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Blog di cultura - critica - arte - recensioni
arte
30 novembre 2012
Omaggio a Giuseppe Zigaina

Fra tutti coloro – artisti, scrittori, poeti e personaggi vari di cultura – ai quali il Circolo culturale “Pier Paolo Pasolini” si rivolse, subito dopo l’uccisione del Poeta di Casarsa nel novembre 1975, fra i pochi che risposero alla nostra richiesta di collaborazione e sostegno vi fu il pittore Giuseppe Zigaina, già allora uno dei più importanti e originali non solo del Friuli, dove a Cervignano era nato nel 1924; sono ancora fra le carte importanti e care alcuni suoi biglietti autografati e un prezioso catalogo dal quale ci aveva autorizzato ad utilizzare le riproduzioni delle sue opere per pubblicare su “la scintilla”, la rivista del Circolo.

Era stata la sua profonda e lunga amicizia con Pier Paolo, ci disse, a spingerlo a contattarci e ad esprimere il suo incoraggiamento per le nostre iniziative; lo aveva incontrato nell’immediato dopoguerra e con lui aveva stretto subito un sodalizio ideale e di passioni. Sarà lui, ad esempio nel 1949, ad illustrare uno dei primi libri di poesie (“Dov’è la mia patria”) dello scrittore friulano e insieme costituiranno uno dei nuclei più significativi del nascente neorealismo italiano (Pasolini, già ‘romano’ produrrà le odi civili di “Le ceneri di Gramsci”, mentre Zigaina avrebbe dipinto le lotte dei braccianti di Cormor, gli scioperi, le manifestazioni, ecc.). Il sodalizio fra queste due straordinarie figure di intellettuali, si interruppe in modo brusco e drammatico con l’omicidio dello scrittore e Zigaina – con altri amici – si sentirà poi impegnato a gestirne l’eredità. Intanto, con gli anni, accresce e perfeziona la sua arte pittorica e insieme aumentano la sua fama e il suo prestigio che travalicano i confini nazionali tanto da farlo annoverare fra i massimi pittori del ‘Novecento.

La sua scomparsa, nel 2009, ha lasciato un vuoto nell’arido panorama intellettuale, che si è andato sommando con intima malinconia a quello vasto ed incolmabile dopo la fine del suo amico Pier Paolo Pasolini.

Per rendere omaggio alla figura e alla vita di questo artista, riportiamo così l’articolo su Zigaina che Ubellino Cecchinato aveva preparato nel 1980 per la pubblicazione sul n.6 de “la scintilla” poi non andata più in stampa.

Giorgio Quaglia



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permalink | inviato da pqlascintilla il 30/11/2012 alle 19:24 | Versione per la stampa
30 novembre 2012
DADAGABEM (GRAZIA MARINO)

da “Nuova Arte” (Editoriale Giorgio Mondadori, Milano) – Rassegna di artisti e partecipanti al premio Arte 2011 (a cura di Paolo Levi – testi critici di Giuseppe Possa) 

La scultrice, ispirandosi ai miti dell’antichità, sepolti dalla polvere del tempo, scolpisce bassorilievi che appaiono come metafore dei momenti difficili che il mondo sta attraversando. Grazia Marino riesce a toccare temi importanti e attuali, ma concettualmente complessi, andando alla ricerca delle radici dell’uomo con un’arte gioiosa (per quella colorazione fresca) e molto ben eseguita. Si tratta di un difficile connubio di simboli arcaici, riproposti oggi in forme più moderne, attraverso i quali Dadagabem (suo pseudonimo) scopre culti del passato che accendono ancora intense emozioni. Queste creazioni si configurano, pertanto, come immagini che hanno una grande forza d’impatto sui fruitori e si propongono come un promemoria misterioso per l’umanità, ricordando come ogni cosa possa soccombere alle forze della natura o del divino, nonostante i progressi della tecnologia. (Giuseppe Possa)



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CULTURA
30 novembre 2012
ANDREA LANZI (ANTIKORPO)

da “Nuova Arte” (Editoriale Giorgio Mondadori, Milano) – Rassegna di artisti e partecipanti al premio Arte 2011 (a cura di Paolo Levi – testi critici di Giuseppe Possa)

