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LA BASILICA DI RE di GIACOMO BONZANI

la sua storia, i suoi artefici, nel libro di Giacomo Bonzani

Fino a oggi, se si esclude un excursus riassuntivo in un capitolo del volume “Re e il Santuario della Madonna del Sangue” del rosminiano Tullio Bertamini, mancava un approfondimento, anche tecnico, sulla storia della costruzione della basilica di Re (VB).

A colmare questa lacuna ci ha pensato l’architetto Giacomo Bonzani con un volume, fresco di stampa, elegante ed esaustivo, che ne racconta l’iter, dalla genesi alla costruzione, fino all’elevazione a basilica minore, mettendo in rilievo anche i personaggi religiosi e civili che si sono prodigati per essa, fino alla consacrazione, avvenuta nell’agosto del 1958.

L’autore non racconta solo a parole, ma anche con immagini esplicative, apparati fotografici di progetti, plastici o altri disegni e documenti interessanti che corredano le pagine e arricchiscono il testo. La pubblicazione, quindi, munita di questi splendidi rilievi, risulta un inedito studio del monumentale edificio, basato su aggiornate metodologie d’indagine architettonica e mette in mostra un patrimonio storico-artistico di rilievo, meritevole di essere conosciuto e apprezzato.

Ecco, pertanto, riassunte in quasi 300 pagine, le tappe che hanno trasformato il piccolo oratorio dedicato a S. Maurizio nell’attuale imponente opera di “pietra”, chiusa da una maestosa cupola, sormontata da quattro torri, dedicata alla Beata Vergine Maria del Sangue, voluta da Mons. Peretti e ideata dalla maestria dell’Arch. Edoardo Collamarini, infine caldeggiata e proseguita da diversi personaggi religiosi e civili, che come scrive l’autore “hanno appassionatamente profuso risorse fisiche e intellettuali, ciascuno per la propria possibilità e conoscenza”.

Occorre, a questo punto, raccontare brevemente, per chi ne sente parlare per la prima volta, i fatti miracolosi di Re, documentati da due pergamene notarili di quel periodo. Re, un comune situato nella Valle Vigezzo, al confine con la Svizzera (Canton Ticino) deve la sua notorietà all’effusione di sangue avvenuta sopra un affresco raffigurante una Madonna del latte, che un tal Giovanni Zuccone, di Villette, aveva colpito sulla fronte scagliandole una pietra, accecato dall’ira per una perdita al gioco delle piodelle, che si svolgeva proprio lì, a pochi passi da quell’immagine sacra. Al mattino qualcuno notò che dalla ferita alla testa della Madonna sgorgava del sangue. L’effusione durò per una ventina di giorni. Seguirono alcuni prodigi e una pronta devozione che portò il piccolo oratorio su cui era dipinto l’affresco, a essere subito ampliato, ma solo tra Seicento e Settecento venne abbellito degnamente, con un pregevole vestibolo attorno all’immagine del miracolo e un piccolo Santuario di stile corinzio a una sola navata.

Della grandiosa Basilica, che accoglie i numerosi fedeli e pellegrini, in stile romanico-bizantino-gotico che ha inglobato il santuario, inaugurata il 5 agosto 1958, con tutte le modifiche e gli ampliamenti è appunto il tema del libro del Bonzani.

Giacomi Bonzani (GIM) è nato in Valle Vigezzo nel 1953; vive ed opera a Villette, dove è stato anche amministratore pubblico e Sindaco. E’ architetto, ha lavorato alle FFSS, ora Trenitalia.  Come Gnomonista ha realizzato ex novo e restaurato diversi orologi solari. Nel periodo 1999-2006 ha ideato l’avveniristico “Specchio di Viganella”, di cui hanno parlato la stampa, le radio e le TV di mezzo mondo. Disegnatore, vignettista, scrittore e poeta. Articoli, saggi e racconti suoi sono apparsi su giornali e riviste. Ha illustrato e pubblicato libri di vario genere.

