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VILLADOSSOLA: COLLETTIVA BIENNALE D’ARTE IN OSSOLA 2013


E' stata inaugurata sabato 5 ottobre, alle ore 17,30 la “Biennale d’Arte in Ossola”, al Centro Museale (ex Cinema) di Villadossola (VB) in via Boldrini 1. Al saluto dell'assessore Carlo Squizzi è seguita la presentazione a cura di Danila Tassinari e Giuseppe Possa. La collettiva è organizzata dall’Associazione Pittori e Pittori (asso-pittori.pittori@libero.it - tel. 3491962) e sarà visitabile fino al 20 ottobre nei seguenti orariferiali 16-19; sabato-domenica 10-12; 16-19; 20-22.

Pubblichiamo qualche nota critica relativa agli artisti in esposizione, a cura di Giuseppe Possa.





Sergio Bertinotti

è ormai un riconosciuto pittore dell’arte sacra, per i cicli che le ha dedicato: “Via Crucis”, “Via Lucis”, “Via della Fede”, “Storie di S. Francesco” e per i successi che ha ottenuto: qui S. Francesco fa scacciare i diavoli da un confratello ad Arezzo e da quel giorno la pace aleggiò sopra la città.

Silvia Curatitoli

I suoi volti, a volte ripresi solo in parte, e dipinti con una notevole senso della composizione, danno l’impressione di un disagio esistenziale e trasmettono una loro certa ambiguità arcana, capace di scatenare la curiosità e l’immaginazione per i fatti, spesso oscuri, dell’esistenza altrui.

Irma Facciola

presenta un volto nella sua umile fermezza contadina carico di fremente essenza, la cui immagine evoca sentimenti. E coi colori tenui dell’acquerello ella crea una vibrante atmosfera intorno a questo soggetto femminile, colto in una pausa del suo quotidiano, nella complessità della vita.

Gilberto Fermani

con le sue nuvole, simili a sudari nucleari o scie chimiche, che navigano in un cielo che sembra perennemente scorrere e variare la sua linfa nel sottostante paesaggio desolato, cerca probabilmente, anche attraverso un linguaggio raffinato, di far prendere in considerazione il  dilemma ecologico.

Francesco Fortino

utilizza una tecnica nello sfondo tra l’antico (che a volte prevede il color oro) e un dripping moderno con efficaci effetti figurali, al centro spicca un volto figurativo di classica memoria. L’insieme è ben riuscito, vale una poesia nell’attuale mondo caotico dell’arte e fa pensare.

Alessandro Giozza

Con stesure cromatiche passionali, prende spunto e lascia percepire l’ambiente circostante. Così l’isola S. Giulio è metabolizzata dalla memoria e vista con gli occhi dell’anima. Alle sue consuete e prosciugate strutture geometriche qui si percepisce pure un senso espressionista e un rigoglio cromatico.

Elisa Longoni

s’identifica per il segno ludico che ci fa entrare con vena caustica-narrativa in un suo universo figurativo di deformazioni caricaturali e di significati simbolici.  Il tutto eseguito con abilità  fantasiosa e spontanea coloritura, non disgiunta da una sapiente ironia..

Cate Maggia

le sue immagini si trasformano in un corpo pulsante d’incandescenze cromatiche e di vibrazioni grafiche, dentro cui scorre una magica forza vivificante. Un’energia luminosa di filamenti monocromatici, che sembrano provenire da convergenze tra i sussulti dell’inconscio e dell’esistere.

Antonio Martino

dipinge un corpo di vette dai colori surreali e un cielo celeste che si riempie in un avvicendamento di luce e spazi, che visivamente si regge sull’astrazione modellata plasticamente in una materia tradizionale, proveniente da immagini fantasiose di paesaggi sognati.

Emanuela Mezzadri

utilizza un astrattismo armonioso ed equilibrato, con una linea figurale attuata nell’ambito di una ricerca plastica, forse di intonazione mistica. L’istinto del colore, a volte al limite del monocromatico è potenziato da un sentimento che sembra talvolta pervenire da musicali silenzi.