Nella confusione di una civiltà in declino politico, morale, culturale, l’arte deve tornare propositiva e non scollegata dal mondo esistenziale. Andrea Lanzi, con la sua carica visionaria e con un piglio aggressivo ma ironico, senza reticenze né indulgenze, va direttamente al cuore del problema, al nocciolo della vicenda, che a volte si spinge in territori allucinati. Antikorpo, prima di rappresentare il proprio tracciato tematico ed espressivo, tiene conto del retroterra storico e culturale, con tutte le implicazioni strutturali e sovrastrutturali, religiose comprese, della società. I conflitti della vita e della morte sono ben rappresentati da queste opere, con personaggi dissacranti tratti, con segno graffiante, dall’infame palude della storia recente o con figure scarnificate, che nulla concedono all’edonismo estetizzante e alla compiacenza sperimentale. (Giuseppe Possa)



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arte
23 novembre 2012
Da Duchamp a Picabia, l'arte rivoluzionaria di "Dada".

Nel Febbraio 1975 a Domodossola fu allestita una grande mostra itinerante sul “Dadaismo”, per iniziativa dell’assessorato alla cultura della Provincia di Novara, col patrocinio di quello regionale del Piemonte e la cura di Alessandro Pica, Vittorio Tonon e Giorgio Provini). In quella occasione il “Circolo culturale Pier Paolo Pasolini” (che aveva promosso l’iniziativa) durante l’inaugurazione fu protagonista di una straordinaria performance teatrale, di cui sono state conservate le registrazioni sonore. La finalità della mostra era quella di far conoscere più da vicino un movimento artistico fra i più originali e innovativi della storia dell’arte che – nonostante la sua breve vita di poco più che un lustro – avrebbe influenzato, dagli Anni Venti del ‘Novecento, correnti e autori anche del secolo successivo. I protagonisti di quella stagione di totale e generale avversione ai “miti” e agli “idoli” artistici (e letterari) del passato, erano in modo viscerale antimilitaristi, contro la guerra quindi, nonché disfattisti ideologici, antiestetici e antipedagogici.

Non solo a livello provinciale e al di fuori del ristretto mondo di esperti e cultori, già allora pochi sapevano chi e che cosa fosse “Dada” e che cosa avesse rappresentato; nomi quali Duchamp, Picabia o Tzara ai più erano del tutto sconosciuti e tanto più lo sono oggi dopo decenni in cui la “società di massa” ha imposto i suoi valori degradanti e riduttivi del consumo e dell’omologazione anche sui canoni culturali e artistici. La “foga” distruttiva e innovativa di quel ‘movimento’ verrebbe da dire che, nella nostra quotidianità, sarebbe invece un utile esempio “risolutivo”, sia per l’insieme del mondo artistico-intellettuale, inetto e asservito agli interessi di questo o quel potere, sia per quello parallelo politico-istituzionale, corrotto, immorale, reazionario.

Così, per rendere un omaggio storico-ideale a tutti coloro che ormai già quasi cento anni fa osarono – attraverso “Dada” – sfidare con intelligenza e passione la borghesia guerriera politica ed economica del tempo, nonché per rinnovare l’informazione e l’interesse su di loro, riproponiamo di seguito il competente articolo a firma di Ubellino Cecchinato che apparve sul n. 5 de “la scintilla” (la rivista del Circolo “P.P.Pasolini”) sempre in occasione della mostra di Domodossola.  

Giorgio Quaglia



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permalink | inviato da pqlascintilla il 23/11/2012 alle 16:14 | Versione per la stampa
CULTURA
17 novembre 2012
GIORGIO DE CHIRICO: caposcuola della pittura metafisica


Giorgio De Chirico possedeva una personalità estrosa, straordinaria e geniale, ma scomoda a volerla giudicare con un normale metro di misura. Fiumi di inchiostro sono stesi su di lui, formulando le ipotesi più azzardate sulle sue intenzioni, sui suoi comportamenti, in genere allontanandosi dalla realtà dei fatti, al fine di trovare significati nascosti, anche là dove non sussiste altro che l’esigenza dell’artista di esprimersi con i mezzi a sua disposizione: la pittura, la scultura e la letteratura. Per questo egli – sicuramente un <<genio del Novecento>> - è costantemente oggetto di attenti e rinnovati studi storico-critici.



