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19 novembre 2019
Il Comune di Villadossola celebra con un’antologica a “La Fabbrica” il pittore Ugo Pavesi


ug pav stresaSabato 23 novembre, alle ore 20,30 si inaugurerà la mostra di Ugo Pavesi nello spazio espositivo del Teatro La Fabbrica di Villadossola, la città in cui è nato nel 1941 e dove ha sempre vissuto e operato. Sono previsti interventi di: Bruno Toscani (Sindaco di Villadossola), Franco Midali (Scrittore e Studioso), Silvana Pirazzi (Professoressa e Storica dell’Arte. Introduce e coordina: Giuseppe Possa (Critico d’Arte). Seguirà Buffet offerto da  A.D.A. (Associazione per i Diritti degli Anziani - Domodossola). La mostra sarà visitabile fino al 15 dicembre nei seguenti orari: feriali: 16,00 - 19,00; sabato e domenica: dalle ore 16,00 - 19,00 e  21,00 - 23,00 (Ingresso libero).

Nel contesto delle opere paesaggistiche di Ugo Pavesi, Sabato 30 novembre alle ore 20,30 si celebrerà il decennale dell’istituzione del Parco Valle Antrona, a cura dei Comuni di Antrona e di Borgomezzavalle: relatore l’assessore Pier Franco Midali (Ingresso libero).

Domenica 1° dicembre - alle ore 16,30 - il prof. Raffaele Fattalini, con una conferenza sul tema “Poesia e Pittura”, “leggerà” liricamente alcuni quadri presenti nella mostra di Ugo Pavesi (Ingresso libero).

<<Quello che più colpisce nella sua pittura fin dall’inizio, sono la poesia, la serenità d’insieme delle composizioni e quella sensazione di pulito che i suoi quadri trasmettono. Ci si sofferma di fronte ai paesaggi dell’artista di Villadossola sulle emozioni che si provano Val_Venosta_60x80pavad ammirarli, oltre che sulle profondità dei piani, sulla morbidezza dei colori e sulle sempre perfette prospettive. Veniva giustamente definito dai critici un impressionista, ma forse aveva più ragione lo storico dell’arte Gianfranco Bianchetti che coglieva in lui una pittura post-realista di sensazioni. Pochi artisti sono riusciti a illuminare le montagne, i cieli e la neve come Pavesi, nelle cui tele i colori appaiono ben intonati e luminosi, seppure con un leggero velo di malinconia, lo stesso che sembra appartenere al suo carattere. Ci troviamo, dunque, di fronte a un autentico interprete della pittura dal vero, il quale oltre alla padronanza tecnica e stilistica, frutto di tanti anni di ricerca e di lavoro, ha unito una smisurata e provata passione. Ugo Pavesi, persona affabile e modesta, non si accontenta mai dei risultati raggiunti, tanto da andare al di là dell’arte tradizionale, con una pittura personale, poetico-realistica, che trova forse un’eco lantana nei grandi del passato, ma in chiave contemporanea. Bisogna dargli atto di non aver mai ceduto alle lusinghe delle mode pittoriche del momento, sempre fermo nelle sue convinzioni: egli, infatti, dipinge e interpreta sul posto il soggetto, filtrato dalla sua sensibilità>>. (Giuseppe Possa)

Ugo Pavesi: un artista-poeta della pittura “en plein air”

