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"Eclissi della ragione"


Tutto è compiuto, al di sopra di ogni etica politica, oltre il senso di decenza sociale, nello sprezzo più sfacciato del decoro istituzionale, in nome di un presente assoluto.

Non è più tempo di analisi, di parole, di allarmi, nulla ormai attiene al caso, all’evenienza, all’ipotesi, nulla interessa più la revisione, la precauzione, il rischio, il passato già remoto.

Nessuno oserà trasgredire in libertà, distinguersi con chiarezza, opporsi, pochi interrogheranno la propria coscienza per un barlume di pentimento, per un futuro non scontato.

Tutti saranno coinvolti nell’apoteosi mediatica dell’emergenza, nel “grande circo Oklahoma” della responsabilità, nel mare pragmatico e severo dell’ineludibilità.

L’oblio assurgerà a parola d’ordine, l’impegno illuminerà il quotidiano, la volontà plasmerà gli obiettivi, la certezza risuonerà in ogni proposito, l’ottimismo sarà esposto senza ritegno.

Così, senza la consapevolezza del tempo, del male e delle sue ‘origini’, la menzogna ucciderà l’evidenza, la retorica nasconderà l’ipocrisia, la comprensione sarà l’anticamera dell’abiura.

Quale peso hanno mai avuto l’angoscia del vivere, la tristezza degli stenti, la dura realtà del sacrificio, il peso dello smarrimento morale, la paura della solitudine, il vuoto delle cose perdute?

Una massa informe e uniforme di esseri umani si presenta oggi, nel punto più declinante della sua Storia, al fianco dei propri ‘carnefici’ ideali, inerme, rassegnata o incosciente di fronte alla tragedia del suo status quo.

Non c’è salvezza collettiva, non ci potrà essere salvezza, né riscatto, di fronte a tale implacabile “eclissi della ragione”, nel cui cono d’ombra - io - rimango a sopravvivere, solo.

Giorgio Quaglia

Pubblicato il 30/4/2013 alle 22.3 nella rubrica politica e società.

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