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letteratura
13 febbraio 2018
GIOVANNI BILLARI: “UN VESTITO A PENNELLO” (MDF Michele Di Fiore Editore - Milano, 2017 - pag. 310)

L’autore è Giovanni  Billari: da abile sarto a gallerista. Fondatore e direttore della “Ciovasso”, uno spazio espositivo che fu punto d’incontro di collezionisti, critici, pittori, scultori e fotografi, provenienti da diverse parti del mondo. Un volume di oltre 300 pagine con la storia minuta ma importante d’innumerevoli mostre personali e collettive (alcune a tema). E’ il diario umano e professionale di un testimone particolare della vita artistica milanese dalla fine degli anni Sessanta del secolo scorso a oggi.

barillari

Quando nei primi anni Settanta, mi stabilii a Milano per lavorare (e ci sono rimasto fino all’inizio del 2018), una delle prime persone che ho conosciuto è stato il critico e poi amico Gianni Pre, redattore di Alla Bottega, in seguito fondatore e direttore di ControCorrente. Con lui ho condiviso anni fecondi in queste due riviste che sono state la mia “fucina” di arte e cultura nel tempo libero, contribuendo alla mia 253302_2325812743605_6259519_nformazione letteraria, poiché ero impiegato all’ufficio Contabilità e Amministrazione di un grande gruppo industriale. E’ con Pre che ho iniziato a frequentare la Galleria Ciovasso, nell’omonima via, accanto a Brera, fondata e diretta da Giovanni Billari (classe 1932), il quale ricorda anche noi (ed è stato una piacevole sorpresa) nel suo libro-diario che ha appena dato alle stampe, ora che si è ritirato a godersi finalmente un meritato riposo. Quando parla dell’interesse della stampa per le rassegne che organizzava, egli scrive: <<…mentre Giuseppe Possa e Gianni Pre, con la loro rivista ControCorrente, recensivano con interesse quasi tutte le mostre…>>.

1495720501-Ripellino_GrandeQuanti ricordi mi tornano alla mente quando sento parlare di Billari o quando c’incontriamo, purtroppo raramente ora che sono tornato tra le mie montagne. Quante emozioni, inoltre, ho provato nel leggere questo suo “Un vestito a pennello”, dove già nel titolo è racchiusa la sua lunga carriera professionale e artistica. Penso di averli incontrati quasi tutti, spesso entrando con loro in relazione, gli artisti, gli scultori, i fotografi e i critici riportati, col sapore della memoria, nelle oltre 300 pagine, in cui scorre la sua vita riassunta nel libro (arricchito da quasi 200 riproduzioni a colori di opere esposte nella propria galleria e di fotografie personali). Vi sono raccontati con rigore, e con la semplicità di un “autodidatta” che qui raggiunge vette eccelse, avvenimenti che si sono succeduti e personaggi descritti molto bene con felice vena psicologica.

gallciovassoAlla Ciovasso ci si incontrava per operare artisticamente, per riflettere e preparare iniziative, per dibattere e scambiarsi idee. Si organizzavano rassegne itineranti, si tenevano conversazioni e dibattiti, incontri con il pubblico e si allestivano, soprattutto, esposizioni. Le prime inaugurazioni di mostre a cui partecipai in quegli anni, tutte di notevole spessore artistico, dai contenuti impegnati e di portata sociale, furono appunto nella Galleria di Billari, ampi locali al primo piano, equamente suddivisi tra abitazione, bottega di sartoria e spazio espositivo. Giovanni, sempre impeccabile nel vestito, attivo, attento e profondo scopritore di talenti, sapeva dialogare, consigliare, creare legami d’amicizia con tutti. Mite e silenziosa, volutamente in disparte ma attenta e fattiva collaboratrice, stava la moglie Vera, una donna di grande umanità, che ben equilibrava la vivacità del marito.Rossana-Bossaglia-durante-un-opening-in-via-Ciovasso-foto-Guido-Villa Ricordo anche un giovanissimo Francesco, il loro figlio, che girava benvoluto tra il pubblico, ma subito dopo la laurea alla Bocconi è andato a insegnare nelle università, prima in Germania, poi negli Stati Uniti e in Inghilterra, per tornare, infine, a Milano come prestigioso docente alla stessa Bocconi. E’ lui che in questi ultimi anni ha incoraggiato il padre a scrivere queste memorie con intenso e mai interrotto interesse, che l’autore ha voluto dedicare ai nipoti.

Frequentare la Ciovasso, partecipando alle diverse iniziative, era come trovarsi in un 308ambiente familiare, infatti, le mostre, tutte accompagnate da sobrie monografie o da eleganti cataloghi (molti dei quali sono ancora allineati negli scaffali di casa mia) si concludevano con vino rosso di Calabria, accompagnato dai tarallucci ed era frequentata da tanta gente, soprattutto di sinistra (del resto l’autore allora aderiva al PCI). Quante volte ho visto riempire la Galleria con la gente che sostava anche sul pianerottolo e sulle scale che scendevano dal primo piano al portone d’ingresso.

