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9 luglio 2017
TOGO TRA FERMENTI E STIMOLI

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I dipinti di Togo (Enzo Migneco), al limite dell’astratto, sono pervasi dal senso della natura e possiedono i colori caldi del Sud: sono i paesaggi della solarità mediterranea, dove la luce è protagonista. Maestro dell’arte incisoria, il suo segno – fatto di perizia estrema che è assoluta padronanza del mezzo espressivo – dà il senso del suo stile inconfondibile. La città di Messina quest’anno lo celebra con un’antologica.

Al direttore di <<Controcorrente>> che, per la prima volta, mi confidava con entusiasmo di voler fondare una rivista di arte e cultura, non riuscii a n281752_2325609938535_5524667_nascondere alcune perplessità: di ordine pratico ed economico, naturalmente, non sotto l’aspetto culturale, poiché già ci univano precedenti esperienze letterarie. Una sera, però, che stavamo parlando di questo progetto tra amici, nello studio-fucina del pittore Togo, egli – sempre pronto e sanguigno nell’appoggiare nuove sfide e fermenti intellettuali – sostenne con passione e slancio l’iniziativa di Gianni Pre, a tal punto da fugare in me ogni dubbio sulla riuscita e sulla durata del trimestrale (che gli dedicherà la copertina e un inserto speciale sul numero 10). A volte, come si vede, basta una forza coinvolgente per spingerci ad andare al di là di noi stessi, a non spaventarci oltre misura degli ostacoli.

A_5402,risacca,2007,80x100pTogo, infatti, è un trascinatore; crede in ciò che fa, nel suo lavoro, negli ideali: con impeto personale affronta nuove idee o proposte, senza calcolare con il bilancino i vantaggi e gli svantaggi. Mi sento così diverso da lui, eppure ci accomuna lo stesso diploma di ragioneria, ma per Togo (<<Vedi – mi precisa – allora a Messina non c’era il Liceo Artistico e di conseguenza ho dovuto ripiegare su altri studi>>) l’unico interesse verteva sull’arte; così, subito dopo, studia privatamente pittura e si diploma da esterno, con ottimi risultati, all’Istituto d’Arte di Palermo.

Andiamo, però con ordine, perché per tracciare un suo “ritratto” sono tornato nell’atelier di via Agnesi a Milano, dove lo sorprendo indaffarato al torchio calcografico, mentre sta terminando un’incisione: << Scusa un attimo, Giuseppe – mi dice – sono subito da te>>. Colgo così l’occasione per sfogliare un voluminoso fascicolo che si trova sopra un tavolo e, sorpresa, scopro che la giovane Elisa De Gradi si è diplomata all’Accademia di Brera, presentando una tesi su <<Il ruolo del paesaggio nell’incisione contemporanea in Lombardia>>, con un profilo esaustivo sull’opera e sulla vita di Togo (pseudonimo di Enzo Migneco, da lui scelto a caso già nel 1962, per evitare il retaggio pesante dello zio).

È un piacere, tuttavia, ascoltare dalla viva voce dell’interessato la storia biografica del A_5228,%20Risacca,%202006%20,%20olio%20e%20arilico%20su%20tela,%20cm%20100x80.jpgsuo pregnante percorso artistico, che, qui, per ragioni di spazio, sono costretto a sintetizzare in poche righe. Nato a Milano nel 1937, dopo un lungo peregrinare per l’Italia, a causa del secondo conflitto mondiale (il padre è prigioniero in Africa e la famiglia è costretta prima a sfollare a Ostia e poi nelle Marche) la famiglia di Togo si stabilisce nel 1946 a Messina, terra di origine dei genitori (e della Sicilia porta dentro da sempre i colori e la memoria). È in questa città che instaura i primi approcci artistici: del resto in casa Migneco si vive quotidianamente a contatto con l’estro e la creatività espressiva: lo zio Giuseppe (1908-1997) è stato pittore di gran fama; lo zio Angelo ha avuto notorietà come scrittore e umorista; il padre e il nonno hanno <<coltivato>>, in privato, la pittura e la poesia.

