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6 giugno 2019
PQlaScintilla intervista Massimo Nesti

un artista che dipinge le forme del corpo umano avvolte e spezzate da vortici e linee di forza che ne scandiscono il ritmo.

Massimo Nesti, un pittore nel pieno della sua maturità artistica, vive e opera aMassino_Nesti_TouchArt Senigallia, nelle Marche, dove organizza corsi di disegno, pittura, grafica, illustrazione, design e fumetto lavorando a stretto contatto con la sua compagna Cristina Verdelli. Qui, promuove e propone progetti didattici e formativi, seguendo con professionalità e passione i giovani studenti o gli adulti che vogliono avvicinarsi al settore della comunicazione.<<Mi occupo della gestione e dell'organizzazione dei corsi di Arti figurative nello “Spazio Artistico NV.ART di Senigallia>>, mi dice al telefono, quando lo contatto per un’intervista.

Nato a Milano nel 1967, Massimo Nesti ha frequentato il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti di Brera, laureandosi in pittura nel 1991. È ormai un artista affermato e quotato; ha esposto a Tokio, Strasburgo, Milano, Innsbruck e in molte prestigiose gallerie nazionali; le sue opere sono state apprezzate da pubblico e critica e sono incluse nel Catalogo Generale dell’Enciclopedia d’Arte Italiana, in annuari, giornali e riviste nazionali.

Massimo, quando hai iniziato a dipingere?

<<Ho scoperto l'acquerello, la tempera, l'acrilico e le matite alle scuole medie, ma già da piccolo ero attratto dal disegno e dalla pittura. Purtroppo, durante le elementari non ho avuto un valido supporto da parte della maestra>>.

Quali furono i tuoi studi successivi e come hanno accettato in casa la tua scelta?

<<Quando decisi di frequentare il Liceo Artistico Statale a Milano la risposta dei miei genitori fu perentoria e decisa: "Massimo tu lo fai e lo finisci senza essere respinto neanche una volta">>.

E naturalmente fu così, anche se ti sarai dovuto piegare a duri sacrifici!

<<Sì, certo; ma furono gli anni più belli della mia vita: avevo trovato, oltre che dei compagni di classe, anche dei validi amici che ancora oggi, a distanza di 35 anni, sento e vedo di frequente; eravamo una classe eterogenea ma unita. Mia madre e mio padre mi sono sempre stati vicino, spronandomi e sostenendomi nei momenti più difficili della mia vita; li ringrazio e sono grato per tutto l'aiuto morale e materiale che ho ricevuto>>.

È da allora che hai deciso di frequentare l’Accademia di Brera?

<<Sì: al liceo avevo imparato a rafforzare le mie conoscenze, approfondendo molto la copia dal vero, le tecniche, la storia dell'arte, ma anche altre materie come chimica, biologia, matematica e anatomia. Scegliendo poi l’Accademia, ho trascorso anni di creatività, di arte, di colore, di scoperte e di confronti>>.

Ho notato che tra i docenti di Brera hai avuto Saverio Terruso (Monreale, 1939 – Milano 2003), un Maestro di fama che conoscevo e apprezzavo, come mai questa scelta?

nesti 1<<Perché sono sempre stato affascinato dalla pittura figurativa, dall'arte dell'Umanesimo e del Rinascimento; dalla Scuola dei Carracci, di Guido Reni, di Caravaggio con la sua luce e dei caravaggeschi; da Frans Hals e da Rembrandt. Il professor Terruso esigeva da noi tanti disegni, studi del corpo umano e copie dal vero; nello sfogliare le mie prove durante il primo anno di accademia, mi disse: "hai un bel segno, continua a lavorare così, migliorerai sicuramente e raggiungerai un tuo stile personale". Terruso mi ha dato molto, perché insegnava seriamente e la sua pittura, così ricca di colore e gradazioni tonali accese, ha decisamente influenzato la mia sensibilità cromatica. Dal 1986 al 1991 ho vissuto l'accademia e il suo ambiente in modo propositivo>>.

Sarai stato incuriosito anche da altri programmi e docenti di corso.

<<Un altro docente al quale sono riconoscente per la sua disponibilità e per le sue preziose indicazioni e consigli è il professor Maurizio Volpi, che tuttora insegna all'accademia di Carrara. Amo il figurativo ma ho consegnato una tesi con il professor Francesco Poli sulla pittura di Ennio Morlotti e l'informale in Italia. Anche il modo morlottiano di stendere il colore, a colpi di spatola e con pennellate dense di materia, ha influenzato il mio stile>>.

Parla della tua ricerca.