Passano le stagioni, ma da anni Ugo Pavesi le trascorre dipingendo all'aperto, cercando le giornate più limpide, aspettando le prime ore dell'alba o quelle del tramonto. Pittore di grande spontaneità, con cavalletto e colori, esce di buon'ora a scegliere il luogo a lui più caro per rappresentarlo sulla tela. Quello che ritrae, con meticolosità e diligenza, è un mondo silenzioso, fatto di montagne, di sentieri, di alberi, di cieli tersi o nuvolosi, dove le baite parlano di fatiche e l'uomo se ne sta defilato. I paesaggi sono soprattutto quelli delle valli ossolane: è qui, infatti, il mondo di Pavesi, il quale, tuttavia, non disdegna di raffigurare anche la natura morta, la figura in genere e il ritratto, che campisce in modolagopavesi personale e con eccellenti risultati. Alcuni volti di personaggi significativi delle nostre vallate possiedono, nei suoi quadri, forza espressiva e toni raffinati, insieme alla profonda emozione che sprigionano, pur nella forma classica dell'impostazione. Anche nelle nature morte, egli riesce, con oggetti, frutti fiori o altro, a rinnovare il gusto per le cose locali, proprio attraverso una diversa disposizione prospettica e cromatica. In Ossola, ma anche nel Verbano e nel Cusio, dunque, Pavesi prosegue la propria vocazione per l'impressionismo, in una perfetta simbiosi con i paesaggi che raffigura attraverso pennellate decise. Chi conosce queste zone alpine, dalle bellezze naturali, non ha difficoltà ad entrare in contatto con il mondo poetico del nostro artista. Sebbene i suoi soggetti ritraggano spesso gli stessi scorci, le medesime vedute - con le alpi all'orizzonte, il Monte Rosa in particolare - ogni quadro è diverso dai precedenti. Il segno è ben definito e importante nella risoluzione di talune atmosfere pittoriche, inoltre, l'autore lo utilizza con meticolosa attenzione ai particolari. Il colore è steso con attenzione e regala un effetto dinamico, vibrante. Potremmo affermare che la sua lettura quotidiana dell'ambiente circostante, pur nella tradizionale classicità ossolana, ha qualcosa che richiama ad un ordine sostenuto da una cultura sana, d'altri tempi. La natura delle nostre montagne, i componenti tipici della vita alpina, i caratteristici alpeggi, sono, pertanto, le principali tematiche del "vero" che il nostro pittore trasmette nelle sue opere, riprese con quell'armonia che si fa reale e propria emozione lirica.

UNA VITA "EN PLAIN AIR" - Ugo Pavesi è nato a Villadossola nel 1941. Fin da ragazzo coltiva la poesia e il disegno, ma purtroppo, rimasto presto orfano di padre, è costretto dagli eventi a impegnarsi subito nel lavoro e a dedicarsi alla famiglia. Tuttavia, trova il tempo per le buone letture e per partecipare a un corso professionale. La passione per la pittura, però, gli rode dentro come un tarlo; così, da autodidatta, si dedica alla matita e ai colori, iscrivendosi a una scuola per corrispondenza sulle arti grafiche. In seguinevicatato frequenta lezioni serali di disegno e più tardi di pittura. All'inizio è stato incoraggiato e seguito dal maestro e amico Rino Stringara, con il quale si è spesso accompagnato in lunghe sedute all'aperto, apprendendo gli importanti segreti della pittura. Maturato pittoricamente e libero dalle incombenze del lavoro, finalmente può assecondare il suo sogno: realizzare a tempo pieno l'esigenza di dedicarsi solo all'arte. E questa doveva essere veramente una ragione di vita, dal momento che l'ha conservata intatta per lunghi anni. Rimasto fedele alla tradizione, ha però saputo rinnovarsi con un'immediatezza figurativa di grande impatto visivo. Le diverse località che hanno offerto spunti alla sua pittura, sono rese con un'immagine serena, accogliente, poetica. I suoi quadri sono immediati, freschi di lucentezza, avvolti in un delicato lirismo: egli si sofferma, in particolare, sulle montagne in lontananza, sovrastate da cieli cristallini, oppure su ampi spazi, le cui vedute sono solari, con quei colori tutti ossolani, che sembrano sprigionati da un tocco improvviso, morbido e luminoso. Basta inerpicarsi per i sentieri delle nostre valli, guardare le baite che s'incontrano negli alpeggi, osservare là dove il cielo si congiunge con le montagne e come d'incanto ci troviamo di fronte ad una tela di Pavesi e la sensazione è di godere delle stesse inquadrature, luci e dettagli armonici. Nel 2000 il Comune di Villadossola ha stampato una sua opera in alcune copie che ha donato a personalità importanti dell'Ossola. Nel 2002 è stato invitato con i più rappresentativi pittori della montagna a esporre a Como in una mostra nazionale, organizzata dal Club Alpino Italiano. Al suo artista "di nascita", il Comune di Villadossola,Porte_di_Cheggio_250x180_PU con il patrocinio della regione Piemonte e della provincia del Verbano Cusio Ossola, gli aveva già dedicato una mostra speciale divulgando per l’occasione un inserto apparso su "Oscellana", a cura di Gianfranco Bianchetti, che della rivista è il direttore. Nel 2007 ha dato alle stampe una corposa monografia con riproduzioni di oltre 150 opere e con gli scritti di critici, studiosi e giornalisti (alla stesura del volume hanno collaborato Gianfranco Bianchetti, Giuseppe Possa, Raffaele Fattalini e Gian Luca Pavesi). Ugo Pavesi è stato premiato in numerosi concorsi nazionali e internazionali (nel 2018 è insignito del Premio alla Carriera al Concorso Bognanco Terme); si sono interessati alla sua opera, su giornali e riviste, alcuni noti critici. Ha esposto in diverse località dell'Ossola, oltre che a Piacenza, Salsomaggiore, Firenze, Torino, Novara, Verona, ecc. Qualche anno fa ha partecipato a due importanti collettive di pittori ossolani a Chicago e New York.

