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È morto Giuliano Crivelli, artista ossolano

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DOMODOSSOLA - La scomparsa del pittore Giuliano Crivelli, avvenuta l'11 gennaio 2021, lascia un vuoto incolmabile nella cultura ossolana. La musica e l’arte furono le sue due passioni, al punto che, quando in tarda età smise di suonare, proseguì a dipingere musicisti e i loro svariati strumenti, che qualche anno fa raggruppò in un catalogo, “The saxophone on jazz parade”: un “concertato” variopinto di grafiche, incisioni, tecniche miste e disegni che, raffigurati in immagini “suoni” e scale “musicali” (l’autore è stato professore di musica, dando pure vita a diversi gruppi e complessi). Quel catalogo gli fu tradotto e stampato in inglese e ricordo ancora Crivelli, ormai ottantaquatrenne, con che entusiasmo m’informava di ritorno dagli Stati Uniti, del successo che aveva ottenuto quell’anno durante il jazz festival di Detroit, dove era stato invitato a esporre per l’occasione nel salone antistante al Millenium Auditorium del Marriott, nel centro del grattacielo della General Motors. Christopher Collins, saxofonista, presidente e direttore artistico del Festival, tra l’altro, scrisse: <<Crivelli è quel raro artista che esiste in molteplici dimensioni e che irradia maestria, virtuosismo e una singolare visione della condizione umana>>.

Nato a Novara, nel 1935, la sua famiglia si trasferì presto a Domodossola, dove completò gli studi. Pittoricamente, è stato allievo del maestro Nino Di Salvatore, negli anni Cinquanta, da cui apprese i segreti dell’arte. Durante gli anni giovanili ha studiato violino all’Istituto Musicale Brera di Novara. In seguito a Milano ha studiato flauto con Marlaena Kessic, sino al diploma conseguito al Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia.

Dopo il matrimonio, visse sempre a Trontano (dalla moglie scomparsa di recente ebbe il figlio Stefano e la figlia Fanny. Giungano loro, da Giorgio Quaglia e da me, le nostre sentite condoglianze).

Giuliano Crivelli, a partire dagli anni Sessanta è diventato uno degli artisti più talentuosi della nostra provincia, in modo sincero, spontaneo, entusiasta, anticonformista, senza scendere mai a compromessi di mercato, ma portando avanti una personale ricerca, sviluppandola in piena libertà. E’ difficile, oggi, collocare Crivelli in un movimento o in una categoria, poiché egli si è impegnato in ogni espressione artistica, dalla pittura ad acrilico all’incisione, dall’acquerello alle tecniche miste in una costante e innovativa creazione. Invenzioni, innovazioni, idee e stimoli non gli mancavano e lo hanno sempre accompagnato e guidato, maturando così una grande esperienza che gli ha consentito di essere apprezzato e di esporre in Europa, Asia e America, ottenendo ovunque consensi di pubblico e di critica.

Pur restando sempre residente nella sua terra, ha maturato esperienze fuori dal territorio provinciale, che hanno contribuito a forgiare la sua creatività, le sue invenzioni figurative uniche: un anno intero trascorso a Teheran tra il 1955 e il 1956; per diversi mesi ha soggiornato in Canada a Vancouver nel 1973 e poi negli Usa a Key West; a Boston ha frequentato la Berklee School, a New York City  e ancora a Miami ha trascorso un lungo periodo nel 2003. Numerosi acquerelli ha dipinto nei viaggi del 1976 a Malta, in Spagna e Portogallo (in compagnia di Carlo Pessina). Bisogna, subito, precisare che questa vasta produzione acquerellistica al suo attivo era giustificata dalla facilità, rispetto alla pittura, di fissare sulla carta anche i "sopralluoghi" (come affermava lui “mascherati da vacanze”) in molte località: isola d’Elba, Sicilia, Liguria, Marche, Lazio (in particolare Roma). Non vanno dimenticati, al ritorno da Teheran, i lavori eseguiti durante le lunghe fermate a Bagdad, Damasco, Beiruth e Alessandria d'Egitto.

In fondo, il suo operare ha sempre suscitato risonanze emotive, ha espresso vissuti personali, miti, eredità del passato, aperture e prospettive per il futuro colte nel presente, per questo lo ritengo fortemente innovativo e originale.

La lunga ricerca artistica di Crivelli, non manierista né accademica, proprio attraverso la “risonanza” del colore, il più delle volte calibrato, altre volte acceso, con i suoi effetti di luci e ombre, ha abbracciato un incanto celestiale, percorso da una fremente dinamica di luci immaginarie e crepitanti, eppur tutte atmosferiche, perché ricondotte a dimensioni terrene.

Artista poliedrico, dalle innumerevoli ricerche, fatte con passione, professionalità e soprattutto condotte con grandi sentimenti e con il cuore, dove contenuto e forma (come si diceva una volta, e di cui oggi si è perso il senso) vanno di pari passo, riuscì proprio per questo a scuotere emozioni negli animi di chi osservava le sue opere.

A me sembra che Crivelli, nei suoi dipinti, oltre al rispetto rigoroso di un'esigenza estetica, sia riuscito a recuperare la Natura silenziosa, quella che restituisce l’essenza vitale di tutto ciò che appartiene al cosmo e i cui colori (nei quali racchiuse la Natura) inquietano e struggono l’animo, ma non mancano di aprire a speranze future.

Nei suoi quadri il cielo e la natura - osservati con l’occhio del poeta, ma anche con l’orecchio appassionato del musicista capace di ascoltare i canti degli uccelli, il fruscìo del vento tra le piante, i suoni dell’acqua che scorre - continueranno a vivere con i colori magici del pittore sensibile al lirismo del paesaggio e al misticismo di un’arte tutta assorta nel fulgore del silenzio, che non trascura l’aspetto trascendente dell’esistenza. Nella sua lunga carriera ha tenuto numerosi concerti jazz e allestito mostre personali in Italia e all’estero.

Giuseppe Possa












G. Crivelli e G. Possa                                          G. Crivelli e G. Quaglia

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Pubblicato il 15/1/2021 alle 20.59 nella rubrica arte.

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