Già negli anni Cinquanta, con gli amici Celi, Cucinotta, Santoro e altri giovani, Togo inizia a proporre i suoi lavori in mostre organizzate a Messina (proprio questa città nel 1989 e nel 2017 gli dedicherà due memorabili antologiche, patrocinate dall’Amministrazione Comunale e Provinciale, nonché dall’Ente Teatro Vittorio Emanuele, con incisioni e oli, rappresentativi della sua lunga attività artistica).

Stimolato dal desiderio di operare nella metropoli d’ambito europeo, che allora rappresentava il centro artistico culturale italiano (<< Tu comprendi, in una piccola cittadina di provincia, esaurito il discorso tra due o tre persone, finisci per parlare con te Ricordodimare,olioeacrilicosutela,cm100x80stesso>>), nel 1962 egli ritorna a Milano: <<Mi sono così tuffato – mi confida – colmo della febbrile necessità giovanile di conoscenza, nel clima adatto per chi vuole realizzare le proprie aspirazioni, aumentare il personale bagaglio tecnico e confrontarsi poi con i protagonisti di questi ambienti stimolanti. Vedi, con maggiori possibilità economiche, avrei potuto benissimo scegliere altri punti di riferimento, come New York o Londra. Gli incontri importanti che puoi fare nei grandi centri ti aiutano a capire che in arte non c’è niente di nuovo, ma è un continuo trasferire. Il compito degli autori è, a mio avviso, quello di offrire un piccolo contributo, scavando nell’intimo della propria coscienza, da aggiungere al vasto mare delle esperienze precedenti>>. Stabilitosi, dunque, nel capoluogo lombardo, Togo apre lo studio e subito dopo si sposa (avrà due figlie: Paola e Sara, rispettivamente attrice teatrale e disegnatrice di fumetti).

Aspettandolaba,1994,acquaforte,acquatinta,mm_500x320È del ’67 la sua prima personale milanese, lo ospita la <<Galleria 32>>; nel contempo, con i pittori Marzulli e Faini, entra a far parte degli artisti della <<Galleria Diacron>> diretta da Pasquale Giorgio, presso la quale proporrà le proprie opere in esclusiva fino al 1977. Sono anni intensi di soddisfazioni e di prosperità economica (tra l’altro egli insegna disegno presso Scuole Statali ed ha già iniziato l’attività incisoria) che gli consentono di trasferire lo studio nell’attuale sede, più ampia e illuminata, così da poter installare anche un torchio e costituire con Leopoldo Paratore le Edizioni della Scarabeo (società che si proponeva la diffusione della grafica originale).

Togo, in quel periodo, attira sempre più l’attenzione del pubblico con esposizioni particolarmente significative, come le mostre alla Biblioteca Comunale di Palazzo Soriani o alla Galleria Annunciata, presentata da Paolo Volponi. Nel 1981, Attesa,2008,acquaforte,acquatinta,manieranera,mm400x315pin collaborazione con i pittori Mario Bardi, Benito Trolese, Julio Paz, col critico Giorgio Seveso e con la coordinatrice Paola Mortara, dà vita allo spazio <<Aleph>>, centro espositivo autogestito, con l’intento di aggregare autori ed estimatori d’arte. Con questo gruppo espone a Palazzo dei Diamanti a Ferrara, a Wroclaw in Polonia e a Helsinki in Finlandia.