I COLORI DEL PAESAGGIO - Si capisce, osservando le sue numerose tele, che egli, oltre i grandi soggetti, sa risaltare anche i piccoli angoli di paesi e frazioni, di scorci silenziosi, che coglie con piglio contemplativo, con perfetti accostamenti. Tutto è descritto con sensibilità ed è questo timbro appena elegiaco che rende ancora più suadente la sua pittura. I suoi colori, i suoi tocchi lievi, sprigionano piacevoli emozioni e sembrano quasi "improvvisi" musicali, che rendono il senso d'ariosità dei paesaggi. Si ha così l'impressione di una grande vitalità del colore-luce, che si traduce in un'orchestrazione tipicamente sinfonica. Alla fine l'opera appare perfettamente "costruita" e le strutture formali restano precise e lievi, come se volessero sottrarre le cose all'implacabile corrosione del tempo, con la vivezza delle cromie e la freschezza delphoca_pavesil_Maggio_a_Fondotoce_45x60_PU sentimento che le pervade. Dunque, un appassionato ed efficace paesaggista, dai colori puliti, dai toni caldi, dai ritmi sinuosi, che danno la sensazione della facilità espressiva con cui esegue le proprie composizioni. Tutte dipinte nella nostra migliore tradizione, con quel senso trepido della natura, dove, per esempio, un torrente fluisce nervoso, con la sua acqua tersa, tra i massi e a fianco un'erta, la quale sale tra larici che paiono sbattere i rami in un cielo autunnale. Egli non si limita ad una semplice riproduzione dei panorami, anzi li arricchisce di un fervido e vibrante lirismo che li pervade, animandoli di un palpito di vita. Ultimamente, poi, Pavesi si è rinnovato nel taglio interpretativo, come in talune visioni colte dall'alto o in certi soggetti d'interni, che finiscono per gettare uno sguardo sul paesaggio circostante, attraverso finestre o porte aperte. In alcuni dipinti, soprattutto in quelli di grande formato, si ha l'impressione di entrare nel quadro. Mi dicevano alcuni amici milanesi, venuti in Ossola e facendo con me visita all'artista: <<Noi affitteremmo volentieri una stanza con una finestra che si apre su un paesaggio di Ugo Pavesi>>. Ed è vero, perchè alcune sue tele del Monte Rosa avrebbero lasciato meravigliati anche i mecenati del Rinascimento, che sicuramente lo avrebbero invitato alla loro corte. Dico questo, perché quando, come in Ugo Pavesi, l'arte è autentica, non ha né età, né tempo. Forse, è proprio grazie a bravi pittori come Ugo Pavesi, se l'arte paesaggistica e figurativa è ancora fortemente apprezzata.

