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Blog di cultura - critica - arte - recensioni
29 giugno 2020
Alessandro Chiello: intervista a cuore aperto e a mente fredda.

a cura di Giuseppe Possa (critico d’arte e letterario) 

Lo scopo di questa intervista è di dare non solo un’informazione sulla vita dello scrittore e pittore Alessandro Chiello, ma pure quello di scoprire le segrete strade della sua creatività in campo letterario e artistico. Egli vive il suo tempo, che è anche nostro, coinvolto e immerso nei propri problemi e pensieri, nelle proprie gioie e tensioni, oltre che negli avvenimenti sociali, come tutti noi. È questa, quindi, una “passeggiata” nei meandri della sua esistenza di uomo e intellettuale, dedito con grande passione a un lavoro considerevole e originale.

Ci sono pittori che scrivono e scrittori che dipingono: tra questi ultimi, ora c’è pure lui, noto soprattutto per i numerosi romanzi giallo-noir pubblicati. Come narratore possiede una scrittura scorrevole e ricca di riferimenti culturali che cattura, scavando nell’inquietudine e nei sentimenti profondi dei protagonisti. Nell’intervista qui pubblicata accenneremo anche ai suoi libri e a suoi quadri.

Sull’Alessandro pittore, però, voglio premettere un breve giudizio critico, visto che questa pubblicazione è dedicata alle sue opere pittoriche, astratte e figurative. Tutte le sue tele sono animate da un gesto segnico immediato o di libertà espressiva e da intensi, vibranti, accordi cromatici, che comunicano emozioni attraverso linee, forme e trame dalle impercettibili vibrazioni. I suoi colori s’intrecciano in un groviglio di elementi impregnati da una pulsante energia istintiva e interiore, ma nello stesso tempo sospesi in una struttura formale di mirabile coerenza. A caratterizzare in modo peculiare la dimensione visionaria e informale di queste composizioni, oltre alle figurazioni, ci sono simboli e metafore che si fondono armonicamente in sperimentazioni originali.  

Infanzia e studi

Caro Alessandro, cominciamo per così dire “ab ovo”. Racconta in breve i dati salienti della tua vita: parti dai genitori, dall’infanzia, dai tuoi luoghi, dai tuoi giochi.

<<Sono nato cinquant’anni orsono in terra elvetica, nell’incantevole Vevey che si affaccia sul lago Lemano, famosa per la sede della multinazionale Nestlé e, molto significativo per me, luogo in cui è vissuto negli ultimi anni della sua vita il grande Charlie Chaplin. Spesso ho visitato la sua tomba, quando passo nella mia città natale. Nella mia infanzia in pochi anni ho vissuto in Svizzera, poi nel sud Italia e infine a Villadossola, per motivi contingenti al lavoro dei miei genitori e alla loro separazione. Ho quindi precocemente imparato ad adattarmi ai cambiamenti e agli spostamenti. Ed è stata la mia “innata” bravura, almeno così dicevano, nel giocare a calcio che mi ha permesso di inserirmi nelle varie realtà, senza troppe difficoltà. Per questo che sono rimasto così legato a questo sport, anche dopo aver smesso di giocare e di allenare. L’amore per i libri e poi per l’arte hanno completato la mia formazione, aprendomi un mondo di possibilità che solo in seguito avrei cercato di sviluppare e di sfruttare>>.

Che influenza hanno avuto i tuoi genitori, i tuoi nonni, su di te da piccolo?

<<I miei genitori sono stati grandi: pur nelle difficoltà di una separazione che inevitabilmente crea dei traumi in un bambino, non mi hanno fatto mai mancare il loro amore, anche se ho sentito tanto e spesso la loro mancanza, perché entrambi lavoravano nella ristorazione. Quindi, sono cresciuto dai miei nonni calabresi, soprattutto da mia nonna, una donna eccezionale: pur essendo analfabeta, aveva uno spirito e un’intelligenza fuori dal comune. Da piccolo “vivevo” al campetto dell’oratorio di Villadossola, leggevo tantissimi fumetti e all’età di otto anni avevo letto i miei primi libri: “I misteri della giungla nera” di Salgari e subito dopo “Assassinio sull’Orient Express” di Agata Christie, un capolavoro del “genere” che avrebbe poi segnato la mia vita>>.

In questa non facile situazione, come hai vissuto, dunque, i tuoi rapporti con la scuola elementare, con i maestri?