<<Come ti ho già anticipato, la mia ricerca ha quali pilastri fondamentali la luce nellanesti 3 pittura del Seicento (Caravaggio, Rembrandt, i Carracci), le gradazioni tonali di un figurativo espressionista, le linee di forza che determinano la dinamica e l'equilibrio della composizione e la fisicità della materia rilevata e ritrovata in un artista informale come Ennio Morlotti, che ebbi l'immenso piacere di conoscere alla galleria Bergamini di Milano. La mia pittura attuale è figurativa ed espressionista con alcuni rimandi allo stile seicentesco, da cui non riesco a liberarmi facilmente, anzi mi lascio attirare in maniera instancabile e con “devozione”. La mia azione si focalizza nel calibrare bene spazio, segno, luce e colore all’interno delle mie composizioni, in modo da comunicare un certo tipo di figurazione contestualizzata ai giorni nostri, ovvero attuale, con emozioni odierne, pregne della rapidità dei mezzi contemporanei.

Quali sono stati i tuoi cicli pittorici?

<<Posso per ora definirne due: la ricerca delle “tonalità del paesaggio informale”, e “Uomo nesti 6e Materia”. Tutto iniziò con la scoperta di un bellissimo testo che ho approfondito insieme ad altri libri per un esame con il Prof. Roberto Sanesi, allora docente di Brera; il testo in questione è “The Waste Land” di T.S. Eliot che Sanesi mi fece conoscere e studiare alla perfezione. In questo primo ciclo, ho rappresentato la visione di un uomo moderno sempre in lotta con sé stesso e con gli altri, il quale però riesce a riscattarsi dalla sua dimensione con la forza interiore della sensibilità, di fronte alla bellezza del colore e della luce. Il secondo ciclo è una riflessione sul Paesaggio Informale, costruito sulla memoria e sui ricordi di immagini della natura, in cui riprendo e, seppur con diversi obiettivi, recupero lo stile e il modo di dipingere di Ennio Morlotti, approfondendo la tematica di una rappresentazione della natura vista nella fisicità della materia>>.

Cosa dipingi ora e come classifichi la tua pittura attuale?

<<Ora sto lavorando a una rappresentazione della visione dell'uomo in lotta nel terzo millennio e a una ricerca di salvezza basata su una realtà interiore costituita da cromie in armonia fra loro e con l'ambiente circostante. È un approfondimento sulla bellezza che parte da una base classica e che si trasforma per mezzo della materia e delle linee di forza nesti 2in una nuova dimensione libera ma, nello stesso tempo, ordinata ed equilibrata. Le mie opere non nascono a caso, ma tendo sempre a usare un metodo classico di schizzi preliminari, studi e disegni preparatori che mi indicano chiaramente come procedere per la scelta degli spazi, delle tonalità, dell'equilibrio dei soggetti e delle linee di forza che determinano il movimento e la velocità nello spostamento interno dei protagonisti della composizione. La base è figurativa e i dipinti molto spesso sono rappresentazioni di battaglie, lotte, corpi in lotta, combattimenti dove, in alcuni casi si scorgono elementi dell'età antica (elmi, frammenti di corazze, stendardi e scudi) e le cromie chiaroscurali si sciolgono lentamente in tonalità espressioniste, dove segno e colore predominano e la materia del colore si nota nel suo agglomerarsi in varie superfici della tela. Nelle mie opere la comunicazione è fondamentale, primaria: non voglio nascondere, desidero che lo spettatore entri nell'immagine e si ricordi dell'emozione e dell'intensità che prova in quel momento; la sensazione deve essere una percezione di benessere, libera da qualsiasi vincolo, positiva, la quale sappia trasmettere una percezione salutare che scalzi sentimenti negativi e distruttivi! Tra la pittura del passato e il mio modo di espressione esiste un legame ben stretto: è un legame fondato su un lavoro quotidiano di ricerca instancabile e di scoperta, basato su temi della pittura innovativa del Seicento e della scomposizione del colore dai divisionisti, come Previati e Segantini, ai macchiaioli toscani, fino ad arrivare alla dinamicità delle linee di forza e delle scomposizioni di piani cromatici>>.

Che significa essere artista oggi?

<<Significa riprendere in “mano” completamente il mestiere; aggiornarsi con le altre forme d'arte ed espressioni come il fumetto, l'illustrazione, la scultura, il disegno d'animazione nesti 4(quindi provare le tecniche, i nuovi materiali che si usano in quelle discipline). Secondo me, oltre al proprio Studio, occorre “creare”, quando si è acquisita un’ottima professionalità, anche una “Bottega Moderna", che diventi un punto di riferimento per neofiti, amanti dell'arte o professionisti, in modo tale da divulgare l'arte, i suoi segreti e le sue tecniche e creare “community” per la realizzazione personale e artistica di ognuno. Oggi un artista è un intellettuale, un comunicatore, è una persona che sta insieme alla gente per capire le esigenze e i problemi della gente; è un insegnante, uno sperimentatore; è una persona che deve avere la possibilità di esprimere la sua arte in modo globale e in tutto il mondo. Ci sono molti giovani assai motivati che frequentano la nostra “Scuola d'arte-NV.art” a Senigallia e noi insegniamo loro a lavorare senza sosta, non cedendo a nessuna incertezza o sfiducia, coltivando una libertà di esprimersi anche interiore (per informazioni: www.nvart.it)>>.

Giuseppe Possa

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permalink | inviato da pqlascintilla il 6/6/2019 alle 9:45 | Versione per la stampa
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