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CULTURA
2 novembre 2013
La ribellione che non verrà (l'8.11.43 e la malinconia di Pier Paolo Pasolini)


Oggi voglio affidare il mio pensiero al “terrorismo e all’illegalità morale dei poeti che ancora non hanno assassinato”, quelli rimasti intendo, ben pochi, forse più nessuno, tanto che non sento alcun nome, né un solo verso, almeno qui, in un Paese che li ospitò…ora silenzioso e spento. So che non è facile “il viaggio di un cuore in mezzo alla stupidità” quando tutti hanno volto già altrove lo sguardo e l’attenzione, lontani dal dolore (che non sia personale), ostili alla nostalgia collettiva, ignari di un presente banale e protesi verso un futuro ormai passato. Oltre la gabbia della Storia, così m’illudo che il sogno dell’antica vittoria non aleggi disperato e bruciante solo nei suoi fantasmi armati, scesi furtivi dai monti: aaah!...quell’8 Novembre del ’43 a Villadossola, solitaria “scintilla” di rivolta partigiana e operaia, seme e preludio della grande ‘Festa’ poi tradita! Il senso della vita non è morto, può tornare là dove il fondo si tocca e regna la disperazione, quando la pena che resta non risulta vana e splende solitaria l’umanità. L’impegno risorto appare allora all’improvviso, scuote con rumore le coscienze addormentate, fende lo strato immondo che domina la ‘massa’ per inondare ogni anfratto sociale. Sapremo riconoscere il male, scoprire il suo viso, individuare il vasto regno, capire i celati inganni? Il tempo passa, bando alle domande fuorvianti, è l’ora delle azioni, il momento del riscatto, avanti! con la ritrovata fermezza, senza esitazioni, sicuri del risultato certo!  A cuore aperto, la mia mente scossa ma rinata, guida il nuovo movimento, pronta contro l’orrenda modernità dello sviluppo, per il canto del progresso, la musica dei futuri frutti, un po’ di agognata gioia. Ecco, sono tornati! per un’altra meritata gloria, indistinti nell’ideologia, liberi di colpire in ogni direzione, con lo stesso identico vanto: insorgere per la libertà! (...e la giustizia). Però oggi è il due Novembre, giorno maledetto  a difesa di un testamento umile e reietto, data a ricordo dello scempio antico e monito a chi è sordo al tuo straziante appello. Che malinconia Pier Paolo non saperti qua! non è per niente bello, nulla supera l’atrocità del tuo corpo finito, dell’opera interrotta, della perdurante assenza, del campo disadorno di cultura. Ecco, l’illusione non dura, immane è la cruda realtà odierna, tutto scompare nella rabbia, rimane una certezza: anche loro “se ne vanno, aiuto!” ritornano verso le care montagne, non si può insorgere senza le armi! e la passione si insabbia, lo scopo è perso. Ne prendo atto, con tristezza.

Giorgio Quaglia                                              





permalink | inviato da pqlascintilla il 2/11/2013 alle 21:29 | Versione per la stampa
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