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CULTURA
5 novembre 2012
Il periodo milanese (storia delle religioni in Val d'Ossola)

 

 

Il secondo articolo di Enrico Meyer, datato 5 maggio 1980, sulla “Storia delle religioni in Val d’Ossola”, avrebbe dovuto uscire sul n° 6 de “la scintilla” – la rivista del circolo culturale “Pier Paolo Pasolini” – che però interruppe prima le pubblicazioni.

Si trattava di un’ampia e circostanziata rivisitazione delle vicende religiose (e politiche) che interessarono l’area milanese, quindi anche novarese,  culminate con l’elezione – peraltro problematica e discussa – del vescovo Ambrogio il 7 dicembre dell’anno 374. Da esse ben si comprende, con un certo malessere intellettuale, quanto gli intrecci fra il potere della chiesa cattolica e il potere politico-amministrativo condizionarono già da allora e nei secoli a venire , e peraltro ancora oggi pur con le dovute distinzioni e differenze, la vita quotidiana di una popolazione quasi in toto sottoposta all’influenza accettata o subita (come ben precisava anche Enrico Meyer nel suo primo articolo che precede il presente) di entrambe queste “entità”, a volte alleate, spesso in lotta fra loro.

Riportiamo dunque di seguito il testo di Meyer, esprimendo nel contempo il forte rammarico per il fatto che questo suo interessante e documentato studio, per una serie di ragioni, non abbia potuto essere portato a compimento e ciò a grave discapito di studiosi e appassionati dell’argomento, nonché di tutti coloro i quali sono interessati alle “verità” storiche umane.

Giorgio Quaglia



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permalink | inviato da pqlascintilla il 5/11/2012 alle 22:39 | Versione per la stampa
CULTURA
2 novembre 2012
Storia delle religioni in Val d'Ossola.


Un altro prezioso collaboratore de “la scintilla” (la rivista del Circolo culturale “Pier Paolo “Pasolini”) - oltre a Luigi Pagani del quale stiamo pubblicando sul blog un’interessante studio sui dialetti ossolani -, è stato Enrico Meyer. Pensionato dell’ex Rhodiatoce – ora Vinavil – di Villadossola, partigiano nella Divisione Valtoce, Enrico fu una figura dalla personalità originale, individuabile soprattutto in quella che è stata una smisurata passione bibliologia, bibliografica e storiografica; dotato di una intelligenza e di una dialettica molto spiccate, aveva trascorso quasi tutta la sua esistenza a raccogliere (e leggere) una mole imponente di libri, di giornali, di riviste, di documenti vari, molti dei quali antichi e in buona parte riferiti alle vicende ossolane e della provincia. Essenziale fu ad esempio il suo contributo nella memorabile polemica pubblica che coinvolse l’allora rettore del Collegio Rosmini Prof. Pasquale Vicinotti, risentito per le asserzioni (del sottoscritto) circa la morte per avvelenamento dell’illustre filosofo fondatore dell’omonimo ordine.   

Il tema preferito da Meyer riguardava proprio le religioni di cui era un vero e proprio cultore ed è su tale argomento – riferito al territorio – che aveva appunto iniziato a scrivere su “la scintilla”. Per ricordare con affetto la straordinaria personalità umana e culturale di un uomo che, anche per l’ostracismo e il disinteresse di un ambiente provinciale becero a 68 anni morì in solitudine a Domodossola nel 1990, abbiamo dunque deciso di riproporre i suoi due  articoli sulla storia delle religioni in Val d’Ossola. Il primo, si seguito, tratto dal n°5 del Febbraio 1980.

Giorgio Quaglia



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permalink | inviato da pqlascintilla il 2/11/2012 alle 15:52 | Versione per la stampa
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