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Alessandro Fiumara di Villadossola ha pubblicato la sua tesi di laurea.

Attratto dal cinema degli anni Sessanta e Settanta, il giovane ossolano dà alle stampe la sua tesi “Claudio Caligari: Non essere cattivo” (Edizioni IL FOGLIO), con la quale si è laureato in cinema al DAMS di Torino nel 2016. Pur rimanendo fedele alla sua passione, l’autore prosegue ora gli studi universitari, sempre nel capoluogo piemontese, in Antropologia Culturale.

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Alessandro Fiumara, pubblicando la sua tesi di laurea, un libro graficamente e stilisticamente ben curato, svolge un lavoro critico sul film di Claudio Caligari, “Non essere cattivo”: una vera e propria “lettura” dell’ultima opera del regista e sceneggiatore nato ad Arona nel 1948 e morto a Roma, dopo una lunga malattia, a 67 anni.  Chi lo conosceva sa che aveva iniziato come documentarista a metà degli anni Settanta, poi passò a un cinema di storie dolorose, crude, fortemente realistiche ed evocative. Il suo capolavoro è considerato “Amaro tossico”, realizzato nel 1983 e portato al Festival di Venezia con successo, e a questo film sulla tossicodipendenza adolescenziale il suo nome resterà legato. Girerà, in seguito, poche pellicole e a distanza di tempo. Il film che esamina Fiumara nel suo testo è uscito sullo schermo postumo (ne aveva appena completato il montaggio) ed è stato prodotto da Valerio Mastrandrea.

Nella prefazione del libro, Franco Prono, che del giovane ossolano è stato il relatore, scrive: <<Mi pare che al centro del mondo espressivo di Caligari ci siano la sofferenza dell’essere umano, le sue paure, la sua angoscia di fronte alla solitudine, alla malattia inguaribile, al mistero della morte. Egli interroga i suoi personaggi – e interroga tutti noi spettatori - sulle nostre debolezze, sulle nostre vigliaccherie, sulla nostra impotenza, sui limiti che ci appartengono e ci fanno soffrire>>: sono appunto questi gli elementi al centro del volume di Fiumara.

Il lavoro comincia con una panoramica sul film e sulle ispirazioni del regista, a partire dallo straniamento brechtiano, ma in particolare dalla narrativa poetica di Pier Paolo Pasolini, la cui opera si rivela per Caligari fondamentale. E’ da qui che egli forgia il suo spessore artistico e culturale, sia in termini cinematografici che in termini ideologici e civili, per affrontare il tema della droga e della ribellione, all’interno di una società dove i giovani paiono alla deriva, senza lavoro e, di conseguenza, senza alcuno sbocco per affrontare la vita. Nel prosieguo, Fiumara analizza altri aspetti che mettono in luce l’ambiente dentro cui si svolge la storia, come le periferie, ove spesso si consuma la difficile esistenza di chi si trova ai margini. Egli termina poi con i dati del film e le difficoltà della produzione, soprattutto, perché nessuno voleva impegnarsi nella realizzazione di una pellicola così singolare, difficile e fuori dal coro, che generalmente non trova riscontro in un pubblico generalista. Avrà, tuttavia accoglienza e riscuoterà un notevole successo nel settembre 2015 alla 72° Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Non mancano a conclusione del libro la bibliografia, la sitografia e un’appendice fotografica.

Un’interessante saggio appare, dunque, questa “lettura” sul film di Claudio Caligari “Non essere cattivo”, perché Alessandro Fiumara - con un’esposizione chiara e forbita - fa comprendere anche come la spietata legge del cinema conceda esigue opportunità (quando addirittura non le ostacola) a quelle opere che vengono viste, almeno inizialmente, da poche persone e come raramente la critica sa valorizzare quei lavori che solo in seguito ci si accorge di quanto abbiano saputo anticipare i tempi. E’ grazie a testi come questo, del giovane autore ossolano, che si possono salvare, fuori dalla contingenza dell’attualità, del potere e delle mode, ciò che merita di essere salvato, ma a prima vista non si era compreso nei suoi autentici valori. Il film sul quale è stata svolta la ricerca, può non essere considerato un capolavoro tout-court, ma fa riflettere sulle angosce e sulle disperazioni senza tempo della gioventù; suggerisce, inoltre, allo spettatore problemi di marginalità esistenziali e sociali ancora irrisolti.  

Giuseppe Possa

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Pubblicato il 7/10/2017 alle 18.13 nella rubrica cultura.

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