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Addio 'Nap'! (senza alcun rimpianto)

   

Rasenta ormai la farsa la variegata e convulsa mole di ‘previsioni’ che – in particolare nel corso delle ultime settimane –  ha intasato i mezzi di comunicazione e in/formazione di ogni genere. Tutti si sono prodigati e si stanno prodigando infatti nel proporre o definire le caratteristiche che dovrebbe avere la figura del futuro Capo dello Stato, con in evidenza le solite rinnovate priorità di dover essere “garante dell’unità del Paese” e  “al di sopra delle parti”. Perché queste eccessive e reiterate preoccupazioni, provenienti in particolare dalla ‘classe politica”, se tali prerogative sono ben espresse nella Carta Costituzionale? Significa forse che, sia l’attuale, sia gli altri Presidenti non abbiano rispettato il dettame repubblicano? In parte, certo, è stato così, se considerassimo anche solo il caso pietoso e penoso del “picconatore” Cossiga; però non sono convinto che il motivo reale sia questo. Il Capo dello Stato uscente, ad esempio, per opinione comune è riconosciuto come un esempio istituzionale di equilibrio, equidistanza e fedeltà costituzionali, fatto che di per sé dovrebbe casomai soltanto far esprimere l’augurio-desiderio di poter trovare una personalità simile (di “continuità”).

In verità, se togliessimo un po’ la “patina” dell’apparenza e dell’unanimità, la situazione incomincerebbe ad apparire ben diversa. Si scoprirebbe ad esempio che il comportamento del Capo dello Stato, è stato si “equidistante”, ma da qualsiasi logica di effettivo rispetto etico e morale positivi nella vita politica pubblica, resa indecente da una “classe dirigente” addirittura definita impresentabile (e sono soltanto  piccoli esempi i casi eclatanti delle corruttele nei partiti e di molti 'delinquenti' in Parlamento, delle accuse di ‘criminalità’ a una parte di  Magistratura, di cui il primo cittadino della Repubblica ne è il rappresentante supremo, nonché ne dovrebbe essere il garante, oppure di rappresentanti istituzionali e governativi dediti alla prostituzione).

Ha così fatto comodo a tutti avere un Presidente così, distratto e indifferente verso il peggio del Paese, fermo nella sua retorica unitaria e piagnistea, fra l’altro sempre pronto a firmare qualsiasi decreto legge e – in ogni caso – mai critico verso i ‘poteri forti’ (senza contare il sostegno costante ed entusiasta alle “missioni di pace”). Non a caso la struttura dell’in-formazione ha contribuito non poco, anche con l’apoteosi dei festeggiamenti per i 150 anni dall’unità d’Italia, a far crescere intorno a lui il consenso popolare che, unito a quello politico, salda in un connubio perverso e fuorviante lo “status quo” di una situazione comunque degradata (e di cui i risultati delle recenti elezioni ne sono state il “riflesso” solo in parte distorto).

Peraltro, anche il ‘consenso popolare’ (indotto), maschera l’ipocrisia di una massa impegnata anch’essa attraverso i social network ad esprimere le proprie preferenze (pure nominative e per giunta da più parti con inutile preferenza verso un candidato 'donna') sulla nomina di un Presidente di “specchiate virtù”, quando – a guardare che cosa sia successo in questi ultimi decenni di indisturbato scempio sociale, economico, culturale, idrogeologico e di inarrestabile espansione del potere politico/mafioso – il candidato ideale a Capo dello Stato potrebbe essere pure uno come Totò Riina.

Ecco perché oggi mi sono sentito in dovere - dopo averlo “accompagnato” in questi anni con le considerazioni critiche che, a parer mio,  meritava - di non far mancare allo “scadente” Capo dello Stato il mio: “addio 'N'”! (senza alcun rimpianto).  

Giorgio Quaglia         

Pubblicato il 13/4/2013 alle 17.40 nella rubrica politica e società.

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