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Insorgere contro lo squallore quotidiano (il "fantasma" inquieto di Giangiacomo Feltrinelli)



Era il 14 marzo 1972 e il corpo dilaniato di Giangiacomo Feltrinelli fu rinvenuto ai piedi di un traliccio dell’alta corrente elettrica  a Segrate, nei pressi di Milano, ucciso da una carica di esplosivo che la versione ufficiale indicherà come strumento utilizzato dalla vittima per distruggere il traliccio stesso. Ex titolare della omonima casa editrice di sinistra, Feltrinelli da alcuni anni si era dato alla clandestinità finanziando gruppi di “rivoluzionari” e fondando i GAP (Gruppi di azione partigiana). Molti non credettero alla versione dell’attentato e denunciarono le responsabilità dei servizi segreti e di altri apparati dello Stato (in accordo con la CIA), già all’opera con la strage di Milano che il medesimo ex editore per primo aveva inquadrato come “strategia della tensione”.

La verità, come per molti altri episodi tragici che hanno costellato la storia ‘politica’ del Paese, non si saprà forse mai e del resto dopo così tanto tempo non servirebbe a niente e nessuno conoscerla; peraltro gli ‘anniversari’ riguardanti personaggi così scomodi e controversi non sono mai pubblici, collettivi e si perdono o si rinnovano soltanto nella memoria di coloro che hanno vissuto consapevoli e con interesse periodi e fatti. Anche per me quella data si era ‘persa’, ma i raggi tiepidi del sole penetrati dalla finestra, mi hanno ricordato una notte di temporale e il sogno agitato di qualcosa già successo o di incombente.

L’attacco alle Televisioni Mediaset è avvenuto in simultanea attraverso cinque “gruppi armati di assalto” che entrano nei ‘Centri produzione TV’ di Cologno Monzese, di Segrate e al Palatino e all’Helios di Roma, nonché nella “Direzione fiction” sempre della Capitale, distruggendo tutte le apparecchiature interne e sequestrando il personale giornalistico delle redazioni, in particolare dirigenti e le presentatrici e i presentatori di svariati programmi (da “Quarto Grado” a “C’è posta per te”, da “Quinta colonna” a “Verissimo”, da “Striscia la notizia” a “Pomeriggio 5”) nel contempo squadre di ‘guastatori’ con apposite cariche esplosive fanno saltare i grossi ripetitori; caricati su camion camuffati, i rapiti vengono trasportati in località segrete di montagna, mentre i direttori dei telegiornali di Canale 5, Italia 1 e Rete 4 (catturati da “teste di cuoio” nelle varie sedi centrali) vengono rinchiusi in un bunker atomico; tutti i sequestrati sono in seguito sottoposti ad un ‘processo’ di massima (senza diritto di difesa legale) sulle proprie responsabilità nell’oscura nascita, nella indisturbata espansione e nella invasiva presenza – dagli anni ‘Ottanta in poi – di Mediaset (nell’ambito dell’impero Fininvest), senza escludere il ripristino, come codice di ‘guerra’, della pena di morte mediante fucilazione alla schiena o colpo alla nuca per chi risulterà più colpevole e  recidivo; l’insieme degli interventi avviene senza che nessuno opponga alcuna forma di ‘resistenza’.

Più spettacolare e più efficace nella sua fulminea ed inaspettata realizzazione, è invece l’assalto alle emittenti pubbliche della RAI (Uno, Due e Tre), poiché i relativi grandi “centri” e ricetrasmettitori non sono subito distrutti in quanto devono consentire a milioni e milioni di utenti la visione in tempo reale (con presumibili indici di ascolto superiori al Festival di Sanremo o ad una partita di calcio mondiale), delle irruzioni armate sia nelle sedi principali, sia nei programmi non registrati, in special modo “Porta a porta”, “La vita in diretta” e “Chi l’ha visto?” i cui conduttori sono costretti con la violenza a confessare davanti alle telecamere il loro servilismo e il loro sprezzo della dignità e della decenza professionali e umane; analoga sorte dei direttori delle TV Mediaset (ossia il ricovero nello stesso bunker atomico) spetta ai responsabili dei TG RAI (anche regionali), mentre i presentatori di format come “Che tempo che fa” e “Ballarò” ricevono un trattamento a parte, giudicati – in diretta streaming – da uno speciale “tribunale politico”.

L’operazione complessiva si conclude con gli ultimi ‘commando’ che, al rientro nella base logistica, senza armamenti e a volto scoperto, irrompono nei “Centri di produzione” de La7  e di Sky TV di Roma e Milano e sequestrano i direttori dei TG e i giornalisti conduttori di “Servizio Pubblico” e “l’Infedele” con destinazione uguale alla precedente; nel giro di poco tempo in tutto il Paese nessun importante segnale televisivo percorre più l’etere.

La luce ora intensa del mezzogiorno mi riporta di colpo alla giusta e implacabile realtà e mentre il “fantasma” inquieto di Giangiacomo Feltrinelli aleggia ancora nei miei stanchi pensieri, si spegne l’illusione di poter “insorgere contro lo squallore quotidiano”.  


Giorgio Quaglia

 

                                             


Pubblicato il 9/6/2013 alle 18.35 nella rubrica politica e società.

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