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arte
23 settembre 2017
I GIORDANO

"Visione e illusione" è il titolo della mostra di Sandro e Massimo Giordano alla Banca Generali, via S. Paolo 7, di Milano, dal 27 settembre al 24 novembre 2017, per la rassegna "Artisti sotto il Duomo". Protagonisti due fratelli, uno pittore e l'altro fotografo in un'esposizione realizzata in collaborazione con MADE4ART.

giordano copert.

I fratelli Giordano - Sandro, pittore e Massimo, fotografo - si confrontano in una mostra dal titolo “visione e illusione”, con una serie di opere personali, altre autonome ma con variazioni dello stesso tema e una decina di tecniche miste elaborate su un unico supporto, in un sodalizio artistico, dove sulle fotografie del secondo c’è un intervento cromatico del primo. In questo ultimo caso, obiettivo e pennello si sono fusi insieme, al servizio di una comunicazione che vuole toccare intime, interiori risonanze emotive. Dall’occhio esperto di colui che ha ripreso modelle, artisti, vip ed eventi vari e dall’abile mano del pittore in grado di donare ai quadri una meravigliosa sinfonia di colori, sgorgano immagini capaci di dare vita a suggestioni e sentimenti inediti. Così, uniti nella ricerca tra dispositivi diversi, questi due autori contribuiscono a un dialogo vivo, carico d’intenzioni concettuali e segni espressivi.

Da parte sua, nella giordano1mostra, Sandro propone tele dipinte con perizia tecnica e maestria, che ritraggono soggetti diversificati: volti, figure e paesaggi. Lavori, i suoi, che vanno osservati e focalizzati nella loro atmosfera, all’interno di un movimento di colore materico, simile a un’energia che si distende, si raggruma nello spazio, modulando in modo sapiente e le ombre e le luci.

L’olio intitolato “Silenzio”, più che una sensazione ottica, riprende una veduta immaginaria, di apocalittico espressionismo, per quelle tinte intense e cupe da tregenda, capaci di interrogare e inquietare l’uomo, in una dimensione dove la natura si fa puro stato emotivo e il silenzio diventa diretta espressione del cuore. Così ne “Il Bacio”, in cui è evidenziata una percezione incredula di dolcezza, di piacere precario, quasi da trattenere tutto per sé. Inoltre, dai lineamenti del viso e dalla gestualità delle mani trapelano anche una commozione e un pathos, che magari non derivano tanto dalla condizione sociale attuale, bensì da una realtà propria dell’esistere, che ci accompagna da sempre attraverso il tempo.

girod sanPiù pregnante e sconvolgente è la tela “7 desideri”. Qui un corpo scheletrito, straziato oppure ormai rassegnato, appare appeso ad altrettanti fili comandati, forse, dal fato (o dal dominio di occulti poteri), a cui il fruitore (o meglio ancora, il collezionista che l’acquista), per gioco o per celia, se vuole può sostituirsi al “burattinaio”, colto da un surreale “desiderio” inconscio (e sarebbe l’ottavo, fuori quadro) di guidare e transitare un essere umano verso una propria meta. Non compare, tuttavia, nei dipinti di Sandro un retorico senso di drammatica denuncia o di critica sociale; sono, invece, accentuati il carattere di transitorietà e il senso di isolamento tipici dell’esistenza.

Infine, nella serie dedicata ai “Poppy’s”, teste di papavero, è quasi rappresentato il trascorrere del tempo, in toni gelidi, taglienti, che danno un’impressione atomica al turgido svuotamento della capsula oppiacea, che dopo aver respirato, essersi nutrita e trasformata, mostra lo scheletro che ha contenuto nel proprio guscio il “mistero” delle sue profondità, prima dell’esplosione finale, come sembrerebbe succeda ciclicamente nell’universo. Naturalmente, si può ipotizzare che ci sia sempre la speranza di nuove impollinazioni a generare il futuro.

Il fotografo Massimogird max,con i suoi scatti stampati in ampie dimensioni, in questa rassegna propone la visione di una bellezza femminile seducente, sensuale, ovattata in un fascino fatato, per esempio, in Isabella”, dentro cui armonizza con uno scrupoloso studio del taglio, l’illuminazione, i cromatismi e le vibrazioni tonali.

In immagini quali “Estasi”, “Rumoroso silenzio” e “Domani”, l’autore trova un punto in comune, un leimotiv, nella predisposizione delle mani che, cariche di un significato di alto valore, esalta nei particolari, facendole brillare con meticolosità nelle sfaccettature più vere, quasi a indicare qualcosa che deve accadere o che si deve attendere.

