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letteratura
26 dicembre 2020
Intervista a Silvana Da Roit: autrice del romanzo “I tunnel di Oxilla”

Nata nel 1960 a Domodossola, si è dedicata tardi alla scrittura, proponendo dal 2015 articoli sul sito “I racconti del viandante”, storie della Valle Ossola. Lettrice compulsiva fin da ragazza, ha ora pubblicato il suo primo romanzo, “I tunnel di Oxilla” (Edizioni Convalle). Intrigante e scorrevole, è un racconto nel racconto, in cui s’intrecciano vicende che si muovono su due piani storici diversi: fine Seicento e primi anni Sessanta. Una storia ben costruita, nella ricerca e riscoperta di segreti passaggi sotterranei nel borgo di Domodossola, ormai dimenticati nel tempo. Questo libro si pone al lettore con un’accattivante, limpida fusione, tra spunti di storia e fantasia, tra leggende sentite o inventate di sana pianta. Da leggere.

Da dove deriva la tua passione per la narrativa e quando hai iniziato a scrivere?

<<I libri sono sempre stati una buona compagnia, ci sono stati romanzi che mi hanno “salvato” la vita, soprattutto nell’adolescenza, ahimè, lontana. Al contrario, la passione per la scrittura è nata in tempi recenti, inaspettata>>.

Quali sono state le tue prime letture?

<<Prima dei dieci anni, a parte i classici per ragazzi, leggevo i gialli Mondadori e la serie Urania, rubandoli a mio padre. Ero una lettrice compulsiva, mi adattavo a leggere dall’enciclopedia a qualche romanzo che girava misteriosamente in casa, tipo “Cioccolata a colazione” di Pamela Moore o “Un albero cresce a Brooklyn” di Betty Smith. Non avevo un mentore, qualcuno che parlasse di libri, ma con l’avvento dei teleromanzi iniziai a conoscere autori come A.J. Cronin e più di una volta andai a leggermi, rigorosamente in biblioteca, romanzi da cui erano stati tratti bellissimi film come “Il buio oltre la siepe" della Harper Lee; poi, spulciando la sua biografia scoprii Truman Capote con “Colazione da Tiffany”, ma soprattutto “L’arpa d’erba”. Solo alla fine delle medie, ebbi modo, grazie a un’insegnante lungimirante, di aprirmi al mondo della letteratura italiana del Novecento: Moravia, Alvaro, Fenoglio, Bassani, Patti… Leggevo di nascosto Cesare Pavese, mia madre diceva che mi immalinconiva troppo>>.

Ci pensavi già da ragazza di fare la scrittrice?

<<Sinceramente, no. Forse lo sognavo, ma non facevo nulla per far sì che si avverasse. Inoltre, non posso considerarmi una scrittrice. Al massimo potrei definirmi una che racconta storie>>.

Parlaci un po’ di te: qualche vicenda biografica, i tuoi studi. Hai frequentato qualche corso particolare o specifico?

<<Sono nata e cresciuta a Domodossola. A parte gli anni delle elementari, frequentate a Vogogna, non mi sono mai allontanata troppo da questa cittadina. Ho imparato ad amarla anche quando mi stava stretta; forse, proprio da questo sentimento è nata la curiosità di conoscerne la storia. In quanto agli studi, - non ne vado troppo fiera - non ho dato gli ultimi tre esami per conseguire la laurea in filosofia. Ho scelto di costruirmi una famiglia, quel “nido” cui aspiravo essendo figlia di genitori separati e, per dedicare tempo ai miei figli, ho lavorato part time facendo la commessa, la segretaria di una associazione di viticoltori, pulizie in casa privata e in uffici; insomma, di tutto e di più. Quando i ragazzi si sono laureati, ho iniziato a ritagliarmi del tempo scrivendo piccoli articoli di storia su un sito aperto con l’aiuto del mio compagno: “I racconti del viandante”, storie della Valle Ossola. Capivo di non avere una penna scorrevole, anche se potenzialmente dotata, di non avere padronanza e non conoscere determinate tecniche (tu, signor “Pulviscolo”, ne sai qualcosa!) così, mi sono messa alla ricerca di un laboratorio di scrittura. Fortunatamente ho scelto quello di Stefania Convalle, scrittrice ed editrice>>.

