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Gianluca Comunale: “La tessitrice di destini”

di Giuseppe Possa

Lo scrittore ossolano è al terzo libro della sua trilogia fantasy, dopo “Il portatore di spade” e “La compagnia degli esuli” (Giovane Holden Edizioni di Viareggio)

Ha frequentato l’Istituto Alberghiero Mellerio Rosmini e ora opera all’asilo nido comunale di Domodossola, città in cui vive ed è nato nel 1974. Sto parlando di Gianluca Comunale, cuoco di professione, ma scrittore per passione, che ho intenzione di intervistare sulle sue recenti pubblicazioni letterarie. Ma prima ci perdiamo nei consueti convenevoli: di rito in simili occasioni. Così finiamo per discorrere di alcune sue esperienze di vita: “Ho avuto molte e svariate possibilità lavorative” racconta, “dalla ristorazione, alla vendita, passando per la grossa distribuzione.  Proprio queste esperienze, così variegate, ma accomunate dal rapporto con le persone, hanno contribuito alla formazione del mio carattere e al confronto con gli altri. Questa maturazione è servita a far sì che io abbia avuto, in questi ultimi anni, la fiducia necessaria per scrivere non solo tre libri, ma anche, in collaborazione con altri autori, di creare il ‘Gruppo dell’Obelisco’. Nato da un’idea di Antonella Marangoni (‘Faccia a faccia – cosa dice di noi il nostro volto’) che un giorno mi chiese: Secondo te, quanti scrittori ci sono in Ossola? Sarebbe possibile riunirli e formare un bel collettivo?”. 

L’idea lo stuzzicò molto. In quel periodo era socio di Wide Art VCO, associazione culturale che promuove l’arte sul nostro territorio e quel progetto gli pareva una bella opportunità. “Nel contempo, però” prosegue Gianluca, Silvana da Roit (‘I tunnel di Oxilla’, ‘Niente come prima’) aveva escogitato un bel sistema per incontrare i suoi lettori. Li riceveva ai tavolini esterni di un bar, parlando loro di libri e non solo. Diciamo che si verificò il classico allineamento astrale!”.

Antonella parlò del suo progetto a Silvana, la quale contattò Comunale per chiedergli se fosse interessato a partecipare anche lui a questi incontri con i propri libri (all’epoca i primi due della sua trilogia, di cui parleremo più avanti).

E tu ovviamente accettasti subito.

“Certo e coinvolsi il mio amico e scrittore al suo esordio Domingo Tommasato (‘Due vite’)”.

Gli incontri si svolgevano a Domodossola, in piazza Chiossi, nel cui centro vi è un obelisco, contornato da una base gradinata. Decisero così di esporre le loro opere lungo i gradini in pietra, creando una specie di “vetrina” all’aperto che richiamasse l’attenzione dei passanti.

“In pratica, avevamo formato un gruppo” spiega, “avevamo un luogo; ci mancava un nome: nacque, così, ‘L’Obelisco - Autori Ossolani si incontrano’. Iniziammo a cercare autori della zona, coinvolgendoli nel nostro progetto. I titoli aumentarono, e la nostra soddisfazione pure. Avevamo dato il via a un piccolo movimento culturale che ci inorgogliva. Era l’estate del 2020: i mesi successivi alla chiusura forzata per il covid. L’esperienza ci piacque, tanto che, in autunno, smettemmo i nostri incontri dandoci appuntamento alla primavera successiva. Purtroppo, per quel periodo, la situazione pandemica non migliorò, anzi, il baratro sembrava essere sempre più profondo. Vista l’incertezza continua, dovuta a persistenti chiusure e restrizioni. Decidemmo allora di rendere i nostri incontri virtuali. Fu così che ci ‘trasferimmo’ su Facebook, creando la nostra pagina che, ad oggi, conta 413 membri e 28 autori. In collaborazione con Vittorio Manini (‘56 notti scure’) abbiamo realizzato alcune interviste in diretta Instagram, per far conoscere i nostri Autori”.

Poi che cos’è successo?

“Nell’estate 2021, grazie ad una situazione sanitaria permissiva e alla voglia della titolare Elena Nunziatini e del figlio Stefano Ghisletti di proporre artisti locali, abbiamo avviato una serie di presentazioni di libri dei nostri amici scrittori con interviste, presso il Chioschetto del Parchetto a Villadossola, che ci hanno tenuti impegnati per circa tre mesi, in una bella atmosfera”.

In seguito avete proposto altri eventi culturali?

