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2 febbraio 2019
Danilo Ursini: pittore e fotografo ossolano che vive e si fa onore in Canada.

Danilo Ursini è un artista assai fantasioso e onirico che sembra prendere ispirazione dal12075001_10206670553954463_6256603536848349006_n suo subconscio, creando lavori curiosi, enigmatici e stravaganti (basta dare un’occhiata al suo sito: www.ursiniart.com). Le sue opere, facilmente riconoscibili, sono dipinte di getto, con mano libera e capacità inventiva. “Il piccolo Dani” - come simpaticamente lo chiamavamo - è un giovane ossolano (è nato a Domodossola nel 1979) che vive da un decennio in Canada, ottenendo successi e riconoscimenti importanti. La prima rassegna a cui ha partecipato è “Giovani Artisti Ossolani” del 2004 e nello stesso anno, con Hermann Prigann, è stato coinvolto in un progetto d’estetica ambientale; mentre nel 2006 ha partecipato alla mostra “Le opere d’arte hanno fatto centro” a Domodossola.  In seguito, più che a esporre si è impegnato a migliorare lo stile, sviluppando le sue opere in bianco e nero che ha presentato al castello di Vogogna, ma ufficialmente alla “Biennale di Firenze” 2009.images.jpg  Ha esposto, inoltre, con Vogue Italia, al Louvre Carousel di Parigi e in alcune gallerie dell’America del Nord. Ha intrapreso lunghi viaggi in Spagna e in Bosnia; ha soggiornato a New York. Da quando vive oltreoceano (<<Non sapevo bene cosa andavo a cercare e cosa trovavo>>), si è distinto nella comunità artistica di Toronto per il suo talento creativo. All'Artist-in-Residence dello Spoke Club ha eseguito un'installazione live per Scotiabank nuit blanche 2013 ed è risultato vincitore dello SNAP! (concorso fotografico). Danilo, infatti, negli ultimi tempi si dedica pure a quella che un tempo era considerata arte minore, la fotografia, ma che al contrario oggi sta ottenendo sempre più importanza, con ampi consensi di critica e di pubblico. Ha conseguito anche numerosi premi e le sue opere sono state inserite in vari cataloghi e pubblicazioni d'arte, con recensioni di autorevoli critici.

Lo incrocio casualmente in centro a Domodossola: è in vacanza ed è venuto a trovare i2670907_orig genitori.  Ci sediamo a bere un caffè, come ai vecchi tempi. Non lo incontravo da anni, praticamente, da quando si è trasferito oltreoceano, seguendo una ragazza italo-canadese, con la quale convive e da cui ha avuto un figlio e una figlia. Nel 2009 ricordavo che partecipò con successo alla biennale di Firenze. Poco dopo si è trasferito a Toronto, dove ora vive stabilmente e così ci siamo persi di vista. Insisto per porgli qualche domanda, ma non gli piace farsi intervistare. Ci è riuscito Cristiano De Florentiis per la Rai nel 2015 che ha raccontato la storia di questo italiano diventato un artista molto apprezzato in Canada.

Iniziamo così a chiacchierare del più e del meno e poco alla volta gli strappo risposte senza dare l’impressione di fargli domande. Mi dice : <<Vedi questo link?>>

http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ccba7bbe-0447-401e-b2e4-3cbb1dc0c557.html

e intanto mi mostra sul cellulare un video, poi prosegue: <<troverai un ottimo riassunto 1_mg_3280di me… facendo questa intervista ho scoperto che non ci tengo a rilasciarle, in quanto detesto la comunicazione verbale.  Come sai, sono un pittore, un artista figurativo, dipingo dalle tre alle cinque ore al giorno, quindi mi viene più facile e naturale esprimermi tramite le forme e le figure, non mi piace parlare verbalmente della mia arte… se devo chiarire una mia opera con le parole, significa che non sono riuscito nel mio intento, non ti pare?>>. Nota in me una certa perplessità e allora precisa: <<Un bel dipinto si deve apprezzare senza spiegazione, ma cogliendo le emozioni che si provano nell’ammirarlo. Sta a noi pittori rendere naturali e comprensibili le immagini per l’osservatore, curando i vari livelli tecnici e i diversi concetti mentali, sviluppando i volumi, le luci e stendendo alla fine i colori: questo, a mio avviso, deve fare l’artista… non fornire interpretazioni... Ci sono i critici per interpretare, leggere oltre, vedere i significati…>> e guardandomi sorride.

