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CULTURA
2 ottobre 2016
“ATTRAVERSO IL NULLA”: MOSTRA DI SANDRO GIORDANO A MILANO

Resterà aperta fino al 9 ottobre allo SpazioArte Tolomeo, in via Ampère, 27 a Milano (tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19; sabato e domenica con orario continuato dalle 11 alle 19) la mostra “Attraverso il nulla” di Sandro Giordano. E’ stata inaugurata giovedì 29 settembre dal critico e giornalista, Nicola Maggi, anticipato da un intervento del gallerista Franco Lucisano, che si è soffermato sul fatto che ancora una volta l’artista l’ha stupito e lo ritiene “un vero maestro capace di una crescita artistica nella quale le nuove tematiche sviluppate sono da una parte la naturale e la logica evoluzione di quanto ha realizzato antecedentemente e dall’altra sono eventi pittorici totalmente eccezionali da lasciarti profondamente coinvolto, quasi esterrefatto”. Maggi, dal canto suo, ha fatto notare che Giordano, passato da una lunga carriera di disegnatore e illustratore, dopo aver affrontato anche l’astratto, “ha abbracciato la tradizione quella con la T maiuscola... che lo ha riportato ai romantici tedeschi o a William Turner, fino a fare i conti con la lezione di grandi pittori contemporanei come Anselm Kiefer o Lucien Freud”.

L’interessante esposizione (il cui titolo ci fa pensare a quei sentieri dove possiamo trovare la scintilla della “prima luce” e attraverso un “viaggio” nei “labirinti” e nei “quartieri” del “nulla divoratore” giungiamo al tutto, attraverso le immagini della memoria e della natura) “stimola il nostro intelletto all’io più profondo, dove si trova nascosta una piccola porta oscura che facciamo fatica ad aprire”, come scrive Maria Cristina Giuffrida nel bel catalogo (edito da FL Arte Contemporanea). Giordano, dal suo canto, afferma: <<E’ stato un viaggio attraverso il mio interno proiettato verso l’infinito, il Tutto. Tra noi e il tutto ho scoperto una interminabile distesa di nulla, il nulla che tutto fagocita. L’uomo vive avvolto dal nulla, lo calpesta, lo respira, lo ama e se ne nutre, fino a farne parte integrante. Nessuno lo conosce, ma tutti sanno che c’è. Ho scelto di percorrere i sentieri del nulla per riuscire a sentire l’impercettibile scintilla che porta al tutto>>.

La mostra mi ha permesso di conoscere questo autore, nato ad Agropoli (SA) nel 1965, che nel 1980 si trasferisce a Milano per frequentare il Liceo artistico e, dopo il diploma, per proseguire gli studi con la Scuola professionale di Pittura al Castello Sforzesco. Proprio per la sua passione per l’arte in tutte le sue espressioni, intraprende la carriera di fumettista realizzando le matite di diversi numeri di Diabolik, in seguito si dà all’illustrazione editoriale e cinematografica. Col nuovo millennio si dedica soprattutto alla pittura, motivato anche dal successo al “Premio Portella”. Nel 2004 propone la sua prima personale e nel decennio successivo espone in Italia e all’estero in diverse collettive e personali. Nel 2016, Vittorio Sgarbi lo elegge vincitore del 1° Premio Internazionale della Cultura con l’opera “Teatro nuovo”.

Allo “SpazioArte Tolomeo”, Sandro Giordano espone una serie di opere, oli su tele, di medie e grandi dimensioni, dipinte con maestria e raffiguranti soggetti diversi: volti, interni, paesaggi di una natura quasi primordiale, la cui potenza selvaggia è capace di interrogare e inquietare l’uomo, quasi a volerlo mettere in comunicazione con l’altro da sé. La sua pittura, però, attrae anche per quel suo stile corposo con cui coglie le figure, che vanno viste e focalizzate nella loro atmosfera, all’interno di un materico movimento di colore, simile a un’energia che si distende, si raggruma nello spazio, modulando in modo sapiente e le cromie e la luce. Ne scaturisce una luminosità uniforme e diffusa, con passaggi chiaroscurali sui corpi, che contribuisce a dare loro solidità plastica e calda, soprattutto perché l’autore ha steso tutto  intorno un’immersione di colore caldo e ovattato.

Che altro dire su questa interessante serie di lavori? Innanzitutto, oltre la densa e fervente matericità delle cromie, essi vanno collegati strettamente agli stati d’animo e ai sentimenti di una società opulenta, ma alla deriva. Giordano sente, vive e dipinge, paesaggi, quartieri, labirinti, mari, cieli, vegetazione, teatri, corpi, in una specie di percezione panica della realtà, del mondo e della civiltà umana che, tuttavia, spera ancora in un più possibile e sostenibile avvenire. Certi quadri sono un invito a liberarci della “zavorra” che ci accompagna nei percorsi della vita che, ormai, davvero pare senza vere prospettive future. Il quadro intitolato, appunto, “La zavorra” ci spinge a leggerlo sotto più aspetti: siamo esseri umani, impoveriti, costretti a portare sulle spalle i malati terminali della nostra grassa e avida società del benessere ormai in via d’estinzione; oppure ci ritroviamo spiriti resi deboli e costretti a caricarci il peso gigantesco delle nostre frustrazioni e paure, dei nostri pensieri distruttivi, delle miserie interiori che ci schiacciano dalla nascita alla morte, mentre potremmo vivere liberi e felici?

Ci sono, poi, quelle figure in sciolte pose prospettiche e nell’inquietudine della luce che possono creare in noi o tensioni pericolose oppure sollecitazioni positive per farci uscire dallo stato di apatica abitudine della quotidianità. Mentre in certi volti raffigurati dentro un contesto luminoso, in cui emergono espressioni, tratti somatici decrepiti o meglio ansiose maschere di persone, ci inducono disperatamente a cogliere ancora un fulgore di vita e di affetti persi.

I paesaggi di Giordano, infine, paiono rinchiusi in un apocalittico espressionismo, con quelle acque agitate, quella vegetazione e quei cieli selvaggi dipinti con sciabolate segniche e colori forti e saturi, come a rappresentare la lotta tra noi e l’ambiente circostante oppure una fuga poetica nella primordialità della natura.

Per concludere, i quadri di Sandro Giordano paiono sì visioni elaborate da una memoria visiva, ma non semplici pretesti per una ricerca solo pittorica, né semplici fughe dalla realtà, bensì autentica immersione, “attraverso il nulla”, nel mondo reale, come continuità e fervente partecipazione a una vita, densa di emozioni, pensieri, sogni, ricordi, relazioni e rapporti esistenziali.

Giuseppe Possa


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permalink | inviato da pqlascintilla il 2/10/2016 alle 10:12 | Versione per la stampa
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