Umberto Omodei Zorini

Il suo cromatismo astratto informale, fra le maglie allusive di una trama dagli intrecci e dagli assembramenti magmatici, germinativi di forme, appartiene a un suggestivo lirismo, e si propone come un atto poetico di comunicazione, lasciando aperte molteplici possibilità interpretative.

Vittoria Palazzolo

Dentro i canoni di un astratto figurativo con schema preparatorio e con il fascino potente della materia tra luminosità e oscurità,  propone una composizione di roventi sfumature apollinee. Una pittura che sembra ritrarre in silenzio, dagli spazi, dal tempo o dalla memoria, il velo della notte.

Ornella Pelfini

è molto  valida nelle opere legate a un lessico d’immagini paesaggistiche, in cui prevalgono visioni-raffigurazioni tra il fantastico e l’onirico, in una sorta d’immersione negli strati pastosi e caldi della materia cromatica. Il silenzio incombente del paesaggio vibra nella luce calda del cielo.


Giorgio Rava

La sua è una scultura armoniosa, geometrica, tra sedimentazioni classiche e vigore di sintesi moderne. La figura, nella propria sacralità mondana, sembra essere sotto il potere di un’aura incantata, lasciando spiccare un nudo di regale sensualità, tagliato in forme tondeggianti.

Roberto Ripamonti

L’intero ordito cromatico-espressivo di quest’opera sospesa, pare replicato in un continuo gioco di riflessi dei corpetti appesi, uno a ridosso dell’altro. Sagome figurali si concedono, come in una visione, con messe a fuoco solo parziali, assorbite come sono nell’intreccio orizzontale di un insieme evocativo.

Paca Ronco

Questa non è una natura morta per quanto riesca a colpirci visivamente, l’opera sarebbe svuotata del messaggio originario. Sottraendola a questo appiattimento e rappresentandola con freddezza oggettiva, la mela diventa un simbolo e si trasforma in icona. Del consumismo o di un più ampio respiro sulla caducità delle cose e della vita?

Sergio Saccani

con forme libere, ma vincolate a simmetrie e schemi precisi, che sorgono da interiori motivazioni e affinate da una mano capace di cogliere con impeto di gesti scultorei, crea immagini e contenuti magari ispirati a elementi e richiami di segni e simboli desiderosi di spazi.

Valentino Santin

dipinge in modo figurativo, inserendo elementi astratti. Così con pennellata sicura si cimenta in composizioni spaziali, con simboli, segni, di un mondo enigmatico, retto da un ferreo equilibrio interno di forme e colori, in cui l’autore esprime lo spirito e la forza della vita.

Angelo Igino Torielli

La materia, sotto i suoi attrezzi, perde la propria inerte immobilità e assume la forma dei suoi soggetti. Nel forgiarli, lo scultore non prende le distanze dal mondo classico, pur portando avanti una propria levigatezza e plasticità scultorea contemporanea, dalla particolare forza espressiva.

Adele Zanni

Anche da noi sopravvivono tecniche artistiche piacevoli, come nei suoi acquerelli: questo si apre dolcemente su un delicato sfondo della natura, reso con magico realismo. Un “linguaggio” pittorico puro e pulito, espresso in una forma limpida, luminosa e in un equilibrio perfetto.

Alessia Zucchi

possiede un buon virtuosismo tecnico di modellazione e di bravura decorativa, tanto da raggiungere, esiti di riuscita morbidezza, caratterizzata da effetti di luce: specchio di un primo piano con un fiore, liricamente vivido e raffigurato con vivo e romantico sentimento.