L’artista propone, però, anche fotografie casuali, come quella titolata “Dama nera”, scattata in un castello, dove la leggenda vuole aleggi lo spirito di una donna e, in effetti, qui fortuitamente appare riflessa, simile a presenza inquietante, un’ombra, una sagoma.

In altre istantanee, Massimo ritrae scorci paesaggistici, “Il fiume del tempo”, “Attraverso”, “Risveglio”, e pare cogliergiordano xxe il tempo nello spazio o meglio l’illusione del tempo in uno spazio: il tutto congelato in un click dove panorami, strutture, elementi della natura, si pietrificano per sempre, nella dimensione del silenzio più assoluto. In queste esclusive e affascinanti immagini egli sfrutta solo le tecniche della fotografia, senza interventi digitali, mostrando così la sua talentuosa abilità.

A questo punto, occorre citare “L’incontro”, un’opera unica affiancata, realizzata in contemporanea dai due fratelli, che è proprio il simbolo del loro incontro tra pittura e fotografia. Una ragazza è vista pittoricamente rivolta verso lo spettatore e fotograficamente di spalle. La morbida sinuosità delle figure, la loro felice e serena età giovanile, quel tendersi una mano fino a sfiorarsi e l’altra stesa in senso opposto, oltre a mettere in risalto la loro poetica bellezza, danno l’impressione di eseguire una danza, con grande impegno, ma senza alcuna presunzione di sfida.

Infine, ci sono i foto-quadri nati dagli scatti di Massimo su cui Sandro è intervenuto pittoricamente, con un interagire misurato della sua mano sulle istantanee. I volti femminili o i nudi di donna esibiscono tutta la loro bellezza, a volte sensuale altre volte angelica, ora interiore ora proiettata verso spazi invisibili. Crepita in loro una luminosità intima, scaturita dal cuore, attraverso una posa o uno sguardo immaginativo forte d’energia. In tutte queste opere c’è la poesia messa in luce dalle sensazioni delle pose e delle sovrapposizioni cromatiche, che mostrano le protagoniste in una dimensione fantastica, quasi onirica. In questo doppio processgiordano 3o i due artisti sanno entrare nelle anime di queste giovani piene di vita; quindi, con l’occhio della macchina fotografica e con quello variopinto della tavolozza, riescono a infondere un’aura magica e un’atmosfera delicata all’insieme delle composizioni.

L’intervento segno-colore è soprattutto evidente nei tre “Elementi”, titoli delle istantanee dedicate alle rocce: qui la prevalenza cromatica finisce per dare l’illusione che si tratti di astratti geometrici. E ancora, il foto-dipinto “Lady Poppy” deve il proprio fascino alla particolare gabbia pittorica, creata dalla carcassa della “femmina del papavero” che imprigiona la donna e che pare uscire con forza e veemenza espressionista dalla sua pelle, in un gioco di chiaroscuri. E’ un’immagine provocatoria che comunque inquieta; un piccolo capolavoro capace di suscitare in chi guarda quelle emozioni e quelle riflessioni che sono prerogative di un’arte impegnata.

Resta, infine, l’ultimo quadro in comune da esaminare, “Abbraccio”, qui gli amanti sono delicatamente annodati in una stretta unisona, in una visione positiva, in uno spazio intimo che si compenetra, senza che uno emerga sull’altra. La sfumatura compenetrata sembra favorita proprio dalla morbidezza della colorazione che avvolge maggiormente i due amanti in un ipotetico,giordano 5 sensuale amplesso.

Per concludere, la mostra “Visione e illusione” dei fratelli Giordano è composta da opere emotive e seducenti, che non rinunciano a una forma di racconto e, nel contempo, proprio perché suggeriscono e non descrivono, lasciano spazio all’immaginazione di chi le osserva. L’importante è non fermarsi a una fruizione immediata, tra i due linguaggi visivi, circoscritta al solo livello estetico, di visione, ma va anche approfondita la vertiginosa originalità dei due artisti che hanno saputo proporre pure l’illusione, una sfera di magica e poetica fantasia fortemente ermetica e quasi oppressa da un insolito silenzio, che sembra volutamente celare risposte.

Giuseppe Possa




permalink | inviato da pqlascintilla il 23/9/2017 alle 18:14 | Versione per la stampa
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