.
Annunci online

Blog di cultura - critica - arte - recensioni
CULTURA
21 novembre 2015
Ancora per ricordare il Prof. Gianfranco Contini: un contributo critico del domese Arnaldo Parani

Nello scorso mese di luglio, per proseguire nella commemorazione del venticinquesimo anniversario della morte del Prof. Gianfranco Contini (di cui pare che l'Amministrazione comunale di Domodossola, sua città natale e di sepoltura, si sia fino a oggi dimenticato...nonostante una nostra precisa sollecitazione già all'inizio dell'anno), "pqlascintilla" pubblicò una particolare 'interpretazione' di alcune poesie del nostro illustre conterraneo da parte del Prof. Enrico Margaroli già insegnate al collegio Rosmini

(http://pqlascintilla.ilcannocchiale.it/2015/07/18/tentativo_di_interpretazione_d.html).

A ottobre, sul bisettimanale Eco Risveglio è apparsa una interessante lettera del sig. Arnaldo Parani residente nel capoluogo ossolano, che riprende proprio lo scritto di Margaroli attraverso argomentazioni e analisi così argute da farci decidere, per ricordare ancora la figura e l'opera del grande filologo e critico, di riproporle ora qui di seguito.

La Red azione

                             Il Contini poeta e l'amicizia con Croce

 Gentile Direttore di Eco Risveglio, nel blog ricco di contenuti "pqlascintilla" ho trovato un saggio del Prof.  Enrico Margaroli, avente per tema: “Tentativo di interpretazione delle poesie scritte dal Prof. Gianfranco Contini”. Tale saggio, impreziosito da inedite fotografie che ritraggono il Contini colto in momenti di intimità familiare, è un contributo alla biografia intellettuale dell’insigne studioso e giunge opportuno per ricordare una delle più fulgide glorie che l’Ossola abbia mai vantato nel campo della cultura. 

Delineare un ritratto organico dell’esperienza di Contini è impresa ardua e fuori dalla mia portata. Tuttavia, stimolato dal saggio del Prof. Margaroli, proverò a formulare alcune osservazioni marginali e senza pretesa di completezza.

Contini è stato un autentico specialista, dedito unicamente  alla saggistica e alla critica letteraria. Le sue idee, che agitarono non poco l’ambiente letterario, non risentivano degli eccessi e dei difetti attribuiti a chi si applica a generi diversi dopo essersi consacrato ad un’unica disciplina. Diversamente da Benedetto Croce, altro “grande critico militante” la cui attività fu vastissima ma non esente da errori, egli non fu un genio multiforme, ma la sua fama, alimentata da un’indefettibile coerenza di metodo, è intatta e continua a crescere.

Non è qui il luogo di un approfondimento dei rapporti tra il Contini e il Croce. Ma è risaputo che i due si stimavano nonostante le profonde e crescenti divergenze di idee e di metodo. Tanto che il Contini, in un suo saggio sul Croce, scriveva: “E’ evidente la simpatia umana che ispira queste pagine, e che fu, se oso dire, ricambiata. Pubblicamente ci fu un rapido elogio delle mie Rime di Dante, tanto più meritorio in quanto il Croce deplorava che, come diceva ad amici suoi e miei, mi fossi abbeverato alle “immonde coppe del decadentismo”. Mi è grato ricordare qui le interferenze personali di natura culturale”. 

Tuttavia, traslata su un piano strettamente critico,  l’avversione del Croce alle procedure filologiche si manifesta già all’inizio del loro rapporto, quando il Contini, alla ricerca di un editore per il suo Bonvesin volgare, chiede al Croce ospitalità negli “Scrittori d’Italia”, segnalando l’indispensabilità d’un apparato: “Egli mi rispose di no, rifiutando la presenza di elementi strumentali e richiedendo che il lettore si ritrovasse faccia a faccia, liberamente, innanzi al testo definitivo e unico: una lettera bellissima, che le traversie del Nord nel ’44 mi hanno sottratto. Bellissima non significa che riscuotesse la mia adesione”. (…) “L’avversione del Croce  alle procedure filologiche rappresenta una forma di oltranza, come tale difficilmente accettabile, nell’opposizione all’imperversante filologismo.  Quell’avversione rende anche ragione della più tarda ostilità crociana alla critica delle varianti, impietosamente denominata “critica degli scartafacci””.

