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29 aprile 2020
UNA NUOVA URBANISTICA? di Giacomo (Gim) Bonzani

La città attualmente "appestata", tutta percorsa da gerarchie, sorveglianze, controlli, scritturazioni per un'utopia della città perfettamente governata. La "peste"  è la prova nel corso della quale si può definire idealmente l'esercizio del potere disciplinare. "Sorvegliare e punire" (Foucault). Giacomo Gim Bonzani, architetto vigezzino, alla luce delle esperienze di questi mesi, ricorda una proposta, a cui ha aggiunto alcune sue considerazioni, di un celebre architetto che proponeva una vera città ideale con urbanistica, case e appartamenti a misura d'uomo.

concorso PalaItalia Mozzoni (3)
Guglielmo Mozzoni: Concorso Palaltalia[/caption]

Un amico d'infanzia di mio papà, nei primi anni '70, gli disse: <<Chi è quell'operaio che quando va in pensione non ha via almeno 60 milioni in Banca?>>. Mio padre ci rimase un po’, perché una somma simile era ben lontana dalla sua realtà... Ecco, sulla stessa linea vien da chiedersi: <<Chi è quell'Architetto che nella vita non ha progettato almeno una Città Ideale?>>. Certo ci sono Architetti e Architetti, Archistar* o "semplici" degnissimi e competenti professionisti. Il mondo dell'Architettura è indubbiamente uno dei più belli che io conosca. Compendio di discipline, mix di arte, storia, ambiente, restauro, sociologia, tecniche, tecnologie e non ultima l'urbanistica. L'esperienza che si sta vivendo in queste settimane (diventate mesi) dell'abitare in città nelle costruzioni a torre (condomini) pensate per non sottrarre spazio piano al territorio, sta facendo scoprire un livello inimmaginato d'utilizzo: quello di "prigione"; seppur dorata. Negli anni '30 e '40 dello scorso secolo il grattacielo fu uno degli obiettivi dei grandi progettisti. Come pure le grandi case "alveare" negli anni '60.  Eminenti studiosi di Sociologia Urbana e Regionale non credo però ne avessero prevista una funzione così anomala. Grandi costruzioni tecnicamente solide, tecnologicamente "moderne", anche con appartamenti le cui planimetrie erano attentamente studiate per l'ottimizzazione degli spazi. Tutto previsto compreso "lo spazio verde", pubblico, esterno, più o meno vicino, più o meno delimitato.

2011 arch Mozzoni (dx) e Bonzani
G. Bonzani con l'architetto G. Mozzoni 

Lungi da me (piccolo elemento di quella nobile categoria qual è quella degli Architetti) pianificare soluzioni perché la teoria, la fantasia dell'Architetto si mortifica e si annulla spesso contro una montagna di carte, di divieti, pareri, mancanza di fondi e molto altro, non ultima (purtroppo) l'appartenenza politica; ma sognare, almeno quello, è ancora possibile. In pratica, dopo questa pandemia, la ricostruzione non dovrà seguire le orme del secondo dopoguerra, dove (in una Milano per esempio) si elevarono le mura distrutte dai bombardamenti “guadagnando" ulteriori livelli abitativi (sovraccaricando le strutture inferiori). Ricordo uno dei giochi primaverili "poveri" fatti da piccolo: prendere una foglia di castagno e togliere alternativamente un po’ di verde dalla lamina per fare "la piuma degli indiani". Ne risultava una serie pieno-vuoto di verde dal picciolo all'apice. Ecco, quei grossi palazzi con tanti appartamenti per piano dovrebbero predisporsi così. Un appartamento "chiuso" e uno "aperto" affacciato all'aria esterna. Da due/tre farne uno che abbia spazi verdi sull'uscio anche a qualche metro dal suolo. Allora si potrà vivere in quarantena in modo più sopportabile e autonomo. Certo tecnologicamente risulterà complesso il contenimento energetico e molti altri problemi si evidenzieranno. Ma ciò dimezzerebbe il numero di abitanti (che già con la curva demografica attuale non saranno più quelli di 50 anni fa). Utopie? Certo. Ma il bosco verticale di Boeri qualcosa di nuovo ha introdotto, anche se le verifiche delle sollecitazioni sui balconi dei "momenti" dovuti agli alberi in condizioni di forte vento (date le dimensioni) hanno richiesto costose sperimentazioni in gallerie del vento presenti solo negli USA.  Prima ancora dell'ipotesi tecnologica e costruttiva (oggi risolvibile più celermente di ieri) partirebbe lancia in resta in contrapposizione il concetto di proprietà. Chi cederebbe un appartamento o due per favorire il vicino col quale magari sino al fenomeno Pandemia magari ci si salutava appena? E la cosa è speculare e reciproca.