<<Il mio approccio con la scuola non è stato semplice: la prima elementare l’ho frequentata nel paesino di mio padre, in provincia di Caserta, la seconda a Villadossola, dopo che i miei genitori si lasciarono. Ricordo che non fu semplice… ma grazie alle mie abilità calcistiche riuscii ad inserirmi, comunque. Ricordo con affetto la maestra Giovanna Totolo, che mi accolse e mi seguì con molto affetto. Le scuole elementari erano ospitate sulle sponde dell’Ovesca, dove ora c’è il Formont. Dalla finestra della mia classe guardavo sempre la chiesa di San Bartolomeo… un capolavoro dell’architettura romanica. L’amore per le bellezze artistiche le avrei scoperte in seguito, ma qualcosa cominciava a germinare. Là si erano sposati i miei genitori e là mi sarei sposato io. Quella chiesa sull’Ovesca avrebbe segnato quindi la mia vita. Sarebbe stato lo scenario del mio primo romanzo giallo, “Misteriosi omicidi sulle sponde dell’Ovesca”>>.

Non fermarti, prosegui a raccontarci dei tuoi studi e di qualche aneddoto giovanile curioso che si collega alle tue passioni nel mondo culturale, un avvenimento peculiare che ha inciso in modo particolare.

<<La formazione della mia visione del mondo e del mio pensiero politico è stata condizionata da tanta confusione. Ricordo un mio tema che fece “scalpore”, in quanto accostai arditamente la figura di Gesù Cristo con quella di Che Guevara. Non il massimo in una scuola cattolica. Parlando degli anni del liceo, che coincidono con l’adolescenza, non suscitano in me grandi ricordi. Li rammento come un’occasione sprecata. Avevo grandi professori, un ambiente ideale per coltivare le mie passioni, ma ero confuso e poco maturo. Invece di studiare, leggevo altro, quello che mi piaceva e non quello che mi veniva imposto. Sono stato un cattivo studente. Però l’amore per la storia dell’arte e per la letteratura cresceva e lievitava>>.

E quale fu la scintilla che ti fece mutare atteggiamento.

<<Durante una gita a Venezia, ebbi un’illuminazione: invece di seguire il gruppetto dei “casinisti” e andare a zonzo per la città, mi accodai al professore di lettere, il compianto professor Dario Gnemmi, un grande studioso. Passai una giornata meravigliosa. Ricordo con affetto la sua figura… lui mi fece capire cosa si nascondesse dietro l’arte: il mistero della bellezza, del genio, della volontà di sconfiggere la morte attraverso l’eternità della creazione artistica>>.

L’Università, invece, come ha inciso su di te?

<<L’università, al contrario, mi ha dato grandi gioie, rappresentava il luogo ideale per me: finalmente potevo scegliere e indirizzare i miei studi. Anni proficui pure se impegnativi, perché dovevo anche lavorare per pagarmi gli studi. Se avessi del tempo non esiterei un attimo a iscrivermi per un altro percorso di studi. Sono incuriosito dagli studi giuridici>>.

Lo hai già accennato, ma precisa meglio com’è stato il tuo incontro con i libri.

<<D’accordo. Ti ho già citato i primi due romanzi che ho letto. Non posso dimenticare il giorno che mio padre mi comprò il romanzo di Salgari. Averlo tra le mani, annusarne le pagine, accarezzare la copertina rigida. Questo il mio primo incontro, queste le prime emozioni. Fu amore… un amore che dura ancora. Meno passionale ed emozionante l’approccio ai libri del liceo e a quelli universitari: parevano fatti apposta per scoraggiare e rendere ostico anche l’argomento più interessante. Per fare un esempio: ho detestato Dante al liceo; solo in età matura e con una lettura solitaria ho scoperto l’incredibile grandezza e profondità del suo poema. Sono d’accordo con il grande critico americano Harold Bloom: Dante e Shakespeare sono i fari della letteratura occidentale. Nelle loro pagine c’è tutto l’universo umano, descritto con potenza, dolcezza, verità e profondità>>.

Famiglia, lavoro e passioni (prima di pubblicare)

Alessandro, passiamo ora ad altre domande: la tua famiglia oggi.

<<Sono stato fortunato nella mia vita, perché sono stato sempre accompagnato da donne eccezionali: la mia splendida mamma, scomparsa un paio di anni fa, impossibile quantificare la sua mancanza, mia nonna, mia moglie Barbara e i nostri “capolavori”, le mie figlie Benedetta e Beatrice. Viviamo a Domodossola, capoluogo di una regione incantevole e misteriosamente sconosciuta; il centro storico della mia città è uno dei più suggestivi e meglio conservati del Piemonte, ma purtroppo fuori dai nostri confini ci ricordano solo per la D di Domodossola… secondo me rappresenta il grande fallimento dell’intera classe politica degli ultimi decenni>>.

Qual è stato il tuo percorso biografico e professionale?

