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4 gennaio 2019
Armando Tomasi: all’orizzonte, luce

Alla memoria del padre, scomparso nel 2015, il figlio Marco ha curato il catalogo, con testi di Martina Corgnati, che ha accompagnato la rassegna (un’importante mostra antologica) dedicatagli dal Comune di Roè Volciano (BS), paese in cui nacque e operò l’artista, figura significativa dell’astrattismo italiano.

image Quando a vent’anni (era nato a Roé Volciano nel 1940), Armando Tomasi entrò all’Accademia Carrara di Bergamo aveva già un bagaglio pittorico notevole. Talento naturale, da ragazzo frequentò lo studio di Gregorio Sciltian e di Piero Manenti che lo prese a “bottega”, insegnandogli la tecnica dell’affresco e della pittura murale. Fu, poi lui, a indirizzarlo all’Accademia, sotto la guida di Trento Longaretti (con cui, in seguito, collaborerà alla realizzazione di numerosi affreschi) e dove seguì le lezioni di Pizzigoni e Angelini.13912851_1372579182756622_8782872693620104769_n.jpgDalla fine degli anni Sessanta entra in contatto con molti dei più noti artisti italiani (tra gli altri: Carpi, Funi, De Chirico, Korompay, Fontana, Kodra, Crippa, Vago, Reggiani, Giunni) e inizia la sua proficua attività, con una vasta produzione di opere che gli hanno permesso di ricevere numerosi premi e riconoscimenti. Elencare le personali, le collettive e le numerose pubblicazioni dedicategli, nella sessantennale carriera artistica, è impensabile in questa sede, dal momento che nel corposo volume antologico (con i testi di Martina Corgnati e i saggi di alcuni tra i migliori critici italiani) occupa ben otto pagine (ricordo, comunque, che con “Maestri del mondo” espose a Roma, Parigi, Tokio, Osaka, Londra e New York).

All'inizio, padrone di tecnica e di un personale stile, Tomasi segue la tradizione e il rigore della pratica, del mestiere, senza speculazioni intellettuali. Dipinge paesaggi,13770312_1368600213154519_8244436651679468435_n.jpg nature morte, ritratti, sperimentazioni sulle figure e sul nudo, in modi classici, ma semplici e liberi da elementi pleonastici, con cromie sovente opache, spente, sebbene non manchino i colori brillanti e luminosi. Un primo spiraglio per allontanarsi dall’atmosfera di studio, gliela offre un viaggio a Parigi. Nel fermento di quegli anni, la capitale francese gli mostra un’altra visione dell’arte che gli fa cambiare e modificare la prospettiva della propria ricerca. La strada dell’astratto, dell’informale, lo spinge verso una sua pittura di forme che restano nel vago, prendono luce e si allontanano dalla natura. Pur tenendola, nei primi momenti, in filigrana, aspira a riflettere più sulla “natura” interiore delle cose. Sarà così spinto a strutturare superfici in cui le forme materiche sembrano vagare nello spazio, come uomini perennemente tesi all’infinito.

Terminata la fase sperimentale, negli anni Settanta (ormai trentenne, già sposato e con Elisa in arrivo, la prima di 5 figli) la sua attività espositiva, coronata da riconoscimenti di critica e 13697240_1358448744169666_4876960823099194386_ndi pubblico, si fa intensa. Non si allontanerà mai, però, dal paese d’origine (dove morirà, dopo breve malattia nel 2015) per stare accanto alla famiglia, salvo in occasioni di mostre e convegni o manifestazioni e incontri artistici. Collabora con “Arte Struktura” ed entra a contato con le avanguardie e con le tendenze astratto-geometriche. In questi connubi con altri artisti, critici e operatori culturali, egli trova grandi stimoli per creare nuovi lavori in una “stagione concreta”, basata sulla realizzazione e sull’oggettivazione delle proprie intuizioni. <<Ogni quadro>> come scrive la Corgnati, <<presenta una superficie monocroma, alcune linee e piccole figure geometriche (quasi sempre quadrati), declinati in composizioni semplicissime e rigorose ma dove equilibri, luce, spazio e persino grazia trovano una sintesi completa e vorrei dire perfetta>>.

Sono questi caratteri, uniti alla forma-pensiero delle sue opere stese in un equilibrio14138760_1400874693260404_432911074584207604_o.jpg armonico, a farlo notare alla critica. I nuovi quadri di Tomasi sono di chiara visione astratta-geometrica, con alcuni segni ed elementi simbolici, ma privi di freddezza e di calcoli intellettualistici. Si notano, invece, spazi “accarezzati” da effetti plastici, accordi di colori piatti, però caldi e pacati, mai rarefatti sulle superfici. In questa sua stagione felice, crea pure raffinati acquarelli, immediati nella stesura dei toni all’interno di forme asimmetriche, stese in modo fulmineo, estratte dalla realtà, attraverso un processo di riduzione formale che le rende, comunque, ben definite e concentrate.

Forte, ormai, degli apprezzamenti e dei diffusi consensi ottenuti, nei decenni successivi, il pittore bresciano proseguirà a perfezionare le sue ricerche di rigore compositivo, dando sempre più spazio a una luminosità viva e diffusa, caricando le sue immagini di valori formali, contenuti esistenziali e sentimenti intimi, emozionali. Pur producendo meno opere di prima, si dedicherà di più alle esposizioni e all’insegnamento, restando sempre legato alla sua personale linea pittorica, su carta, tela o tavola, eseguendo anche collage, qualche scultura, murales e affreschi, non disdegnando collaborazioni con altri artisti.

Armando Tomasi, che ho conosciuto personalmente negli anni Novanta, soprattutto in occasione di esposizioni al Museo della Permanente di Milano, lo sto apprezzando maggiormente ora nello sfogliare questo volume antologico. In esso è stata rivisitata la sua creatività e il suo interessante percorso (grazie ai contributi e alla collaborazione della Famiglia, della curatrice Martina Corgnati, dell’Amministrazione Comunale di Roè Volciano e dei critici coi lori saggi). È questo un vero e proprio atto d226276i “riconoscimento” a Armando Tomasi, un artista razionale e intuitivo, sia nei primi quadri figurativi, sia in quelli in cui la forma è consumata, in una compenetrazione cromatica, nella luce. Il suo figurativismo giovanile è di un classico nitore, che prende avvio da un disegno convenzionale. Negli anni poi le sue forme si sono via via ridotte, prosciugate, fino a una struttura grafica di trascendenza plastica, per divenire alla fine astratte, in superfici prive della minima profondità. La produzione migliore di Tomasi è quella dipinta con pure forme geometriche espresse in modo disteso e colorato. Sono esse a svelare l’essenza della misura umana di questo autentico artista, che in dimensioni lucenti e con immaginazione senza tempo ha saputo creare opere di alta tensione spirituale ed estetica, simile alla musica e alla poesia.

Giuseppe Possa

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permalink | inviato da pqlascintilla il 4/1/2019 alle 19:48 | Versione per la stampa
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