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letteratura
9 dicembre 2015
Ivana Bandini: “Più vicini al tempo (Respiri di finitudine”)

In concomitanza con la collettiva “Ending and Beginning”, nella quale hanno  esposto artisti di diversi generi pittorici e tecniche, domenica 13 dicembre, ore 16.30, al LaborArt di Piedimulera, via Leponzi 27/29, è stato presentato da Giuseppe Possa il libro di poesie “Più vicini al tempo” di Ivana Bandini, con letture dal vivo, che si sono trasformate in un’avvincente e scenografica recita, di Pietro Cugliandro, Chiara Sulis, Tiziana Zaccaria e con la partecipazione musicale della giovane Alice Bandini.

La raccolta lirica, preceduta da un brano narrativo, è edita da “Lampi di stampa”, con in copertina l’opera “Suonatrice” di Giorgio da Valeggia, che fa parte del ciclo “Ricerca nell’anima delle cose su cui scorre il tempo”, che ben si accorda con il titolo del volume della poetessa di Villadossola. “Più vicini al tempo” mette in luce il trascorrere inesorabile della vita con le nostre tormentate ansie, le gioie emozionali e gli affetti più cari. L’esistenza, purtroppo, non offre solo felicità, ma spesso ci pone di fronte a un malessere vasto e profondo che ci scava dentro, rendendoci tristi, melanconici. Porsi domande che risalgono alla notte dei tempi, come “da dove veniamo e dove stiamo andando”, pone ogni essere umano di fronte a un’inquietudine, cui è difficile sottrarsi. I versi di Ivana Bandini, assumendo via via venature e colorazioni particolari, rappresentano un percorso di sofferenza personale, sostenuta da una filosofia intimista, esistenziale, con un punto ben presente e cioè che la vita è un correre verso la consunzione. <<La finitudine – afferma la poetessa – è destino comune a ogni creatura terrestre, che si respira continuamente durante il percorso umano. Qui la finitudine, infatti, si piange in quanto percepita come mistero ultimo a cui nessuno può sottrarsi>>. Con le emozioni e i sentimenti, però, sono presenti anche una meditata accettazione e un filo di speranza, che fanno <<pensare belle/ le ore del futuro,/ del giorno a venire>>.

Affiora, dunque, immediata, leggendo queste liriche della Bandini, una sua particolare  e profonda riflessione sulla vita, sul trascorrere inesorabile del tempo che diventa <<timbro, ritmo, melodia>>, sui sentimenti e sui ricordi, recuperati dalle radici della memoria e ricreati con nuove immagini <<perché ciò che non abbiamo saputo cogliere è smarrito per sempre>>: è in una clessidra <<l’istante!/ Ed è già finito./ Tutto è già passato>>. 

Scrive la poetessa: <<Viene un tempo in cui il buio si impossessa dei tuoi pensieri>> e allora quando sta per addormentarsi le assale la speranza che nel suo essere <<si assopisca senza più risveglio>>, anche se poi destandosi assorbe <<da ogni istante/ la forza per superare/ la pena di esistere>>. Le espressioni di questi momenti esistenziali, avvertiti fin dall’adolescenza, unitamente alla ricchezza di successive e pregnanti immagini allegoriche, portano il lettore a comprendere queste poesie tormentate che, dal solipsismo iniziale, acquistano una propria profonda interiorità che si fa universale: <<Nessuno racconta la propria tristezza/ in questo passaggio di sopravvivenza>>. Subito dopo, però, l’autrice si apre a uno spiraglio di fiducia, perché <<il sole sa splendere su ogni cosa!/ ...riscalda la desolazione./ ... illumina la solitudine>>.

A me pare che in questi <<respiri di finitudine>> - dove si modula una corda lirica tesa al giusto diapason, grazie anche alla passione di Ivana Bandini, sin dall’età giovanile, a diverse espressioni artistiche - ci sia il senso della sua poesia e la profondità di una vicenda umana, in cui purtroppo <<solo lo svanire certo/ ci è dato>>. <<...Ma per te/ il mio pensiero/ mai stanco di essere/ sarà>>, scrive rievocando il nome di un amore. Inoltre, altrove, appaiono versi elegiaci, che paiono germinare da radici del subconscio, che fanno trovare alla poetessa una distesa di luce in cui smarrirsi: <<La distesa è immensa, però./ ... e potrei correre fra l’erba alta/ per sempre>>.

Giuseppe Possa

Nella foto in alto (di Mario Cheula): C. Sulis, T. Zaccaria, I. Bandini, P. Cugliandro, A. Bandini.

BREVE INTERVISTA A IVANA BANDINI

Come sei arrivata a scrivere poesie? Cioè, quando hai sentito questo bisogno e come è stato vissuto? Io ricordo che da giovane dipingevi, ti occupi ancora di pittura?

<<Ricordo che sin da bambina amavo scrivere poesie. Un giorno, alle elementari, ne avevo scritta una che parlava della fine dell’anno scolastico e la maestra mi ha accompagnato dal Direttore affinché gliela leggessi. In quell’occasione il Direttore mi ha chiesto di leggerla in filodiffusione a tutte le classi. Scrivere, per me, è un impulso innato. Un impulso sopravvissuto negli anni, nonostante la mia formazione tecnica. Per quanto riguarda la pittura e il disegno, ho sempre mantenuto un interesse molto acceso per questa espressione d'arte e seguo con interesse il lavoro di molti artisti. Purtroppo, io riesco solo sporadicamente a occuparmene… però una o due opere, durante l’anno riesco ancora a realizzarle>>.

Qual è il tuo rapporto con l’ambiente culturale in cui vivi?

