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21 gennaio 2016
RAFFAELE FATTALINI: “TRE RACCONTI SU PIERO CHIARA”

A trent’anni dalla morte, Piero Chiara (1913-1986) è ricordato con un libro dallo studioso ossolano. Fattalini, nell’intervista a margine della recensione, definisce lo scrittore di Luino uno dei migliori prosatori del Novecento: originale, diretto, umano.

<<Scusi, ha il “Buon Cazzone”?>>. Ve l’immaginate una signora che chiede al libraio, negli anni Sessanta, un’opera con questo titolo scandaloso? Eppure, se non fosse stato per Arnoldo Mondadori, l’editore de “il Balordo” di Piero Chiara (1913-1986), dove emerge la figura di un buono destinato a soccombere,  quel romanzo  si sarebbe intitolato proprio così. A portare alla luce frammenti di letteratura come questi, su un autore che ha fatto la sua fortuna letteraria assecondando la propria passione per la vita e il gusto dell’avventura erotica, è Raffaele Fattalini, già noto e stimato professore ossolano, che nella sua ultima pubblicazione, “Tre racconti su Piero Chiara”, rievoca questo aneddoto e altre interessanti memorie inedite.

Nella nota iniziale, l’autore precisa che lo scrittore di Luino si era recato ad Altavilla Silentina, un bel borgo medioevale situato in collina con vista sul golfo di Salerno, per documentarsi dei luoghi in cui avrebbe ambientato parti di un romanzo che stava scrivendo (“Il Balordo”, appunto). Laggiù fu aiutato dallo storico locale Giuseppe Galardi. Da quest’ultimo Fattalini, grazie a un collega professore a quel tempo tredicenne che si ricordava di quell’incontro, è venuto a conoscenza di documenti inediti. Naturalmente occorre leggere il racconto, per gustare la sottile ironia dello scritto, alla lettura piacevole come un elzeviro, dove le vicende, le riflessioni e le considerazioni annotate con scrittura forbita, fanno comprendere l’abilità dello studioso ossolano, che sa presentarsi con il dono dell’immediatezza.

Si domanda nella presentazione Federico Roncoroni, custode e curatore dell'eredità letteraria del suo amico Piero Chiara: <<Si può amare uno scrittore al punto di passare una vita a studiarlo, a fare ricerche su di lui e sulle sue opere, ad analizzarne i testi? Si può. Lo dimostra in modo inoppugnabile Raffaele Fattalini che questo suo amore l’ha dedicato a Piero Chiara, un autore con cui condivide non solo l’affaccio su uno dei laghi più belli del mondo – il Lago Maggiore – ma anche la vivacità intellettuale, lo spirito di osservazione e l’accuratezza nel parlare e nello scrivere>>.

Per capire da dove, probabilmente, è nata questa primigenia passione lo si intuisce alla lettura del secondo racconto: “Due preti nel portafoglio”: costoro sono i professori di uno zio dell’autore, che conservava una loro fotografia nel portafoglio e guarda caso aveva avuto da studente, tra i compagni di convitto al Collegio De Filippi di Arona, proprio Piero Chiara.

L’ultimo racconto nasce da un casuale discorso tra due donne, le quali, ricordando il Bar Pini che si trovava nel centro di Varese, danno il la a Fattalini - lì per un convegno sul suo scrittore preferito che fu anche un frequentatore del suddetto caffè - per una suggestiva rievocazione. In poche pagine, ma con disarmante limpidezza, egli ricorda un altro Bar Pini, quello che negli anni Sessanta i suoi genitori gestivano sul viale della Stazione di Domodossola. E’ però anche l’occasione  – messo da parte l’impegno del critico – per narrare con garbo, ironia e con un linguaggio forbito, personaggi che sembrano diventare, senza alcuna forzatura, anelli di una catena anonima e infinita di un mondo che ormai non c’è più, dove incontriamo anche l’autore ragazzino.

Per concludere, un quaderno d’appunti, una fotografia e il nome di un bar, sono i motivi conduttori di questo lavoro che ci porta indietro nel tempo e nei luoghi di Piero Chiara, suscitando interessi e stimolando curiosità per aspetti non noti sullo scrittore di Luino e per la validità del metodo di  ricerca di  Raffaele Fattalini, a cui basta un indizio per andare più a fondo e rivelarci una storia con maestria.

Il volume, stampato da Pistone di Domodossola, si presenta come un ben articolato e appassionato lavoro di uno studioso, assai noto in Ossola, nato nel 1943 a Premosello Chiovenda (VB), già insegnante di lettere, autore di vari volumi e pubblicazioni. Ha scritto pure articoli e saggi su periodici locali, ma anche su riviste e giornali nazionali. Ha vinto i premi Lago Maggiore 1990 e Ambiente nel 2009.


Giuseppe Possa

A coronamento della recensione al libro e per meglio comprendere la sua passione per lo  scrittore Piero Chiara, abbiamo posto alcune domande a Raffaele Fattalini:

Raffaele, da cosa è nata la tua passione per Piero Chiara.

<<Già dal suo primo romanzo Il piatto piange, Piero Chiara mi ha riconciliato con la lettura, con il piacere di leggere. Era il 1962, alla fine dell’inverno. Frequentavo allora la classe seconda del Liceo Classico al Collegio Rosmini. Una sera, su invito del Movimento Culturale Ossolano animato dal dottor Pistoia e dal ragionier Tami di Villadossola, venne a Domodossola lo scrittore Piero Chiara. Chiara era allora uno sconosciuto al grande pubblico, ma il dottor Pistoia ne parlava bene: uno scrittore nuovo, originale, diverso dalla letteratura corrente. Chiara venne a presentare la sua prima opera di narrativa. Si fa così per vendere i propri libri, frutto della propria fatica. Anche il Manzoni - di cui parleremo - faceva pubblicità addirittura ai Promessi Sposi (ma ci perse un capitale…): “Vino non c’è cui non bisogni frasca,/ Autor che non annunzia non intasca”>>.