Poi come hai proseguito?

<<Stefania considera i suoi laboratori come piccoli vivai dove far crescere le penne in cui crede, così un giorno mi ha chiesto se, per caso, non avessi già pronti dei racconti. “In realtà, ho terminato un romanzo breve, ma non penso possa interessare. È troppo legato alla storia locale”. Mi ha risposto di inviarlo lo stesso, il giudizio spettava a lei. Così, quasi senza crederci, mi son vista pubblicare “I tunnel di Oxilla” da Edizioni Convalle e ora frequento, oltre il laboratorio di scrittura, anche un suo corso di editing>>.

 “I tunnel di Oxilla”, cosa racconta? Dov’è ambientato? Perché hai scelto questo titolo?

<<Nel romanzo si narrano vicende ambientate nel borgo di Domodossola. Denominatore comune, la ricerca e la riscoperta di segreti passaggi sotterranei, dimenticati nel tempo e visti, ormai, come fantasie popolari. Posso dire che nel titolo sono già racchiusi gli elementi essenziali: i tunnel con i loro segreti e il luogo della loro appartenenza, Oxilla, uno dei tanti nomi con cui veniva chiamato il nostro borgo. Ho preferito Oxilla a Oxilia, perché meno inflazionato e serioso, inoltre si addiceva meglio a uno scritto che può ricordare, per certi versi, una fiaba>>.

La trama ha fondamenti reali, è ispirata da leggende o è frutto di fantasia? Ha qualcosa anche di autobiografico?

<<Essendo appassionata di storia locale, ho raccolto per lungo tempo informazioni sui passaggi sotterranei di Domodossola, muovendomi in tre direzioni: ricerche sui principali testi di storia; indagini sul campo scendendo in quasi tutte le cantine del centro storico e non, per verificare l’esistenza di aperture sui vari tunnel; decine di interviste con raccolta di testimonianze a persone che non solo ne avessero sentito parlare, ma che ne avessero percorso alcuni tratti. Alla fine, avevo un buon quantitativo di materiale che aspettava di essere romanzato. Diciamo che il tutto parte da una base storica reale ed è condito dalla fantasia. Anche le leggende, aggiunte qua e là e inventate di sana pianta, hanno la caratteristica della verosimiglianza. Basti pensare che il nome della protagonista femminile è stato scelto perché trovato in alcune annotazioni a lato di un breviario di fine Seicento; breviario scovato in un sottotetto del borgo da una delle tante persone intervistate. Ovvio che ci sia qualcosa di autobiografico, penso che tutti gli autori mettano un po' di sé nelle loro storie, ma è soprattutto concentrato nella parte dedicata ai primi anni Sessanta>>.

Il tuo è un racconto nel racconto, due storie che si sviluppano su piani diversi ed epoche differenti, che in un certo senso s’intrecciano: come ti è venuta quest’idea? Come lo classifichi, il romanzo?

<<È vero, sono due piani storici diversi. Uno è contestualizzato alla fine del Seicento ed è facile capire il perché. L’unica raffigurazione che mostra la nostra città è proprio del 1690 e di quel preciso momento storico avevo molte cose da dire. La dominazione spagnola agli sgoccioli, l’erezione del convento dei Cappuccini, il Sacro Monte Calvario, le piene del Bogna che ancora non aveva il suo muraccio o argine; in quel periodo il barone Stockalper viveva esiliato nella nostra città pur continuando i suoi affari ed era ancora vivo il ricordo della peste, delle grandi carestie, degli ultimi processi alle streghe della valle. Tanta roba cui attingere, sì, ma il problema era che non potevo romanzare alcune notizie che riguardavano il periodo successivo fino ad arrivare agli anni Sessanta; per questo ho dovuto intrecciare un’altra storia, partendo da un ragazzino che aveva trovato, guarda caso in solaio, un diario scritto secoli prima e in cui si parlava di tunnel. Qualche blog l’ha definito romanzo storico, io non sarei così netta; in fondo la parte storica è solo uno strumento per svolgere una trama. Per me è un romanzo alla portata di tutti e di tutte le età, anche grazie a una scrittura semplice, scorrevole>>.