<<Lavoro in Svizzera da ormai venti anni. Sono impiegato come dirigente nelle Ferrovie Svizzere. Un lavoro impegnativo e gratificante, ma il mio sogno era di diventare insegnante. Per questo mi ero impegnato nello studio, dopo la maturità classica, conseguita al Rosmini di Domodossola, laureandomi prima in Scienze Motorie e poi in Lettere e Filosofia, indirizzo storico-artistico, ma in seguito ho preferito scegliere di lavorare all’estero per guadagnare meglio. A volte il rimpianto di questa scelta fa capolino nella mia mente>>.

Raccontaci qualcosa del tuo trascorso di vita.

<<I viaggi hanno scandito la mia vita. Quelli delle vacanze, ma soprattutto i viaggi di lavoro. I primi anni in Svizzera li ho passati nel settore dei treni notturni, vagoni letto e cuccette. Un lavoro duro in quanto si dormiva poco, ma mi ha permesso di viaggiare in tutta Italia e in Europa: a volte il lunedì lo passavo a Venezia, il giovedì passeggiavo a Bruxelles e la domenica mi godevo le eterne bellezze di Roma. Ho visitato i musei più belli e interessanti del continente e alcune delle mostre più importanti. In quel tempo ho cominciato a scrivere>>.

Soffermiamoci un attimo su come sono nate le tue passioni per il calcio, per la politica e in seguito per la scrittura e l’arte?

<<Il calcio ha caratterizzato la mia infanzia e la mia adolescenza. Una grande passione sia per quello giocato che per quello visto da spettatore (poche gioie e tante croci visto che sono interista, come tu ben sai). La scrittura è figlia diretta della mia passione per i libri e per la lettura, diciamo che è stata la sua naturale evoluzione; quella per l’arte è stata la conseguenza delle mie inclinazioni personali e poi dei miei studi. La politica ha rappresentato una breve parentesi, che sinceramente non ripeterei. Non fa per me… un milione di chiacchiere inutili e infinite polemiche. Nel mio caso, si è trattato di tempo perso>>.

M’incuriosisce capire come riesci a conciliare la tua professione con le tue passioni e la famiglia.

<<Non è semplice, ma la bellezza del mio lavoro consiste nel viaggiare spesso e ho imparato a gestire efficacemente le mie giornate, alternando dovere e piacere. Un rimpianto grosso e una delle cose per cui dovrò rendere conto e chiedere perdono al Creatore è il fatto di aver trascurato troppo la famiglia per seguire le mie passioni. Un duro prezzo da pagare >>.

Lo scrittore

C’è stato un incontro particolare che ha influito nel tuo percorso culturale in genere?

<<Due grandi professori hanno influito nel mio percorso intellettuale: il già citato professor Gnemmi e Tullio Bertamini, grande storico ossolano e mio docente di matematica e fisica al liceo; materie per le quali sono sempre stato un disastro con suo grande rammarico. Ci siamo incontrati qualche anno dopo per la stesura della mia tesi, dedicata alle chiese romaniche ossolane. Mi ha trasmesso, pur alla sua maniera brusca e burbera, l’amore per la storia e la cultura del territorio e mi ha aiutato durante la scrittura dei miei primi libri, dedicati appunto a questi argomenti>>.

Alessandro, entriamo ora più nel merito della letteratura. Quando ti sei sentito scrittore, prima di libri d’arte, di cinema ecc. e poi di romanzi gialli?

<<Le prime pubblicazioni sono frutti naturali dei miei studi e poi delle mie passioni. Scrivere d’arte prima e poi di storia del cinema è diventato un modo di coltivarle.

Ho iniziato a scrivere gialli per diletto personale. Poi un amico milanese mi ha convinto a pubblicare il primo in versione digitale. L’ottimo e sorprendente riscontro di vendite e di giudizi mi hanno convinto a perseverare e a crederci per davvero. Anche lo stimolo e l’incoraggiamento di Renato Ponta, libraio ed editore di Villadossola, mi hanno spinto in questa direzione. Dopo l’exploit de “I delitti del Calvario” (siamo alla terza ristampa) ho cominciato a sentire che forse non usurpavo il titolo di scrittore>>.

Hai avuto maestri che ti hanno influenzato o grandi scrittori a cui ti sei ispirato?

<<Nel mio modo di scrivere mi ispiro a tre grandi modelli e maestri irraggiungibili: Georges Simenon, il padre del commissario Maigret, la sua prosa scarna, semplice, diretta mi ha conquistato. Leggere i suoi romanzi è sempre rilassante. Ho letto e riletto tutti i 76 romanzi di Maigret e un centinaio dei romanzi duri, come li chiamava lui. Meraviglioso! Mi affascinano anche la prosa passionale e coinvolgente di Oriana Fallaci, capace di trasmettere nella sua scrittura tutta la forza e l’impeto della sua personalità, restando comunque elegante e raffinata. Infine, Indro Montanelli, caustico, arguto e ironico: la sua Storia d’Italia è un capolavoro di divulgazione e di scrittura intelligente. Questi i miei riferimenti ideali. Nella realtà, ho preso da tutti e da tutto: ho fatto tesoro di ogni consiglio che i miei vari editor mi hanno elargito con generosità, inoltre sono curioso, leggo molti romanzi contemporanei e assimilo un po’ da tutti>>.