“Altro appuntamento di rilievo è stata la partecipazione alla Festa d’Autunno a Domodossola, alla quale eravamo presenti con una nostra bancarella e più di venti scrittori, rappresentati dai loro libri. Attualmente siamo in contatto con Luca Ciurleo, antropologo e giornalista, che, presso la galleria dell’Ipercoop di Crevoladossola, sta organizzando incontri con gli autori, e ha pure ottenuto di esporre i nostri libri nella Libreria Ubik. Inoltre i nostri lavori sono in vendita a ‘La lavanda sul corso’ di Domodossola, un piccolo chiosco, dove Anna Ramundo, la titolare, ci ha riservato uno spazio”.

Avete altri progetti per il futuro?

“Restrizioni sanitarie permettendo, prevediamo, oltre al ritorno a Villadossola con le presentazioni al parchetto, una collaborazione con ‘Oscella Felix’, gruppo storico culturale locale, già in atto alla Festa d’autunno e con un paio di presentazioni alla ristrutturata Taverna Sant’Agata, di epoca medievale e molto suggestiva, di Domodossola. Insomma, idee tante, persone che ci aiutano e sostengono anche. Speriamo di avere il tempo per riuscire a realizzarle”.

Bene Gianluca, ora veniamo a te, quando hai cominciato a scrivere?

“Beh, i miei ‘esordi’ sono lontani, ma tutti in sordina. Il piacere della scrittura è nato di pari passo con il piacere della lettura. Intorno ai 16/17 anni, quindi. Ricordo che ero un lettore famelico di storie e avventure, più erano surreali, meglio era. Mi ritrovavo spesso a riscrivere mentalmente passi dei libri che leggevo, cosa che faccio tutt’oggi, rimodellandoli come a me sarebbe piaciuto scriverli e, questo, era un giochetto che mi piaceva molto. Quello della scrittura era un mondo che mi affascinava, incuriosiva e ambivo. Perché l’ambizione di essere un giorno scrittore si insinuò nella mia testa in quegli anni. Iniziai, quindi, a comporre piccoli stralci di racconti, mondi e situazioni. Scritti andati, ormai, perduti. Purtroppo o per fortuna, non ci ho mai creduto realmente. Fatto sta che accantonai il tutto per qualche decennio”.

Ma come hai potuto imbrigliare la tua voglia di creare?

“In realtà non si è mai sopita. La mia fantasia era sempre in marcia, a farmi vivere vite e avventure. Nel tempo, una storia ricorrente prendeva forma. Più precisamente, varie situazioni immaginate in momenti diversi si amalgamavano in me, dando vita ad una trama di base. Questo succedeva - ma succede tuttora - ogni volta che ascoltavo un genere di musica che mi “caricava” emotivamente, stimolandomi a immaginare. Ovunque mi trovassi, la mia mente lavorava. A volte portandomi a distrazioni in momenti sbagliati…”.

E questo fino a quando?

“Al 2017, quando rimasi disoccupato. Ormai quarantenne, decisi, in quei tanti momenti morti in attesa di trovare occupazione, di mettere ‘su carta’ ciò che da anni mi passava per la testa. Diciamo che fu quasi una sfida con me stesso, più che l’intenzione di scrivere un libro. Nacque, così, ‘Il portatore di spade’, mio romanzo d’esordio e il primo di quella che diventerà una trilogia. Pochissime persone erano a conoscenza di questo lungo racconto. So che può sembrare contraddittorio e, forse, lo è ma, nonostante l’orgoglio e la soddisfazione di averlo scritto, me ne vergognavo. Nel mentre, spinto da mia moglie, partecipai ad alcuni concorsi locali e non solo, da cui ottenni piacevoli soddisfazioni, ma soprattutto un’iniezione di fiducia in me stesso, facendomi pensare: Se sono piaciuti, qualcosa di buono allora c’è, in quello che scrivo”.

Fu a quel punto che decidesti di pubblicare?

“Ti posso dire che da lì a proporre il mio racconto a qualche casa editrice mi pareva impensabile. Un pomeriggio, però, mia moglie Laura mi fece notare l’annuncio di un concorso fantasy, indetto da una casa editrice di Viareggio: La Giovane Holden Edizioni”.

E’ qui che trovasti la fiducia, spinto da tua moglie? 

“Infatti, le feci notare che non avevo un racconto fantasy da mandare. ‘Hai quello che hai scritto quest’estate’ mi rispose lei. ‘Non penso vada bene’ ribattei io. La mia ritrosia dovuta dalla sfiducia in me prendeva piede. ‘Ma che importa? Al massimo non succede nulla. Tentare non ti costa niente’ concluse”.

Quindi, alla fine ti sei deciso?

