Blog: http://pqlascintilla.ilcannocchiale.it

"Spionaggio e farsa internazionali" (al servizio subdolo del solito 'padrone')


Forti parole di riprovazione hanno risuonato alte in svariate rappresentanze governative europee di fronte alle rivelazioni di alcuni quotidiani inglesi e tedeschi circa una mole consistente di ‘informazioni’ che la National Security Agency USA avrebbe raccolto in Paesi alleati senza alcuna autorizzazione e con la complicità (in riferimento all’Italia) dei rispettivi servizi segreti. La vicenda, che ha preso il nome di “datagate”, è venuta alla luce in seguito alle dichiarazioni (con relativi file) dell’ex agente CIA Edward Snowden fuggito e ricercato dalle autorità di Washington ed ora sotto assedio da giorni all’interno dell’aeroporto di Mosca, dopo aver chiesto asilo politico in Ecuador.

 I fatti ricordano da vicino un altro ‘braccato’ speciale molto più famoso, ossia l'australiano Julien Assange, che attraverso il suo sito Wikileaks (ora 'riparato' in Isvizzera) ha svelato negli ultimi anni  vizi e segreti della Casa Bianca, dei rapporti con le Ambasciate di mezzo mondo e in particolare interessi e azioni collegati alle guerre; per evitare la sua probabile estradizione negli Stati Uniti, è ospitato da un anno nell’Ambasciata dell’Ecuador a Londra (mentre il soldato Bradley Manning, accusato di aver fornito molte informazione ad Assange, è  rinchiuso in un carcere militare del Kansas, prigioniero da tre anni, due dei quali trascorsi nel massimo isolamento e in condizioni di ‘tortura’).                                                            

Il presidente del consiglio italiano ha espresso fiducia in Obama, sicuro che egli farà tutta la chiarezza necessaria, così come affermato pure dal Capo dello Stato; dal canto suo il Ministro della difesa ha usato toni più perentori e “minacciosi” sostenendo che se la ‘verità’ risultasse quella enunciata dai giornali, potrebbero essere rivalutate le relazioni fra i due Paesi e così si sono espresse varie componenti politiche. L’immagine che viene ‘irradiata’ e ampliata dalla struttura dell’in-formazione,  è insomma quella di un atteggiamento di ‘serietà’ e di una certa determinazione nell’affrontare la delicata questione, a cui vengono affidati i caratteri di uno “scandalo” planetario.

Il ‘copione’ però, è identico – anzi inferiore – al clamoroso caso di Wikileaks e allo “scombussolamento” diplomatico che provocò la mole di messaggi e direttive riservati dati in pasto per settimane all’opinione pubblica attraverso le pubblicazioni su importanti quotidiani; un “ciclone”, quello di Assange, che da noi transitò senza provocare particolari ‘devastazioni’, quindi non lasciando alcun tipo di ‘strascico’ (né istituzionale, né politico), nonostante che l’Italia fosse stata chiamata in causa in modo pesante e fosse emersa la pessima considerazione avuta ed espressa dai “colleghi” statunitensi; in una parola, tutto fu lasciato decantare e smorzare, fino al ritorno della “normalità” di notiziari ormai ‘epurati’.

Del resto, forse per gli stessi motivi che portarono presto a far “dimenticare” la scandalosa colossale vicenda – ossia non mettere in cattiva luce o difficoltà l’alleato americano -, anche della sorte toccata ai personaggi prima ricordati (Assange e Manning) e del feroce spirito di repressione con cui si è cercato (in parte con successo) in tutti i modi di neutralizzarli, ben pochi nel nostro Paese si sono interessati e hanno espresso posizioni di protesta (come invece è avvenuto altrove, Europa compresa).

Ecco quindi ora la volta di Snowden e del “datagate” che – c’è da scommetterci – nel giro di non molti giorni rifluirà nello ‘spirito’ di becero e penoso assorbimento con cui l’italica classe politico-istituzionale ha sempre affrontato ogni oscura vicenda (dalle trame alle stragi) dove sono stati coinvolti i servizi segreti e altri apparati dello Stato o quando è stato ed è  “in gioco” il rapporto finora di totale servilismo (spesso “criminoso” come il caso della partecipazione agli interventi armati) con gli Stati Uniti, nonché quando gli stessi hanno agito e agiscono con brutalità e in spregio di qualsiasi giurisdizione per tutelare i propri “interessi”.

Non c’è da stupirsi dunque, ma solo da prenderne atto con triste consapevolezza, se le posizioni, le dichiarazioni e l’apparente ‘interesse’ di questi momenti si riducano nel nostro Paese soprattutto a un modo fuorviante che maschera soltanto un altro caso di “spionaggio e farsa internazionali” (al servizio subdolo del solito ‘padrone’).

Giorgio Quaglia


Pubblicato il 1/7/2013 alle 20.46 nella rubrica politica e società.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web