Colgo l’occasione al balzo e ne approfitto per chiedergli di parlarmi delle sue tecniche:jg_danilo_ursini <<In questo ultimo periodo dipingo a olio, usando i colori, con gesto impulsivo e di getto, anche se poi lo concludo con le velature. Era da anni ormai che usavo esclusivamente il bianco e nero, ma ultimamente mi sentivo chiuso, troppo limitato, e anche se all’inizio i miei curatori e i clienti abituali storcevano il naso e lo storcono ancora, ho già ripreso a vendere… sebbene non abbia ancora terminato la mia prima serie a colori. Non rinnego, ovviamente, la produzione in bianco e nero, è stato l’inizio di tutto, e sono legato ancora a molti di quei dipinti>>.

Come mai questo inizio?

<<Fu tutto per caso, un mio amico mi chiese di eseguirgli gratuitamente un murales in bianco e nero. Ovviamente mi acquistò i materiali, dei grandi pannelli e litri e litri di questi colori. A opera conclusa, mi rimasero dei barattoli di bianco e nero, così con quelli iniziai a dipingere i miei primi quadri, e li esposi poco tempo dopo a Villadossola, Vogogna, e infine li portai alla Biennale di Firenze nel 2009. La biennale fu un piccolissimo passo per me, ma mi mise in contatto con molti artisti. Fu così che passai dalla passione, o se vuoi hobby, della pittura alla scelta di dedicarmi all’arte professionalmente, abbracciando pure la fotografia e la fumettistica>>.

img_1155A questo punto, cerco di farlo parlare nel dettaglio di questa sua tecnica: <<Come ti ho detto, dipingevo in bianco e nero, o con piccoli strappi di colore. I miei personaggi nascevano dal sogno, ma poi li sviluppavo col pensiero. Erano fantastici, tenebrosi, ricchi di pathos e d’azione. Osservando le loro figure piatte, puoi notare che interagiscono in maniera surreale al contesto, spesso estranee alla realtà. Ora uso l’acrilico, e il gel su tela, sviluppando i miei scorci dove la luce la fa da padrona. La prospettiva è quasi reale, rivisitata solo per un appagamento ottico, le pennellate sono dure e a piccoli tratti. Combino le figure tra astrazione e forma senza tempo, con motivi contemporanei. A volte utilizzo pure tecniche miste. Tutto ciò per rendere, a chi guarda, il senso caotico, poco razionale, del futuro incerto e già arcaico che ci attende e non sappiamo se sarà bello o brutto, dolce o amaro, bianco o nero… forse colorato come in un sogno o più probabilmente grigio come in un incubo>>.

Per conoscere cosa ne pensa dell’arte, lo incalzo con richieste colloquiali.

Ma secondo te, a che punto è l’arte contemporanea?

<<È a una svolta… in una fase - anche se pur timida e iniziale - di Rinascimento. Credo che l’arte sia morta poco prima dei tagli di Fontana. Fontana ha solo fotografato l’arte con i suoi tagli… quasi per dire che abbiamo fatto già tutto…>>.

Ritieni che ci siano condizionamenti che agiscano sull'arte?

<<Viviamo in una società bombardata da immagini, cartelloni, tv, internet, social e da infinite App. In ogni istante, siamo sotto condizionamento… prigionieri anche dei nostri sogni>>.

A tuo parere, l'arte può contribuire a trasformare la società?

<<Non so se abbia un simile potere, ma in questo momento credo che l’arte abbia il dovere di portare il bello in ogni sua forma e ovunque. Il mondo ha un estremo bisogno di bellezza>>.

Le ricerche artistiche contemporanee sono contro la tradizione? O tu pensi che ad essa si devono ispirare, o da essa partire, per creare il nuovo?

50715953_10215807036880826_749211324860334080_n<<L’Arte - in questo momento storico, tra crisi economiche, dei valori ecc. - come specchio della società è confusa… pensiamo ai vari periodi storici, tutti erano solcati da movimenti artistici: un Giotto aveva uno stile diverso da un Leonardo e un Caravaggio da un Picasso. Se entri in un museo a colpo d’occhio, puoi dare una data specifica, anche non conoscendo l’autore… solo dallo stile. Oggi nelle diverse mostre collettive o fiere “contemporanee” si nota un guazzabuglio di stili tutti con la stessa datazione. Personalmente - per le mie realizzazioni di questi ultimi tempi - guardo ai “maestri” tra il XV° e il XIX° secolo che più m’ispirano>>.