gim città ideale utopia (6) Scorcio di città ideale di G. Bonzani

Quindi ancor prima di una proposta del genere occorrerebbe una drastica soluzione: abbattere l'edificio e ricostruirlo coi criteri anzidetti, oppure concordemente procedere alla riqualificazione e riconversione sempre con nuove attuali tecnologie. Si pensi alla mole di lavoro, al boom di una rinascita edilizia tutta innovativa. Altra Utopia. Se tocchi il costruito i regolamenti, le leggi urbanistiche che hanno concesso una volta di erigerlo, non è detto che concedano ancora gli stessi parametri. È il cane che si morde la coda, ma l'Architetto sarebbe in grado di pensare soluzioni idonee. È nel suo DNA se Architetto lo è davvero. Un urbanista svizzero sosteneva che un'abitazione (grande o piccola che fosse) dopo 80 anni dovesse venir demolita e ricostruita con tecnologie e stili adatte alla contemporaneità, attualizzandone spazi, arredi, forme e contenimenti energetici alle nuove esigenze. E forse, forse... Ma torniamo alla Città Ideale. Essendomi laureato in tarda età, (anche se gli Architetti sotto i cinquant'anni sono giovani Architetti) non ho avuto occasione di conoscere molti importanti Architetti a parte qualche eminente Docente o di studiare bene la biografia dell'ossolano Paul Vietti Violi. Un saluto impersonale a Mario Botta, qualche ora di Lectio Magistralis di Luigi Caccia Dominioni in casa sua e su un cantiere milanese: "Se vuole fare i concorsi li faccia, le possono servire come esercizio", oppure: "Io sulla pianta ci passo ore e ore; una volta mi hanno chiamato su un bel lavoro di ... grandissimo architetto, ma la pianta no, quella no, andava rivista". Una chiacchierata e una corrispondenza ci fu anche con Domenico Basciano, urbanista a Casablanca e a Marsiglia (stagista negli anni '40 del citato Arch. Ing. Paolo Vietti Violi).

gim città ideale utopia (2) Scorcio di città ideale di G. Bonzani

Infine conobbi Guglielmo Mozzoni. Quest'ultimo è stato per me un maestro seppur conosciuto tardivamente e purtroppo per poco tempo. Un Architetto del pieno '900 (scomparso nel 2014 a quasi 99 anni) che aveva previsto e progettato costruzioni futuristiche dove proponeva in scala dal semplice "condominio" sino alla città di 25 mila abitanti, tutti edifici compresi in una sfera... Già, una sfera in cui potessero coesistere abitazioni, terrazze, giardini, persino uffici pubblici, scuole e ospedali (solo il cimitero era previsto "fuori"). Una sfera con 300 m. di diametro dove tutto si sarebbe raggiunto a piedi, senza necessità di auto o mezzi pubblici. E il territorio circostante restituito per la gran parte alla natura, alla campagna tanto necessaria per la produzione alimentare sia umana che animale. Detto così può far sorridere, ma Mozzoni era uno serio, molto serio, estremamente colto, deciso e preparato. Laureato nel 1939 viveva tra Varese e Milano ed aveva progettato e costruito in tutto il mondo. Non voleva sentir parlare di Designer perché per lui esisteva solo l'Architetto: "il designer è un Architetto, si deve chiamare Architetto". Lui stesso in gioventù fu un sostenitore del Grattacielo come soluzione urbanistica d'eccellenza, ma con gli anni cambiò idea, fece autocritica e ammise che i grattacieli offrivano sì un risparmio in termini di aree occupate alla base per quelle totalizzate ai vari livelli, salvo poi richiedere ampi spazi per i parcheggi e la viabilità.

