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letteratura
8 ottobre 2018
Rita Rossello: “Anime senza spazi” (poesie) – Centro Minerva Edizioni

Alcuni poeti autentici rimangono spesso sconosciuti per una scelta personale, magari anche dopo aver pubblicato una raccolta degna di lode, poiché ritengono le loro liriche troppo legate a un estro effimero degli anni giovanili. Col trascorrere del tempo, però, può darsi che quella silloge torni tra le mani e si finisca per giudicarla ancora attuale. Infatti i versi, quando sono autentico afflato dell’animo umano, sono sempre validi e non scontano mai l’usura del tempo. Capita così, seppure con una certa ritrosia, di farla poi leggere a un critico, a cui è piaciuta e che ha rilasciato un giudizio positivo, per rendersi conto che quei componimenti erano un canto elevato della propria coscienza interiore, viva e attenta ai sentimenti più significativi della vita. Che sia per questo che mi trovo a leggere la raccolta “Anima senza spazi” di Rita Rossello, edita da Minerva Edizioni, pubblicata anni fa e troppo frettolosamente abbandonata dall’autrice sugli scaffali di casa?

Intanto, la frase di Antoine de Saint-Exupéry, “È il tempo che hai speso per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”, inserita come postilla ad apertura di libro, dopo la dedica alla madre, suona ora come esortazione: ciò che è stato scritto col cuore, conserva sempre il suo valore: <<Cosa abbiamo mai seppellito accanto al vuoto/ che ci circonda?/ Osservo, impensierita l’affanno dell’umano,/ la solitudine disarmante/ di anime/ che non trovano riparo alcuno./ La solitudine coatta,/ non salva dal dolore/ scarnifica l’anima,/ uccide la passione,/ disarma il desiderio./ Era questo ciò a cui abbiamo pensato?>>.

Ma chi è la poetessa che sto recensendo? Di lei so solo che è un “avvocato penalista” di Torino; l’ho conosciuta su Facebook, grazie ad amici reali e spero che lo diventiamo anche noi nel prosieguo. Entro, quindi, subito nel vivo delle trentatré liriche in versi sciolti, scorrevoli e musicali, per scoprirne la loro bellezza, plasmata dall’animo vigile ma sofferente dell’autrice: <<La bellezza che incanta/ come turbini di parole/ tra spazi/ in un oceano/ di musica tempestosa>>. Nella misura tradizionale dei toni, Rita si muove nell’introspezione psicologica con immagini vigorose, venate da una serena malinconia che esprime un’attesa vana, <<una melodica sofferenza che avvolge/ l’umano>>, dove le sembra di scivolare per caso lungo un muro <<tra passanti ignari/ che nulla sanno della mia anima./ Nulla so del loro silenzio>>.

Questo particolare stato d’animo si può rinvenire nella sensibilità di diverse sue poesie, che alla lettura appaiono certamente l’espressione di un diario, come in “Hic et nunc”, intimo alternarsi di versi brevi, ma pregnanti, di contenuto etico-civile, volto a una denuncia chiara e specifica degli squilibri sociali: <<I canti della terra,/ sono grida sgraziate,/ dolenti./ Umanità inferocita,/ dissangua/ ovunque/ il proprio simile>>.

Tuttavia, il substrato lirico su cui si innestano sovente i sentimenti della poetessa, sono legati a “sguardo malinconico”, innanzitutto, sulla natura, che le fa esclamare: <<Qui,/ dove l’estate è un sogno,/ mi reco sempre,/ a cercar qualcosa/ che mi sembra perso>>. Sono i <<luoghi,/ove tutto/ scorre immobile>> delle vacanze spensierate: <<Sicilia,/ lunghe estati,/ luce ab31602867_2199042540111638_415572093439049728_n.jpgbagliante,/ cielo aperto al sole,/ mistero di luoghi silenziosi…/ Non si dimentica tanto bagliore>>. È qui, forse, che si ha <<nelle mani il profumo dell’estate>> e che <<il giorno,/ sopporta il suo peso>>. Ma questi riferimenti ai paesaggi estivi dell’infanzia (<<Nessuna prigione in quei luoghi,/ solo sorrisi di fanciulli>>) sono ricordati con una serena tristezza che non è rimpianto, sebbene si faccia portatore di quel guardare indietro a trovare <<tratti di volti/ come ombre spezzate/ viaggiano nei pensieri, pezzi di cuore smarriti,/ e ritrovati/ lungo i tracciati della memoria>>, quel rimpianto di una luminosa e giovanile incoscienza che (<<come lance mortali>>) ci fa comprendere il dissidio interiore di una breve e intensa fiammata di felicità. Si chiede, però, ora accorata, Rita: <<Che cosa cerchi tra quelle scatole vuote?>> e la risposta appare come un ridare senso alla speranza: <<cercavo luce, e colori,/ e anime>> e così <<ritornano, silenziose, le pagine/ scivolano silenziose tra i pensieri,/ a lungo>>. E quel passato di poesia, <<un ricordo tremolante>> non scritto, ritorna in aiuto come <<notturni sogni>> che <<destano sensazioni/ emozioni>>.

