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Maria Pianzola: pittrice ossolana che si dedica al sacro

DOMODOSSOLA - L’ultima mostra personale di Maria Pianzola - nata nel 1942 a Mocogna di Domodossola, dove tuttora risiede e da sempre svolge la sua attività artistica - risale al 1986 a palazzo S. Francesco di Domodossola. Era considerata una valente artista: lo dimostrava fin da giovane con uno stile inconfondibile, sorto da un curriculum di tutto rispetto. Dotata di un talento disegnativo naturale, ha frequentato la “Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini” di S. Maria Maggiore, sotto la guida di Severino Ferraris, di cui fu poi per alcuni anni assistente; inoltre, ha seguito a Milano i corsi di nudo dell’Accademia di Brera. Le sue personali si sono svolte in diverse città italiane (pure al Pontificio Ateneo Antonianum di Roma), ottenendo premi e riconoscimenti, e suoi quadri figurano in diverse collezioni private e pubbliche, sia in Italia che all’estero.  La “Via Crucis” per il Santuario di S. Antonio dei Padri Cappuccini a Domodossola, due pannelli per la chiesa dell’Istituto Figlie di S. Giuseppe in Roma; un trittico su tela di 15 mq. “S. Giuseppe Artigiano” nella chiesa di Calasca e alcune tele in quella di Cisore o la raffigurazione dei “Ventidue martiri” nella Missione Bosobolo dello Zaire sono opere sue. Sono andato a trovarla nel suo studio di Mocogna, mi ha accompagnato padre Vincenzo, che ha posato in passato per alcune sue immagini sacre.

Ma allora, Maria, perché dopo gli anni Novanta si è appartata e non ha più esposto?  “Non ci ho mai pensato. Forse perché ho dovuto assistere mia mamma malata, poi io stessa ho sofferto per problemi di salute. Però ho continuato a dipingere e le mie opere nelle chiese sono sempre ammirate ed è ciò che conta. A farmi conoscere fu Ida Braggio coi suoi articoli, quando non avevo ancora vent’anni: io la ritengo la mia grande benefattrice”.

A proposito, parliamo della “Via Crucis”: <<Me la propose padre Michelangelo: avevo 22 anni e fu per me una fatica immane, ci lavorai per 4 anni dal 1964 al 1967. Sono 14 stazioni di metri 2x3. Come modelli, reclutai alcuni parenti e amici. Io mi ritrassi nella Veronica. Padre Michelangelo lo inserii di nascosto nella deposizione. Si arrabbiò molto, voleva distruggerla, allora io mi impuntai: la via Crucis è mia e vi dipingo ciò che voglio. Fu dura, ma la spuntai”.

Dipinge dai paesaggi ai ritratti, ma prevalentemente quadri di arte sacra, partendo da uno sviluppo personale legato alla tradizione con un processo artistico che porta al nuovo attraverso un percorso di ricerca originale e di partecipazione umana, come: Cristo proteso verso il cielo, Il cantico delle creature, La risurrezione, I dieci Comandamenti, I sacramenti, in cui riesce a esprimere una singolare spontaneità, una viva padronanza del colore e del tocco. Osservando le sue opere, Maria ha facoltà di penetrazione psicologica, padronanza del disegno che le permette di esaltare le figure; inoltre, sa raccogliere e compiutamente esprimere tutta la dolorosa sofferenza dell’umanità contemporanea.
Le sono stati pubblicati alcuni libretti con meditazioni, come quello raffigurante le mani che pregano o una serie di occhi a rappresentare la “Via Crucis”, le cui riproduzioni sono esposte a Croveo nel villaggio Treno dei Bimbi, un percorso commemorativo e di riflessione.

Giuseppe Possa

Pubblicato il 21/3/2022 alle 21.5 nella rubrica miscellanea.

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