Riconobbe la non realistica fruizione di ambienti posti in vetta al grattacielo a quote non tollerate dall'uomo sommata anche all'elevata e sconveniente percentuale strutturale necessaria a far sì che "la cosa stia in piedi". Mozzoni aveva pensato l'intero EXPO 2015 compreso in una grande sfera, sempre lì a Rho Pero dov'è stato realizzato l'insieme dei padiglioni espositivi. Una grande sfera e tutto intorno il verde e la campagna, già perché è appena il caso di ricordare che il tema di quella grande rassegna era proprio "Nutrire il pianeta, energia per la vita". Il critico Vittorio Sgarbi e il prof. Lorenzo Degli Esposti, incaricati dalla Regione Lombardia in occasione di quell'evento per l'allestimento del "Padiglione Architettura - Belle Arti", esposero nell'Atrio istituzionale del Pirellone proprio alcuni modelli e disegni della Città Ideale del Mozzoni dagli anni Sessanta sino alle proposte per l’EXPO 2015. Il che non è stata cosa da poco (pochi anni prima Mozzoni li aveva esposti anche a Dubai). Questi progetti e relativi modelli dal 2015 sono ben custoditi e catalogati nella sua villa museo di Biumo Superiore a Varese (**). Testimoni di un Maestro che proponeva un'Architettura, cioè "uno spazio abitabile consono alle esigenze contemporanee, che si sono rivelate esigenze di sopravvivenza nel caos in cui siamo caduti"... Parole quanto mai profetiche.

gim città ideale utopia (5) Scorcio di città ideale di G. Bonzani

Ora, grattacielo, condominio, case alveare seppur tecnicamente perfetti dal punto di vista strutturale, si sono rivelate oggi qualcosa che è andato "contro l'uomo" specialmente in termini sociologici ma non solo. Questa pandemia lo certificherà che lo si voglia ammettere o meno. Il lavoro del settore terziario "da casa " ad esempio: una volta sperimentato per forza, verrà abbandonato quando torneranno le condizioni, ma i "grandi del potere" ne faranno studiare i risvolti "positivi" opportunamente convenienti per ridurre spese, rimborsi, trasferimenti e magari maestranze. Un giorno alla settimana, forse due, basteranno per trovarsi fisicamente, poi ognuno di nuovo nel suo piccolo mondo dove sarà possibile lavorare in pigiama, ma impossibile sfuggire al controllo incrociato di chiunque. E le spese logistiche (sicurezza, microclima, energetiche) potranno venir forfetizzate con un rimborso mai pari al costo di una grande struttura. Ma questo è un altro discorso. Al limite l'architetto dovrà tener conto nelle nuove costruzioni di uno spazio "impersonale" pubblico seppur domestico in cui chi lavora dovrà "isolarsi" per contattare il proprio mondo lavorativo esternalizzando la propria privacy. E in edifici urbani (ma non solo) dove le metrature valgono migliaia di €, questi spazi hanno un peso.

gim a Biumo superiore tra i modelli delle città ideali
G. Bonzani a Biumo Superiore tra i modelli della città ideale

