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Francesca Rossi: “O come Ossolani”

Dal 4 al 7 settembre si svolgerà la mostra fotografica, “O come Ossolani” di Francesca Rossi, al Chioschetto del Parchetto di Villadossola (orario: 15-21, ingresso libero). L’inaugurazione si terrà il 4 settembre a partire dalle 17.30, presentata da Giuseppe Possa, con visita alle opere esposte ed esplicazione delle istantanee da parte dell’autrice; letture di poesie in dialetto a cura di Rosanna Ramoni di Villette, che reciterà, oltre a una propria poesia, alcune liriche del Torototela e del Tami, accompagnate dalla musica del fisarmonicista Gabriele Viscardi, che proseguirà poi suonando diverse canzoni popolari. Sarà un piacevole e interessante momento culturale, coi protagonisti vestiti nei costumi del passato dei rispettivi paesi e con la presenza di alcune donne del Gruppo Arsciol di Vagna con Assunta Vescio e dell'accademia dei Runditt di Malesco con Laura Minacci.

Chi è Francesca Rossi? E’ lei stessa a presentarsi: <<Sono nata nel segno del Sagittario nel 1992. Sono un’instancabile trottola giramondo, che ama le maschere di bellezza coreane, bere the nero nollente in Uzbekistan, girovagare tra le bancherelle dei mercati kazaki e cantare canzoni di Albano a bordo di una Lada scassata in Armenia. Nella mia breve vita ho avuto il privilegio e l’opportunità di visitare ben 54 Paesi, tra i quali Corea del Nord e Biellorussia. Non mi ritengo una fotografa professionista, ma amo la fotografia, perché è in grado di cristallizzare un momento, rendendolo duraturo nel tempo, senza bisogno di fronzoli, in un mondo che urla a gran voce, vomitando parole>>.

In questa esposizione, Francesca si sofferma su volti, espressioni, costumi del nostro territorio, facendo emergere quella percezione gioiosa che è alla base della gente di montagna, colta non solo negli aspetti tradizionali e umani, ma calandoli pure in un’atmosfera delicata e poetica.

Come suggerisce il titolo della mostra, i suoi scatti (non limitandomi a trattare quelli presenti in questa esposizione, ma anche quelli realizzati nei suoi numerosi viaggi) si potrebbero anche considerare nell’insieme un ampio reportage per immagini, che assume un’evidente forma narrativa. Il tutto scandito dalla descrizione di scene di vita nel loro evolversi in frammenti, in movimenti colti da vicino, “congelati” nel loro attimo e regalati a chi ha voglia di guardarli al di là di un risultato puramente tecnico. C’è in tutto questo la volontà di raccontare storie che non si limitano alla realizzazione di un servizio fotografico, ma che vanno oltre, fino a rivelare la componente artistica che vi è contenuta.

Questa suggestiva ricerca, su cui Francesca Rossi punta il suo obiettivo, comunica diverse sensazioni e ogni scatto si presta a una lettura, come in questa immagine, “Primavera”, ricca di fascino. Un’istantanea colta con naturalezza mentre una bambina in costume, dal delicato profilo, si disseta con serena spontaneità a una delle tante rustiche fontanelle, esistenti un tempo, neppure tanto lontano. Nell’inquadratura, i chiaroscuri sono elementi sapientemente sparsi, con le luci filtranti del sole che sembrano tremare nell’acqua appena smossa dalle labbra accostate della fanciulla. Una fotografia affascinante che pare custodire la stessa sensazione emozionale di un quadro impressionista.

Com’è nato questo progetto, Francesca.

<<E’ nato senza premeditazione, ma dal desiderio di far conoscere ai forestieri e riscoprire agli ossolani, la nostra bella valle, attraverso i suoi volti e le storie di vita collegate… Ho rivisto così il mio territorio con occhio più umano, convincendomi ancora di più che la scoperta di nuove terre e lidi da esplorare può cominciare a pochi chilometri di distanza dalla propria casa>>.

Elencaci, qualche soggetto.

<<Per questione di spazio in questa mostra, espongo solo trenta foto, per cui non sono riuscita a condensare tutte le “storie” raccolte, che spero di pubblicare in un prossimo libro. Attraverso gli sguardi, i volti, i gesti, i corpi e le azioni di persone comuni, ho, comunque, cercato di raccogliere, tra gli altri, alcuni temi che abbracciano il passato degli spazzacamini, le donne maleschesi che preparano i rundit, i Walser di Macugnaga e Formazza oppure quelle antronesi con l’arte del puncetto>>.