       

Una collettiva d’arte biennale ha senso se diventa occasione di stimolo, di riflessione, per un territorio e con questo evento i promotori vogliono proprio proporsi su un terreno d’elaborazione e di discussione, con un confronto che è sempre necessario nel dibattito culturale, anche se relegato, come in questo caso, in ambito locale. Del resto oggi nessuno ha la presunzione di presentare i suoi quadri come “reliquie” del contemporaneo, ma per i pittori e gli scultori che qui espongono l’arte è ancora “concreta”, sostanza autentica dell’immaginare, del fare e del comunicare.

Anche quest’anno, l’adesione all’importante iniziativa, che ormai prosegue da alcune edizioni, dall’Ossola sì è estesa al Verbano e al Cusio, con una collaborazione davvero positiva per la diffusione e la conoscenza dell’arte attuale dell’intera Provincia. L’allargamento, comunque, va accolto in senso positivo, come occasione per creare un nuovo dibattito con autori che sono portatori d’esperienze differenti.

In passato nelle nostre valli, i pittori - forse grazie a scuole e corsi tenuti da insigni maestri - dialogavano molto più di oggi, nonostante gli odierni mezzi di comunicazione. Spesso erano uniti in movimenti e comuni sentire. Attualmente sono, invece, riscontrabili perlopiù percorsi solitari e vi sono minori luoghi d’incontri, per cui sono da apprezzare momenti come questo che diventano punto di scambio e accrescimento culturale, per proporre idee, suggestioni, spunti estetici o per rappresentare il presente.

In esposizioni simili, si possono scoprire strati trascurati del mondo artistico periferico, che spesso sono rivelatori di piccole novità ai visitatori che vi si accostano con lo spirito giusto e possono sollecitare i giovani del posto a dedicarsi alla pittura e già questi sarebbero motivi validi per un progetto d'aggregazione comune.

Ovviamente, se è espressione della genuinità umana, l’arte deve essere accompagnata pure dai sentimenti e dall’emozione, che sono elementi fondamentali di un processo della conoscenza, ma soprattutto deve far pensare. Quindi, oltre all’ispirazione, occorre anche logica, ragionamento, razionalità, sintesi e profonda conoscenza del mestiere. Essa, nella forma e nel contenuto, tratteggia la vita, l’umanità, il nostro mondo, l’universo e in tempi di crisi come questi può recuperare una sua funzione sociale, stimolando la creatività e il desiderio di progredire dell’uomo, poiché l’importante è ciò che la “bellezza” (intesa come “estetica”) fa germogliare in noi e nella nostra comunità.

Anche in questa felice schiera di autori si può notare l’originalità degli stili e dei contenuti. Spaziano dall’astratto al vero trasfigurato, a un reale smaterializzato in parte diverso da quello che dominava nella pittura delle nostre valli. In questa selezione, infatti, tale “tradizione” è quasi assente.

Importanti sono anche i dipinti con figure, ritratti, nature morte o silenti, scene di vita o di arte sacra, che ben s’inseriscono nell’immaginario contemporaneo, ma tali opere appartengono tutte a ricerche che si svolgono all’interno di una precisa idealità pittorica, resa con timbri sentimentali e luminosi diversi.

Fra questi poli espressivi, vanno altresì annoverate le realizzazioni scultoree e plastiche presenti, di consistenza ed espressività classiche, ma con tagli moderni, che sanno manifestare una profonda ricchezza interiore.

Per altri artisti l’inventiva è un’attività di pensiero. C’è rigore nelle loro opere, per quel diffondersi di sapienza esecutrice, per quel loro dare un’unità stabile e insieme tenace ai propri lavori. Basti osservare quelle composizioni che colpiscono anche con un sottile sapore ironico, ma senza forzature, con un disegno fantasioso, perfino leggermente ludico: così sorridendo ci spronano a riflettere su immagini emblematiche, su strani esseri viventi in atmosfere magiche e incantate.

Ancora, non si può negare che in molte sperimentazioni è presente una bellezza che sarei tentato di chiamare vaghezza o naturale eleganza. Sono narrazioni di sogni spesso ben trasfigurati, grazie a trame che consistono in colori e segni costruiti in modo abile e sapiente, rese così da artefici singolari e coinvolgenti, che guardano al fascino e al lampo di una verità soggettiva.

