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GIANLUCA RIPEPI ESPONE ALLA GALLERIA SPRIANO DI OMEGNA

La Galleria Spriano, aperta ad Omegna da Silvio Spriano, inizia l'attività negli anni Sessanta sotto lo stimolo dei maestri Mario Tozzi prima e Antonio Calderara poi. Per anni si interessa del M.A.C. (Movimento Arte Concreta), ristampandone anche i famosi bollettini; in seguito,  propone le tendenze dell'arte moderna e contemporanea (Astrattismo, Geometrico, Costruttivismo, Spazialismo, Concettuale, Minimalismo ecc.). Ha, comunque, sempre dato spazio anche ai giovani non ancora affermati a livello nazionale. Ora, dal 14 al 24 settembre, allestisce una mostra di Gianluca Ripepi.

I dipinti che l’artista ossolano espone in questa occasione, sono astratto-informali, germinanti dal terreno fertile delle poetiche del Novecento, nutrimento dello spirito per quei giovani che, come lui, hanno saputo ricreare, con nuove intime emozioni, nell’arte contemporanea. Del resto, egli dedica la sua personale quale omaggio a Costantino Guenzi (1926-1989), che si indirizzava verso una ricerca “contrassegnata da impreviste sedimentazioni o dispersioni, in un universo di intenso cromatismo, immerso entro una drammatica luce monocroma”.

Ripepi, tuttavia, si cimenta in opere, il cui segno si avviluppa, sinuoso e coinvolgente, in colori caldi, a volte opachi a volte luminosi, stesi con vibratile e serena gestualità. I gialli, i rossi, i blu, i bianchi, i neri che si alternano, lasciano sempre individuare forme o linee di orizzonte, dove nell’equilibrio spaziale di un’istintiva sezione aurea, si possono - magari solo con visione interiore - intravedere spunti impercettibili di una natura metafisica (per altro alcuni rievocati anche dai titoli: paesaggio, terre, paesi, strade, traffico e rivelano, pure, incendi, decomposizioni e progetti di giardini naturali).

Le molteplici cromie vive degli oli o degli acrilici (mescolati sovente con catrame o cementite) si alternano sulle tele, sui supporti di alluminio o lignei, in geometrie, spazi iconici, che sembrano proprio raccontare, sprigionando sensazioni gioiose, questi processi figurativi che affascinano l’autore, come esplosioni dell’inconscio in continuo divenire. Così l’artista giunge a un linguaggio pittorico tutto proprio, nell’intrecciarsi delle immagini, dei toni e delle sfumature, reperendo nelle espressioni paesaggistiche quegli orizzonti lungo i quali fa scorrere il “sangue” di quell’energia vitale che è messaggio soprattutto di sentimenti e di partecipazione comunicativa.

Gianluca Ripepi (che ha frequentato gli studi all’Accademia di Belle Arti “Aldo Galli” di Como, sotto la guida di Pier Antonio Verga) ha iniziato a dipingere con un figurativo espressionista, con certe labirintiche superfici, particolari di figure, torsioni anatomiche, zoomate impietose su dettagli o ritratti come maschere piegate a esigenze espressive, che sostanzialmente rievocavano stati d’animo o circuiti di sofferenza, che inchiodavano i riguardanti al disagio delle immagini. Creava, però, anche lavori più distesi, morbidi e misteriosi, in cui rappresentava paesaggi sognati ad occhi aperti o assemblaggi di oggetti vari, con cromie più accese che parevano sorgere da un sole generatore di vita. Qui la tensione drammatica dell’artista, alla fine, si faceva meno gravosa nell’accettazione della quotidiana esistenza.

Giuseppe Possa

Pubblicato il 13/9/2013 alle 9.17 nella rubrica informazione.

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