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30 luglio 2018
Ricordo di IVAN SGRENA, pittore

RETROSPETTIVA ALL’ACLI DI VILLADOSSOLA

423796_4652101299365_1411309615_nIn concomitanza con la festa di S. Bartolomeo, al Circolo Acli di via Marconi 1 a Villadossola, sarà inaugurata, giovedì 23 agosto alle 17.30, una retrospettiva in ricordo di Ivan Sgrena. Del pittore di Masera - morto nel 2012 a 59 anni all’Alpe Devero, cadendo dalla roccia mentre si arrampicava sulla Punta della Rossa - saranno esposti una decina di quadri raffiguranti quelle montagne che aveva tanto amato, lui appassionato scalatore oltre i quattromila, ma che gli sono state fatali. Non mancheranno alcune tele di partecipata suggestione lirica, dipinte in un periodo felice della sua arte, quando trovò spunti per andare oltre l’impressionismo, aderendo a un realismo sociale crudo, legato ai problemi più assillanti del nostro tormentato periodo storico.

Quelle montagne che aveva tanto amato e dipinto gli sono state fatali.

IMG_E6935[1]Il pittore Ivan Sgrena è morto il 28 agosto 2012, perdendo l'equilibrio e cadendo per una quindicina di metri, mentre stava preparandosi a scalare con alcuni amici lo spigolo della Rossa, a circa 2000 metri di quota all’Alpe Devero di Baceno, in Val d’Ossola. Aveva 59 anni. Nato a Domodossola nel 1953, ha iniziato a dipingere dopo aver frequentato con profitto i maestri Giovanni Bossone e Rino Stringara, nel filone figurativo-paesaggista; nel solco di quella tradizione, insomma, che trae ispirazione dal vedutismo, da scorci di baite, da montagne e da scene di vita alpina. Appassionato scalatore di montagne oltre i quattromila, Ivan aveva tante volte raffigurato le più belle vedute della Val d’Ossola e col suo sensibile animo d’artista le ricreava, trasfigurandole, con sentimento e intuizione.

Dopo alcune collettive, allestì la sua prima personale nel 1986 alla Galleria Cavo di sgrena 2Domodossola. Scrivevo, tra l’altro, in quell’occasione sul depliant di presentazione della mostra: <<Di fronte ai quadri di Sgrena ci si trova a percorrere le nostre strade, i nostri sentieri, a riscoprire paesaggi e scorci che la città ci ha fatto dimenticare, a vivere in un mondo prodigo di cose semplici e pulite. Il paesaggio assume, quindi, connotazioni realistiche e impressionistiche nel contempo, ma diventa anche momento di riflessione, d’ammirazione, di contemplazione. Recarsi in questi luoghi per poi raffigurarli, non significa necessariamente evadere da ogni cruccio e da ogni sofferenza della frenetica vita quotidiana, ma un voler semplicemente prender contatto con la natura, per “copiare” dal vivo; per scoprire ciò che realmente si vede: per schiarire la propria tavolozza; per trovare i colori sempre più puri e brillanti; per studiare la straordinaria azione che la luce compie su ciò che colpisce; per iniziare, infine, quel primo passo Catturanecessario per passare, successivamente, a contenuti più impegnati. Sgrena è un pittore che cura con diligenza le sue tele; attento nel disegno e negli effetti prospettici, cerca di appoggiare i colori con la giusta scelta di accostamenti e porta avanti il quadro con mano abile e sicura nei tratteggi e nelle pennellate. Di fronte alle sue opere, lo spettatore ritrova la testimonianza della propria partecipazione emozionale alla vita della natura. Un esordio, a mio avviso, sicuramente positivo; e se Sgrena saprà rinnovarsi, scoprire fuori e dentro di sé nuove idee, spunti coi quali sconfinare dagli usuali orizzonti nostrani, potrà conseguire quel meritato successo a cui aspira>>.

In effetti, partecipando a una collettiva organizzata da Paolo Poli a Torino, Ivan trova gli spunti per andare oltre l’impressionismo, aderendo a un realismo sociale, legato ai problemi più assillanti del nostro tormentato periodo storico. Quelle opere furono poi esposte nel 1995 al “Centro d’Arte Arcobaleno” di Adrina Monis a Domodossola.

Recensendo la mostra sul settimanale “Eco-Risveglio Ossolano”, scrivevo tra l’altro:QILFE6826 <<La pittura di Ivan Sgrena – sensibile ed appassionata – poggia su una straordinaria ricchezza figurativa, su personali soluzioni di forma e su rapporti cromatici ben delineati e armonici. La sua mano obbedisce al fluire delle emozioni e allo sprigionarsi improvviso delle immagini che gli giacciono nella coscienza come risorsa esistenziale dell’essere. Questo è il segreto della sorpresa che ogni quadro di Sgrena ci riserva, aprendo davanti ai nostri occhi il labirinto della miseria, dell’abiezione, delle sconfitte umane. Le sue opere – di un realismo sociale crudo, però, non carico di rabbiosa denuncia, bensì di una partecipata suggestione lirica, quasi malinconica – affrontano tematiche di grande attualità: come la tragedia delle guerre e della fame nel mondo, la droga, la disoccupazione, la solitudine, l’emarginazione, la disperazione, il bombardamento pubblicitario della nostra civiltà consumistica. A tale proposito, l’artista ci presenta tutta una serie di personaggi, dai cui sguardi si percepisce la JLRYE3179rassegnazione dei “condannati” a vivere: essi, inoltre, vengono rappresentati con una costante somatica dei volti che ce li rende anonimi, indefinibili, simboli universali di questo paludoso momento storico. La maggior parte dei suoi protagonisti – riprodotti con ieratica e nel contempo incantata espressività – appartengono, dunque, ai deboli, ai disadattati, agli emarginati, che ognuno di noi può scorgere, soprattutto nelle grandi metropoli, e che spesso fingiamo di non vedere: esseri basiti, appartenenti alla storia delle vittime, che vengono immessi da Sgrena sulle tele con un afflato dolcissimo, tenero e fabulatorio>>.

Dopo quella mostra, che fu una sua poetica presa di coscienza e di posizione, nei confronti delle contraddizioni e delle problematiche sociali contemporanee, Ivan Sgrena tornò alla prediletta pittura impressionista, con i paesaggi delle sue montagne ossolane, opere che furono poi esposte nel 1999 a Varzo (VB). In seguito, la passione di scalatore prese il sopravvento e dipinse con meno frequenza, esponendo solo in collettive (interessante quella del 2005: “Farsi Spazio” di Torino).

Giuseppe Possa

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La retrospettiva è allestita dal Consiglio del Circolo Acli di Villadossola (saluto inizialeacli della presidente Katia Viroletti e intervento del Presidente Provinciale Carlo Poli),  con la collaborazione dell’Associazione Giovan Pietro Vanni (intervento del presidente Franco Midali), del blog PQlaScintilla (presente il direttore Giorgio Quaglia, intervento di Giuseppe Possa) e con la partecipazione della moglie Claudia e della figlia Sofia che hanno messo a disposizione le opere. La mostra resterà aperta fino a metà settembre negli orari del circolo.


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permalink | inviato da pqlascintilla il 30/7/2018 alle 8:52 | Versione per la stampa
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