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3 gennaio 2015
FEDERICO UNIA: un artista tra caustica satira e crudezza realistica.

“Cosa bolle in pentola” in questa “torre di Babele”?

Ho avuto modo di ammirare, appese alle pareti di collezionisti appassionati, la pittura di Federico Unia e se ne scrivo è perché la sua audace compenetrazione di classicità e modernità, suffragata da vivace fantasia creatrice e dalla validità dei contenuti, mi ha favorevolmente colpito. Se da una parte, mantengono rigore di disegno e di cromie le numerose figure belluine, gli oggetti e le scene che richiamano allarmanti denunce di “cosa bolle in pentola” in questa “torre di Babele” del benessere e dei consumi in crisi irreversibile; dall’altra, ogni elemento compositivo di questa contemporaneità alla deriva appare trasfigurato in una girandola di immagini, in cui tutto diventa metafora e allegoria di sogni, di deliri, di disumanità, di superstizioni, di ribellioni e di tutti quegli istinti, che covano nell’intimo degli esseri umani.

In queste opere, di caustica e brutale satira, ma anche di crudezza realistica, Unia, con mordente segno caricaturale e accensione di colori, fa muovere un’umanità frenetica, rappresentata quasi sempre da animali (scimmie, tigri, polli, gufi, cani, rinoceronti, maiali, arieti e altri: pensierosi, attivi, dritti, come ominidi, tutti quanti dissacranti nelle loro grottesche imitazioni). Essi, nella confusione visionaria dell’attuale globalizzazione, colta con realismo ironico e rappresentativo dall’autore, non appaiono affatto in divenire, ma in balia di un sistema ormai alla deriva.

IL SUO PERCORSO ARTISTICO - Da un catalogo dell’artista, “La dilatazione dello sguardo” (a cura di Andrea B. Del Guercio), che mi è stato mostrato da un collezionista, nostro comune conoscente, ho potuto, poi, constatare che egli ha operato procedendo praticamente per “cicli” espressivi. Scrive a tale proposito Del Guercio: <<Unia rimodella sulla storia la complessità del presente, reinveste sul passato le tensioni etiche e sociali, sottolinea le dinamiche comportamentali private, esaspera il conflitto interpersonale, opta per un’interiorità dilaniata>>.

Partito dalla “street art” dei graffitari, dall’esperienza dei poster e dei linguaggi pubblicitari, Unia ha, negli anni, aderito anche a una ricerca ritrattistica, a un ciclo di iconografia cristiana, poi, a quello degli “Astronauti” e, ancora, oltre ad altri, a un periodo rivolto alla natura che si ribella, al pianeta che muore e alle città violente (quest’ultimo legato all’incontro con lo scultore italo-argentino Emiliano Robinacci). Tutte queste sue “tecniche miste” sono state esposte in numerose mostre personali e collettive, in Italia e all’estero.

Federico Unia (alias OmerTDk) si è diplomato al Liceo Artistico Caravaggio di Milano, laureandosi, poi, all’Accademia di Belle Arti di Brera. Affascinato dalle forme della pop-art e delle moderne esperienze dada, l’artista milanese, classe 1983, ha tratto ispirazione da tutte quelle moderne rivisitazioni non solo del passato classico (quadri come: “S. Michele e i ribelli”, “Un amore bestiale”, “La salvezza della cultura”, ecc.), ma soprattutto di quello recente legato “agli affichistes del Nouveau Réalisme, Mimmo Rotella in primis, ai combine-paintings di Rauschenberg e alle riproposizioni d'icone-tipo di Andy Warhol e Roy Lichenstein” (quadri come: “Da non perdere”, “Animal world”, “The last one”, ecc.), per proporre, infine, una sua personale e originale espressione creativa che testimonia un’abilità non sempre riscontrabile nei giovani artisti di oggi.

Unia con i suoi quadri sembra non fermarsi all’effimero, all’epidermide, dell’arte, ma, a mio avviso, penetra nella profondità del tessuto sociale e quindi umano, facendo emergere quelle contraddizioni che rivelano la realtà per quella che è, ponendo l’uomo di fronte a se stesso, smascherandone i tabù e gli aspetti più falsi e assurdi delle nostre convinzioni più consolidate e delle nostre convenzioni più radicate.

UN GIUDIZIO CRITICO FINALE - Dunque, osservato che la sua pittura è caratterizzata da colori forti e precisione quasi iperrealista, si può concludere, che il fascino di queste “tecniche miste” va cercato nell’impegno, provocante e dissacrante dell’autore, profuso a criticare il potere politico costituito e ad affrontare le contraddizioni del mondo contemporaneo. Tra i molti campi della sua indagine artistica, eccellono proprio quelle visioni oniriche abitate da singolari figure antropomorfe, fluttuanti nell’aria e immerse in misteriosi luoghi spettrali e desolati, con accenni di cupa decadenza. Sono gli scorci misteriosi, i muri, le pareti, gli sfondi, accesi da graffiti o da strappi pubblicitari, racchiusi in atmosfere sospese, che fanno pensare a un immaginario surreale; sono gli animali dall’aria smarrita e selvaggia, che mettono in scena drammi di follia, attratti come per incantesimo da frenesie alienanti, a dare il senso generale di inquietudine e di sarcastica ilarità alla pittura di Federico Unia, dalle forti valenze simboliche.

Giuseppe Possa

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