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Caro Giorgio...

…In questo momento di totale follia politico-istituzionale, dove la parola verità è stata cancellata da qualsiasi vocabolario di costume, ho sentito l’esigenza di ‘scriverti’.

Voglio ribadire che, dopo la morte di Pier Paolo Pasolini, forse soltanto tu “ne avevi raccolto in particolare nell’ultimo decennio la capacità di penetrare con acume ‘sociologico’ e dialettico nelle vicende italiane, smascherando fra l’altro servilismo, perbenismo, ipocrisia e strategie occulte attraverso cui televisioni e giornali – coi loro ‘padroni’ e ‘padrini’ – condizionavano e condizionano la massa dei consumatori, utenti, elettori”.

La tua lucida anzianità, che contrastava e contrasta ancora con le penose esibizioni dialettiche di chi – invecchiando –  ha invece tradito anche le proprie aspirazioni non solo giovanili, “risultava ormai una ‘lotta solitaria’, un argine contro il diffuso degrado civile e etico”, mentre la tua ‘voce libera’ risuonava in un Paese inconsapevole e distratto (pur se in crisi).

Assorbo in me, caro Giorgio, la tristezza profonda che di sicuro ti avrebbe colto nell’assistere inerme – proprio a ridosso del 25 Aprile – al ripudio definitivo degli ideali repubblicani da parte di coloro, partiti e gruppi dirigenti, che alla Resistenza immolarono la loro ‘meglio gioventù’ ( pronti comunque adesso a sfilare ancora sotto un tricolore vilipeso e al “passo” ingannevole di una falsa democrazia ).

Vogliono ‘salvare’ l’Italia a colpi di golpe parlamentari e – per farlo – useranno senza vergogna ogni strumento di coercizione, pressione, intimidazione, condizionamento, singoli e di massa, per non cedere alcuna sostanziale porzione del loro potere mafioso, per ipotecare in termini di giogo o neutralità anche il futuro delle nuove generazioni; ogni tentativo di opposizione, di rivolta, di rifiuto sarà ‘criminalizzato’, ideologizzato, reso sterile e isolato con l’apporto indecente di un apparato in-formativo e comunicativo (dalle televisioni a Internet) già pronto e in azione per esprimere e carpire il massimo del consenso, della fiducia, della speranza, oppure per accusare, denigrare, infangare (come fecero con te o con Pier Paolo Pasolini).

Invece il Paese lo hanno già distrutto (in questi decenni) e non lo potranno (vorranno) ‘salvare’ perché le menzogne, le ruberie, l’immoralità, il degrado (anche ambientale), l’arroganza, l’incultura, il disprezzo, il razzismo, l’ingiustizia continueranno ad essere componenti imprescindibili del tessuto sociale e delle sue rappresentanze politico-amministrative e istituzionali.

In fondo, sono  ‘contento’ che tu non ci sia più, così da non dover subire l’onta di una simile decadenza; però non potevo fare a meno ora di scriverti queste amare parole di saluto e di ricordo, caro Giorgio Bocca.

Giorgio Quaglia

Pubblicato il 23/4/2013 alle 20.37 nella rubrica politica e società.

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