Quale fu la molla che ti ha spinto a pubblicare? Chi ti ha aiutato?

<<La molla che mi ha spinto è la voglia di comunicare e trasmettere le mie passioni; per questo ho dovuto combattere la mia ritrosia e la mia timidezza, caratteristiche non molto indicate per chi vuole pubblicare libri o esporre quadri. L’aiuto di Renato Ponta è stato decisivo. Quando ha letto i miei primi romanzi mi ha convinto che fossero validi e dal secondo in poi è diventato il mio editore di riferimento>>.

Parlaci da dove nascono i tuoi libri, i personaggi che ti hanno ispirato… e a chi fai vedere per primo i tuoi romanzi.

<<I primi saggi nascono dall’interesse e lo sviluppo dei miei studi universitari. I personaggi dei romanzi nascono dall’osservazione di quello che mi circonda e dai miei ricordi personali… non nascono mai da un’invenzione dettata a tavolino, ma dalla realtà. Spesso alcuni dei personaggi più riusciti mi sono stati ispirati da persone che non conoscevo, incontrate in treno. Mentre li osservavo me li immaginavo in alcune situazioni di vita e poi li ho trasferiti nei miei romanzi. I miei primi lettori sono sempre l’editore e poi coloro che si occuperanno dell’editing. Nel mio caso ho sempre avuto fiducia di amiche fidate come la prof. Danila Tassinari o come Claudia Peduzzi, una lettrice vorace, molto più di me>>.

Alessandro, ti propongo una domanda, in questo contesto forse un po’ inopportuna, ma secondo me importante per far rivelare la vastità dei tuoi interessi, conoscenze e qualità letterarie: elenca i tuoi già numerosi libri, inizia dalla “narrativa”:

<<“Il re di Parigi” (2007) Medimond editore, Bologna. Il primo romanzo, un omaggio a mia moglie>>.

<<“Misteriosi omicidi sulle sponde dell’Ovesca”  (2013),  Narcissus Editore, Milano, 4 ristampe; La Pagina, Villadossola. Il primo giallo, il debutto del commissario Gegè>>.

<<“I delitti del Calvario” (2014), 3 ristampe, La Pagina, Villadossola. Il best-seller, il romanzo più venduto… mi dicono che sia diventato un classico da biblioteca…>>

<<“Morti a Venezia” (2016), La Pagina, Villadossola. Uno dei miei preferiti, il commissario Gegè indaga nella città lagunare>>.

<<“Il vagabondo che amava Mozart” (2018), La Pagina, Villadossola. Questa volta indagine tra le strade di Parigi e colonna sonora del genio di Salisburgo>>.

<<“Per sempre” (2019), Eclissi Editrice, Milano. Finalmente una pubblicazione nazionale. Una grande soddisfazione, bellissimo ricordo la presentazione nel cuore del quartiere di Brera. L’esordio di un altro personaggio, l’ispettrice Lina Gatti, devota e arguta>>.

<<“La rosa di Tappia” (2019), La Pagina, Villadossola. Il ritorno in Ossola del commissario Gegè. Un romanzo che mi ha dato tante soddisfazioni...>>.

Passiamo ora alla saggistica:

 <<“Feste e tradizioni popolari”, Gal Azione Ossola, (2006)>>

<<“Il Romanico in Ossola”, Gal Azione Ossola, (2007); ristampato da edizioni Terre Alte-Oscellana (2008); compendio dei miei studi universitari>>

<<“Emozioni, un viaggio nella storia dell’arte attraverso 20 capolavori”, (2007), Edizioni Uniservice, Trento; ristampato da Edizioni BenBea (2014). Raccoglie le opere che più ho amato durante le mie visite nei musei>>

<<“I Santuari mariani In Ossola”, Edizioni Terre Alte-Oscellana, (2008). Un altro tributo ai capolavori architettonici ossolani>>

<<“C’eravamo tanto amati. I capolavori e i protagonisti del cinema italiano”, Narcissus Editore, Milano (2014); il mio atto d’amore al cinema nostrano e ai suoi sublimi interpreti>>

<<“All’ombra dei cipressi - Viaggio tra le tombe dei grandi, La Pagina, Villadossola (2019). Il mio saggio preferito in cui ho onorato grandi uomini e grandi donne, visitando le loro estreme dimore. Un viaggio lungo ed emozionante>>.

A proposito, sei soddisfatto delle vendite, del successo ottenuto?