Dagli anni Ottanta in poi, diventerebbe assai sterile elencare le numerose rassegne da lui tenute in Italia e all’estero, soprattutto nel campo dell’incisione. È sufficiente, qui, ricordare le più rilevanti: a Milano, presso la Galleria Bonaparte, Palazzo Dugnani, lo Studio d’Arte Grafica, l’Università Bocconi; oltre a quelle di Mosca, Leningrado, Yokahama, Twain. Nel 1999 è invitato a Bruxelles a esporre nella Galleria del Parlamento Europeo venti opere. Dal 1999 al 2004 è stato titolare della cattedra di Incisione presso l’Accademia di Belle Arti “Aldo Galli” di Como. Dallo stesso anno e fino al 2005 ha avuto un contratto col gruppo editoriale Telemarket che ha proposto per televisione, in esclusiva, la sua opera pittorica. In questi anni, per l’Associazione “Roberto Boccafogli” con Sara Montani è docente e responsabile del laboratorio “La Stamperia” de “La Fabbrica del Talento”, centro di attività espressive e socializzanti a Milano.

catalogo055pVa, inoltre segnalata la sua presenza, con illustrazioni e uno scritto sulla di lui attività, nel volume, stampato dalla Minerva Italica, <<Storia dell’incisione moderna>>, a cura di Paolo Bellini. E come non accennare all’inserimento, tra i pochi contemporanei, nella corposa pubblicazione <<Arte fantastica e incisione>>, per i tipi della Giorgio Mondadori? In essa Lucio Barbera, con un lungo saggio, integrato da otto riproduzioni, ne stigmatizza l’intensa e feconda ricerca grafica. Nella pubblicità sul mensile <<Arte>>, questo libro è corredato da una breve didascalia, in cui si legge testualmente: <<Incisori visionari dal XV al XX secolo: Dürer, Blake, Goya, Klinger, Chagall, Carrà, De Chirico, Lam, Togo, fino al fantastico negli ex-libris del XX secolo, alla cartellonistica pubblicitaria, agli incisori contemporanei>>.

La sua profonda passione per l’arte lo porta spesso a partecipare in prima petogomessinarsona ai fermenti culturali milanesi e, di conseguenza, a svolgere anche un ruolo propositivo. In tale veste è stato eletto due volte quale commissario al Museo della Permanente e con un gruppo di amici ha portato a compimento le mostre sull’astrazione e la figurazione in Lombardia. È, inoltre, stato presente, per diversi anni, nella commissione della Rassegna <<Bice Bugatti>> di Nova Milanese, assieme a De Grada, Scalvini, Seveso, Viviani e altri.

Togo, in definitiva, ritiene fondamentale la curiosità con cui un individuo si pone verso il mondo esterno. Da qui deriva, infatti, la sua necessità di approfondire la conoscenza in vari rami paralleli (letteratura, poesia) che appaiono complementari alla pittura: <<Questi approfondimenti – spiega – mi permettono di colmare eventuali lacune e di approfondire il dibattito con autori contemporanei, come Volponi, Consolo, Sanesi, Loi>>.

A un certo punto del colloquio, Togo mi parla delle sue opere recenti: <<negli ultimi A_2429,Riverberi,1992,70x60operiodi sto lavorando sui miti: ad esempio La Fata Morgana, rappresentata con il viso di una donna sullo sfondo del paesaggio>>. Prontamente, mi ragguaglia su fenomeni di rifrazione della luce, attraverso strati d’aria ed evaporazioni acquee, che, in momenti di particolare caldo, provocano incantevoli illusioni ottiche: <<Si può così assistere – conclude – dallo stretto di Messina, anche se in rarissime circostanze, alla visione, sulla costa calabrese, di imbarcazioni in lontananza che paiono sospese tra le nuvole, o di case, come se fossero rovesciate>>.

Improvviso, a toglierci da queste piacevoli divagazioni <<morgane>>, squilla il telefono; poi, sopraggiungono alcuni amici e questa sorta di <<Bottega rinascimentale>>, finisce per animarsi vivacemente, per cui a Togo non resta che suggerirmi una riflessione finale: <<Vedi, Giuseppe, io ho forti speranze, perché ho attorno tanti giovani con grandi entusiasmi e possibilità. Mi auguro, quindi, che Milano riprenda quella grinta che la caratterizzava negli anni Sessanta. Sta, ovviamente, anche a noi riattizzare i vecchi entusiasmi>>.

Giuseppe Possa

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permalink | inviato da pqlascintilla il 9/7/2017 alle 8:25 | Versione per la stampa
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