Il Prof. Margaroli ha ragione nel definire ostica la prosa del Contini. Contini non è uno scrittore amabile, che si fa leggere.  La sua scrittura, densa di riferimenti eruditissimi e di intuizioni, mette in scena un vortice di idee e di immagini, dando luogo a una sorta di funambolismo verbale del pensiero. 

La spiegazione del suo stile potrebbe consistere nel fatto  che egli si avvale di un repertorio di simboli non convenzionali, estraneo al patrimonio culturale comune.  Ogni poeta ha i suoi simboli. Ma, per quanto la poesia si presenti come un enigma, cioè come qualcosa che nasconde un senso, non tutti i poeti sono ermetici: anche se va riconosciuto che l’idea di una poesia pura, che sfuma con un linguaggio evocativo ogni riferimento diretto all’esperienza in un gioco di allusioni, è patrimonio condiviso dei più grandi.

Personalmente prediligo le nitide immagini che armoniosamente impegnano la sensibilità e penso, per dirla con Umberto Saba, che …”la rima fiore/ amore, / la più antica, difficile del mondo” è facile, non difficile; difficile è fare una buona poesia con ciò che sembra facile! 

E’ nota l’attenzione che Contini non cessò di riservare all’amico Montale. La raccolta di saggi che reca l’emblematico titolo di “Una lunga fedeltà” e il nutrito carteggio “Eusebio” e “Trabucco” ne sono la più valida testimonianza. Mi pare qui interessante notare che  Montale e Croce, a differenza di Contini, sono grandi prosatori: Montale, le cui poesie sono particolarmente enigmatiche, oltre che sommo poeta è scrittore chiarissimo. Paradossalmente, se non avesse pubblicato un solo verso, il prosatore, il critico, il traduttore, e infine il giornalista che egli è stato, non avrebbero mancato di assicurargli un meritato successo letterario. Croce è un maestoso, potente prosatore. 

Mi sarebbe piaciuto leggere, ad opera del Prof. Margaroli che è anche valente poeta, un commento critico-estetico sul “poeta” Contini: le poesie di un critico, commentate criticamente da un poeta!

Infine, mi permetto di far notare un errore: la seconda fotografia, quella nella quale il Contini è ritratto con i figli, non è stata scattata in “Piazza Motta”, bensì nel viottolo (Via Guelfi) che dalla Via Mellerio immette nella Piazza Cinque Vie.

Arnaldo Parani

La precisazione del Sig. Parani sull'iconografia che corredava il precedente articolo di Margaroli è esatta e, nello scusarci per l'imprecisione, ripubblichiamo la stessa foto in apertura del presente servizio, con il Professore insieme ai figli Riccardo e Roberto. Le successive immagini riguardano invece il film "Quaranta giorni di libertà" sulla Repubblica partigiana dell'Ossola di cui è ricorso da poco il 71esimo anniversario e alla quale partecipò in modo attivo anche il Prof. Gianfranco Contini nel Ministero dell'istruzione e della cultura.

Spezzoni dello stesso film possono essere visionati (lo hanno già fatto  quasi in 35 mila)  sull'account "pqlascintilla" di Youtube cliccando su questo link:

                           https://www.youtube.com/user/pqlascintilla

Chi fosse interessato a un altro commento critico questa volta sull'unico volumetto di poesie del Prof. Gianfranco Contini, può riandare al pezzo dell'amico Raffaele Fattalini pubblicato sul nostro blog nel mese di giugno del 2010:
http://pqlascintilla.ilcannocchiale.it/2010/06/24/le_poesie_di_gianfranco_contin.html





permalink | inviato da pqlascintilla il 21/11/2015 alle 19:49 | Versione per la stampa
sfoglia
ottobre        dicembre

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 2053758 volte

 pq la scintilla

Perché questo blog?

giuseppe possa

è nato a Domodossola nel 1950. Residente a Villadossola (VB), lavora a Milano in un’importante casa editrice. ...

continua >>

§

giorgio quaglia

è nato a Domodossola nel 1952, ha pubblicato... 

continua >>