<<Considerato il fatto che la maggior parte delle mie pubblicazioni sono state distribuite solo in Ossola, sono molto soddisfatto e orgoglioso delle vendite e del nutrito gruppo di lettori e lettrici che si sono affezionati ai miei romanzi, soprattutto quelli della serie del commissario Gegè. Nel 2018 ho pubblicato “Per sempre” il mio primo romanzo fuori regione con la casa editrice milanese “Eclissi”; si tratta di un giallo ambientato a Firenze. L’accoglienza è stata superiore alle mie scarse attese>>.

Cosa tieni nel cassetto e quali sono i tuoi futuri progetti letterari?

<<Le prossime pubblicazioni riguardano una raccolta di racconti, sempre di genere noir, ambientati in Ossola. Un progetto a cui sono molto legato; poi la seconda pubblicazione milanese è in dirittura di arrivo. Per il prossimo anno prevedo la nuova puntata delle inchieste del commissario Gegè e un romanzo in fase di elaborazione a quattro mani con un’amica “lettrice di facce”>>.

L’arte e la pittura

Prima abbiamo parlato di te come scrittore, ora passiamo all’Alessandro pittore: ti sei sempre interessato di arte, avevi pubblicato anche dei testi interessanti, con ottime “letture” di quadri dei grandi artisti, conservati nei musei, ma non avevi mai dipinto. Poi improvvisamente hai intrapreso anche questa strada. Come si è scatenata in te questa passione, come e quando hai iniziato e ti sei sentito anche artista?

<<È stato molto strano. Frequento musei e mostre da tantissimi anni. In questo devo ringraziare mio padre che fin da bambino mi ha portato a visitarli. Poi ho cominciato a studiare la storia dell’arte e soprattutto i suoi geniali protagonisti. Mai, però, ho sentito l’esigenza di fare arte, mai. Nel 2018 dopo la morte di mia madre, in un giorno d’estate senza averlo programmato, senza averlo pensato, mi sono fermato in un negozio di bricolage, ho acquistato qualche tela, un po’ di barattoli di vernice acrilica, qualche barattolo di vernice spray e sono andato a Crodo, nella baita della famiglia di mia moglie, che sorge solitaria in mezzo al bosco. Metto una tela per terra in mezzo al prato e inizio a imbrattarla “stile Pollock”. Il risultato mi piace. Alla fine del dipinto mi sento bene e appagato. Da allora nutro l’impulso di dipingere alla mia maniera… non so perché…>>.

C’erano già stati artisti, per caso, nella tua famiglia? Hai mai frequentato scuole o maestri che ti hanno spinto a dipingere?

<<Nessuno. Sono completamente autodidatta>>.

Come riassumeresti il contenuto della tua arte? Accenna anche ai tuoi primi quadri.

<<La mia arte si può sintetizzare in pochi aggettivi: spontanea, sincera, appassionata… All’inizio ho pagato dazio alla mia poca esperienza e abilità tecnica. Ero molto lento e insicuro; infatti, i primi quadri pagano questo dazio, anche se mi piacciono per la genuinità che esprimono. Mi interessavano alcuni grandi artisti del passato e cercavo di carpire i segreti delle loro composizioni>>.

Come la pittura o i pittori del passato entrano nei tuoi quadri? Che legame c’è tra la pittura del passato e la tua?

<<Il mio percorso è atipico. Ho cominciato a studiare la storia dell’arte da giovane e in età matura ho iniziato a dipingere, mettendo a frutto la conoscenza teorica ed emotiva degli artisti che amo di più. Ho studiato tantissimo Pollock e il suo modo gestuale e istintivo di concepire la pittura, poi Chagall con il suo mondo così poetico e sognante e via di questo passo. Questi due, insieme a Raffaello, Toulouse-Lautrec e Monet, sono i miei artisti, ma è forse meglio dire geni preferiti.>>.

Alessandro, addentriamoci ora nello specifico delle tue ricerche, contenute in questo catalogo.

<<Mi piace alternare astratto e figurativo e in questo catalogo cerco di testimoniarlo.

Sono convinto che non sono due stili così contrapposti come pensano molti. Il colore, la forza espressiva del colore, è il punto di contatto. In questo mi concentro soprattutto. Ho un approccio eclettico sui soggetti e sulle tematiche. Per citare il leggendario professor Keating (Robin Williams) del film “L’attimo fuggente”… mi piace confrontarmi con “tutto quello che ha una scintilla di rivelazione”>>.

Concentriamoci sul tuo modo di operare: come nasce un tuo quadro?

<<All’inizio della mia attività partivo da qualche quadro famoso e lo interpretavo alla mia maniera, poi ho allargato lo sguardo a immagini anche banali che mi colpivano su internet. Questo per quanto riguardava la produzione figurativa. Per quella astratta l’impulso è molto più intimo ed emotivo. In base allo stato d’animo modulo la forza degli schizzi di colore e del dripping, cercando di trovare l’equilibrio tra tutte le parti.