I personaggi, le vicende, i tunnel sotterranei, oltre alla realtà romanzata, hanno anche qualche valenza metaforica, allegorica, simbolica?

<<I tunnel, o meglio la loro ricerca, hanno rappresentato un momento di divertimento in un periodo abbastanza difficile per me; quando ne sono uscita, nel senso che avevo compiuto la prima stesura, mi sono trovata diversa, più forte. Non avevo solo scavato nella storia, ma anche dentro me. Persino i protagonisti, quasi tutti ragazzini, cambiano perché vivono quell’esperienza come una sorta di iniziazione, il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, scoprendo il valore universale dell’amicizia>>.

Descrivi brevemente i personaggi principali, con le loro caratteristiche.

<<Marco è il protagonista della storia ambientata negli anni Sessanta. È un ragazzino timido, bullizzato dai compagni di scuola; vive una situazione famigliare delicata dovuta all’assenza della madre e al carattere scontroso del padre. Joanna Francisca e Cencio animano il racconto contestualizzato alla fine del Seicento. Lei è figlia di nobili, egoista, viziata, impertinente, ma piena di slanci; lui un orfano accolto dai frati, libero di muoversi nei meandri del borgo come un essere ramingo e invisibile. Sarà lui, nonostante le sue menomazioni, a guidare Joanna alla scoperta dei tunnel. Fanno da contorno personaggi in età avanzata che rappresentano il sapere e l’esperienza, mentre i famigliari sono poco delineati oppure pieni di lacune. Volutamente>>.

Com’è stato promosso il libro? E dove si trova o è distribuito?

<<Il romanzo è stato pubblicato a fine giugno, in un momento in cui non si potevano fare presentazioni varie. L’ho promosso sui social e soprattutto incontrando, una volta la settimana, gli eventuali lettori in piazza a Domodossola. Soprattutto la piazza Chiossi, dove c’è l’obelisco, è diventata teatro di questi bei momenti; in seguito, ho proposto ad altri autori questa pratica e ora è una realtà. Abbiamo costituito un gruppo aperto di autori ossolani contando sul nostro desiderio di farci conoscere. Devo dire che anche la mia editrice si spende molto, pubblicizzando i suoi autori attraverso i social, e la stampa. Anche per questo sono riuscita ad acquisire nuovi lettori su tutto il territorio nazionale. Attualmente il romanzo è in vendita presso l’unica edicola (Alj Domenico) presente in piazza Mercato di Domodossola e sull’ e-commerce di edizioni Convalle, visitando il sito www.edizioniconvalle.com>>.

Qual è stata l’emozione più grande che hai provato in questa tua prima esperienza?

<<A parte l’orgoglio di vedere il mio nome e la fotografia della mia mano in copertina, mi sono commossa nel leggere la dedica che avevo scritto: a mia nonna Lisetta, deliziosa affabulatrice>>.

Hai qualcosa di nuovo in preparazione? A cosa stai lavorando?

<<Ho appena inviato a Convalle il file del mio prossimo romanzo, niente di prettamente storico; volevo uscire dai tunnel una volta per sempre! Saprò se sarà pubblicato tra qualche mese e intanto sto abbozzando il terzo. Non si dice forse “Chi ha tempo non aspetti tempo”?>>.

(a cura di Giuseppe Possa)












(ai piedi dell'obelisco "letterario" di Piazza Chiossi a Domodossola, attorno al quale, da quest'anno, si radunano alcuni scrittori ossolani, per promuovere i loro libri. Da sx: la lettrice Mary Pianzola, il critico Giuseppe Possa, gli scrittori Domingo Tommasato, Gianluca Comunale, Antonella Marangoni, Silvana Da Roit)




permalink | inviato da pqlascintilla il 26/12/2020 alle 17:36 | Versione per la stampa
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