“Meglio dire che mi convinse a partecipare. Rilessi, allora il mio scritto, corressi in fretta e furia errori e situazioni varie, perché la scadenza per la partecipazione era prossima, e inviai il tutto. I giorni passarono, diventando settimane. Poi mi arrivò una mail della ‘Giovane Holden’ che mi annunciava i trenta finalisti al concorso nazionale Streghe, Vampiri & co. E, diamine, il mio nome era lì, tra i trenta scelti che si sarebbero potuti giocare il primo posto e la pubblicazione di un libro. Fu un colpo che mi lasciò per qualche tempo senza parole, inebedito e col cuore impazzito. Esagero? Può essere ma, per me, questo era un risultato del tutto inaspettato e insperato. Nel novembre 2018 mi recai con la mia famiglia a Viareggio per la premiazione. Ero agitatissimo. Dentro di me volevo crederci. In fondo ero lì, tanto valeva ambire al posto più alto”.

Come andò a finire?

“Ricevetti il mio diploma di finalista e una stretta di mano, nulla più. Ma, per quel che mi riguardava, avevo vinto. Era già tanta la soddisfazione che provavo. Ripresi la mia vita quotidiana, archiviando Viareggio e il concorso. Ci sarebbero state altre occasioni, ora che ero entrato nel giro. Un giorno, all’uscita dal lavoro, presi il telefonino per controllare eventuali messaggi e l’anteprima di una mail si materializzò sullo schermo. ‘Giovane Holden Edizioni - proposta editoriale’. Ammetto che rimasi a fissare quel messaggio per alcuni secondi, incredulo. Non aprii la mail, non mi sentivo ancora pronto a farlo.  Anche in questa occasione feci una foto e la mandai a mia moglie e alle mie ragazze con scritto: ‘Oh, cavolo!’. La mia avventura letteraria vera e propria ha avuto origine da qui, con una mail e due parole. Come spesso sostengo, è incredibile come le belle notizie possano avere lo stesso impatto devastante di quelle brutte”.

Bene, allora parlaci di questa tua prima esperienza letteraria.

“Il portatore di spade, come titolai il libro, lo si può definire un lungo prologo. Una sorta di incammino verso quella che, poi, sarà la storia vera e propria. Questo, più degli altri, è stato il collage di storie di cui parlavo prima. Il complicato è stato farle convergere in un’unica trama. Unico protagonista è Caidan, giovane ragazzo orfano, che ama vagare in cerca di avventure. In una di queste si inoltrerà in una caverna, attirato da un misterioso richiamo. Qui troverà una spada, a sua insaputa, abitata da un demone con un unico scopo: liberare la sua padrona”.

Nel prosieguo, hai dato alle stampe un secondo libro: “La compagnia degli esuli”.

“In questo romanzo, non vi è un personaggio principale. Tutti gli ‘attori’ hanno un ruolo e uno scopo nello svolgimento della narrazione, perché volevo dare una visione più ampia della storia e non un unico punto di vista. Ciò mi ha anche permesso di creare svariate situazioni che hanno reso il seguito del racconto più variegato. Infatti i protagonisti avranno il compito di raggiungere, affrontare e fermare la Tessitrice, con qualsiasi mezzo a loro disposizione. Qui il lavoro da me svolto ha incominciato a diventare più difficoltoso. L’inizio, per esempio, si svolge nello stesso lasso di tempo del primo libro. Quindi era un continuo andare a leggere i fatti accaduti per riportare correttamente quelli scritti in quel momento. Ma ne sono soddisfatto. Fino ad ora, il libro è piaciuto, accogliendo critiche positive”.

Raccontaci dell’ultimo romanzo della trilogia.

La “Tessitrice di destini” è il libro conclusivo di questa mia trilogia. Uscito nel settembre del 2021, è stato un lavoro impegnativo, sia dal punto di vista della trama, sia per quello narrativo. Non sono uno scrittore professionista, quindi la storia da me creata, ricca di personaggi e situazioni, ha richiesto un certo sforzo. Un continuo ritornare ai libri precedenti, nel tentativo di non creare discontinuità. È il più lungo e complesso dei tre. Solo il capitolo finale dura quasi come il primo racconto. Quando si legge un libro non si ha l’idea di ciò che quel libro ha richiesto a chi lo ha scritto. Tutto sembra semplice”.

Alla fine bisogna ‘solo’ scrivere, direbbero in molti?