Alcuni soggetti non sembrano di difficile lettura, sono facilmente riconoscibili per la figurazione, il senso cromatico che vibra in essi, sprigionato da una luce espressa con estro in delicate trame, che s’aprono su un mondo d’incanto e di fascino.

Avrete notato che non collego nomi di artisti ai miei brevi spunti critici, perché non c’è sempre una separazione netta tra i loro modi di esprimersi; inoltre alcuni di essi, nel complesso delle opere presentate, possono rientrare in differenti categorie o stili che qui sto cercando di raggruppare, poiché per giungere a singoli giudizi ci vorrebbero pagine e pagine.

C’è chi racchiude i propri messaggi dentro energie fluenti, raggi di luce, che si aprono all’universo, sollecitando valenze mistiche o spirituali, perché le sue opere fanno volare la mente in un caleidoscopio di fascinose suggestioni, le quali creano un coacervo di pensieri, sentimenti e riflessioni. Si tratta, probabilmente, di visioni dell'inconscio, come proiettate su un muro sbrecciato, o simili a lampi improvvisamente accesi nelle tenebre, che producono docili ma penetranti incantesimi, sempre con una pittura che riflette il travaglio dell’uomo contemporaneo.

E’ messa in evidenza anche una figurazione con linee segmentate e reticoli più o meno fitti, forme geometriche, campiture chiuse in una contemplativa disposizione simmetrica degli spazi cromatici, ora squillanti ora scuri, astrazione di sagome orizzontali o verticali dai toni diversi, giocati sull’armonia controllata della composizione. E i colori evocano atmosfere, in cui incombono seducenti vibrazioni cosmiche, con intrecci che sono alle radici stesse della sensibilità pittorica.

Ci sono quadri dove è il colore a risultare il vero soggetto indagato in modo lirico, così che i segni grafici, le strisce e i passaggi intersecanti, diventano percorsi simbolici di un’esplorazione astratta, figurale o magari ambientata in universi eterei.

Particolare fascino ha la pittura astratta che qui ha validi artefici. Certo c’è astratto e astratto, ma l’occhio ne distingue le differenze nell’universo d’emozioni e di significati profondi sprigionati da un astratto-informale ricco d’energia vitale o dal segno cromatico, nato dalle pulsioni del proprio intimo. Mi riferisco alla tavolozza di chi, dopo una lunga esperienza di ricerche, è riuscito a renderla viva, creando una sinfonia di sottilissime sfumature, in un caos spaziale-planetario, un fuoco che arde incessante, che genera opere autentiche, evocative, permeate da una forte spiritualità.

Proseguendo, in alcune creazioni ci sono visibili citazioni o icone del graffito, sperimentazioni dove i frammenti e i reperti di recupero assemblati giocano un ruolo di variabile interpretativa, con interventi pittorici o con una diversa ricerca grafica.

Qualcuno si lascia trascinare dalla fantasia in un mondo quieto, ma a volte inquietante. In alcune raffigurazioni prodotte da studi attenti - dove l’attenzione è rivolta verso il basso, verso i pavimenti - la realtà è confrontata con l’effimero e con il perenne: esprimono personali proiezioni, caratterizzate tanto dalla perizia descrittiva di ciò che calpestiamo (anche se la presenza umana è completamente assente) e dalle emozioni interiori, quanto da una vaga tristezza che, tuttavia, si stempera nei percorsi cromatici delle forme: ciottoli, cubi di porfido, piastrelle o altro. Costruttivo e ben articolato è il segno strutturale di questa ricerca spaziale, in cui le superfici si animono di vibrazioni luminose, di frammenti ricomposti in forme semplici e razionali, simili ad atomi che cercano un equilibrio nella precarietà della vita e dell’universo.