ALTRI LIBRI DI GIACOMO BONZANI (GIM)

Ironia, umorismo, “nonsense” di un vigezzino

Le vignette di Gim (Giacomo Bonzani)

Questa raccolta “Le vignette di Gim” – una testimonianza tra ironia e umorismo, nonsense e battute al fulmicotone, che Giacomo Bonzani ha voluto raccogliere e ordinare in un unico volume con il meglio della sua produzione, già pubblicata su giornali e riviste – rifugge, a mio parere, dal catonismo per cogliere quelle sproporzioni, ossia i semi nascosti dell’umana goffaggine, che diventano il principio stesso del ridere. Le “strisce” di Gim, infatti, sono brillanti, caustiche, non scadono nel moralismo, sono un distillato di passione, d’allegria e, soprattutto, sono autentiche e genuine (come giustamente afferma Benito Mazzi, sul risvolto di copertina: <<Gim è uno schizzettatore di straordinaria efficacia. Il disegno umoristico se lo porta nel sangue dalla nascita, i suoi personaggi caricaturali non li scopiazza da nessuno>>).

E questi protagonisti sono autenticamente vigezzini: dalla curvante andatura tutta montanara di Mino; alla flessibile curvatura parlante del monte Gridùn; fino all’ovale Funigiak, una sorta di ovovia parlante; o al Don Gèk, che sebbene venisse dalla pianura – e non è difficile individuarne la fonte ispirativa – aveva a che fare con un chierichetto prettamente locale; per non dimenticare il Cavalier Verdura, paladino maldestro e un po’ “fetente” della natura, un Don Chisciotte a difesa dell’ecologia delle nostre valli.

Scrive nella prefazione Maria Gabriella Ramoni Sgarbi: <<È il momento di parlare o far parlare uomini e cose che non sono solo fantastici, ma protagonisti di un mondo, quello della montagna, sempre più preso di mira, sempre utilizzato come bene di consumo. E la montagna si difende con battute veloci, al passo coi tempi, ma con la capacità di far riflettere, non rinunciando al suo richiamo di sempre, fatto di bellezza e sobrietà, ma forse ancora più limpido e autentico>>.

In effetti, le vignette costituiscono una sintesi divertita e divertente della nostra vita montanara. Esse, tuttavia, sono sì mordenti, a volte spregiudicate, ma pregne d’intuizioni critiche (quante considerazioni ispira l’autore con pochi tratti di penna e poche parole): così ridendo e scherzando Bonzani riesce a stigmatizzare miserie, debolezze, malanni, insiti tra le nostre montagne. Si dice che spesso una vignetta vale un articolo, un “fondo”, ed è vero, perché in essa si condensa un giudizio, un’opinione, un commento.

Quindi un bravo all’autore per le 250 pagine di “corsivi” grafici e disegni, con le loro didascalie e “nuvolette”, che di certo saprà provocare e incitare in ogni lettore, prima il riso e poi la riflessione. È difficile segnalare i migliori “schizzi”, divertitevi voi a trovare i più efficaci, anche perché a distanza di tempo – se non si conoscono certi fatti col messaggio a cui sono legati, o si è sbiadita la memoria emozionale che un evento ha suscitato – non provocano, in generale, lo stesso effetto, sebbene qui siano raffigurati personaggi, storie, situazioni e ambienti tipici dell’Ossola contemporanea, quindi riconducibili a tutti.

Per quanto riguarda la tecnica fumettistica, il tratto segnico di Gim è sciolto, genuino, per nulla aspro, senza spezzature popolaresche, né trasandatezze o estrose movenze parodistiche di certi vignettisti, ma con quella lucida sottigliezza mentale che sa cogliere ottimamente il rapporto fra disegno e testo, in una giocosa miscela naïve e folgorante. Il libretto è stato stampato a cura di Emilio Meregalli che ne spiega le motivazioni a fine libro.

Giacomo Bonzani (Gim), appasionato di fumetti fin da bambino, dopo aver illustrato giornalini e periodici locali a partire dal 1967, ha pubblicato nel 1980 un volumetto, sia in fumetti che in vignette, con alcuni personaggi originali (Mino, Tirkjus, Funigiak, Tunnel, Cavalier Verdura, a cui poi se ne sono aggiunti altri) e con la prefazione di Benito Mazzi. Ha, inoltre, collaborato alla rivista Pucianiga di Domodossola, presentata all’Euro Festival del fumetto di Grenoble ed ha partecipato ad alcune edizioni del Salone Internazionale dell’umorismo di Bordighera (IM). Diverse sue strisce sono apparse, in periodi diversi, su Eco Risveglio e su altri settimanali del VCO. Nel 1997 ha illustrato il volumetto del giornalista, Antonio Ciurleo: “Strafalcioni sui binari, doppi sensi e disavventure di ferrovieri FS”. Nell’estate del 2000, Gim ha preso parte allo HUMORfest di Foligno (vignetta a tema fisso sul Giubileo).