Se sbaglio a progettare uno spazio dove collocare una lavatrice (che comunque occupa mezzo metro quadrato), avrò gettato via una cifra considerevole visti i costi al mq. E pensare che quanto appena accennato sopra, non comprende per ragioni di sintesi (ma non dimenticate per questo) pari analisi per tutta quell'Architettura che riguarda i restanti tipi di costruzioni: quali ospedali, palestre, palazzi pubblici, scuole, chiese, impianti sportivi, hotel, infrastrutture di vie e trasporti ecc. Ma lasciando il reale e volendo ancora una volta rifugiarsi nella fantasia e tornando alla premessa di questo scritto ecco: anch'io nel 1997 inventai una mia città Ideale. Forte dell'ardire e di quell'incoscienza ingenua che anima i neo Architetti, partecipai con questo tema ad un concorso nel modenese. Manco a dirlo; non venni neppur menzionato, ma mi servì come esercizio (ricordando le parole del Caccia) e parte di quelle costruzioni, tanto diverse dalla sfera del Conte Guglielmo, amo riproporle e ripensarle ogni tanto perché convinto che solo un colpo d'ala innovativo possa mutare concetti di ampliamenti urbani che, seppur tecnologicamente avveniristici, rischiano ancora di essere superfetazioni “moderne" di impianti medievali.

Arch. Giacomo Bonzani (Gim)                         (Villette 12 aprile 2020)

(*) A fine dicembre 2006 mi capitò casualmente una "vicinanza" solo virtuale nell'elenco degli Architetti famosi citati in una pagina web di Archiworld. Infatti, potei vantare un breve cenno, dopo la casella di Massimiliano Fuksas, lì ricordato per la sua famosa copertura a vela nel nuovo polo fieristico di Milano. Ero stato citato per lo "specchio di Viganella".

(**) L'architetto Mozzoni è stato capofila di un team di una trentina di progettisti che hanno concorso per realizzare il Palaitalia di EXPO 2015. A questo progetto redatto nell'inverno 2012-2013, partecipai anch'io in quanto chiamato per studiare degli specchi da porre in copertura per illuminare gli ambienti sottostanti. Il progetto giunse ottavo su oltre 60 concorrenti accettati. In caso di vincita il bando prevedeva che sarebbero stati assegnati ai vincitori 32 ML di € per il palazzo realizzato “chiavi in mano". Vinse un gruppo di Ingegneria e Architettura di Roma. Il Palaitalia è costato 110 Milioni di Euro.  Il solo "albero della vita" disse Mozzoni era costato 10 milioni. Sgarbi propose invano che in sua vece fosse realizzata "almeno" una sfera del Mozzoni, piccola, ma esemplificativa di quella geniale ed avveniristica Architettura.

gp bonzani
G. Possa consegna a G. Bonzani il premio Bognanco Terme alla carriera

A Giacomo Bonzani di Villette (VB), classe 1953, architetto, scrittore, poeta, disegnatore e inventore di progetti arditi, è stato assegnato il premio alla carriera Bognanco Terme (VB) e altri importanti riconoscimenti. Ha pubblicato libri di poesia, di narrativa, di storia, di architettura e di trasporti. E’ esperto di gnomonica la scienza delle meridiane, quegli orologi solari che ha contribuito a rivalutare, riportandone molti all’antico splendore; nel 2005 ha progettato il famoso e avveniristico specchio del “sole in piazza”, ideato con l’allora sindaco di Viganella (Valle Antrona), Pier Franco Midali. Collabora a giornali e riviste specialistiche. Ha illustrato libri e pubblicazioni varie. Pubblico amministratore a Villette (VB) dal 1975 e ancora in carica (dal 1990 al 2004 per tre legislature è stato anche Sindaco). Cavaliere dal 1995, nel giugno 2006 è stato nominato Ufficiale dell'Ordine "Al Merito della Repubblica Italiana".




permalink | inviato da pqlascintilla il 29/4/2020 alle 16:48 | Versione per la stampa
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