Fare un quadro astratto è molto più complicato di quello che si pensa: ti accorgi subito se esprime ciò che senti ed è molto più difficile da “correggere” rispetto al figurativo>>.

Bene, che ne dici di fare una “lettura” di qualche quadro che ritieni particolarmente degno di nota?

<<Una delle mie opere che apprezzo di più è “I love Toulouse-Lautrec”, un sentito omaggio al grande pittore della Belle époque. Riprende uno dei suoi capolavori e uno dei dipinti che ho amato maggiormente, la “Toeletta” del 1889, conservata al “Musée d’Orsay” di Parigi. Esprime intimità, tristezza e desolazione. Un mondo di poesia trasferito in una tela di piccolo formato. Il suo capolavoro. Il mio umile omaggio parte dalla figura della ragazza, ripresa di schiena, una delle pose che amo di più, e lo completo con uno sfondo scuro animato da una serie di schizzi di colore che vogliono avvolgere e abbracciare la sua tristezza>>.

Vuoi citare qualche altra tua opera?

<<Con piacere. Un altro dipinto che mi emoziona è “Midnight in Paris”. Un romantico bacio notturno in una piazza parigina. Il mio omaggio in questo caso è cinematografico in quanto riprende una scena dell’omonimo film di Woody Allen, il capolavoro della sua fase matura. Mi piace il fondo graduato su sfumature ottenute da vernici spray. Mi piace pensare di aver rispettato la poesia espressa in quel frangente del film. Infine voglio citare “Silver heart” come esempio ben riuscito che spazia tra figurativo e astratto. Un semplice cuore d’argento (ho usato lo spray), un fondo grigio notte e gli schizzi gialli. Il tutto rispettando l’equilibrio della composizione. Devo ammettere che rimane uno dei miei preferiti>>.

A cosa si deve la scelta dei tuoi temi e del tuo stile pittorico?

<<I temi sono tratti dalle mie passioni: cinema, artisti che amo, immagini che mi colpiscono. Ho una predisposizione per le figure femminili riprese da dietro mentre osservano l’orizzonte. Le trovo poetiche, misteriose e seducenti. Torno spesso su questo tema>>.

Nei tuoi quadri ci sono valori, allegorie, moralismo, filosofia, letteratura, provocazione, problemi del bene e del male, anche in rapporto al destino umano o altro?

<< No, ho un’ispirazione molto spontanea e poco meditata. Mi basta imbattermi in un’immagine che mi suggerisca qualcosa… è molto istintivo, contingente, sensoriale. Nei miei quadri, accanto alla mia semplice firma, incollo sempre un cuoricino di plastica che è il simbolo dell’amore e il rispetto con cui mi approccio a questo meravigliosa espressione dell’animo umano: l’amore per l’arte. Questo è il valore che mi muove e che voglio esprimere>>.

Da dove trai stimoli ed ispirazione per la tua creatività?

<<Internet, film, quadri…>>

Aggiungi anche un apporto fantastico o ironico ai tuoi temi?

<<Mi piacerebbe approfondire questo aspetto… non l’ho ancora sviscerato come meriterebbe>>.

E con il colore che rapporto hai?

<<Rapporto totale. Nel senso che è il vero e unico protagonista dei miei quadri. Modularli, miscelarli, lavorarci. È emozionante. Non amo troppo il disegno, infatti spesso è solo abbozzato, sono impaziente, voglio passare subito a stendere il colore>>.

Dove collochi la tua pittura?

<<Nel profondo della mia anima. Quella è la sua casa>>.

Sei pago dei risultati raggiunti anche in questo campo?

<<Nella serena consapevolezza di essere solo un umile dilettante, rispondo: moltissimo. Li adoro. Mi fanno compagnia. Sono un autodidatta assoluto e mi piace esserlo. Comunque, ammiro tantissimo molti artisti che invece fanno della tecnica e dell’assoluta precisione il loro tratto distintivo>>.

Qual è il senso di fare pittura oggi, secondo te?

<<Valgono ancora le parole di Einstein: “Uno dei motivi più forti che conducono gli uomini all'arte e alla scienza è la fuga dalla vita quotidiana con la sua dolorosa crudezza e la tetra mancanza di speranza, dalla schiavitù dei propri desideri sempre mutevoli”. L’arte è per me un rifugio consolante alle tristezze della vita>>.

Personalmente, dopo uno sguardo d’insieme ai tuoi quadri, li ritengo tecnicamente molto riusciti, anche se hai iniziato da poco a dipingere e senza maestri. Tu che ne dici?

<<A me hanno dato tanta gioia, il fatto che sono piaciuti a diverse persone è motivo di soddisfazione>>.

Nelle tue opere concorrono figurazione e astrazione. Dove finisce una e inizia l’altra?