“Per quel che mi riguarda, no. Soprattutto, per il mio modo di scrivere ponderato ma istintivo al contempo. Inizio con un progetto base. La vicenda è già lì, nella mia testa. I dialoghi, i luoghi, le azioni, i movimenti e i protagonisti, tutto pronto. Pigio sulla tastiera e quel mondo prende vita. Ma le cose non vanno come previsto. In qualsiasi momento mi potrebbe venire un’idea che stravolge tutti i piani, costringendomi a rivedere tutto ciò che ho scritto fino a quel momento. È così che questo, come i primi due libri, ha avuto un finale in continua evoluzione, a seconda delle variazioni improvvise che la storia subiva. Personaggi aggiunti di getto, altri eliminati senza preavviso. Nella “Compagnia degli esuli”, il secondo libro, ho dovuto escogitare di punto in bianco un’evasione perché, in una fase del racconto, ho fatto arrestare uno dei protagonisti. Ma non era nei piani originali. Questo perché non torno indietro quando apporto modifiche inattese. Penso che, se prende in contropiede me, sarà imprevedibile anche per il lettore. Tornando al libro, è l’atto conclusivo di questa storia. Il momento nel quale si decide il futuro del mondo e dei suoi abitanti. ‘La Tessitrice di destini’ è un essere antico, un tempo imprigionato ma, ora, libero. Libero di tornare ad essere il pericolo peggiore col quale si possa avere a che fare. Strega dagli enormi poteri, è spietata e inarrestabile. Due gruppi di avventurieri, con due missioni differenti, tenteranno di porre fine alla sua brama di dominio e sottomissione”.

È già stato presentato al pubblico?

“Al momento è stato presentato solo alla Taverna Sant’Agata di Domodossola. Sicuramente lo proporrò alla prossima Fabbrica di Carta a Villadossola”.

Gianluca, per il futuro cosa pensi di scrivere e di fare?

Le idee sono molte, forse troppe. Ho iniziato un nuovo libro, sempre fantasy, composto da racconti brevi con lo stesso protagonista, ma non legati tra loro. Mi piaceva l’idea di questo tuttofare a pagamento che si sarebbe trovato in varie situazioni. Nel contempo ho iniziato uno spin-off, come viene chiamato in gergo. Un libro a sé che racconta meglio uno dei personaggi presenti nella trilogia originale. Come spiego alla fine de ‘La Tessitrice di destini’, ho lasciato alcune situazioni in sospeso e non ho approfondito passato o futuro dei personaggi. Lo farò con questa serie di libri singoli a loro dedicata. Un progetto molto ambizioso è un romanzo storico ambientato in Ossola nel medioevo. Ho passato gli ultimi tre anni a documentarmi su quel periodo, scoprendo un passato ossolano che mai avrei immaginato. Ricco di scontri per il possedimento del territorio e faide familiari, è una base perfetta dalla quale partire”.

Insomma la fantasia non ti manca.

“Come ho avuto modo di dire in precedenza, ho la fantasia che galoppa in continuazione. Per questo motivo, un giorno che pensavo allo svolgimento del romanzo storico, mi son detto: perché non renderlo fantasy, terreno a me più congeniale? Ed è così che mi piacerebbe creare un racconto sempre ambientato in periodo medievale, ma con inserimenti di leggende e personaggi fantastici ossolani. Non è un’idea del tutto originale, lo so, ma mi stuzzica molto. Oltre a questo ho progetti di racconti tratti da idee di terze persone che mi hanno chiesto una collaborazione, ma di questo te ne parlerò a tempo debito, quando si riuscirà ad imbastirlo”.

Per concludere, come mai hai scelto il genere fantasy?

“Il fantasy mi ha sempre affascinato, sia nei libri che in televisione. Pensare a luoghi, dimensioni e popoli totalmente diversi da noi ha qualcosa di stimolante, che mi ha sempre attirato. Essendoci, in qualche modo, anche una componente di mistero, è una scoperta continua. E ti confesso che pensavo fosse un genere semplice da scrivere, prima di scoprire la complessità di inventare un mondo da zero…”.

Caro Gianluca, ai lettori dei tuoi romanzi fantasy non posso che augurare buona lettura e a te un meritato successo, nella nostra Ossola, ma non solo.

Giuseppe Possa











(ai piedi dell’obelisco “letterario” di Piazza Chiossi a Domodossola, attorno al quale,  si radunano alcuni scrittori ossolani, per promuovere i loro libri. Da sx: la lettrice Mary Pianzola, il critico Giuseppe Possa e i primi autori appartenenti al gruppo ‘L’Obelisco - Autori Ossolani si incontrano’: Domingo Tommasato, Gianluca Comunale, Antonella Marangoni, Silvana Da Roit)

Pubblicato il 21/3/2022 alle 20.57 nella rubrica letteratura.

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