Dev’essere stato memorabile quel giorno, per ricordartelo così bene.

<<E’ vero. Ne ho ancora vivo ricordo. Nel salone del Palazzo San Francesco, che era stato la chiesa del convento, il dottor Pistoia, presidente del Circolo, presentò con la sua solita signorilità lo scrittore di Luino. Disse del suo romanzo che stava avendo un sorprendente successo di vendite e di consenso della critica, sorpresa da tanta naturalezza narrativa e dalla piacevolezza della pagina. Chiara, in piedi e senza leggere, disse poco del suo romanzo. Parlò delle opere di narrativa e del romanzo in generale, dal Boccaccio al Manzoni in particolare, di cui era un attento e ricorrente lettore. Del Boccaccio disse che aveva ricopiato a mano alcune novelle, per imparare meglio il giro della frase, la cadenza narrativa, la scelta lessicale. Parlò del Manzoni, un autore che amava e rileggeva spesso. Lo ascoltai incantato, lessi il suo libro e da allora non l’ho mai più abbandonato. È come un amico, che vado a trovare di tanto in tanto. E un maestro di scrittura, da cui ho imparato e ho ancora da imparare, senza pretese naturalmente. Tornando alla tua domanda, mi ritrovai in pieno in quell’incipit del Piatto piange con il gioco delle carte, belote o poker, e del biliardo e le prime avventure amorose>>.

Non fermarti, raccontaci qualche tua avventura.

<<In quel tempo avvenne un fatto. D’estate lavoravo con i miei in un ristorante in Valle Vigezzo. Cameriere, barista, fattorino, insomma un tuttofare di giorno; la sera libera uscita con tanto di automobile, con la quale raggiungevamo io e un amico le sale da ballo affollate di villeggianti giovani e belle. Una sera conobbi Federica, una ragazza di Pavia. Pioveva a dirotto e, anziché andare in pineta, ci rifugiammo a casa sua. Abitava con un’amica, Antonietta, in un appartamentino a Crana, vicino alla casa natale di Jean Marie Farine, l’inventore dell’Acqua di Colonia. Era una vecchia casa ben tenuta: per una scala di sasso si saliva al primo piano, parquet di legno, piccola cucina e due camere da letto con quei letti d’una volta, alti dal pavimento e con grande spalliere lavorate, materassi soffici e profumati di spighe. Da quella sera, più non andammo al ballo. Anche questo trovai nelle pagine di Chiara, e non è il meglio. Ma a quell’età… E sì che lo scrittore ammonisce fin dalla prima pagina: “… neppure si pensa che lo studio, o un mestiere qualsiasi,  potrebbero aprire la strada nel mondo a chi nascendo si è trovato davanti l’acqua del lago e dietro le montagne, quasi a indicare che per uscire dal paese bisogna compiere una traversata o una salita, fare uno sforzo insomma senza sapere se ne valga la pena”. È un esempio della “moralità” di Chiara. Come si vede, altro che solo boccaccesco!>>.

Come giudichi tu lo scrittore di Luino.

<<Chiara è uno dei migliori prosatori del Novecento italiano: originale, diretto, umano. Carlo Bo, commemorando lo scrittore nella sua Luino a Palazzo Verbania, disse: “Chiara non sarà forse un grandissimo scrittore, ma certamente è un unicum nella letteratura italiana contemporanea”. È proprio così. D’altronde la casa editrice Mondadori ha pubblicato tutte le sue opere in due volumi dei Meridiani, curati ottimamente da Mauro Novelli. E sono state riedite anche le sue poesie a cura di Andrea Paganini e Mauro Novelli con il bel titolo Incantavi. A proposito di scrittori e di scrittura, ha scritto Monsignor Cesare Angelini, uno dei più sensibili interpreti del Manzoni: “I grandi libri si impara a leggerli, non a contraffarli, e i maestri non si imitano: basta ammirarli con umiltà di scolari. Allora ciascuno trova in quel lume il suo proprio modo di scrivere e magari di scrivere bene”>>.

Per il futuro, hai in cantiere altri libri?

<<Sì, un paio. Una raccolta di elzeviri, come questi, ma meno “metaletterari”, più legati alla vita, alle persone, alle mie esperienze sempre però trasfigurate. È questo il bello della poesia. E poi un racconto lungo, basato su un diario di guerra scritto da un Sottotenente degli Alpini di Villadossola nella campagna di Montenegro. L’ho trovato tra le carte vecchie in un solaio assieme a tre cappelli alpini di cui uno con penna bianca, la divisa da ufficiale con tanto di sciabola con tracolla di seta azzurra e spadino, la Camicia Rossa dei Garibaldini di Jugoslavia. Ci sono pagine di grande valore umano. In una si racconta un episodio drammatico, in cui si è sfiorata una tragedia come quella di Cefalonia. Tra quegli Alpini ce n’erano molti di Domo, di Villa e delle nostre valli ossolane, la maggior parte sono tornati “a baita”. C’è, infine, un inedito di Chiara, di cui sono venuto in possesso. Ma di questo è prematuro parlare. Deciderà il professor Roncoroni, al quale l’originale è stato offerto per il suo “Archivio privato Piero Chiara”.>>

(da un’intervista di Giuseppe Possa a Raffaele Fattalini)


A. Lista, R. Fattalini, G. Possa e G. Quaglia
(promotori di un convegno  su Gianfranco Contini
a La Fabbrica di Carta nel 2012 a Villadossola
)
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