<<In molte opere cerco di farle convivere: inserisco un elemento figurativo e poi scelgo i colori, l’intensità e la variabilità degli schizzi in base all’effetto che voglio>>.

In generale, che impressione cerchi di suscitare in chi osserva i tuoi dipinti?

<<Piacere>>.

Come ha influito su di te l’esperienza artistica e culturale dell’Ossola? Ti incontri con amici scrittori, pittori, artisti, critici locali o di altre zone?

<<Mi piace la tradizione ossolana che si è concentrata soprattutto sul paesaggio e non poteva essere altrimenti, visto gli incantevoli scenari che ci circondano. Purtroppo non ho molti contatti e mi spiace per questo. Conosco i maestri Ugo Pavesi e Roberto Antonello. Li ammiro tantissimo. Mi piace molto anche l’opera di Crivelli, anche se non lo conosco personalmente>>.

Nella tua pittura, oltre che sotto l’aspetto artistico, mi pare ci sia anche un afflato religioso, mistico, filosofico o sbaglio?

<< Mah, qualcuno dice di sì; penso che quando si scrive, si dipinge o si è impegnati in un qualunque processo creativo sia inevitabile che le proprie convinzioni religiose o filosofiche influiscano in qualche modo nell’esecuzione e nel risultato finale. Non si possono reprimere certi sentimenti, fanno parte di noi>>.

Entriamo ora nel vivo dei contenuti su cui stai lavorando.

<<Mi sto concentrando molto sul cinema e su alcune immagini iconiche. Un mio recente dipinto riprende la celebre locandina di Casablanca. L’ho trasfigurata a colori. Piu volte ho preso Charlot come modello. Ecco, in questa fase mi piace molto questa commistione tra le arti. Quando dipingo ascolto quasi sempre musica classica, Mozart su tutti>>.

Racconta degli incontri importanti che hanno dato, nel tempo, la svolta a questa tua ulteriore passione.

<<Purtroppo più che un incontro è stata la mancanza di mia madre a determinare la svolta per intraprendere questa disciplina>>.

Per tornare alle opere: ti senti di essere arrivato, in quest’ultima fase di lavoro, a un livello di soddisfazione e appagamento interiore?

<<Molto appagato e con tanta voglia di continuare>>.

Hai già esposto in una mostra, ma questa che hai intenzione di proporre è la tua prima impegnativa personale, con anche la presentazione di questo catalogo. A proposito, cosa ci dici?

<<La prima mostra al circolo Acli di Villadossola mi ha molto divertito e devo ammettere che ho avuto dei riscontri assai interessanti; la prossima personale, sempre a Villadossola ma allo spazio Arte del Teatro la Fabbrica, deve mostrare qualcosa di più consapevole e meno timido. Negli ultimi mesi mi sorprendo per la velocità con cui finisco certi lavori, segno di una chiarezza di idee e di una maggiore sicurezza. Inoltre non mi faccio condizionare dagli apprezzamenti positivi o da qualche critica. Vado avanti lo stesso.>>.

A questo punto, soffermiamoci brevemente sulla tua produzione. C’è già un mercato dei tuoi quadri e hai già dei collezionisti? Dove in particolare?

<<Grazie a qualche collega di lavoro ho piazzato diverse opere in Germania e in Svizzera, oltre che nella mia Ossola. Gratificante>>.

Qualche domanda in generale

Alessandro, passiamo ora a domande meno specifiche. Senza la scrittura e l’arte, cosa sarebbe la tua vita?

<<Una vita in bianco e nero (colori che odio, come puoi immaginare tu che sei juventino)>>.

Qual è la tua visione del mondo e dell’arte? Il tuo essere intellettuale, il tuo stile di vita?

 <<Coltivare le proprie passioni è il modo migliore per rimanere giovane. Il mio ideale di felicità è una casa in riva al mare, un libro tra le mani e la musica di Mozart in sottofondo. Banale, lo ammetto>>.

Quali sensazioni provi sotto l’effetto dell’ispirazione e mentre prepari le tue opere, siano esse letterarie o pittoriche?

<<Un’eccitazione indescrivibile. Mi sento vivo>>.

Che significa essere scrittore e artista oggi?

<<Per me significa esprimere quello che ho dentro. È necessario, terapeutico e anche divertente>>.

Secondo te, la letteratura, la poesia, la musica, la pittura, insomma l’arte in genere, che funzioni hanno, in senso più ampio?

<<In questo mondo hanno la funzione di dare un senso più alto e vero ai nostri giorni dominati da una visione della vita sempre più triste e crudele; viviamo in un mondo molto più chiuso, meno aperto alla diversità, all’incontro, alla speranza. Più che in una crisi economica, siamo immersi in una vera e propria crisi sociale. Basta un paio di minuti sui social per rendersene conto>>.