Francesca Rossi, ovviamente, rende il reale nel modo più fedele possibile cogliendone, nelle inquadrature, gli aspetti maggiormente significativi dal punto di vista “documentario”, ma anche da quello puramente emotivo. Predilige, tuttavia, spaziare in modo libero e senza schemi né temi precostituiti, finché all’improvviso una qualche fascinazione segna l’inizio di un’ispirazione o di un percorso più precisi. E’ magari frequentando cerimonie o feste tradizionali, che può essere sorto in lei il desiderio di cogliere la vita contadina di un tempo coi suoi mestieri e il vissuto della quotidianità dei nostri avi, per invitare a riflettere sull’esistenza faticosa di un tempo, espressa, però, con i volti di oggi.

Giuseppe Possa

Una poesia di Rosanna Ramoni che accompagna la fotografia “Gugnitt” di Francesca Rossi

Rosanna Ramoni dice di sé: <Sono orgogliosa delle mie radici che affondano in un mondo così speciale, ma mi piace conoscere e condividere altre realtà e altre culture>>. Di Villette (VB), classe 1968, sposata, due figlie, assistente di Direzione in una multinazionale svizzera, Rosanna ha uno spiccato talento per le lingue (ne conosce ben 5) e una passione per il dialetto del suo paese. Come poetessa, ha partecipato a diversi concorsi, ottenendo numerosi riconoscimenti, e vincendo i premi “Armando Tami” di Villadossola e il “Testore-Martini: salviamo la montagna” di Toceno. Da otto anni è la “voce” che commenta la sfilata del Raduno Internazionale degli Spazzacamini in Valle Vigezzo. Per 3 mandati ha ricoperto la carica di Vicesindaco del suo paese e attualmente è Consigliera Comunale.

GUGNITT

Cavii sgrazei cun la vartesa,

i trecc tirà cume spaai,

e la gala du scusal da scola tuta ciciaa,

magari gnucc sui libar

ma spiirt cume quuii grenc

a faas fora i su busch!

Chirius cume berul,

sempar scuuz a sautà dan balm a l’aut

cume camus,

magari cun in ciuirun at fen su la goba!

Fuurb cume la vulp a ampiniis la buca

at ceres o basagnuii e fraiala via cun la

mania par mia faas nacorg

ul misun e i ginucc sempar gibilei cume

in San Bartulamé a füria da

sbarlanciaas su ina quai rama o da fa

cavariooi sui mucc dul fen….

Gugnitt augnuui grenc a pan negar e

crust at pulenta e par cumpanadi anca

ina quai pasciaa,

Gugnitt, ad in mund ca n’ié pu!

 Rosanna Ramoni

Traduzione letterale di "Bambini": <<Capelli ben pettinati con la riga. Trecce tirate come spallacci ed il fiocco del grembiule tutto succhiato. Forse un po’ duri di comprendonio, ma esperti come adulti nel risolvere le proprie difficoltà. Curiosi come donnole; sempre scalzi a saltare da un pendio all’altro come camosci e magari con un gerlone di fieno in spalla. Furbi come la volpe a riempirsi la bocca di ciliegie o fragole e a pulirsela con la manica per non farsi scoprire. Il muso e le ginocchia sempre scorticati come un San Bartolomeo, a furia di dondolarsi sui rami o fare capriole tra i mucchi di fieno. Bambini cresciuti a pane nero e croste di polenta e per companatico anche qualche scarpata. Bambini di un mondo che non c’è piu’!>> (Rosanna Ramoni).

Gabriele Viscardi, fisarmonicista di S. Maria Maggiore, classe 1990, impiegato di professione, amante instancabile delle tradizioni, della musica da balera e di tutto quello che riguarda lo stile e il modo di vivere di un tempo. Di sé dice: <<Amo ascoltare le vecchie storie, i racconti del nonno e degli anziani del paese; le loro storie suscitano in me emozioni e curiosità su come si viveva “una volta”. Adoro girovagare per le montagne, fare escursioni in bicicletta e ho un debole per la fotografia, soprattutto per quella su pellicola in bianco e nero>>.  A 23 anni ha voluto imparare a suonare la fisarmonica, grazie ad un amico e poi successivamente prendendo alcune lezioni di base da un maestro e sorridendo prosegue: <<Così da poter “strimpellare” qualche canzone popolare con gli amici, un po' come si faceva una volta all’interno delle osterie o nelle piazze del paese; fare allegria insomma...tra la gente. La fisarmonica per me è uno strumento musicale unico, che oltre a divertire, suscita ricordi, emozioni; riesce ad entrare nel cuore e nel morale della gente>>. Fa parte da qualche anno del gruppo folkloristico della Valle Vigezzo, con l’intento di non perdere, ma di vivere in prima persona, le emozioni e le tradizioni che caratterizzavano la gente di un tempo.

 

 

una sintesi l'ho pubblicata anche su Eco Risveglio Ossolano (g.p.) - a lato il parchetto e i gestori

Pubblicato il 27/8/2020 alle 18.43 nella rubrica informazione.

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