Giuseppe Possa

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Ugo Pavesi e Giuseppe Possa

Ugo Pavesi, è stato definito "pittore post-realista di sensazioni" per la capacità d’insieme delle composizioni e quella sensazione di naturalezza veristica che i suoi quadri trasmettono. Nato a Villadossola (VB) nel 1941 dove vive e opera, Pavesi ha esposto in varie località in Italia e all’estero, in parecchie personali, in collettive e mostre invito. Membro effettivo dell’Accademia Greci-Marino. Senatore dell’Accademia Machiavelli di Firenze. Maestro di pittura alla Scuola A.D.A di Domodossola. Premiato in vari concorsi nazionali e internazionali, sue opere si trovano in collezioni private e pubbliche in Italia e all’estero: Francia, Inghilterra, Stati Uniti, Sud Corea, Canada, Stato del Vaticano, ecc. Hanno parlato di lui giornali, riviste e pubblicazioni varie. Nel 2007 ha dato alle stampe una corposa monografia con riproduzioni di oltre 150 opere e con gli scritti di critici, studiosi e giornalisti (alla stesura del volume hanno collaborato Gianfranco Bianchetti, Giuseppe Possa, Raffaele Fattalini e Gian Luca Pavesi).

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Stralci di testi critici dalla Monografia

<<Viene spontaneo collocare il pittore Ugo Pavesi fra quei paesaggisti, attivi nella comunità degli artisti ossolani, dediti a indirizzare le proprie pulsioni creative all’interpretazioni degli aspetti paesistici, naturali o antropizzati, dell’ambiente scelto seguendo una personale propensione o una inevitabile vocazione emotiva indotta da ragioni esistenziali. Motivazione che, nella intrinseca armonia degli esiti raggiunti da Pavesi , sembrerebbero coniugarsi anziché contrastarsi e, poiché l’autore appare particolarmente felice dell’interpretazione del paesaggio alpino, vien da pensare che la manifesta ossolanità delle sue scelte sia segno esplicito di una inclinazione spontanea, corrispondente agli stessi luoghi percorsi dalla sua vicenda esistenziale, fruttuosamente eletti a modello della sua sensibilità, giacché connaturati al senso estetico che lo sostiene e guida nell’atto creativo del dipingere>>. (Gianfranco Bianchetti)

<<I paesaggi preferiti da Ugo Pavesi, ai quali lo lega una lunga e mai dismessa fedeltà, sono la natura e soprattutto i paesaggi alpini delle valli ossolane, ma anche il fiume Toce e il Lago Maggiore. Nei suoi quadri ricompaiono, immutati e fermi nel tempo sullo sfondo delle montagne, piccoli gruppi di case di sasso dove vissero i nostri nonni, ruscelli catturavivi e torrenti che ci vengono incontro argentei nell’ombra violacea dei monti, dei boschi e prati, colorati dal sole o chiazzati di neve, mentre in cielo vaga qualche velo di nube. Un piccolo mondo antico, a noi però così vicino nella geografia del cuore (chi c’è dietro quelle piccole finestre illuminate di calda luce, al crepuscolo?). Ma soprattutto sono le montagne (come i celebri “Monte Rosa”) nei suoi quadri. Montagne incantate, spettacolarmente evanescenti nell’alba rosata, emanano luce anche incorniciate nella sala di casa>>. (Raffaele Fattalini)

<<Pochi artisti sono riusciti a illuminare le montagne, i cieli e la neve come Pavesi, nelle cui tele i colori appaiono ben intonati e luminosi, seppure con un leggero velo di malinconia, lo stesso che sembra appartenere al suo carattere. Ci troviamo, dunque, di fronte a un autentico interprete della pittura dal vero, il quale oltre alla padronanza tecnica e stilistica, frutto di tanti anni di ricerca e di lavoro, ha unito una smisurata e provata passione. Ugo Pavesi, persona affabile e modesta, non si accontenta mai dei risultati raggiunti, tanto da andare al di là dell’arte tradizionale, con una pittura personale, poetico-realistica, che trova forse un’eco lantana nei grandi del passato, ma in chiave contemporanea. Bisogna dargli atto di non aver mai ceduto alle lusinghe delle mode pittoriche del momento, sempre fermo nelle sue convinzioni: egli, infatti, dipinge e interpreta sul posto il soggetto, filtrato dalla sua sensibilità>>. (Giuseppe Possa)




permalink | inviato da pqlascintilla il 19/11/2019 alle 15:51 | Versione per la stampa
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