<<Non mi risulta facile analizzare precisamente l'ambiente culturale; ci tengo però a dire che, nonostante una televisione e i media che spesso, da questo punto di vista, ci propinano programmi di bassa qualità, vi sono molte persone che, invece, si dedicano all'arte e alla cultura creando eventi che portano a una crescita e alla condivisione sociale>>.

Quali generi di poesie e quali poeti o scrittori ti hanno più influenzato? Quali poeti e scrittori preferisci, oggi.

<<Posso dire di avere sempre prediletto i classici e di aver adorato in particolare i decadentisti… Charles Baudelaire e i Fiori del Male, in particolar modo. Oggi le letture sono molto cambiate e mi dedico meno alla letteratura, prediligendo gli studi di filosofia della scienza, come Giulio Giorello, Giorgio Vallortigara, Simona Morini, Vito Mancuso… In questi giorni, però, sinceramente, sono andata a riprendere Cyrano de Bergerac di Rostand>>.

Nelle tue poesie c’è un senso profondo della vita e della morte: quale filosofia ti sei costruita per affrontare il più serenamente possibile la tua esistenza? Hai uno spirito laico o, diciamo, spirituale, nel senso di religioso?

<<Temo che una filosofia vera e propria per affrontare l'esistenza serenamente non l'ho ancora trovata. In ogni caso ho una natura spirituale, nel senso religioso. Sono Cattolica, anche se concordo con il pensiero di Gandhi, il quale sosteneva che tutte le religioni sono imperfette, poiché arrivano in modo diverso allo stesso Dio. Nel corso della mia vita ho letto due volte la Bibbia, diverse parti del Corano e molti pensieri del Dalai Lama e credo, che esistano tante religioni quanti esseri umani e che ciascuna di essa vada rispettata, perché ognuno di noi segue la propria strada per arrivare a Dio>>.

In copertina c’è un quadro di Giorgio da Valeggia e il libro si apre con un tuo brano narrativo, vuoi parlarci del perché di queste due scelte?

Ho sempre sentito vicina l'arte di Giorgio Da Valeggia; la Suonatrice, l'immagine della copertina, appartiene a un suo ciclo creativo molto suggestivo, dal mio punto di vista. Ho trovato che l'artista abbia saputo rappresentare su tela lo scorrere del tempo, il quale trasforma tutto, anche quando si ha la sensazione che non cambi mai nulla.

Il racconto con cui si apre il libro, invece, è la stesura di un sogno e lo avevo preparato per un numero di Pucianiga Comics, il fanzine locale di qualche anno fa, per il quale disegnavo e scrivevo. Rivista poi non più uscita. Mi sembrava simpatico introdurre il tema del tempo con una punta di sogno fantascientifico. E’ questo racconto Più vicini al tempo che ha dato il titolo alla raccolta. Il tempo è un bene molto prezioso e misurato, che troppo frequentemente si spreca e sul quale non si può più intervenire. Ecco allora che ho aggiunto il sottotitolo Respiri di finitudine…>>.

La Poesia, secondo molti, tende a idealizzare e a proporre l’irrealizzabile, il sogno, l’utopia. Il Poeta in realtà è un creatore di idee che non sempre si legano al mondo reale. Tu cosa ne pensi?

<<Non sono d'accordo. Una poesia può avere molte contenuti, ma è un luogo comune quello di pensare a un poeta come a un essere “astratto”. In realtà anche le poesie sono racconti di stati d'animo, di emozioni, di visioni, a volte anche a risvolto sociale. E' impossibile pensare non legato al mondo reale un poeta, per esempio, come Ungaretti>>.

Sebbene la tua poesia sia concettualmente e filosoficamente tesa alla ricerca di domande e risposte esistenziali, ci sono anche spiragli di speranza che fanno, come tu scrivi: <<pensare belle/ le ore del futuro,/ del giorno a venire>>, che lasciano spazio, quindi, anche a una vita più serena e tranquilla. Come dire: la vita è un correre verso la morte, come diceva un filosofo, ma ha anche momenti dolcissimi, incantevoli, seppure siamo immersi in una realtà molto complessa e difficile. Pensi che oggi e in futuro la tua poesia si apra maggiormente alla speranza di un mondo migliore?

<<Potrebbe>>.

L’amore, conquistato o improvvisamente perduto, ha avuto importanza in questi versi del libro?

<<Molto marginale. Il sentimento diffuso è quello legato al tema esistenziale>>.

Il mondo sta vivendo un periodo di grandi mutamenti epocali, sotto tutti gli aspetti. Tu come vivi, poeticamente, il nostro tempo?

<<Cercando di essere sempre il più possibile me stessa; cercando di non allontanarmi troppo dal mio modo di sentire e di percepire le cose>>.

Non si può concludere senza chiederti se hai altre raccolte liriche nel cassetto, oppure racconti, magari addirittura un romanzo? Parlaci dei tuoi progetti futuri.

<<E' prematuro parlarne, ma si trovano in uno stato embrionale un racconto e, sicuramente in modo più definito, altre liriche. Vediamo...>>.

Si scrive per sé, ma se si pubblica è perché si spera di condividere con altri le proprie sensazioni, emozioni, pensieri; insomma, si desidera essere letti. In poche parole, fai (come ci si esprime oggi) uno “spot” al tuo libro: affinché un lettore sia stimolato ad acquistarlo e leggerlo.

<<E' difficile pensare uno spot vero e proprio. Spero solamente che “Più vicini al tempo” possa incontrare l'interesse dei lettori>>.

(a cura di Giuseppe Possa)


(stralcio della recensione è apparsa anche su Eco Risveglio)

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