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letteratura
14 gennaio 2018
Gianni Longo: “Lasciami almeno un sogno” – Armando Curcio Editore

A volte, il modo per far piacevoli letture è quello di andar vagando tra le librerie… e così mi sono imbattuto in questo gOBNC5270radevole volume di Gianni Longo: Lasciami almeno un sogno. Sono qui raccolti scritti, dove ogni argomento pare intrecciato a un altro in un cammino sinuoso e lastricato di perle, pensieri, considerazioni, tra arte e letteratura, che diventano nutrimento per la mente, al fine di comprendere la nostra situazione concettuale in quest’era di oscurità, almeno per il momento.

Longo, che è nato a Bressanone nel Trentino, da anni è conosciuto nel mondo della cultura per i suoi saggi su artisti, come Piero Guccione, a cui organizzò un’importante antologica nel 1986 con la presenza di Leonardo Sciascia o come Anton Zoran Music che gli fu amico. In questo suo primo libro edito da Armando Curcio ha raccolto quanto di più significativo ha scritto negli anni, con quella sua prosa stilisticamente forbita, carica di umanità, sia quando i sui testi sono rivolti alla visione del mondo e dell’uomo contemporaneo, sia quando parla del tempo in cui viviamo, un momento piuttosto oscuro, dove certi valori vengono distrutti o dimenticati da una globalizzazione anarchica, invadente e distruttiva.

Obiettivo e attento, ma piuttosto pessimista sul destino ineluttabile dell’uomo, Longo è, 418zfRkoO1L._SY264_BO1,204,203,200_QL40_però, profondo nella critica, caldo nei ricordi, esemplare nei dibattiti culturali.  I suoi argomenti trattano di sentimenti, emozioni, riflessioni sulla vita e sulla morte; le sue sono considerazioni che s’innalzano dalle inutili diatribe, animati da un volo, sostenuti da una forte passione ideologica, intrisi di uno spessore  intellettuale da autentico saggista.  L’autore è pure nitido e fermo nel suo modo di esprimere giudizi sugli artisti trattati; un testo critico, in particolare, ha attirato la mia attenzione: “La propria ragion d’essere” dedicato a un amico comune. Longo,  scrivendo appunto di Sebastiano Parasiliti afferma che questo artista si “confessa nella sua pittura” che appare come un’isola “sulle cui rive conduce le insufficienze e le tare della nostra epoca, per fronteggiarle con un’atmosfera lirica e sensuale, velata dalla purezza dei suoi colori e di una luce dove tutto nasce, tutto si consuma, tutto si rinnova e muore”. Seba , classe 1957 - che in tutti gli anni Ottanta visse in Val d’Ossola con questo pseudonimo, dove maturò e si affermò come apprezzato pittore, per poi tornare a vivere per altri decenni ancora nella sua terra – ha aperto da poco uno studio anche a Villadossola, centro ossolano in cui vive buona parte dell’anno. “Il nostro autore – conclude Gianni Longoha l’arte di cogliere e di conoscere il criterio delle cose, ha l’arte di appropriarsi e di adattare le più diverse esperienze acquisite e sonda tutti i pensieri che il reale e il possibile risvegliano in lui. La pittura di Parasiliti non è classica, né romantica e neppure moderna; è tutte queste cose messe insieme, o per meglio dire, fra tradizione e modernità, tra passato e presente” e io aggiungerei tra figurativo e astratto.

Lasciami almeno un sogno” è in definitiva una raccolta di testi che nelle sue molteplici trattazioni, entro cui lo scrittore si muove con garbo e con la naturalezza di un linguaggio immediato,  offre innumerevoli spunti di riflessioni, del resto pensare consente anche di rivolgersi al passato, cercando risposte per le esigenze di oggi, un presente in cui l’attuale concezione di esistenza sembra non concedere respiro.

Giuseppe Possa

gp parasili

 

 

 

 

 

 

 



Sebastiano Parasiliti e Giuseppe Possa (in alto Gianni Longo)



permalink | inviato da pqlascintilla il 14/1/2018 alle 11:20 | Versione per la stampa
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