Ti sembra opportunamente divulgata l’arte e la letteratura contemporanea in Ossola?

<<Assolutamente no. Le poche opere meritorie, i pochi eventi culturali messi in atto, e ce ne sono stati, non hanno ancora creato un sistema organico e duraturo di divulgazione; mi pare che si viva di singole iniziative che si spengono una volta esaurite>>.

Per essere, nel contempo, scrittore e pittore, di quali abilità si deve essere dotati?

<<Amare la lettura e la bellezza, ma soprattutto avere uno stretto rapporto con la solitudine>>.

Tu sei autodidatta in tutto, ma hai studiato e letto molto, ai giovani che volessero intraprendere queste strade, cosa consigli? Secondo te serve frequentare scuole di scrittura e di pittura?

<<Per la scrittura la vera scuola è leggere, leggere sempre, leggere tutto. Per la pittura bisogna osservare, osservare sempre, osservare tutto. Dipende, comunque, dall’approccio e dalle motivazioni con cui si intraprendono queste discipline. Avere un maestro è sempre salutare>>.

Hai progetti per il futuro, in ambo le passioni?

<<Ho tante idee, comunque continuando con queste passioni, mi piacerebbe anche un contatto con il mondo del cinema… qualcosa forse bolle in pentola>>.

Puoi anticiparci qualcosa?

<<C’è un progetto di cortometraggio tratto da un mio racconto. Sarebbe davvero interessante… speriamo…>>.

Non dirmi che coltivi anche una passione musicale e che un giorno lo dimostrerai pure professionalmente. Tra l’altro mi sembra di notare che il tuo linguaggio e il tuo modo di dipingere siano molto affini a quello della musica.

<<Uno dei rimpianti della mia vita è non sapere suonare. Un grande dispiacere perché adoro la musica. Classica soprattutto, ma anche rock>>.

Puoi offrirci un pensiero sulla vita?

<<Posso citare una frase in cui mi ci ritrovo tantissimo e che riassume questo momento della mia vita: “Volevamo cambiare il mondo, ma il mondo ha cambiato noi”. (C’eravamo tanto amato, 1974, Ettore Scola)>>.

Dei giornalisti o meglio di chi lavora nell’informazione, cosa ne pensi? Cosa pensi del rapporto tra l’arte e i media, dei critici, degli operatori culturali, dei galleristi, degli editori?

<<Non ho molti contatti per poter formulare un’opinione. Con i pochi con cui mi confronto mi trovo molto bene, ma sono una persona piuttosto riservata negli ultimi tempi>>.

Il rapporto dei nostri intellettuali con il territorio come ti sembra?

<<Poco efficace forse; non si sono create sinergie tali da poter influire sul territorio… non ne conosco molti. Ricordo la delusione e la poca considerazione che registrai in occasione del centenario della nascita di Gianfranco Contini, una gloria intellettuale del nostro territorio. Qualche articolo distratto, qualche celebrazione poco sentita… meritava ben altro…>>.

Come vedi il rapporto istituzioni e cultura nella nostra provincia?

<<Manca forse un progetto e un’idea comune. Ci si divide su tutto, anche sulla cultura. In generale però, nonostante le buone intenzioni elettorali, si fa ancora troppo poco>>.

Come ritieni che possa sopravvivere, a livello locale, la nostra società e il nostro mondo intellettuale?

<<Valorizzando le eccellenze del territorio che sono tante, ma a volte poco conosciute e apprezzate. Per esempio abbiamo monumenti eccezionali come la chiesa monumentale di Baceno, le chiese romaniche, tra cui svetta San Bartolomeo, il cui campanile fu giudicato da un grande storico di architettura inglese come “il più bello dell’Italia Settentrionale”; siamo circondati da bellezze ambientali mozzafiato, abbiamo tradizioni folcloristiche affascinanti… eppure non siamo certo famosi per l’accoglienza turistica e la capacità di attrarre visitatori>>.

Mondo laico, sociale e politico, da una parte, pensiero religioso, culturale, intellettuale e artistico dall’altra, tu come li vivi?

<<Male, perché ho una formazione totalmente cattolica e un pensiero molto condizionato da essa e quindi spesso mi sento un relitto di un passato che, sinceramente, non ho tanti motivi di rimpiangere>>.

Per finire. C’è qualche altra eventuale risposta a cui vorresti che ti ponessi una domanda? … Ah, ho capito! Quando rivincerà il “triplete”… o almeno qualche nuovo titolo, la tua Inter?>>.

<<Presto, spero>>.

Per concludere, caro Alessandro, ti auguro buon lavoro per quello che farai dopo questo primo catalogo.

Giuseppe Possa

 




permalink | inviato da pqlascintilla il 29/6/2020 alle 21:19 | Versione per la stampa
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