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fotografia
20 novembre 2019
Mario Pasqualini: “Sinuose cavità”, “Domomossola”, “Potpourri”

Intervista alla professoressa Anna Brambati sugli ultimi lavori del fotografo di Villadossola.

mario 2 cor-1 (per Possa) M. Pasqualini e A. Brambati                  (foto Massimo Stringara)

Di recente, Mario Pasqualini ha proiettato tre video fotografici, durante una serata alla Cinefoto di Domodossola presentati da Anna Brambati. Questi lavori - i cui contenuti si potrebbero definire di natura intimista, il primo; pittorica il secondo e poetica l’ultimo - hanno come titolo “Sinuose cavità” che raccoglie istantanee degli Orridi di Uriezzo (Baceno); “Domomossola” (non si tratta di un refuso, come vedremo) dedicato alla città domese; Potpourri, un insieme di fiori spontanei e “vivi” ritratti dall’autore nel loro habitat naturale.

Sull’opera di Pasqualini, fotografo di Villadossola, abbiamo intervistato Anna Brambati (Professoressa e Storica dell’arte - insegna al Liceo Giorgio Spezia di Domodossola), alla quale chiediamo subito di parlarci di questo trittico alquanto originale. <<Si tratta di lavori differenti per tematica e tecnica utilizzata>> esordisce, <<ma accomunati dal prevalere dell’aspetto suggestivo sul realismo della rappresentazione.  E ciò è, ovviamente, il valore aggiunto, perché alla qualità tecnica elevata degli scatti si unisce la capacità di coinvolgere l’osservatore e di renderlo partecipe di un’esperienza che emoziona>>.

Professoressa Brambati ce li esamini per titoli.

02.jpg<<Partiamo dal primo, “Sinuose Cavità”: gli orridi di Uriezzo. Guardando a casa le fotografie, sono stata catturata dal filmato e ho avuto modo di addentrarmi in uno spazio mistico: le immagini, infatti, si snodano come un percorso fisico, all’interno delle cavità, a cui, se vogliamo, corrisponde un percorso interiore. Cominciamo a muovere i primi passi tra le alte e imponenti pareti di roccia, gradualmente ci addentriamo nei vari antri scavati dall’acqua e osserviamo il millenario lavoro della stessa che ha lasciato netti i segni del suo passaggio, disegnando linee rette e curve, incidendo spigoli vivi e modellandone altri in forme più sinuose>>.

In basso, che altro possiamo osservare?

06<<Si nota, in particolare, il pavimento ricoperto di foglie ingiallite e trasportate dal vento e il contrasto che esse creano con il colore dei muschi - che ricoprono parti rocciose - e delle edere che reclamano un posto. Così, toni di grigio, giallo, verde si intrecciano in un’armoniosa tavolozza cromatica che l’occhio indaga con curiosità e nella sua ricerca è aiutato dalla luce che tenuemente scende a illuminare gli ambienti. Isolati in noi stessi, continuiamo il cammino verso l’uscita: ora il cielo si vede come una macchia di luce abbagliante in fondo alle rocce, e a questa segue l’ultima significativa immagine di una scala che ci apprestiamo a risalire. Con Pasqualini abbiamo compiuto un percorso di ricerca in noi stessi; scendendo nell’Orrido di Uriezzo, abbiamo scavato nella nostra interiorità per risalire poi in superficie arricchiti di una nuova esperienza>>.

Anna, il secondo lavoro ha un titolo particolare: “Domomossola”.

<<E non si tratta di un refuso, ma di una distorsione ideata dall’autore per poter inserire nel nome della nostra città il termine “mosso” con riferimento alla tecnica ICM (Intentional Camera Movement) che Mario sta sperimentando da un po’ di tempo a questa parte allo scopo di ottenere immagini tra il fotografico e il pittorico. Così, ecco che le vie e le piazze della parte antica di Domo si trasformano in immagini che sembrano riflesse in uno specchio d’acqua, o viste attraverso una lente che le distorce conferendo un tocco fiabesco.12 Molti squarci della città sono sì riconoscibili, ma sono anche altro. Piazza Mercato, piazza Chiossi, piazza Fontana (con le loro case e negozi, con palazzo Silva, palazzo del municipio), via Briona, sono popolate di figure evanescenti, fluidi spiritelli che camminano leggeri sul selciato della strada. Alcune di queste figure incedono velocemente e, in particolare, in un’immagine due donne che avanzano sembrano caratterizzate da rapidi tocchi pittorici alla maniera di Boldini. Ma si tratta solo di un rimando ai macchiaioli. In fondo Mario con il suo filmato non ha intenzione di aderire ad una corrente pittorica, ma dimostra che è possibile ottenere effetti pittorici nella fotografia. La prevalenza della linearità verticale si esprime in tremuli filamenti con cui sono resi le braccia e le gambe delle persone, gli esili tronchi di una fila di alberi, alcuni spigoli di edifici, il filo d’acqua della fontana dell’omonima piazza… E proprio in essa si mostra la scena di una donna vestita di rosso che gira intorno alla fontana, ed è talmente aerea da attraversare il monumento stesso. Si assiste a una sorta di compenetrazione dei solidi che genera in noi un’impressione di meraviglia, perché la nostra mente subisce il fascino dell’inganno>>.

