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CULTURA
26 dicembre 2020
Era l’abitazione del nonno Giuseppe De Giorgi, ora è lo studio di Piergiorgio Novellini

CEPPO MORELLI (VB) – Anche nell’Ossola, alcuni eredi di personaggi noti del passato conservano abitazioni che all’interno appaiono come piccoli musei. Una di queste è del pittore e decoratore Piergiorgio Novellini in Valle Anzasca, che ha lo studio nella casa del nonno Giuseppe De Giorgi (1870-1946), pittore e affreschista legato all’arte sacra. La casa di Canfinello, da lui decorata in stile Liberty racconta il nipote, “è stata finita nel 1899 dopo il ritorno da Bordeaux del nonno, dove era emigrato a 12 anni ospite della sorella maggiore sposata a Carlo Mariola, la quale tra gli altri figli nel 1884 ha avuto Henry Mariola pittore diplomato a Brera e tirocinante dello zio Giuseppe”.

Su tre piani, con giardino tutto intorno e una vista sul Monte Rosa da lasciare senza fiato, la casa ha locali luminosi, stufe e camini in sasso scolpiti, che custodiscono ancora tanti ricordi, come elenca Novellini: “Oltre alla camera oscura per le fotografie, che usava nella sua attività mio papà, sono esposti molte opere del De Giorgi, paesaggi, ritratti, scene di vita e alcune tele sacre. In molti armadi vi sono raccolti tutti gli spolveri dei suoi lavori”. E poi tanti oggetti personali: disegni, cartoline, lastre e apparecchi fotografici, istantanee sue e dei familiari, l’ovale del suo letto in ferro con l’effige di San Giuseppe; ritratti e tanti quadretti che dipingeva durante l’inverno da vendere poi nel suo negozio di Macugnaga, durante l’estate. Ancora, bozzetti, cartoni e disegni finissimi, bucati per fare gli spolverini per i bozzetti da presentare alle fabbricerie per i lavori. “Spolveri” prosegue Novellini, “ne esistono tantissimi di ornati, candelabri, figure, cartelle, angeli, simboli della passione. Ci sono ancora immagini sacre, scatole di pennelli, vecchie tavolozze e attrezzi di lavoro>>.

 Ma chi era Giuseppe De Giorgi?

“Mio nonno materno era di Canfinello, nato nel 1870, mamma anzaschina e padre originario di Varese. Ancora ragazzo, quando andò in Francia, frequentò la Scuola di Belle Arti a Bordeaux, poi fece un tirocinio con pittori del luogo che lavoravano nei palazzi e nei castelli della regione Aquitania. Rientrato a fine Ottocento in Italia, ha iniziato l’attività in proprio come pittore, decoratore e affreschista. Si sposò nel 1901 ed ebbe due figli: Alfredo ed Erminia. Morì a Vanzone nel 1946”.

Quali sono le opere che ha affrescato e dipinto più importanti?

“Uno dei suoi primi lavori è nel Santuario Madonna del Croppo (Ceppo Morelli) completamente dipinta da lui, sia negli ornati che nelle figure; importante è poi quello eseguito nel 1900 nella Chiesa del suo paese, Ceppo Morelli, ancora ben conservata e riccamente da lui ornata. Una cappella da vedere, per capire lo stile della pittura che si usava in Bordeaux all’epoca, è nel piano di Borgone, ai margini di una strada di campagna, ben conservata. Affreschi suoi sono conservati nella chiesa di Vanzone con le belle figure della volta del catino e del soffitto del presbiterio; quelli di Macugnaga con le sue finte architetture sulle volte; un’altra quella della Madonna della Neve a Bannio per la freschezza e luminosità dei colori. Quando per la prima volta sono entrato nella chiesa di Pontemaglio ho detto: ma l’ha dipinta mio nonno, anche se non c’erano documenti nell’archivio della parrocchia a dimostrarlo. Ma messi i ponteggi per eseguire un restauro, ho trovato la firma su un medaglione nella volta. Tra le altre, ha inoltre dipinto la Chiesa dei padri Passionisti di Cameri e le decorazioni nella nuova Chiesa di Vogogna. Nel tempo, ha affrescato pure diverse cappelle, cappellette e oratori, in Italia e all’estero”.

Su di lui è stata pubblicata una tesi di laurea.

“Sì, è di Elisabetta Enrico ed è stata pubblicata per interessamento della famiglia e del Comune di Ceppo Morelli. All’allora studentessa ho messo io a disposizione tutto il materiale esistente nella casa e l’ho accompagnata a visitare le chiese affrescate da De Giorgi. La tesi ha posto anche in evidenza l’attività di fotografo che aveva intrapreso a partire dagli anni venti del secolo scorso, sfruttando l’esperienza acquisita nel riprendere personaggi locali da lui messi in posa, i cui scatti utilizzava poi per la rappresentazione di scene sacre”.

 Giuseppe Possa

(L'articolo in parte è stato pubblicato anche su Eco Risveglio)




permalink | inviato da pqlascintilla il 26/12/2020 alle 17:32 | Versione per la stampa
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