Poesie di Giacomo “Gim” Bonzani

Fuori dal recinto

Giacomo Bonzani è un artista eclettico, un leonardesco Gim da Villette: architetto, amministratore pubblico, appassionato d’astronomia, ideatore di strutture utopistiche ed esperto di meridiane, scrittore, abile disegnatore di fumetti, vignette ed illustrazioni varie, autore di alcuni libri.

E fin qui mi era nota la sua poliedrica attività. Ecco, però, ora giungermi inaspettato un libro di poesie scritte in anni diversi, a partire dalla giovinezza vissuta tra le montagne vigezzine “da contadinello pensoso e intelligente osservatore”, fino ad oggi “quando la maturità gli ha ormai dato completezza di pensiero” (come scrive Camilla Cassani Olivelli nella presentazione).

La piacevole raccolta, “Fuori dal recinto” (Edizioni MPS Domodossola), è corredata anche di disegni, fotografie, metafisici racconti dell’autore stesso e perfino di un’appendice, in cui i figli già si dimostrano “tali al padre”.

Voglio, tuttavia soffermarmi solo sulla poesia di Gim, perché l’ho trovata piacevolmente lirica e prosastica nel contempo, nonché ricca di contenuti e sentimenti: un tuffo nel sogno per riscoprire lo spirito delle cose. “Fuori dal recinto (dadlà da la cesa)”, dunque, e il titolo ci spalanca uno spazio sulla ricerca del senso della vita: una via che si spinge oltre l’orizzonte di una cultura “povera e limitata”.

Ecco allora – dopo un’esistenza anche al di fuori della propria dimensione locale, persino alla ricerca di spazi planetari – sgorgare dal suo animo il desiderio di tornare indietro nel tempo, pubblicando il libro di liriche.

Il recinto diviene, pertanto, il punto da cui spiccare il volo, come una volta. Ripartire da là, dall’ermo colle senza la montagna che “il guardo esclude”, nell’ansia utopica di evadere dal qui e ora, verso una direzione senza meta, che può esser dappertutto e in nessun luogo.

Il poeta – nel fluire di ricordi e passioni, affiorati da un mondo che pare senza tempo e spazio – il poeta sognatore – restio a una vita senza emozioni, priva di voli pindarici – carpisce dal quotidiano frammenti di immagini, residui di memoria e si apre con riflessioni profonde agli altri.

Ciò che da giovani si cerca disperatamente ovunque, alla fine, lo si trova davanti al cancello di casa, dentro il proprio recinto: <<È bello pensare/ alla torre d’avorio/ nella quale rinchiudersi,/ cullarsi, isolarsi,/ tagliare i ponti/ col resto del mondo,/ circondarsi di cose rare/ anche minute,/ possederle gelosamente/ usarle, rimirarle>>.

La realtà poetica di Gim appare come un grande puzzle i cui pezzi sono frammenti di vita dalle svariate gamme di colore e tonalità che il poeta cerca di incastonare: dall’amore (<<Ho l’amore/ lo bramo/ lo vaneggio/ ma è lontano>>) a quei moti dell’animo che ci fanno vivere <<sulle nuvole/ in modo irreale/ fantastico,/ in un mondo falso,/ illusorio virtuale,/ ma che aiuta a superare/ quotidiane difficoltà>>; dalla natura che “è forte”, che <<spesso torna/ sui suoi passi>>, alla ricerca di uno spazio <<un mondo lontano/ da sognare,/ su cui costruire/ immaginari castelli/ e fantastici scenari/ d’amore>>; dai momenti felici della vita a quelli tristi, fino alle molte domande che l’uomo si pone: <<Cerco./ Cosa cerco?! Ormai tutti i poeti…/ hanno cercato qualcosa, ma cosa?/ L’indagine interiore forse?/ o la pace dell’anima?/… le loro opere sono le uniche/ testimonianze rimaste./ E allora leggo, scrivo, cerco…>>

Legato alla voce della montagna, agli affetti familiari, all’impegno politico per la sua terra, alla passione per l’arte, Giacomo Bonzani ha raggiunto un modo semplice e naturale di poesia, fuori dal comune per il passo spedito e la limpida freschezza; una lirica sentita e sincera che, superando lo scoglio del colore e dell’occasione, diviene pensiero, messaggio, proposta di meditazione genuina “fuori dal recinto”.

Giuseppe Possa


Pubblicato il 16/12/2011 alle 11.49 nella rubrica recensioni.

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