Si avverte, poi, nel suo canto - che sfuma in immagini calde, luminose, come il ricordo di un gesto, di un volto o di un’emozione - l’esortazione a comunicare con <<altre anime senza spazi>>, <<meccanismi imperfetti di un cinico dispetto>>, <<volti, apparenze nascoste,/ maschere spettrali>>, così da tessere con gli altri un dialogo intimo di sentimenti: sono essi a donare in questa <<fatica del vivere>> ampio respiro e visione cosmica del proprio essere al mondo. C’è, inoltre, un sottofondo di spiritualità, in tutto questo, che tuttavia non sfocia in sussulti soprannaturali, perché <<di Dio non c’è traccia>> o perlomeno è <<un Dio lontano dimentico del terreno./ Assente distaccato>>.

L’amore, però, quello umano, dolce e delicato che estranea il mondo intero per farsi freschezza germinativa anche sotto l’effetto di una viva suggestione o di un semplice ricordo, è ancóra un’àncora di salvezza: <<La mia anima sul tuo sguardo, / le tue mani tra le mie. / La tua anima sul mio volto, / il tuo corpo, / tra i miei pensieri/ innamorami/ sempre/ di te>>.

Della poetica di Rita Rossello ho toccato solo alcune tematiche; ci sarebbero però altri fili conduttori, intensi e significanti: come, per esempio, il senso di solitudine: <<Lo so,/ sono la tua eterna solitudine,/ lo specchio che rimanda/ l’immagine/ che mai/ vorremmo vedere>>; le malinconiche ombre del silenzio: <<Ora mi siedo accanto ad un muro/ e sempre mi appare/ che troppo sia il silenzio>>; il disorientamento dell’uomo che finisce per rifugiarsi in una dimensione di <<emozioni senza un dunque>>, di sogni perduti o <<di una nostalgia inspiegabilmente misteriosa>>: <<Volti, apparenze nascoste,/ maschere spettrali di idilliaci sogni./…Mentre il giorno si dimentica,/ e la luce si commuove>>; l’impossibilità di rapporti sereni nella quotidianità dell’esistenza, anche perché <<l’onda del rispetto/ appare infranta/ da rocce di sopruso/ violenza e prepotenza>>; il passare delle stagioni in cui <<la fatica del vivere/ si traduce in gesti silenziosi./ Tra le mani un nudo respiro/ di un oggi che è già domani>>; le memorie <<Mai,/ mai andremo lungo/ il sentiero di cui dicevamo,/ erano anime assenti,/ silenziose/ e noi tacevamo,/ quasi innocenti,/ turbati/ da un candore incomprensibile>>.

E ancora: “il senso della morte e del dolore”, <<mentre la vita ci sfugge/ mentre qualcosa tormenta/ in un sonno dell’anima>>; per soffermarsi, poi, anche sull’angoscia, sul travaglio interiore: <<Aspettiamo nell’inutile, / un Godot smarrito, / e appare sempre il deserto>> e altrove: <<L’ombra del silenzio,/ ci sorprende, ci stordisce/ mentre il giorno si avvicina,/ ancora identico a se stesso>>. Non manca pure il tema dell’incombere del tempo, che tutto consuma, insieme al rimpianto: <<Il tempo/ per tutto/ il tempo/ per nulla>>.

Insomma, da questi motivi intensi e vitali, ricchi di suggestioni umanistiche, da questo reticolo di emozioni scaturite da una sofferta riflessione, l’autrice sa portare a galla tensioni nascoste, che derivano da un’epoca di crisi, travagliata e violenta, lasciando, però, sempre ancora viva la speranza, perché <<mentre l’alba sorge/ e la notte si dilegua/…ecco, l’universo ricomincia il corso,/ e pallidi selciati/ muovono danze che si ripetono>>.

Per concludere, nel comunicare i suoi stati d’animo, Rita Rossello dispone di una elevata abilità della parola che sempre assume un vigore semantico e fonico di alta efficacia. Una silloge, la sua, di notevole intensità lirica, che richiede di abbandonarsi ai suoi ritmi, limpidi e incisivi, ai suoi contenuti profondi ma vibranti, sprigionati da una notevole passione interiore per la poesia.

Giuseppe Possa

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permalink | inviato da pqlascintilla il 8/10/2018 alle 14:0 | Versione per la stampa
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