C’è pure chi si dedica all’acquarello con opere moderne, dove l’ottima tecnica mette in risalto scene di vita, squarci di paesaggi, fiori o scene fiabesche, per un riuscito (attraverso il bianco tipico di questa tecnica) vibrare degli sfondi. Molto accattivanti appaiono queste incantevoli composizioni nelle loro innumerevoli gradazioni tonali, illustrate con tratti o tocchi leggeri, sinuosi e armonici.

Vorrei ancora aggiungere che i quadri non devono essere puramente e soltanto espressioni “intellettuali”, poiché, secondo me, hanno molta rilevanza soprattutto il colore (e qui alcuni lo sperimentano e sviluppano con personali soluzioni ed effetti, in cui sono escluse facili attrattive) e una geniale perizia tecnica nella stesura delle raffigurazioni.

Importanti sono anche i titoli dei dipinti, mai casuali o arbitrari, poichè sembrano sempre ispirati dai soggetti rappresentati. Se in qualche caso non ci sono, o appaiono troppo generici, è sicuramente per lasciare al riguardante il piacere di farlo. Ogni fruitore, infatti, analizzando i lavori di un artista con sensibilità propria, come sosteneva Oscar Wilde, può portare alla luce aspetti che l’autore ha magari trascurato o non notato, cogliendo nelle opere quel che più l’affascina. Proprio perché, in certe immagini, l’interesse predominante dell’artista è per il simbolo grafico, inteso come segno portatore di sensazioni misteriose, di simbologie ed elementi del passato e del presente, quindi legato a diverse interpretazioni.

Per concludere, il percorso visivo di questa collettiva biennale ha l’unica e giustificata pretesa di sottoporre alla valutazione del suo pubblico il repertorio d’emozioni autentiche di questi artisti. Poi si può parlare di morte dell’arte e discorrere della sua fine, ma non è vero che tutto è perduto, se dopo anni di confusione concettuale si torna a parlare di colore, di pennelli, di tele, di figurazione e soprattutto di contenuti: messaggi antichi con un linguaggio più vicino a noi.

Questi artisti, scegliendo l’arte per far capire e comunicare, con piacevolezza di linguaggio, agli altri la propria poetica espressiva, la personale visione del mondo, l’hanno usata pure per crescere se stessi, lontani dal mercato ufficiale che sovente nei loro confronti usa il silenzio, se non addirittura la supponenza sprezzante.

Molti di costoro sono miei amici, alcuni li frequento abitualmente, altri li conosco soltanto, ma al di là di questo a me paiono tutti “poeti” autentici, perché - sebbene molti facciano o abbiano fatto in passato altre professioni per vivere - hanno avuto sempre, e hanno tuttora, un’incrollabile fiducia nella propria “vocazione”, intesa come modo di vivere di una personale passione che è pagina di un diario assiduo. Hanno saputo sopperire alla propria solitudine durante l’esecuzione dei loro lavori, dialogando con se stessi, gratificati dal proprio operare, senza lasciare nulla all’improvvisazione, riuscendo a portare alla ribalta una struggente dose di sentimenti dai risvolti universali. Ed è meglio un’esposizione come questa, piuttosto che le tante fiere o biennali d’arte, dove la gente passa incuriosita (per non dire basita), guarda e subito dopo ha già dimenticato.

Voi traete pure le vostre conclusioni in piena libertà, ma qui ci sono artisti che magari la critica più autorevole spocchiosamente definisce locali o periferici, ma pittoricamente, plasticamente e culturalmente hanno accumulato esperienze importanti. Contrariamente alle contraddizioni del passato e del presente, essi sanno muovere le corde emozionali dei fruitori, facendoli pensare, riflettere, meditare, perché le loro opere sono moderne nelle dinamiche espressive, ma antiche nell’anima.

 

Giuseppe Possa

 

 

Pubblicato il 3/10/2013 alle 20.7 nella rubrica arte.

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