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letteratura
8 aprile 2021
Adriana Pedicini: “Fiordalisi e papaveri” (raccolta poetica pubblicata da “Edizioni il Foglio”)


www.pqlascintilla.wordpress.com/2021/03/22/adriana-pedicini-fiordalisi-e-papaveri-raccolta-poetica-pubblicata-da-edizioni-il-foglio/

Le sensazioni e le immagini che, con varietà e ricchezza, si affollano in noi, durante la lettura di “Fiordalisi e papaveri” di Adriana Pedicini, travalicano il dato autobiografico di partenza, per farsi canto universale, come, per esempio, nelle liriche dedicate ai genitori: “Memories”, “A mia madre”, “A mio padre”. Filtrate, infatti, attraverso la consapevolezza dell’<anima anelante all’amore>, queste tre composizioni si sublimano in comprensione umana di sé e dei propri affetti nei ricordi: <<Solo l’amore/ ricompone sul ciglio/ della memoria/ l’immagine/ svanita come neve al sole/ di fredda primavera>>.

Così avviene anche nell’ardere sottovoce dei versi dell’autrice che ovunque sgorgano con emozione e passione, rievocando tutto ciò e tutti coloro che camminano con noi, tra gli alti e i bassi <del ritmo faticoso della vita>, accompagnandoci inesorabilmente, <nel lento scivolare delle ore>, alla morte. Con la speranza nel cuore, però, perché la poetessa, anche se sa di non poter <bloccare il passo del tempo>, canta: <<Mi godo il mio cielo di nulla tinto di stelle e di sogni>>.  Cosciente, comunque, di vivere hic et nunc, perché in seguito aggiunge: <<Non posso vivere reclinando il capo/ a guardare il cielo e la vita/ è su questa terra/ e manda il suo richiamo>>. Anzi, quando non sente più <le tristezze ammassate nel cuore> aggiunge: <<Sono felice ma non ne conosco la ragione./ Non voglio saperlo mentre godo/ quest’istante di felicità>>.

Talora - come in “Catene” - risuona una nota di dolente trepidazione dell’essere che si trova nel mondo e si riconosce pari a ogni altra creatura, immersa nella vita, ma <<Le parole non hanno più suoni/ Babele è la torre di ogni città./ Confusi i colori, confuse le lingue/ gli odi e gli amori>>. Talaltra, nei momenti più sereni dei componimenti, l’amore per la vita, per le sue manifestazioni più elevate, diventa la nota saliente della poetica di Adriana, dove ogni espressione esistenziale viene ad assumere un posto di primaria importanza.

Dove l’espressione diventa più forte ed emotiva, i suoi versi - sempre sciolti, concisi, perfetti stilisticamente - raggiungono i massimi risultati, toccando diversi timbri simbolici: la memoria, i gesti d’affetto e amicizia, i soprassalti di un dolore vivo, i segnali di un’inattesa gratificazione o i sentimenti e le emozioni della natura. Qui la commozione per ciò che ci circonda si stempera e diviene passionale: in questa direzione si muove “Nume tutelare” e “Fiordalisi e papaveri”.

Anche perché, accanto agli uccelli migranti, al mondo dei fiori, dei campi di grano, c’è la ricchezza di abitazioni immaginate o di un paesaggio tra le spighe arse dal sole, popolato di suoni di campane o trafitto dai canti di grilli e cicale, mentre lassù nel cielo <la luna argentea più delle stelle>. Il tutto, in questo senso, restituisce una percezione delle cose e degli esseri viventi che convivono nel pianeta, perché l’uomo non esiste solo, la sua permanenza, però, a differenza degli animali, è legata alla “coscienza” della morte, per far posto a chi sboccia alla vita, ma che secondo Adriana <restituisce la speranza dell’Eterno>. <<D’altronde>> scrive nella prefazione Nazario Pardini, <<l’idea della morte è quella che fa di noi degli esseri viventi, unici, a soffrirne, in quanto di fronte al nulla e al sempre la nostra mente si perde, si sente a disagio, fino a patirne la splenetica meditazione>>. Siamo, insomma, legati al tempo: <<…Così il murmure del tempo ninna/ il gorgoglio dei pensieri/ le emozioni che stridono ferite/ blandisce la paura di essere, di esserci/ il timore di non esserci>>.

L’anima che sia quell’infinita e misteriosa “eco” (pianto alla nascita, “rantolo” alla morte) dalla quale veniamo e alla quale torniamo? Un nulla infinito e misterioso, (<senza più pensiero del domani>)? Sembra meditare diversamente Adriana Pedicini, se si chiede: <Il senso… il senso di tutto dov’è?> e nel ricordo della madre scrive: <<Pure ti sento/ nella carezza tiepida/ del vento e nel profumo/ dei petali che di quella primavera/ mi restituiscono la tristezza/ e la speranza dell’Eterno>>, e altrove: <<Ti restituirò all’incontro la calda carezza/ come allora e il tuo amore e il mio/ insieme saranno spirito di fuoco>>.

Giuseppe Possa









(Adriana Pedicini con Raffaela De Nicola che ha dipinto il quadro in copertina)


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permalink | inviato da pqlascintilla il 8/4/2021 alle 20:10 | Versione per la stampa
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