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GIAN LUCA PAVESI: COLORI CHE VANNO DRITTI AL CUORE

In Gian Luca Pavesi è stato sempre forte l'attrazione per i paesaggi e in generale per la bellezza della natura e, di conseguenza, gli è venuta in modo naturale la passione per l’arte, intesa come espressione di sentimenti e d’emozioni che, tramite i colori, crea e trasmette stati d'animo di grande effetto all'osservatore.

E’ vero che alla pittura si è avvicinato osservando il padre Ugo, valente  maestro ossolano, da cui ha appreso i primi insegnamenti, fondamentali per potersi avventurare nello straordinario e affascinante mondo dell'arte. Si è, però, staccato ben presto dallo stile del genitore. Tuttavia, dice: <<Se ho bisogno di un consiglio, il papà è un aiuto; preferisco, però, operare da solo>>.

 Nato a Domodossola nel 1970, Gian Luca ha frequentato scuole tecniche e lavora presso un importante stabilimento, ma il tempo libero che si ritaglia dopo gli impegni familiari (è sposato e ha due figli) lo dedica, da autodidatta, alla pittura all’aria aperta o nel suo studio a Seppiana, in Val d’Ossola, dove vive.

<<La pittura>> afferma,  <<diventa per me momento d’evasione e nello stesso tempo di riflessione. Penso ormai di aver raggiunto un mio stile, anche se non disdegno di provare cose nuove. Mi piace spaziare un po’ in ogni ambiente della natura e il mio obiettivo e sempre quello di migliorare>>.

Fin dalla giovane età dipinge dal vero, in particolare i paesaggi della sua terra, di cui ha raffigurato tanti scorci interessanti, cercando sempre di coglierne i momenti più suggestivi.

In seguito, però, preferendo gli spazi più ampi, ha frequentato maestri del novarese, come Giroldi (scomparso di recente) o Sarasi con cui si accompagna spesso o l’amico Cigalotti. Così, oggi, si può affermare che l'essenziale della sua pittura è di giovarsi di un punto d’osservazione personale, con un suo realismo, visto con occhio sereno, con toni cromatici liberi e un tocco di pennello morbido e sciolto che coglie l’essenziale.

Molte sue opere sono già appese nelle case di alcuni collezionisti: sono parte dei dipinti che ha esposto nelle mostre di Premosello nel 2007, di Vanzone (alla Torretta) nel 2010 e di Antrona nel 2012. Pavesi ha già partecipato anche a numerose collettive in Ossola e nel Novarese. Per il prossimo anno ha intenzione di presentarsi al grande pubblico con una personale a Villadossola.

Egli, negli ultimi tempi,  con buona maestria scenica, coglie molti paesaggi dal richiamo lirico, dove i laghi, il mare, i fiumi, le nuvole del cielo, sono i principali protagonisti. La trasparenza dell’acqua, soprattutto, è ripresa in modo egregio, con emozionanti risvolti sensitivi, nei giochi di luce e di riflessi. Le morbide o agitate onde che s’infrangono sulla spiaggia o su rocce e scogliere,  i sinuosi  salti dei ruscelli, affascinano per compostezza e armonia di sintesi. Sono raffigurati con poesia meditativa, con stile intuitivo personale e ricco di contenuti visivi. L’artista li riprende da scorci pittoreschi, ridestando emozioni velate da un fascino stilistico, finalizzato al richiamo di ambienti incontaminati.

Interessanti sono anche le “atmosfere pomeridiane” o le “impressioni invernali” con cui dipinge le sue brughiere, con il vento che ne muove il fogliame e le nuvole a strisce, quasi impalpabili veli che valorizzano e accentuano l’aria di mistero; i canneti che si sviluppano alle foci dei fiumi; le paludi costruite tra arbusti, come luoghi raccolti, silenziosi.

Nella frastagliata articolazione di colori vivi, Gian Luca si dedica in modo particolare a riprodurre fiori, ripresi con una pittura morbida, il cui cromatismo, impastato di luce, dà una spazialità di decantazione, orientata verso un magico lirismo, dove la tensione luce-ombra è avvolta nella stessa creatività dell’artista. Le mimose, le ortensie, le rose, le peonie o le margherite nelle loro disposizioni in vasi o anche solo abbandonate a se stesse in sequenza d’immagini incantate che vanno dritte al cuore, suscitano nell’osservatore un senso di distensione e di serenità. Nella scioltezza lucente dei rossi, dei gialli o dei blu, in felice sintesi, i fiori non sono descritti, ma con idilliaco gusto sono appena accennati in fantasiose combinazioni, in chiave contemporanea e nel fascino della loro suggestiva semplicità.

In sintesi è questo che si prova contemplando i suoi quadri: essi, infatti, ci trasmettono quel senso di pace, di quiete, negli aspetti più rasserenanti, a cui ognuno di noi aspira.

Basti osservare la sapiente costruzione scenica di certi scorci marini per riscoprire un contatto sensoriale con l’azzurro e la flessuosità dell’acqua. O le solenni vedute estive di montagna tra il verde del fogliame di alberi vigorosi: certezza del valore autentico delle cose del passato. Queste opere, che rapiscono l’animo, sono un invito a perdersi nel verde, a ritrovare la dolcezza del paesaggio pastorale, che intuiamo essere prima contemplato e interiorizzato dall’autore, poi, rappresentato. 

Ed è proprio a tali sentimenti che si collega la pittura di Pavesi, tanto da coinvolgere l'osservatore nella limpida purezza delle tinte e nella freschezza degli accostamenti, facendogli così distogliere lo sguardo e l’animo dal grigio e dalle ombre della quotidianità, magari pure con qualche creazione che è al limite tra il figurativo e l’astratto.  

Nei suoi racconti pittorici, riassumendo, troviamo ora una baita, qualche montagna, prati o campi, ora un canneto o una palude, ora una distesa di papaveri o un campo di girasoli, qua e là uno scorcio di mare o di lago, oppure una natura morta con ciliegie e poi tanti fiori, come se l’autore volesse ritrarre in ogni sua tela qualcosa che il visitatore ha già vissuto e di cui serba il caro ricordo.

<<Quando sono a contatto con la natura>> aggiunge il giovane pittore ossolano, <<mi sento ispirato e dimentico la frenesia del mondo moderno. Dovunque vada, trovo sempre un paesaggio che mi attrae per la sua bellezza e cerco di raffigurarlo>>.

Dipingere la natura, come fa Gian Luca Pavesi, con tagli e colori più adatti al contemporaneo rispetto alla tradizione della sua terra, significa saper cogliere l'essenza visiva e le intimità recondite che si nascondono in un qualsiasi paesaggio adagiato nei suoi numerosi colori naturali.

Giuseppe Possa

Pubblicato il 17/1/2014 alle 21.28 nella rubrica arte.

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