Blog: http://pqlascintilla.ilcannocchiale.it

L’inesistenza di un poeta

Dopo oltre 30 anni voler discutere ancora - come si è fatto fra l’altro in modo improprio e pretestuoso durante il Festival “Piemonte noir” di Orta - sul sapere perché e come sia stato ucciso Pier Paolo Pasolini, mi pare un esercizio retorico e un po’ ipocrita, se a farlo sono soggetti estranei alle inchieste giudiziarie, ai processi e quindi alla famiglia.
Ho provato perciò una certa pena e altrettanto fastidio nel leggere di dissertazioni e “teorie” svolte da scrittori/giornalisti (Fois, D’Elia, Visca) e altri su “morte casuale, incidente (addirittura ricercati o saputi) o complotti”. Continuare con tali dibattiti è un modo come un altro (innumerevoli in questi lustri) per non (far) discutere – con umiltà e angoscia – sull’unica e vera “realtà storica” per il nostro Paese, ossia il vuoto abissale, assoluto e (mi spiace per il curatore della mostra Giuliano Soria) incolmabile, lasciato dalla scomparsa di un intellettuale come P.P.Pasolini.
E da qui allo “snaturamento” e all’oblio delle sue opere, del suo messaggio – che darebbero ancora molto fastidio - il passo è (credo sia già stato) breve. L’unica verità su cui sarebbe utile parlare - soprattutto nelle scuole - è proprio questa e non le ragioni oscure della sua truculenta fine; ma a molti odierni “pensatori”, di fatto asserviti a questo o a quel potere (economico, politico, ecclesiastico o mediatico che sia), poco importa “l’inesistenza” di un poeta come Pasolini e lo scarso utilizzo della sua inimitabile “produzione” artistico-culturale.

Giorgio Quaglia

(da “Lettere personali” nel volume “Sindacalista a chi!?” – 2008)

Pubblicato il 31/3/2009 alle 9.13 nella rubrica cultura.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web