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letteratura
14 settembre 2018
Franco Sgrena: Novant’anni da ribelle

MASERA - Conosco Franco Sgrena dagli anni Ottanta, da quando m’incontravo con suo figlio Ivan (pittore talentuoso, perito tragicamente durante una scalata; di recente gli è stata dedicata una retrospettiva all’Acli di Villadossola:

https://pqlascintilla.wordpress.com/2018/07/31/ricordo-di-ivan-sgrena-pittore).

Sapevo del suo impegno politico in quegli anni, ma ben poco del suo passato che asgrena rapppresi, a grandi linee, quando lessi il libro di Benito Mazzi “La ragazza che aveva paura del temporale” (L’avventurosa e quasi leggendaria storia di Antonietta, moglie, appunto, di Franco detto “Ranca” contrabbandiere e partigiano in Val d’Ossola dell’ottava Matteotti:

http://pqlascintilla.ilcannocchiale.it/2012/01/25/benito_mazzi_la_ragazza_che_av.html).

Ora, però, vengo a conoscenza di tutta la sua storia dal libro autobiografico “Novant’anni da ribelle”, in cui la figlia Giuliana ha raccolto le registrazioni dei racconti del padre e curato la pubblicazione, “controllando - come scrive nell’introduzione - trascrizioni, dati e fatti in modo che questo possa essere un piccolo ma reale contributo a chi vuole conoscere la storia della repubblica dell’Ossola e non solo. Fatti che non risultano nei testi storici ma che riportano una realtà in cui la quotidianità, anche della guerra, nasconde risvolti sconosciuti e comportamenti inaspettati”.

aefd713d623e594e7e2945759d6edc22Franco, in una ben scandita ricostruzione di fatti e avvenimenti, riporta alla memoria, con efficacia e semplicità, l’infanzia (è nato a Masera, in provincia del VCO, nel 1926), costretto da subito, ma partecipando il meno possibile, alle parate fasciste. Si ritrova, poi, con gli amici di allora, ribelle al potere già all’inizio della guerra e nel ’43 è “disertore”, dedito anche al contrabbando, facendo da spallone tra i monti ossolani e la Svizzera: niente di romantico, ma grama lotta per campare. Più volte braccato, è alla fine colto sul fatto, tuttavia, riesce a far perdere le tracce e si aggrega ai partigiani col nome di “Ranca”. Il 23 aprile del ‘45, scende dalla Valle Vigezzo e dopo una serie di peripezie, si trova tra i partigiani che per primi entrano a Milano (il loro commissario politico era Antonio Greppi, che sarebbe diventato il primo sindaco del capoluogo lombardo). Capo di una pattuglia formata da 3 partigiani, la mattina del 29 aprile, Sgrena arriva a Piazzale Loreto ed è incaricato di aiutare a mantenere l’ordine pubblico. All’inizio di maggio tutti i partigiani sono stati smobilitati e ognuno è andato per la propria strada. Franco rientra in Ossola e torna al contrabbando, dal riso alle sigarette, tra Italia e Svizzera. Le avventure si snodano tra vino e bricolle, ma anche tra vari lavori nei cantieri ossolani, perché nel frattempo si è sposato e ha avuto la figlia Giuliana nel ’48 (il figlio Ivan nascerà nel 1953). Dopo numerose avventure, nel 1960 è assunto nel personale viaggiante delle Ferrovie dello Stato (in tali mansioni - 31 anni dopo al momento di ritirarsi in pensione - risultava il ferroviere in funzione più vecchio d’Italia). Sgrena da quando è entrato in Ferrovia si è impegnato anche in politica, diventando segretario della sezione di Roma_Giuliana_Sgrena_casa_delle_Donne_2Masera del PCI; eletto Consigliere nell’Amministrazione Comunale del suo paese nel 1970, sarà rieletto per vent’anni; come delegato del Comune per tre lustri è stato nella Comunità Montana. Inoltre, ha ricoperto l'incarico di Segretario dell’Anpi nella sezione locale e fu tra i promotori del Museo dello Spallone, inaugurato di recente a Masera.

Il libro (edito dall’Anpi di Domodossola) è pure ricco di aneddoti divertenti, di immagini lentamente riemerse dal profondo per prendere vigore in queste pagine. Comunque, tutta la sua storia è stata una sfida e risulta testimonianza di un popolo e di una valle di confine. Penso che sia importante mantenere la memoria della nostra storia, soprattutto quella della Repubblica dell’Ossola, che ha ancora molto da insegnarci. “Ricordare è importante per soffocare sul nascere rigurgiti di atteggiamenti nostalgici o il diffondersi di sentimenti xenofobi e razzisti”, conclude nell’introduzione Giuliana Sgrena, giornalista del Manifesto, rapita nel 2005 in Iraq e liberata in circostanze drammatiche. Alla fine del libro, la domanda è inevitabile: “Ti ricordi del mio rapimento”, chiede la figlia al padre ed egli rievoca, con grande dignità, quei giorni tragici e l’angoscia vissuta da genitore.

Giuseppe Possa

sgrena rap2

Giuliana Sgrena, la mamma Antonietta, il papà Franco, il marito Pier e Giuseppe Possa

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