Valore commerciale e valore estetico delle opere devono andare di pari passo?

<<In una società civile, globalizata e senza guerre, sì. Tuttavia, nella nostra, governata esclusivamente dal denaro, “una Merda d’autore” di Manzoni può essere battuta all’asta per 220.000 euro, mentre un bel dipinto viene venduto in una bancarella per poche centinaia di euro con cornice. Capisco l’opera di Manzoni, e personalmente mi piace anche, posso pure capire perché sia quotata con un così alto valore economico, ma non rientra più, a mio parere, nel concetto di Arte, ma in quello vicino al collezionismo, legato all’antiquariato>>

Critici, galleristi, collezionisti che potere hanno nel mercato dell'arte?

<<Penso, ci siano diversi livelli nel mercato dell’Arte e a ogni livello i poteri economici variano. In quello più basso, per gli artisti che iniziano, il potere maggiore è “battuto” dai clienti collezionisti, che iniziano a comprare per il valore dell’opera e non dell’opera legata all’autore. Per gli artisti di fama, sono i galleristi che vendono le opere non come opera d’arte, ma come investimento. E poi ci sono molte vie di mezzo, in cui i due livelli si fondono, dove i galleristi riescono a vendere le opere di un’artista perché ha già un proprio mercato>>.

Pensi ci siano differenze tra arte locale e arte universale?

39501239_10214743954864440_6817803185562845184_n<<Nessuna. Se non di opportunità economica. Ti posso garantire, conoscendo l’arte ossolana e vivendo in nord America, che se si visitasse una collettiva in Ossola e una a Toronto, esteticamente… quasi quasi… non potrei notare grandi differenze. Ci sono bravi artisti ossolani, e ne conosco molti, che non sono noti a livello internazionale, o per lo meno non hanno quello che dovrebbe essere riconosciuto loro, solo perché logisticamente e territorialmente vivono ai margini, rispetto alle grandi piazze. Inoltre, la crisi in italia si sente, e mi rendo conto che non si investe abbastanza sull’arte contemporanea, sia perché scarseggia il denaro, sia perché l’Italia e già satura di Arte>>.

In questo contesto dove collochi la tua arte e che valore ha sul mercato?

<<Non saprei dirti… ho molti dipinti che tengo in grande considerazione, ma non credo di aver ancora dipinto il mio capolavoro. Il “valore economico” che chiedo per i miei lavori varia da quadro a quadro. A me non piace valutare un’opera per la misura in centimetri o per il tempo che si impiega a realizzarla, ma per il risultato finale conseguito>>.

Nel frattempo, mi mostra la fotografia del quadro appena dipinto. In questo lavoro noto una strana aria di delicata forza e, contemporaneamente, una fascinazione per una naturale, quotidiana, “immagine”, in un curioso mix di stili incrociati tra il classico e il neopop. Appare, o traspare (a mio giudizio ovviamente, magari immaginando anche di 1dun21copyxxxxxxriconoscermi in quel viso, proprio mentre vengo colto dall’improvviso raptus di eliminarmi la barba che porto da ormai mezzo secolo), appare o traspare, dicevo, un volto “solcato” e consunto in maschili faccende eseguite con plastico ed elegante movimento su uno “spirito” sognante. Una pittura lontana da manierati compiacimenti, in cui l’uomo (che pare ancora giovanile, ma ce lo immaginiamo ormai avanti con gli anni per quel “bianco” che coinvolge maglietta, capelli e schiuma da barba), incastonato su un ristretto fondo neutro, compie questa quotidiana azione, come se fosse sempre in attesa di qualcosa di piacevole, che deve accadere o che lui sta per realizzare, con la stessa aria incantata di quel “fanciullino” che è dentro ognuno di noi. Dico questo, perché in effetti Danilo Ursini sembra, attraverso il colore rosa puerizio creato dalla lametta, dimostrarci che la pelle (intesa come spirito) dell’uomo sembra essere sempre quella di un bambino! E sta in questo espediente originale l’acutezza dell’artista! Insomma, il “piccolo Dany” ci mette di fronte a uno “specchio”, sta poi a noi ricevere quelle emozioni che ci invitino a riflettere sul nostro mattino di speranze o di sogni da realizzare.

Giuseppe Possa

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permalink | inviato da pqlascintilla il 2/2/2019 alle 22:2 | Versione per la stampa
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