A quel tempo, non conoscendo nessuno, me ne stavo un po’ defilato, anche per la mia timidezza o paura a confrontarmi con personaggi di così vasta cultura. L’amico Gianni, però, un poat_monografia_cop’ alla volta m’introdusse nell’ambiente, frequentato anche dai critici Mario De Micheli, Raffaele De Grada, Giorgio Seveso, Rossana Bossaglia, Franco Migliaccio, Domenico Cara, Giuseppe e Teo Martucci (della rivista "Artecultura"), Mario Monteverdi, Giorgio Segato, Duilio Morosini, Pedro Fiori e tanti altri. Poi, c’erano artisti quali Gabriele Mucchi, Ernesto Treccani, Giuseppe Scalvini, Gioxe De Micheli, Aurelio C., Armando Pizzinato, Floriano Bodini, Remo Pasetto, Julio Paz, Jules Maidoff, Togo (a volte arrivava con lo zio Giuseppe Migneco), Medhat Shafik, Franco Malaguti, Zhou Zhi Wei (cinese, autore del ritratto in copertina), Sebastiano Vassalli (divenuto poi scrittore), Carlo Adelio Galimberti (fratello di Umberto il filosofo), Tino Vaglieri, e ne cito solo alcuni. A leggerne i nomi, oggi, sono preso da sentimenti e ricordi che mi rievocano incontri, scambi intellettuali, preziosi suggerimenti, confronti e conBilariVeraPossaPredispute. Billari, tuttavia, allestiva anche mostre, alcune a tema, che promuovevano artisti poco noti o emergenti che le grandi gallerie, allora, si rifiutavano di ospitare, per paura di non attirare l’attenzione dei visitatori. Alcuni di costoro divennero miei amici e di questo a Giovanni ho manifestato tutta la mia riconoscenza in occasione di una presentazione del libro, per quanto ha fatto in questi oltre quarant’anni di attività e per avermi dato spesso spazio, molte volte invitandomi anche alle “pizzate” che organizzava con artisti e critici di fama.

Più presente e coinvolto sono stato, quando Billari si è trasferito in Corso Garibaldi nel ciovasso_19711990, con vetrina a portata d'occhio che lo ha facilitato commercialmente. Con Gianni Pre, infatti, abbiamo presentato diversi numeri della rivista “ControCorrente”, oltre a parecchi artisti presenti in copertina o negli inserti, in occasione delle loro esposizioni in Galleria: Antonio Tonelli, Bruna Aprea, Ida Budetta, Gino Fossali, Emilio Palaz, Simon Hernandez, Iros Marpicati, Giovanni Lo Presti, Chiara Duzzi, Gladys Sica, Gianfranco Lamon, Massimo Piazza e molti altri.

Le pagine di “Un vestito a pennello”, inoltre, sono godibilissime per l’appassionata partecipazione dell’autore, che con una scrittura semplice ma attraente e con immagini fascinose, snoda il suo diario personale, familiare e professionale, intrecciandolo con i grandi avvenimenti e cambiamenti che si sono susseguiti in Italia fino ai giorni nostri.ciovseveso Giovanni Billari, naturalmente, in questa “biografia”, racconta tutto il suo percorso, dagli anni dell’infanzia fatta di sacrifici nella natia Calabria, alle vicende della guerra e alle prime esperienze di vita e di lavoro nella Milano degli anni Cinquanta, dove era arrivato ventenne in cerca di fortuna con un mestiere, il sarto, che allora bisognava imparare dall’a alla z, come lui stesso annota. Dapprima operò negli ambienti dell’alta moda, poi in proprio (<<Mi venivano affidati capi di gala impegnativi, come quelli destinati a partecipare alle sfilate di moda maschile al Casinò di San Remo>>). Rievoca, in seguito, le esperienze di maturazione politica, la scoperta dell’arte, nata dagli scambi di vestiti con i pittori che proponevano quadri. E ancora gli incontri e i sodalizi con artisti, collezionisti e critici; l’amicizia con Mario De Micheli (1914-2004), il noto critico e storico delle Avanguardie artistiche del 900 che ha sostenuto con passione civile e impegno sociale i pittori italiani ed europei, a partire dai primi anni Quaranta fino alla fine del secolo e che è stato un prezioso punto di riferimento per la Galleria.

In conclusione, queste pagine di Giovanni Billari si leggono come un romanzo un vestito a pennelloaffascinante su una formazione umana di considerevole spessore. Scrive, tra l’altro, nella prefazione Giorgio Seveso, un valido critico militante tuttora legato all’ambiente intellettuale e artistico milanese: <<Come in un diario ritrovato a posteriori, Billari ripercorre qui il romanzo pedagogico della sua formazione e delle sue scelte definitive d’esistenza, l’intreccio straordinario di fatti, persone, pensieri ed esperienze che dall’aspra semplicità del paese della sua infanzia l’hanno portato a divenire, a Milano, affermato maestro di sartoria e contemporaneamente intenditore e impegnato Gallerista di arte contemporanea>>.

Dalla lettura meticolosa di “Un vestito a pennello” ne esce la trasparenza del ritratto a tutto campo di un “personaggio” dagli eccezionali valori umani e professionali, che ha costruito da sé il proprio successo, con volontà, sacrifici e grande determinazione, pur essendo partito da umili origini.

Giuseppe Possa

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permalink | inviato da pqlascintilla il 13/2/2018 alle 9:32 | Versione per la stampa
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