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15 gennaio 2021
La poesia del colore di Alfredo Belcastro (Omegna, 1893 – S. Maria Maggiore 1961)
https://pqlascintilla.wordpress.com/2021/01/02/la-poesia-del-colore-di-alfredo-belcastro-omegna-1893-s-maria-maggiore-1961/

S. MARIA MAGGIORE - Nel 2021, sono sessant’anni che è scomparso il pittore Alfredo Belcastro e la Valle Vigezzo si appresta a festeggiarne l’anniversario, poiché ritenuto, dopo i grandi maestri di fine Ottocento e dei primi decenni del Novecento, uno dei più significativi artisti locali. Egli espresse la sua personalità consegnandoci opere paesaggistiche suggestive, sorrette dalla “poesia” del colore e da una tematica esemplare e palpitante.

Nato a Omegna nel 1893 da una famiglia di albergatori, trasferitasi nel 1905 in Val Vigezzo, mostrò fin da ragazzo spiccate doti artistiche che lo spinsero, ben presto, a frequentare la Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini di S. Maria Maggiore, sotto la guida dei maestri Sella e Comelli (il padre, contrastato nei propri desideri, aveva comunque ceduto solo dopo aver sentito il parere favorevole di Enrico Cavalli). Alla fine della prima guerra mondiale (a cui aveva partecipato in un primo momento nell’Aeronautica e successivamente, dopo aver subito un grave incidente, negli Alpini) frequentò pure le Scuole d’Arte e Decorazione di Milano e di Torino e in seguito riprese l’attività di pittore, aprendo il suo studio a S. Maria Maggiore.

Si sposò nel 1934 con l’insegnante Angela Antonioli. Dopo una fugace parentesi “divisionista” intorno agli anni Trenta, raggiunse una propria maturità stilistica che lo fece classificare come un pittore tradizionale, ma con evidenti segni di modernità. Nel frattempo, la sua fama si estese non solo nell’Ossola, ma anche in campo nazionale, infatti, partecipò a esposizioni collettive e allestì personali un po’ ovunque.

Nel lontano 1954 tenne l’ultima mostra a Intra e fu insignito della <<Commenda al merito della Repubblica>> per l’attività pittorica, ma ormai cominciava a soffrire di quei disturbi al cuore e ai reni che, oltre a non permettergli di continuare a dipingere, gli indebolirono sempre più la salute. Morì il 23 giugno 1961 nella sua villetta-studio “Il nido del sole” a S. Maria Maggiore.

I soggetti delle sue opere - fossero essi paesaggi alpini o lacustri, boschi, isole, ruscelli, cascate, baite, oppure il silenzio delle alte quote, dei cieli freddi o delle vette fra le quali appaiono smarrite le nuvole - li trovò quasi sempre nella sua terra, dipingendo quadri che sono un continuo elogio alle vive e luminose bellezze dell’Ossola, del Cusio e del Verbano. Sarei spinto ad affermare che egli ebbe un’anima georgica, virgiliana; infatti, Belcastro, seppe sempre esprimersi con delicato lirismo. I tanti saggi critici e cataloghi a lui dedicati (l’ultimo quello curato da Dario Gnemmi, con la collaborazione di Alessandro Giozza) sono stati un degno e doveroso omaggio a questo artista, il quale, avendo sempre lavorato con serietà, con spontaneità d’intenti e con validi requisiti tecnici, ha potuto artisticamente sopravvivere al tempo ed essere ancora oggi apprezzato.

Giuseppe Possa












(articolo pubblicato anche su Eco Risveglio)




permalink | inviato da pqlascintilla il 15/1/2021 alle 20:55 | Versione per la stampa
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