece parte del CLN in seno alla giunta provvisoria della repubblica dell’Ossola nel 1944 per occuparsi della riorganizzazione della scuola e in questa veste gli chiesi nel 1988 di farsi intervistare dai miei alunni impegnati in un concorso sui temi resistenziali. Mi rispose: “ Mi spiace veramente di non potere partecipare a una iniziativa che ha tutta la mia solidarietà politica e che in altri tempi , che non oso più chiamare tempi normali, mi avrebbe anche divertito. Eheu , fugaces… Mi compatisca e mi creda con gli auguri più cordiali per il suo lavoro, il suo Gianfranco Contini “.

 

Nel 1969 ebbe la Medaglia d’Oro di benemerito della scuola, della cultura, dell’arte. L’uomo Contini esce a tutto tondo da due opere in particolare “Diligenza e Voluttà “ di Ludovica Ripa di Meana, Mondadori 1989 (libro ora introvabile che probabilmente verrà ristampato) e Lettere a Gianfranco Contini Garzanti 1988, testo di cui stesi, sempre nel 1988, una piccola recensione che il filologo lesse e mi scrisse: “ Rifugiarsi nella trappa come ho fatto io aiutando l’invalidità (era stato colpito da emiparesi nel luglio del 1970 ndr), non dico di no, non preserva dalla pubblicità. Però una voce locale improntata tutta a simpatia (cosa molto più rara che se venisse da lontano, non è frequente che si amino i vicini) non può far che piacere “ .

 

Ho citato questi due passi per fare vedere in modo concreto come i tempi e i destinatari possano cambiare lo stile dello scrivere confrontandoli con una breve missiva che Contini inviò a Carlo Emilio Gadda nel 1941 in cui viene citato un altro ossolano illustre, il prof. Aldo Roggiani (1914-1986). Gadda desiderava informazioni sulle miniere d’oro ossolane: “ Querido Carlitos, sonomi precipitato presso il mineralista qui per qualche giorno ancora in licenza, ma l’ho saputo assente per pomeridiana gita chimico-cristallografica. Gli ho lasciato esauriente polizzino o sia viglietto. Sarà senza dubbio flattato da richiesta di sì illustre uomo; spero anche provveda. Risponde al nome di Roggiani Aldo, frazione san Quirico. Ove si verificasse sua carenza, assolderò allo scopo don Luigi Zappetti, mio professore. … Nulla ciurlandomi sarò presto, forse prestissimo nella città crudele e unentbehrlich (Indispensabile, Friburgo ndr ). In via Vagna conto di prossimamente installare giaciglio ospitale. Ciao. I miei ti amano . Contini .

 

Questo era il maestro non solo di critica letteraria ma anche di umanità come seppe dimostrare con i suoi rapporti con gli ossolani e con quanti si recavano a san Quirico senza essere nomi famosi. Come amore per la sua terra posso ricordare che quando poteva il professore andava ad attingere con apposite borracce l’acqua di Anzuno che definiva la migliore acqua concepibile, nettare senza pari, antesignano di quanti difendono ora le nostre acque naturali.

 

La grande Maria Corti che ha scritto di lui: “ … un giudice attento e silenzioso al cui giudizio si pensava sempre quando si aveva la penna in mano. Le sue parche e perentorie risposte erano sempre la vittoria dell’intelligenza sull’ovvio e inessenziale “. Il professore chiuse la sua intervista con Ludovica Ripa di Meana che gli poneva domande sulla moralità, sull’etica del comportamento dicendo: ” Ritengo che uno scrittore serio debba essere la Corte dei Conti di sé stesso “

 

Ogni volta che salgo la strada che mi porta a casa mia, lo sguardo mi cade su villa Contini di San Quirico dove anche dopo molti anni continua ad aleggiare il genio del professor Gianfranco Contini la cui opera è un possesso per l’eternità.

Antonio Lista

Legenda fotografica (dall’alto in basso)

1)      il prof. Antonio Lista;

 

2)      il medesimo, a sinistra, con il prof. Raffaele Fattalini, Giuseppe Possa e Giorgio Quaglia alla       serata-convengo alla Fabbrica di Villadossola per commemorare il centenario della nascita del filologo ossolano Gianfranco Contini;

 

3)      veduta della piazza mercato di Domodossola;

 

4)      villa Contini a San Chirico a Domodossola;

 

5)      cippo di confine della Repubblica partigiana dell’Ossola;

 

6)      copertina del volume “Diligenza e volutta”.

 

 

 


 

 

 

 




permalink | inviato da pqlascintilla il 28/10/2013 alle 14:48 | Versione per la stampa
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