Professoressa Brambati, terminiamo col terzo filmato: “Potpourri”, che pare una nota finale delicata.

<<Certo, infatti, ne deriva una piacevole alternanza di immagini e colori, giochi di luce e17 sfumature che riguardano un sottobosco incantato e incantevole: incantato perché sembra di trovarsi in uno spazio magico e di vedere spuntare da un momento all’altro qualche creatura fantastica; incantevole perché ci affascina con la sua poesia, con la sua capacità di suggestionare. Si va dalla rappresentazione di delicati fiori lievemente piegati in avanti, accarezzati da una leggera brezza, ad altri che, dritti, “impettiti”, provano ad emergere dall’erba bassa alla ricerca di un raggio di sole - come nel caso di un crocus che fa capolino -, a quelli più bizzarri che fanno delle evoluzioni sul loro stelo, ad altri che, accolti in piccoli gruppi, “chiacchierano” tra di loro, all’elegante anemone che “si alza sulle punte” come una ballerina… Ma la vera novità della rappresentazione consiste nel rapporto tra la messa a fuoco e lo sfuocato. Infatti, tutti gli scatti sono caratterizzati da uno sfuocato vibrante, mai piatto, ottenuto con degli obbiettivi particolari>>.

Così conclude la sua ottima analisi, Anna Brambati. A Mario Pasqualini, invece, chiediamo come sono nati questi tre video.

Mario, partiamo dal primo che è stato realizzato a Baceno (VB) in Val Antigorio.

<<Lo scorso settembre, volendo testare un nuovo obiettivo supergrandangolare, sono 04andato prima nella chiesa di Baceno, dove ho scattato qualche foto agli interni e successivamente nei poco distanti orridi di Uriezzo. Qui, forse perché mi sono trovato completamente solo per l’assenza di turisti e visitatori, forse perché ancora pervaso dall’atmosfera mistica della chiesa di Baceno, ho visto le gole e gli anfratti con occhi diversi; mi sembrava di essere in un altro luogo sacro e, complice il silenzio totale, ho pensato di provare a tradurre la mia emozione in immagini. Sempre per sottolineare il mistero e la suggestione di questo posto, nell’audiovisivo che presento ho inserito una colonna sonora particolare e semisconosciuta, tratta da un grande film crudo e drammatico>>.

Col secondo hai utilizzato una tecnica particolare.

11.jpg<<Sì, ho adottato la tecnica ICM (Intentional Camera Movement) che ho già usato per fuochi artificiali e scorci paesaggistici; questi ultimi, dopo la presentazione alla Cinefoto dell’audiovisivo intitolato “Boschi dipinti”, hanno dato vita a una mostra nello Spazio Gallery dello Studio Quadra a Domodossola. In “Domomossola” i soggetti ripresi con la tecnica del mosso intenzionale sono scorci della nostra città, forse da guardare con occhio più pittorico che fotografico>>.

Mario, per quanto riguarda la terza proiezione si tratta di un “classico” della tua produzione fotografica e ha per tema fiori spontanei e altri soggetti vegetali ripresi nel loro habitat naturale.

13<<La caratteristica di queste immagini consiste nel particolare sfocato che circonda i fiori - forse il vero soggetto è proprio lo sfocato e non i fiori - ottenuto non con l’utilizzo dei tradizionali obiettivi “macro” che ultimamente mi limito a spolverare di tanto in tanto poiché giacciono inutilizzati nel mobile delle attrezzature fotografiche, ma con obiettivi cosiddetti “vintage” perché prodotti decenni fa, obiettivi attualmente molto richiesti, che per le loro caratteristiche costruttive, se adeguatamente utilizzati, regalano sfocature molto meno banali di quelle dei tradizionali obiettivi macro>>.

Mario Pasqualini è nato a Milano nel 1947 ma risiede in Ossola da circa quarant’anni. Ha iniziato ad appassionarsi alla fotografia una cinquantina d’anni fa usando una Reflex analogica, poi la passione per la pittura ha prevalso sulla fotografia, alla quale è però tornato a dedicarsi con l’avvento del digitale. Inizialmente si è ispirato ai fotografi paesaggisti contemporanei della scuola anglosassone, ma col tempo ha seguito un proprio percorso di ricerca e di lenta evoluzione estetica.

(interviste a cura di Giuseppe Possa)




permalink | inviato da pqlascintilla il 20/11/2019 alle 8:23 | Versione per la stampa
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